Cosa succederebbe se il mondo iniziasse ad usare la logica degli USA nelle sue relazioni con l’America?

di  Neil Clark

Sei stato sanzionato! Sei stato bombardato! Sei stato invaso! Gli USA hanno una sfilza di punizioni pronte per gli Stati che secondo loro si stanno comportando male. Ma cosa succederebbe se il resto del modo adottasse gli stessi metodi con gli Stati Uniti?

Lo scorso giovedì è stato un giorno abbastanza strano. Gli USA non hanno imposto nuove sanzioni a qualcuno. A meno che non me ne sia accorto mentre ero disteso sul divano con la tendinite (curata in un giorno, sono lieto di dirlo, da mia moglie con la chiropratica).
Allo stato attuale gli USA utilizzano programmi attivi di sanzioni contro quasi 20 Paesi: dalla Bielorussia allo Zimbabwe. E sapete cosa? In linea di massima le ragioni che gli USA adducono per sanzionare questi Paesi potrebbero essere quasi ugualmente usate per sanzionare gli stessi USA.

Guardiamo le sanzioni recentemente reimposte all’Iran, alcune delle quali sono entrate in vigore il 6 Agosto, con altre valide dal 4 Novembre. Le punizioni finanziarie non colpiscono solo l’Iran. Con una tattica bullista particolarmente odiosa, sullo stile dei campetti scolastici esse colpiscono anche Paesi ed istituzioni finanziarie straniere che commerciano con l’Iran. La Repubblica Islamica è accusata di “comportamento maligno”. Di essere il leader, chiedo scusa, “LO Stato leader mondiale quale sponsor del terrore”.

In verità il crimine di Teheran è stato l’aiutare a sconfiggere il terrorismo, eufemisticamente descritto come “attività ribelle”, sostenuto dagli USA e i suoi alleati regionali in Siria.
Se le sanzioni dovessero essere imposte per “comportamento maligno” e per essere uno “sponsor del terrore” allora sarebbero gli USA a dover essere sanzionati, e non l’Iran. Inoltre, se noi seguiamo la logica statunitense, anche i Paesi e le istituzioni finanziarie che fanno affari con l’America dovrebbero essere colpiti. Provate solo a immaginare le proteste di Washington se l’Iran avesse annunciato lo stesso tipo di misure complessive contro aziende e banche che fanno affari con gli USA che gli Stati Uniti hanno annunciato contro aziende e banche che fanno affari con Teheran. Ma esse sarebbero giustificate, se seguissimo il modo di ragionare del Dipartimento di Stato.
La Russia è soggetta alle sanzioni USA a partire dal 2014. Il Cremlino è stato accusato di “annettere” la Crimea, e “minare” i “processi ed istituzioni democratiche in Ucraina”, e minacciare “pace, sicurezza, stabilità, sovranità, e integrità territoriale” dell’Ucraina.

“Nel 21° secolo voi non potete comportarvi come si faceva nel 19° secolo invadendo un altro Paese con un pretesto completamente inventato”, dichiarò il Segretario di Stato John Kerry, senza alcun senso dell’umorismo. Perché quando si parla di invadere altri Paesi con “pretesti completamente inventati” nessuno lo ha fatto più spesso nei recenti decenni o più vergognosamente degli USA e dei suoi alleati. Armi di distruzione di massa irakene chi?
Ad aprile è stato riferito che gli USA occupavano illegalmente circa il 30% della Siria – le aree dove è presente la maggior parte del petrolio. I Siriani hanno votato per questo, come hanno votato gli abitanti della Crimea? Nell’ultimo caso, una preponderante maggioranza della popolazione scelse di tornare sotto l’autorità russa nel 2014.
Di certo, non sentite nessuno parlare di “annessione” statunitense della Siria – “annettere” è solo ciò che fanno i “nemici ufficiali”.

Trump e le sanzioni

La Russia è stata anche sanzionata per “interferenza” nelle elezioni presidenziali USA del 2016. Non importa che non abbiamo alcuna solida evidenza di questo. Ma ciò di cui abbiamo prova è la massiccia ingerenza USA nelle elezioni presidenziali russe del 1996 (la rivista Time se ne vantò addirittura sulla sua copertina) ed in innumerevoli altre elezioni nel mondo. Essere accusati di interferire negli affari di altri Paesi dagli USA è come essere pregati di raddrizzarsi dal Gobbo di Notre Dame, o ricevere una lezione di rettitudine morale dal Conte Dracula.
Se gli standard USA di “ingerenza elettorale” fossero applicati a loro stessi, allora almeno la metà dei Paesi del mondo sarebbero giustificati a sanzionare gli Stati Uniti. Un Paese che più che certamente interferisce nella politica USA è Israele. “L’intervento israeliano nelle elezioni USA supera di gran lunga qualsiasi cosa possano aver fatto i Russi… fino al punto che il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, va direttamente al Congresso, senza nemmeno informare il Presidente, e parla, con scroscianti applausi, per tentare di danneggiare le politiche del Presidente – ciò che successe con Obama e Netanyahu nel 2015”, dice Noam Chomsky.

A seguito di ciò gli USA hanno sanzionato Israele? Al contrario: “importanti parlamentari statunitensi” vogliono aumentare l’aiuto militare di 38 miliardi di dollari che gli USA forniscono a Israele!
Gli stessi “importanti parlamentari statunitensi” che, sorpresa, sorpresa, sono così entusiasti di punire la Russia!
Le ultime sanzioni USA alla Russia, che entrano in vigore questa settimana, sono in relazione al caso Skripal, ed a ciò che Washington chiama (vietato sorridere sotto i baffi) una “violazione del diritto internazionale”.

Non importa che, ancora una volta, non sia stata ancora prodotta alcuna evidenza per dimostrare che la Russia abbia avvelenato Sergej e Yulia. Provate ad immaginare se il Cremlino introducesse sanzioni agli USA in risposta all’avvelenamento irrisolto di due cittadini americani, che abbiano precedentemente lavorato per lo FSB. Cosa direbbero gli USA? Ancora peggio, Washington sta chiedendo che la Russia provi entro 90 giorni che non sta più usando armi chimiche o biologiche e che non lo farà ancora in futuro. Cosa succederebbe se qualcuno desse agli USA questo ultimatum? Dopo tutto, sappiamo che gli USA hanno utilizzato armi chimiche e probabilmente anche biologiche e che ancora ne detengono riserve, avendo mancato il termine stabilito nel 2012 dall’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche.

La Russia, invece, ha completato il processo di dismissione nel 2017.
Spostandosi in Africa, gli USA hanno posto sanzioni contro lo Zimbabwe a partire dal 2001. Tutta colpa di Robert Mugabe? Beh, il Compagno Bob se ne è andato, e cosa è successo? Questa estate gli USA hanno esteso le sanzioni prima delle elezioni presidenziali nel Paese. E’ chiaro che lo Zimbabwe è soggetto a sanzioni a causa delle sue posizioni “sbagliate” in politica estera. Ancora, immaginate se certi Paesi sanzionassero gli USA perché a loro non piacciono quelli con i quali gli Stati Uniti sono amici?

Una ragione comunemente citata a sostegno delle sanzioni USA contro altri Paesi è che questi non svolgono “elezioni libere e giuste”. Ma gli USA lo fanno? Il sistema politico americano è nelle mani del grande capitale e di potenti gruppi d’interesse.
I Democratici e Repubblicani sono solo due ali dello stesso partito bellicista e capitalista, una solo un poco più socialmente liberale dell’altra per dare agli elettori l’illusione della scelta. Dire che gli USA sanzionano altri Paesi a causa di presunte mancanze democratiche è davvero troppo quando si pensi alla “scelta” offerta agli elettori americani nel 2016. Ancora più ipocrita è quando gli USA citano preoccupazioni circa i “diritti umani” come ragione per punire uno Stato straniero. Questo è il Paese che, dopo tutto, è così impegnato nei diritti umani da ritirarsi dal Consiglio ONU per i Diritti Umani a giugno scorso.

Infatti, alcuni dei peggiori Stati al mondo nella violazione dei diritti umani come Arabia Saudita ed Israele sono alleati molto stretti degli USA, e di certo Washington non li sanziona, ma al contrario li rifornisce con materiali militari per agevolarli a commettere quelle violazioni dei diritti umani.
“Pace, sicurezza, stabilità, sovranità, ed integrità territoriale”. Considerate tali parole che gli USA utilizzano per giustificare le proprie sanzioni alla Russia, e pensate ancora a cosa sta succedendo nel mondo in questi ultimi trenta anni. Gli USA e i suoi alleati si sono preoccupati della “sovranità e integrità territoriale” della Repubblica Federale di Jugoslavia quando bombardarono il Paese per 78 giorni nel 1999, per conquistare e raggiungere “l’indipendenza” del Kosovo?

Gli USA e i suoi alleati si sono preoccupati della “pace, sicurezza e stabilità” quando hanno illegalmente invaso l’Irak nel 2003, facendo sprofondare il Paese nel caos e in un bagno di sangue, con la carneficina che continua ai nostri giorni? Si sono preoccupati di queste cose molto nobili quando hanno bombardato la Libia, un Paese con i più alti standard di vita nell’intera Africa, rispedita all’Età della Pietra, nel 2011? O nei loro tentativi di destabilizzare e balcanizzare la Repubblica Araba Siriana?

Gli USA amano punire altri Paesi, ma non hanno l’autorità legale né morale di essere il giudice, giuria e boia mondiale. E’giunto il momento che siano tenuti a rispettare gli stessi standard che essi chiedono agli altri, e quando opportuno, che siano soggetti alle stesse pene.
Nelle parole del mio collega opinionista independente John Wight: “Solo quando staremo vivendo in un mondo nel quale sanzioni sono imposte “agli” Stati Uniti piuttosto che “dagli” Stati Uniti conosceremo il regno della giustizia”.

Fonte – traduzione di F. Roberti

per Bye Bye Uncle Sam

3 Commenti

  • amadeus
    26 Ago 2018

    E perché non farlo, occhio per occhio é l’unica legge che capiscono e gli servirà a fargli abbassare di molto le penne, tutti siamo necessari, ma nessuno é indispensabile, non credo che la loro produzione sia indispensabile a qualcuno, mi risulta che i loro prodotti sono truffaldini e di pessima qualità, ho visto mais che faceva talmente schifo che non lo avrei dato nemmeno a un maiale, per cui a quando un bel vaffa dal resto del mondo ?

  • Mardunolbo
    27 Ago 2018

    ARTICOLO PERFETTO !

    • atlas
      28 Ago 2018

      eppure per la maggior parte della gente qui gli usa sono ‘il sogno’

      faccio bene a continuare (da anni) a frequentare meno persone possibili e a pensare al momento in cui mi ricongiungerò alle mie donne (rigorosamente selezionate: straniere)

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