Contesto Politico di una crisi

di Luca Rossi
E’ possibile utilizzare le categorie politiche ed ideologiche della storia italiana per analizzare il conflitto russo-ucraino? Vi è compatibilità tra il nostro contesto e quello ucraino? Sono domande necessarie che ognuno di noi dovrebbe porsi per riuscire a superare le trappole poste quotidianamente dalla propaganda globalista-atlantica, fare chiarezza sugli schieramenti in campo ed assumere una posizione corretta dal punto di vista politico.

In queste ultime settimane, l’informazione alternativa si è concentrata eccessivamente sul carattere ideologico del nazionalismo ucraino e dei battaglioni della Guardia Nazionale (Azov in primis), anzitutto per dimostrare il legame tra lo Stato ucraino ed i suoi sostenitori esterni (la maggioranza dei Paesi NATO) ed in secondo luogo per generare un collante tra le fazioni in campo nel conflitto e i surrogati della politica nostrana ereditati dal secondo conflitto mondiale.

Per essere chiari, la dicotomia fascismo-antifascismo. Si vuole forzatamente, da parte di alcuni ambienti della “sinistra antagonista”, connettere due situazioni e due concezioni estremamente differenti, addirittura antitetiche.

Se è certamente vero che le formazioni combattenti e le rispettive organizzazioni politiche ucraine rappresentano le eredi storiche del Banderismo, ossia del nazionalismo ucraino che, nel periodo pre-bellico e nel dopoguerra, aderì sostanzialmente al Fascismo e in parte al Nazionalsocialismo, è altrettanto corretto affermare che la loro reale influenza sulla società ucraina è minima o addirittura ininfluente.

Tali gruppi, da sempre circoscritti nelle zone occidentali del Paese, non hanno mai raccolto consenso: di certo non nelle aree del Donbass ma nemmeno nel Centro-Nord. Ciò è dovuto a fattori di tipo culturale, sedimentatisi nel corso dei secoli, che non hanno consentito ai banderisti di portare a compimento il loro disegno politico. L’ucrainizzazione forzata dei territori russofoni avvenuta in questi ultimi anni di occupazione atlantica non si è tradotta nella costruzione di una “società organica” sul modello della Volksgemeinschaft germanica.

Battaglione Azov

Ciò non accadrà mai perché l’interesse dei patrocinatori esterni di queste formazioni è unicamente rivolto alla realizzazione di una società solo apparentemente nazionalista e identitaria, ma in sostanza “aperta” (sul modello popperiano), neoliberista e slavofoba. Quindi, l’impiego di militanti provenienti dai ranghi della “destra radicale” ucraina è finalizzato unicamente all’esigenza di muovere guerra alla Federazione Russa e all’eliminazione di eventuali opposizioni interne, non certo alla costruzione di un regime politico sul modello italiano o tedesco del Ventennio.

Le riforme politiche e le misure adottate dai governi che si sono succeduti dal 2014 ad oggi sono infatti di chiaro stampo neoliberista, conducendo ad un’ulteriore estensione dell’emorragia migratoria e all’aggravamento del declino demografico del Paese, cominciato pochi anni dopo la dissoluzione dell’URSS. Si è così realizzato un regime di tipo “coloniale”, molto efficace dal punto di vista propagandistico ed efficiente nella repressione del dissenso.

Tale conformazione politico-statuale non è differente da quelle strettamente controllate dagli Stati Uniti nel Continente latino-americano tra gli anni 70 e 80 del secolo scorso (Operazione Condor). La presenza in Ucraina dei principali gruppi economici euro-atlantici, con i loro stabilimenti, le loro filiali e le loro catene di grande distribuzione, testimonia – appunto – la spinta all’occidentalizzazione forzata della società, che non procede assolutamente nella direzione di una “Rivoluzione Conservatrice”, anche se auspicata da alcuni dei movimenti nazionalisti locali.

L’idea che nel contesto ucraino sia rinato il “fascismo” o un nuovo “Banderstadt” è utile unicamente a quei soggetti politici italiani che intendono specularmente aderirvi od opporvisi, ma che in sostanza risulta totalmente fuorviante.

Se in Europa Orientale il pragmatismo statunitense e la spregiudicatezza occidentale promuove il sostegno a gruppi dichiaratamente etno-nazionalisti, in Europa Occidentale, inversamente, si offre supporto finanziario e politico a partiti di segno dichiaratamente opposto, ossia globalisti, pro-immigrazione e ferocemente “dirittumanisti”. Una contraddizione? No,affatto.

Entrambi gli schieramenti, nei loro rispettivi contesti di azione, sono funzionali alla politica estera di Washington e Londra che, pur di raggiungere gli obiettivi prefissati, utilizzano qualsiasi soggetto disposto ad offrirsi come riferimento locale. Rimanere ancorati a schemi prettamente novecenteschi limita l’azione di contrasto all’imperialismo occidentale, relegandola a soggetti minoritari che, pur avendo una visione corretta, la declinano ad un livello ristretto ed ormai politicamente superato.

Quindi – in conclusione – nel contesto ucraino non vi è uno scontro tra fascismo ed antifascismo ma un confronto politico e militare tra i sostenitori del paradigma atlantico di globalizzazione (in esaurimento) e le forze del nuovo fronte multipolare (in consolidamento). Nello specifico un etno-nazionalismo artificiale (Ucraina) ed uno Stato sovranazionale plurietnico erede dell’esperienza sovietica e dell’Impero Russo.

La connessione storica ed emotiva con gli eventi del secondo conflitto mondiale è carica di significati profondi poiché smuove la coscienza dei popoli coinvolti ma non è strettamente ideologica, perché nessuno dei due contendenti ha assunto forme precedenti.

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