Coronavirus: La disfatta dei globalisti e dei burocrati della UE


di Luciano Lago

La crisi epidemica del coronavirus che ha coinvolto l’Europa ha avuto un effetto inaspettato che le classi politiche dominanti non avevano previsto: il crollo dei dogmi del mondialismo.
Il primo dogma, il Confine (border), quello che fino a pochi giorni fa era considerato una parola tabù, un termine ormai obsoleto e superato dalla visione ideale di un mondo senza confini, utilizzato solo da chi veniva etichettato come reazionario e populista. Nel giro di pochi giorni si è dovuti ritornare alla difesa dei confini. Paesi con confini ben custoditi e con sicura identità, come la Russia di Putin, o l’Ungheria di Orban, sono riusciti ad arginare la devastazione dell’epidemia di coronavirus e proteggere efficacemente i cittadini delle loro nazioni.
L’altro dogma del globalismo, la fine delle identità nazionali superate dal mondo globalizzato, fatto di mercato unico integrato e cittadini consumatori, viene tristemente accantonato e gettato nella spazzatura della Storia. Di fronte ad una crisi epocale, i cittadini riscoprono la loro identità di nazione, di comunità, i valori comuni e la necessità di una difesa della propria nazione.
Tutto il castello di menzogne costruito dai globalisti, nella visione progressista e utopistica di una società aperta, di un meticciato universale, di sovranità cedute agli organismi transnazionali, viene a crollare miserevolmente.
L’Unione Europea appare per quello che è: una costruzione burocratica dominata da un gruppo di oligarchi che operano per conto di interessi esterni e collegati alla elite finanziaria dominante.
Nessuna solidarietà fra le nazioni che fanno parte dell’unione ma piuttosto rivalità, concorrenza sleale e predominio dei più forti. Nel momento di affrontare i grandi problemi della nostra epoca, migrazioni, terrorismo jihadista, crisi economica e, da ultimo, pandemia del coronavirus, ognuno naviga per proprio contro tenendosi stretti i propri interessi, senza un centro di coordinamento e senza una visione comune.
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La crisi della nuova pandemia ha mostrato crudelmente l’inadeguatezza della struttura della UE, oltre alla sua inefficacia politica. Una inadeguatezza che ha il suo fondamento nella mancanza di una visione di fondo, di una carica etica e spirituale. Si è compreso che a Bruxelles, alle identità nazionali si predilige un melting pot neutro, grigiastro e insapore quale progetto finale di un nuovo ordine mondiale senza limiti diversi da quelli del mercato, della produzione e del consumismo come feticcio di massa.
Si disprezzavano le radici dell’Europa e i tratti identitari della storia europea, la tradizione, il fondamento cristiano della Storia europea, per abbracciare le ideologia relativista, della nuova morale, del transumanesimo, del gender, dell’individualismo materialistico e dei falsi diritti. In una parola il putridume europeo.

Protesta contro il Dominio delle Banche in Europa

Ora stiamo subendo il risultato di quella pericolosa utopia. Se siamo in questa crisi, questo avviene anche per aver chiuso gli occhi e non aver fatto le scelte giuste a tempo debito, come qualla di chiudere i confini ed evitare il passaggio di migliaia di persone infettate dal virus. L’abolizione dei confini porta alla decadenza ed alla morte di un popolo, come la Storia insegna.
I paesi che hanno ereditato le tradizione storica sanno che lo Stato deve garantire la sicurezza dei confini per offrire protezione ai propri cittadini. Putin e altri “nemici dell’umanità” si aggrappano all’idea vecchia e perilitizzata secondo cui lo Stato deve servire a proteggere la vita della nazione che ospita nel suo territorio.
Superfluo dire che la società globalizzata è riuscita nell’intento di neutralizzare ogni nozione di etica, di giustizia, di solidarietà sociale ma piuttosto ha favorito l’enorme aumento delle diseguaglianze fra gli strati sociali della popolazione ed il divario economico fra paesi.
L’ideologia neoloiberista, predominante in Europa, ha assunto come stereotipi l’assoluta apertura dei mercati e la necessita’ della flessibilità del lavoro, della competitività delle aziende e della privatizzazione dei servizi pubblici. Questi concetti sono stati elevati a dogmi indiscutibili ed è stata affermata anche la marginalità degli stati nazionali, esautorati da molte delle loro funzioni per l’emergere di organismi sovranazionali e destinanti a scomparire per fare largo ad un nuovo Ordine Mondiale (NWO) il cui avvento era indicato come prossimo.
Nell’attesa del NWO, agli Stati nazionali viene affidato, oltre al ruolo di favorire le grandi concentrazioni economiche, l’importante compito di ideologizzare e controllare le masse, evitando che possano diffondersi al loro interno fenomeni deleteri quali populismi, rigurgiti nazionalistici, sviluppo di autonomie locali, valorizzazione di risorse locali, sintomi di insurrezione e rifiuto dei valori di riferimento del Pensiero Unico: multiculturalismo, relativismo, diritti sessuali, matrimonio gay, nuova morale LGBT, ecc.
Gli intellettuali organici della sinistra globalista, loro alti uffici e dalle loro sedie sublimi, ridicolizzavano e stigmatizzavano le politiche di chiusura delle frontiere. Oggi i morti dei nostri ospedali li negano. Ma cos’è la realtà per un intellettuale progressista?

Femministe in piazza


La Spagna, la più progressiva delle eccellenze della sfortunata “Unione” europea “, è il triste esempio del dogmatismo di sinistra e del suo assoluto disprezzo per la realtà. La neo-religione del genere esigeva che la sua manifestazione o congrega femminista l’8 marzo fosse tenuta “sì o sì”, a qualunque prezzo, con o senza virus. Il governo ha incentivato la congregazione in piazza delle femministe e i risultati si sono visti pochi giorni dopo con il picco del contagi del coronavirus a Madrid.
Il coronavirus ha esposto i vizi inerenti al globalismo e il suo sogno di abolire i confini dello stato e annientare le nazioni. Oggi i popoli in Europa rigettano questa visione e ritornano riscoprire i disprezzati valori di Patria e di Nazione segnando la disfatta dei globalisti e la prossima fine di quel mostro burocratico che si chiama Unione Europea.

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