di Mikhail Gamandiy-Egorov
L’assassinio dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh ha visto la condanna del suddetto atto terroristico non solo da parte delle autorità iraniane, ma anche di molti altri attori internazionali. Da parte occidentale, la mancanza di azioni volte a sanzionare il probabile sponsor dell’assassinio conferma un approccio tollerante al comportamento canaglia, non risalente a ieri.
Se diversi paesi hanno già condannato fermamente l’assassinio effettuato da terroristi e commesso in un paese sovrano, l’establishment occidentale, in particolare europeo, non è alla sua prima contraddizione. Timide, infatti, le condanne che provenivano da Bruxelles e da molte altre capitali europee, che peraltro non hanno mancato di segnalare gli alti funzionari iraniani.
Teheran afferma con certezza il coinvolgimento israeliano in detto assassinio, in probabile coordinamento con Washington. Sebbene l’indagine sia ancora in corso, le implicazioni di Tel Aviv sarebbero effettivamente le più plausibili. Ma probabilmente non è una ragione sufficiente per l’establishment europeista per parlare di possibili sanzioni contro lo stato sionista. A differenza dell’approccio di Bruxelles che utilizza la nozione di molto probabile su altri argomenti, molto spesso senza prove formali.
Il caso del presunto avvelenamento dell’avversario russo Alexeï Navalny, attualmente in Germania, è un esempio lampante. Sarebbe bene ricordare che, dato il disagio che ha sofferto durante un volo interno russo, sono stati i medici locali a fornirgli i primi soccorsi, permettendogli di partire successivamente per la Germania per continuare il trattamento, con il consenso delle autorità russe. Da questa storia, e mentre nulla sta minacciando la sua vita, le élite dell’Europa occidentale, tra cui Merkel e Macron, hanno continuato a puntare il dito contro il “probabile” coinvolgimento del governo russo in questo presunto avvelenamento, senza alcuna prova formale. E allo stesso tempo accentuando la retorica sulle nuove sanzioni occidentali per colpire la Russia.
Approccio lo stesso piuttosto paradossale, sapendo che un paese come Israele continua, in coordinamento con il suo alleato di Washington, la realizzazione di omicidi mirati, con metodi puramente terroristici, in paesi sovrani, il tutto in flagrante violazione del diritto internazionale. Comportamento canaglia che le élite occidentali non solo difficilmente biasimeranno ma neppure condanneranno in modo degno di questo nome.

Ovviamente, la geopolitica gioca chiaramente un ruolo importante in questa contraddizione. Se le potenze non occidentali vengono regolarmente individuate dal campo atlantista per comportamenti presumibilmente “anormali”, in particolare Cina, Russia, Iran, Venezuela o Turchia, i rappresentanti di questo stesso campo “moralista” preferiscono chiudere un occhio o anche semplicemente approvare le violazioni commesse dai loro alleati, israeliani o sauditi.
Da questo punto di vista, le migliori risposte a comportamenti canaglia e all’ipocrisia che copre questi comportamenti, sarebbero probabilmente non solo condanne politico-diplomatiche, ma risolute ritorsioni – che vanno dall’istituzione di strumenti di sanzioni che possono influenzare in modo significativo interessi degli oppositori del multipolarismo, strutture investigative internazionali indipendenti dai centri occidentali, nonché capacità tecniche e analitiche di interazione per contrastare le minacce alle nazioni sovrane.

Questi meccanismi sarebbero tanto più necessari perché le élite atlantiste continueranno, quasi senza dubbio, a fare i ciechi e gli stupidi nelle pratiche che implicano i loro principali partner e alleati (esempio tipico l’Arabia Saudita), e per continuare la retorica accusatoria e moralista nei confronti degli avversari geopolitici. , spesso basato sulla nozione di ipotesi molto probabili .
Nota: Il doppio standard occidentale che si applica in forma costante secondo le convenienze politiche ed affaristiche delle potenze collegate agli USA ed alla NATO. L’effetto di questo modus operandi è la completa perdita di credibilità delle campagne a favore dei “diritti umani” che l’Occidente continuamente agita come metodo di propaganda per coprire i propri interessi geopolitici.
Fonte: Observateur Continentale.fr
Traduzione e nota: Gerard Trousson