CORONAVIRUS: ‘CHE FARE?’, ECCO IL ‘TESTAMENTO’ DI GIULIETTO CHIESA

Secondo il giornalista nella storia del caso ci sono state
responsabilità gravi e il governo italiano ora deve svolgere ‘compiti urgenti’. Roma, 2 mag. – “L’Italia è stato il paese tra i più duramente colpiti. Riteniamo che vi siano fondate responsabilità di gestione, che hanno aggravato la situazione creata dal virus Covid-19.

  

Il Governo, infatti, a fronte delle informazioni di cui disponeva, ha tardato di circa 50 giorni ad avvalersi del Piano Nazionale per la Prevenzione (2014-2018) e soprattutto di attivare il Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale, pubblicato nel 2007 e aggiornato nel 2016″.
In un documento scritto da Giulietto Chiesa prima della sua morte, avvenuta il 26 aprile scorso, il giornalista e politico ricostruisce le vicende legate al coronavirus ritenendo che vi siano state responsabilità di Governo, europee e mondiali.
Si sofferma poi sullo scenario attuale: cosa è opportuno
fare perché l’Italia risorga. Un documento (dal titolo: ‘La grande crisi del Covid-19. Per l’Italia che deve risorgere. Cosa è accaduto?
Che fare?) che sarà approfondito dal ‘Centro di Gravità’, l’ultimo progetto del giornalista, che riunisce scienziati, ricercatori e giornalisti, con l’intento di affrontare i gravi problemi che affliggono l’umanità.
“Contrariamente a quanto previsto dal piano, il Governo”, scrive Chiesa, “non ha provveduto a identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali.
Questo non è avvenuto nonostante che a Dicembre e Gennaio siano stati registrati focolai di polmonite atipica virale in numerose aree della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Uno studio successivo dell’Università di Milano collocherà tra Ottobre e Novembre l’esordio dell’epidemia in Italia”.

“Al ritardo nell’implementazione del Piano Nazionale di Prevenzione – aggiunge Chiesa – si sommano l’enorme incertezza sui dati epidemiologici, l’inattendibilità diagnostiche, l’impreparazione e la carenza dei mezzi tecnici.
Quattro ordini d’incertezza hanno compromesso l’analisi, le scelte del Governo e la narrativa dei media:
a) I dati provenienti dalla Cina, numero dei decessi e degli infetti,
non hanno permesso valutazioni realistiche. b) L’assenza di un
programma di screening a campionamento casuale; la precisa
identificazione iniziale delle aree colpite; la valutazione del numero
di persone contagiate hanno sottostimato l’estensione iniziale
dell’infezione.
c) L’assenza quasi totale di autopsie ha impedito di
capire i meccanismi patogenetici che hanno provocato la morte; si sono conteggiati assieme i morti di covid-19 e i morti con covid-19, rendendo impossibile il calcolo della reale mortalità del virus.
d) L’uso dei tamponi è stato un mostruoso pasticcio nazionale. E’ stata taciuta, o mantenuta nell’ombra, la circostanza che il tampone presenta un’elevata percentuale di risultati inattendibili, sono stati esposti al pubblico dalle fonti ufficiali dati che sono inattendibili.
Infine non si è colpevolmente data priorità all’analisi sierologica”.

  • “Inoltre – continua il giornalista – una mescolanza di
    notizie ufficiali, ufficiose, casuali, per lo più distribuite da programmi d’intrattenimento e talk-show vari, popolati da esperti, mescolati con pareri casuali di inesperti, personaggi del mondo dello spettacolo. Una tale comunicazione, invece di produrre un effetto di responsabile allarme ha prodotto allarmismo e inquietudine diffusi.
    Così, l’abitudine di comunicare puntualmente ogni giorno il
    ‘bollettino di guerra’ – in deroga a quanto stabilito dal piano di
    emergenza nazionale – ha suscitato preoccupazione e ansia ben oltre l’auspicabile”. I media, a suo parere, “hanno contribuito irresponsabilmente alla confusione”, tentando di imporre “le versioni di comodo fornite da portavoce spesso inquinati da conflitti d’interesse”.

Passando alle responsabilità della Cina, Giulietto Chiesa ricostruisceche “il 20 gennaio la Cina dichiara l’aumento del 60% dei contagi in due giorni. Il 30 gennaio l’Oms dichiara il Coronavirus ‘Emergenza Sanitaria Globale’. Il giorno successivo, il 31 gennaio, il Consiglio dei Ministri italiano decreta lo stato di emergenza, per sei mesi.
Ma passeranno altri quindici giorni prima che una delegazione dell’Oms si rechi in Cina (il 16 febbraio) per condurre una indagine estensiva.
Ma il rapporto della missione evidenzia che casi sporadici di polmoniti anomale, sospette come riconducibili a influenze del tipo Sars, erano già stati segnalati fin dall’ottobre precedente”.

Responsabilità gravi – accusa l’ex dirigente del Pci – ricadono anche sull’Europa il cui comportamento può essere definito contumace.
Nessuna riunione è stata indetta per affrontare l’emergenza Covid-19.
Eppure il compito della Commissione Europea prevede che essa debba ‘affrontare le minacce emergenti di carattere globale’.
Il Presidente del Consiglio Europeo delle Ricerche, l’italiano Mauro Ferrari, ha rassegnato le dimissioni dall’incarico, sottolineando di essere rimasto deluso dal sistema Europa per l’assenza di coordinamento sanitario tra gli Stati, l’opposizione a programmi di solidarietà nei riguardi dei paesi più colpiti, le politiche unilaterali riguardo alle frontiere e la mancanza di programmi scientifici sinergici e a largo raggio”.
Segue…….
(Sib/Adnkronos)

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