Cosa aspettarsi dalle prossime elezioni parlamentari in Moldavia


Di Darren Spinck*

Mentre i politici di Washington e Bruxelles considerano l’Ucraina il palcoscenico principale della guerra per procura in corso in Occidente contro la Russia, anche la Moldavia, il vicino più piccolo e povero dell’Ucraina, rappresenta un “tiro alla fune” geopolitico.

A differenza dell’Ucraina, dove l’attuale presidente Petro Poroshenko ha chiarito le sue intenzioni di separare Kiev dai rimanenti legami politici ed economici con Mosca e far avanzare l’Ucraina su un percorso verso Ovest in vista di una futura adesione alla NATO e all’UE; il leader, di fatto, della Moldavia, Vladimir Plahotniuc, continua invece a giocare su entrambi i lati dello steccato, conducendo aperture sia a Ovest che a Mosca. Trattando sia con la Russia che con Washington / Bruxelles, Plahotniuc è riuscito ad arricchirsi e a consolidare la sua base di potere con azioni spregiudicate, di conseguenza, ha mantenuto la Moldavia in uno stato di povertà, posizionata geopoliticamente in una “zona grigia”.

Nel libro investigativo “Moldova Under Vladimir Plahotniuc: Corruption & Oligarchy”, l’autore Aaron Miller fa luce sulla macchina politica della Moldavia per rivelare i dettagli del tentativo da parte di un uomo di controllare tutti i settori del potere nel paese più povero d’Europa. Molti dei resoconti di Miller potrebbero riempire le pagine di una sceneggiatura di Hollywood, in particolare: i dettagli relativi alle morti sospette di individui legati a casi che coinvolgono Plahotniuc, il sistematico silenziamento dei suoi rivali politici e imprenditoriali attraverso il corrotto sistema giudiziario della Moldavia, l’uso di “squadroni della morte” per intimidire i testimoni, la sua considerabile ascesa da ruffiano locale fino a faccendiere miliardario, i resoconti del suo presunto ruolo ombra nel furto di 1 miliardo di dollari da quattro grandi banche moldave.. Tutto questo avrebbero dovuto far alzare più “cartellini rossi” a Washington, di quanto non l’abbia fatto.

Secondo Miller il furto, pari al 40% del bilancio statale della Moldavia e al 12% del PIL del paese, rappresenta il “furto del secolo”. In un’intervista, pubblicata nel libro, l’ex-vice capo della Divisione del Centro Nazionale Moldavo Anticorruzione per la Prevenzione e la Lotta contro il Riciclaggio di Denaro, Mihail Gofman ha riferito all’autore che: “tutti in Moldavia sanno che Vladimir Plahotniuc è l’uomo che sta dietro [il furto di 1 miliardo $]”. Tuttavia, attraverso un’immagine attentamente rimaneggiata nel corso degli anni, grazie ai servizi del Gruppo Podesta, l’ormai decaduta lobby di Washington, Plahotniuc è riuscito ad affascinare i mediatori del potere di Washington tanto che l’Amministrazione Obama lo ha accolto a braccia aperte.

Tramite i suoi dettagli Miller, non solo racconta degli affari spregiudicati di Plahotniuc, che lo hanno portato a diventare l’uomo più ricco della Moldavia, ma, con interviste di ampio respiro, conduce il lettore nelle ambizioni politiche di Plahotniuc. Nonostante le elezioni parlamentari fissate per il 24 febbraio, la paralisi politica in Moldavia continuerà, in gran parte proprio a causa di politici come Plahotniuc, che manipolano gli elettori moldavi con la corrente narrativa della “Russia contro l’Occidente”. Ci si aspetta che nessuna delle parti arrivi alla maggioranza, condizione che si tradurrà in una situazione di stallo a vantaggio di un mediatore di potere come Plahotniuc. I lettori dell’inchiesta di Miller possono capire che l’impasse politica in Moldavia è in gran parte una cortina di fumo per nascondere i problemi sociali causati dalla corruzione dilagante, dalla cleptocrazia e dalla “presa dello stato” da parte di Plahotniuc.

Gofman, un informatore moldavo fuggito negli Stati Uniti nel 2016 e che rappresenta una fonte chiave delle indagini di Miller, sostiene che Plahotniuc, come presidente del Partito Democratico della Moldavia (DPM), ricevette il 70% del miliardo di fondi rubati, mentre il restante 30 % venne diviso tra i deputati del DPM e i funzionari del Partito Liberale della Moldavia. Nonostante il partito DPM di Plahotniuc abbia vinto solo 19 dei 101 seggi nelle elezioni parlamentari moldave del 2014, formò un governo di coalizione con il Partito Democratico Liberale europeista (PLDM). In seguito allo scandalo bancario e alle proteste politiche, venne formata una nuova coalizione col DPM di Plahotniuc, il PLDM e i deputati del Partito liberale, i quali, sempre secondo quanto riferito da Miller, ricevettero una parte dei fondi bancari rubati. Un’ulteriore frammentazione del partito europeista moldavo nel 2017 sollevò il dubbio a Bruxelles sulla necessità, o meno, da parte dell’Unione Europea di continuare a stringere stretti legami commerciali e politici con la Moldavia.
Come riferito alla Reuters da Vladislav Kulminski, capo dell’Istituto per le Iniziative Strategiche della Moldavia: la “zona grigia tra Oriente e Occidente” soddisferebbe le élite della Moldavia, e lo stesso Plahotniuc: “poiché [loro] definiscono le regole… scrivono e riscrivono le regole e [loro] non sono ritenuti responsabili, né da Bruxelles, né da Mosca”.
Mentre le evidenti azioni di Plahotniuc, che hanno rovinato vite e reputazione e la nazione moldava nel suo insieme, non possono essere invertite, Miller ha credibilmente dato voce anche a chi non ne aveva. Le vittime dei crimini che si presume siano stati ideati da Plahotniuc meritano, come minimo, di essere commemorate con parole. Il libro di Miller dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per i politici a Washington, nel chiedersi il perché si continui a sostenere il “nostro uomo in Moldova”.

Vladimir Plahotniuc Premier moldavo

La lettura del rapporto di Miller all’Ufficio Foggy Bottom per gli Affari Europei ed Eurasiatici, dovrebbe essere d’obbligo in quanto può avvantaggiare i funzionari statunitensi nel formulare un’idonea politica per la Moldavia, paese, molto vicino alla città di Odessa in Ucraina e alla penisola di Crimea. Il danno recato da Plahotniuc con le sue azioni è ben riassunto da Miller alla conclusione del capitolo dove descrive il saccheggio da 1 miliardo di dollari dal sistema bancario moldavo: “Mentre si sta sostenendo la Moldavia verso l’Europa, [Plahotniuc] sta seminando frustrazione e delusione verso i valori occidentali nei cuori e nelle menti dei moldavi, rafforzando quindi l’autorità filo-russa”.

Proteste contro l’oligarchia di potere

Plahotniuc, che come confermato da Miller si trova sotto controllo dell’Interpol dal 2007, dovrebbe trovarsi in carcere con l’ex-primo ministro moldavo Vlad Filat, invece di stare al governo moldavo, ha dichiarato Traian Băsescu, presidente della Romania dal 2004-2014. Questo richiamo, sottolineato nel libro di Miller, da parte di un ex-presidente di uno degli alleati americani della NATO dovrebbe far scalpore tra i funzionari di Washington.
In veste di favorito alla poltrona vacante di ambasciatore americano presso le Nazioni Unite, l’attuale inviato USA in Germania Ric Grenell farebbe bene a leggere i racconti toccanti del libro di Miller e dichiarare un “mea culpa” in ogni futura conferma del Senato per le sua passate riprovevoli azioni di difesa a favore di Plahotniuc. Continuare a chiudere un occhio sui presunti misfatti di Plahotniuc e permettergli di promuovere un “Grande Gioco” nell’Europa sud-orientale non solo è un cattivo servizio per il popolo moldavo, ma contrasta anche con gli interessi in politica estera di Washington, nella regione.

  • È socio dirigente di “Global Strategic Communications Group” (GSCG). È un membro regolare di Krynica, Forum economico della Polonia, che tratta di questioni relative all’Ucraina e alla Moldavia.
  • Fonte:

https://m.washingtontimes.com/news/2019/feb/20/what-expect-upcoming-parliamentary-elections-moldo

Tradotto da Fidel

1 commento

  • Mardunolbo
    23 Febbraio 2019

    Ma, poichè la lettura di libri è affare scomodo e fuori dalle zucche Usa, allora si avvalgono di sensazioni e con sensazioni procedono nella politica cieca e sorda…

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