Con l’eliminazione dei capi militari del gruppo terrorista di Idlib, Putin ha inviato un preciso messaggio a Biden

di Luciano Lago

Il 10 giugno, Abu Khalid al-Shami, portavoce e capo militare di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), è stato ucciso nel villaggio siriano di Ablin. Lui e altri due funzionari del principale gruppo jihadista nella provincia di Idlib – il capo dei media militari Abu Musab al-Homsi e il comandante senior Muataz al-Nasr (Abu Tamir al-Homsi) – sono morti nel corso di un attacco aereo mirato dell’aviazione russa che ha ucciso fino a tredici persone, fra i capi terroristi e loro accompagnatori. I russi dispongono di apparati elettronici li localizzazione e seguivano le tracce del gruppo.
Secondo l’analista Aaron Zelin del Washington Institute, l’incidente dovrebbe essere visto nel contesto dei negoziati delle Nazioni Unite tra Stati Uniti e Russia sul mantenimento degli aiuti “umanitari” transfrontalieri in territori al di fuori del controllo del regime di Assad. Uccidendo i leader di HTS, Vladimir Putin sembra inviare al presidente Biden due messaggi prima del loro incontro programmato il 16 giugno a Ginevra:

l leader terrorista ucciso dai russi a Idlib

(1) Idlib è ancora gestito da un gruppo terroristico designato dagli Stati Uniti, quindi non è necessario fornire aiuti umanitari a quell’area; (2) Nulla di quello che fa Washington cambierà il fatto che la Russia detiene tutta la leva militare in Siria e continua a perseguire le sue politiche da una posizione di forza.
Implicazioni dell’evento
Finora, Abu al-Shami era un capo terrorista che godeva di un certo prestigio presso tutti gli elementi di HTS, compresi i suoi migliori ideologi, l’ala militare, l’ufficio per le relazioni con i media, i gruppi di combattimento locali e il denominato governo della “salvezza civile” (il tipo di “salvezza” fornito di tagliagole).
Sebbene le conseguenze immediate della sua morte siano difficili da prevedere,al-Shami sarà probabilmente sostituito con qualcuno fedele alla visione riformista jihadista del leader dell’HTS Abu Muhammad al-Jawlani, che pretende di offrire una “terza via” divergente sia da al-Qaeda che dall’Islamismo di Stato, per compiacere gli USA e i suoi patrocinatori della CIA e del M-16 britannico che stanno cercando di “imbiancare” l’immagine del gruppo terrorista, fornendo loro una veste più moderata e accettabile ad uso dei media occidentali.

Alcuni dei leader del gruppo Hayat Tahrir al-Sham, sostenuto dall’occidente


Per quanto riguarda le implicazioni sulla politica degli Stati Uniti, sebbene Washington abbia una alleanza formale con questo gruppo HTS, è risaputo che questi terroristi vengono riforniti di armi ed attrezzature militari da Washington e da Ankara, l’analista sostiene che gli (anglo) americani dovrebbero rendersi conto che gli attacchi russi contro il gruppo sono un altro modo per Putin di lanciare il suo messaggio per cui è la Russia a controllare il futuro della Siria e, di conseguenza, non permetterà agli USA di riprendere il loro piano (fallito) per il cambio di regime e per la balcanizzazione del paese.
Quindi, l’analista statunitense scrive che ” continuare l’approccio mite che ha caratterizzato la politica degli Stati Uniti in Siria dall’intervento della Russia nel 2015 accoglierà solo una maggiore flessione dei muscoli, sia a Idlib, durante gli incontri di Ginevra, sia prima di altre decisioni diplomatiche chiave”.


Anche la Siria si prevede che sarà oggetto dei colloqui fra i due statisti ma Biden deve capire che la Russia non cederà di un millimetro e che la sua posizione si è ulteriormente rafforzata nell’area siriana e mediorientale.A buon intenditor……poche parole”.

Nella foto in alto il gruppo Thair al-Sham sostenuto ed armato d patrocinatori anglo-USA e turchi, mentre procede in formazione (definiti dai media occidentali “ribelli siriani”).

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