COME LA “GRANDE ALBANIA” POTREBBE SCHIACCIARE L’EUROPA

Mentre gli europei scelgono un parlamento, cercando di ottenere il divorzio dal Regno Unito senza troppi problemi, nel contempo si discute del Nord Stream e si fanno piani per il futuro nel suo complesso, un conflitto che stava covando sotto la cenere da molti decenni sta imperversando sui Balcani, che rischia di inghiottire tutta l’Europa

Le relazioni già ostili tra la Serbia e l’autoproclamata Repubblica del Kosovo, una regione che Belgrado considera propria, si sono ulteriormente inasprite. Questa volta, il punto di partenza per la diffusione delle tensioni è stata la dichiarazione del leader del Kosovo Hashim Thaci circa la sua intenzione di creare uno stato unico con l’Albania e di annettere i comuni meridionali serbi, dove la maggior parte della popolazione è albanese. Dietro questa affermazione, il percorso intrapreso da Pristina è chiaramente visibile nell’identificazione dell’idea di una “Grande Albania”.

Questo non è uno scherzo e non una pura fantasia di nazionalisti albanesi. E’ avvenuto subito dopo la dichiarazione di Thachi sull’unione con l’Albania che le forze speciali albanesi e quelle del Kosovo, contrarie agli accordi esistenti e col pretesto di “combattere la corruzione”, il 28 maggio hanno invaso i municipi settentrionali del Kosovo abitati dai serbi. In risposta, Belgrado ha posizionato le sue truppe al confine con il Kosovo. Il presidente serbo Alexander Vucic afferma che l’esercito è pronto a proteggere il proprio popolo.

La domanda è, chi ha bisogno di far deflagrare il conflitto. Non certo i serbi. Per molti anni, senza successo, anche prima dell’auto-proclamazione dell’indipendenza del Kosovo nel 2008, i responsabili serbi hanno tentato in qualche modo, calpestando il proprio dolore per quella che è considerata “la culla perduta” del popolo serbo, che è la provincia del Kosovo e Metohija, di trovare un modo di rispettosa convivenza con gli albanesi del Kosovo.

I kosovari deliberatamente hanno esacerbato la situazione, creando pretesti per “rafforzare la protezione contro l’aggressore serbo”. Con la connivenza degli Stati Uniti e dell’UE, provocano la Serbia a certe azioni militari che sarebbero diventate per Pristina un pretesto “ovvio e quindi legittimo” per trovare protezione dalla loro “sorella maggiore” – l’Albania.

Nel frattempo, la dichiarazione di Thaci sul corso di fusione con l’Albania, anche se sembrava sensazionale, non era però una novità assoluta nel contesto degli eventi precedenti. Nel maggio 2018, il parlamento del Kosovo aveva abolito il controllo dei suoi cittadini al confine con l’Albania. Un anno prima, Thaci aveva chiesto al presidente di questo paese di concedere la cittadinanza a tutti i residenti del Kosovo. Inoltre, il primo ministro albanese, Edi Rama, ha affermato che “non esclude” la possibilità di unificazione con il Kosovo.

Esercito del Kosovo armato dalla NATO

Tutti questi sono i collegamenti di una catena, alla fine di essa – troviamo la creazione della “Grande Albania”, in cui gli attuatori di questa idea vedono l’Albania, il Kosovo, una parte dei territori della Macedonia settentrionale popolata da albanesi e le regioni meridionali del Montenegro, nonché le enclavi albanesi nel nord Grecia.

Nell’Unione europea, non si possono ignorare l’intenzione dell’Albania e del Kosovo di unirsi. Ma l’impressione è quella che non si vogliano notare le cose ovvie. E in questo contesto, la dichiarazione del commissario europeo per l’allargamento Johannes Hahn, che ha recentemente affermato che la Commissione europea ha raccomandato che il Consiglio dell’UE avvii i negoziati con l’Albania e la Macedonia settentrionale per aderire all’Unione europea, è molto curiosa. Non risulta che l’UE risolverà il problema del riconoscimento del Kosovo come Serbia con la seguente modalità: al Kosovo sarà consentito di unirsi all’Albania, e quindi l’Albania sarà attirata nell’UE entro i nuovi confini?

E che dire della Macedonia del Nord? Resta il fatto che le interferenze grossolane di Albania e Kosovo nei processi politici in questo paese al fine di fornire alla minoranza albanese (circa un quarto della popolazione) dei privilegi pesanti che violano gli interessi della maggioranza slava.

Dopo le elezioni parlamentari alla fine del 2016, l’Unione socialdemocratica di Macedonia sostenuta dall’Occidente (SDSM) ha richiesto il sostegno del partito di minoranza albanese del DUI e ha chiesto il permesso dell’allora presidente George Ivanov di creare un governo. L’Unione di SDSM e JII è stata conclusa alle condizioni chiamate “Piattaforma albanese”.

La principale di queste condizioni è la federalizzazione del paese sul principio etnico, la divisione della Macedonia in parti slave e albanesi. Il presidente Ivanov ha resistito. L’UE e gli Stati Uniti in questa crisi hanno preso le parti dell’SDSM e degli albanesi. E Hashim Thaci ha detto che “gli albanesi in Macedonia dovrebbero prendere in mano la situazione”.

Alla fine, è stato formato il governo SDSM Zoran Zayev, che si è impegnato, in realtà, ad agire sulla “piattaforma albanese”. Il presidente del paese con il nuovo nome – Macedonia settentrionale – dal 19 maggio di quest’anno, è diventato il candidato dell’UDSM Stevo Pendarovsky.

Oggi la situazione è il più comoda possibile per i kosovari e gli albanesi in generale. In realtà stanno ricattando l’Occidente collettivo, realizzando che, in caso di un vero conflitto con la Serbia, la NATO si schiererà sempre con loro, come ha fatto nel 2008, riconoscendo l’indipendenza di Pristina da Belgrado. Portando il conflitto con la Serbia a un punto pericoloso, gli albanesi possono dare un ultimatum all’Europa e all’intero Occidente: riconoscere la legittimità dell’unificazione di Albania e Kosovo.

Il prossimo passo sarà la divisione della Macedonia e del Montenegro in parti slave e albanesi e la seconda in Albania. L’Occidente ci riproverà. Poi ci sarà una richiesta per il “salvataggio” degli albanesi nel sud della Serbia, che, diranno, rischiano di affrontare una “catastrofe umanitaria” o qualcosa del genere, per giustificare un intervento della NATO.
Nota: In Italia, di queste questioni realtive ai Balcani, non si parla, si è preferito agitare per mesi il problema del “pericolo fascista” mentre non è considerato un pericolo l’enclave di terrorismo jihadista che si è costituito in Kosovo. Eppure tale situazione dovrebbe riguardare l’Italia da vicino visto che Albania e Kosovo sono a circa una ora di volo da Roma e ancora meno da Bari.

Nella foto in alto: manifestazione dei nazionalisti serbi.

Igor Pshenichnikov, Izvestia

Traduzione e nota: Sergei Leonov

6 Commenti

  • Adla
    30 Maggio 2019

    Gli USA hanno realizzato in Kosovo la base militare più grande che ci sia in Europa, ancora maggiore di quella di Ramstein (Germania). Il progetto di una ‘Grande Albania’, dunque, era già in elaborazione quando la NATO bombardò belgrado nel maggio 1999. Non a caso, in Kosovo hanno eretto una statua a Bill Clinton. Allora era Segretario di Stato l’orrenda Madeleine Albright, nata Marie Jana Korbelová, di origine ebreo cecoslovacca. Quella scelta segnò l’inizio del rafforzamento della presenza musulmana nei Balcani.

  • eusebio
    30 Maggio 2019

    L’idea kosovara è di creare una Grande Albania anche per islamizzare definitivamente l’Albania che per circa la metà è cristiana, e anche perchè il Kosovo da solo è talmente piccolo che non regge.
    La Serbia non deve farsi mutilare ulteriornente in quanto questo verrebbe dire la nascita di un regime wahabita di 5 milioni di albanesi pronti ad aggredire i popoli cristiani che lo circondano, e gli stessi albanesi cristiani, tra il 40 e il 50% verrebbero perseguitati come i serbi.

  • Monk
    30 Maggio 2019

    La Serbia può fare poco contro gli infami europei servi degli americani. Putin dovrebbe incenerire i prepotenti albanesi e chiunque voglia metterci il becco, , per non emulare il tradimento di Eltsin quando non intervenne nel triennio 1996-1999 abbandonando al loro tragico destino i fratelli serbi.

  • TEUTA
    30 Maggio 2019

    Gli albanesi, sono da considerare i diretti discendenti degli Illiri e, quindi, autoctoni nelle sedi che tuttora occupano. L’Albania è uno dei popoli più vecchi in Europa, la Grecia ha rubato l’identità dell’albania, più della metà dei greci sono albanesi, macedonia è Albania, Montenegro è Albania. I slavi non esistevano nel attuale balcano. I Balcani non esistevano, si chiamava Yllirium dove gli albanesi parlano tutt’ora quella lingua seppur modificata un po’ nel tempo. Per quanto riguarda alle religioni è tempo di uscire da questa ignoranza che solo acceca le persone e non li rende liberi.

  • Robby
    30 Maggio 2019

    Né la nazione né il serbo etnico non esistevano nel Medioevo!
    La Serbia è stata creata come entità politica nel 19 ° secolo sulla popolazione albanese e Vlach

    I serbi di oggi non hanno mai avuto uno stato o un’identità etnica prima del diciannovesimo secolo – una regione chiamata Servia nel servizio e non un nome per l’etnia.

    Durante il XIX secolo, secondo i progetti del Pansllavist nella parte centrale della penisola di Smederevo, un gruppo di politici ortodossi si chiamava serbo e aveva un forte sostegno dalla Russia e dal Patriarcato di Istanbul. Da questa piattaforma politica, assimilando la popolazione arborea e Vlach della fede ortodossa e a scapito delle terre albanesi, si formò la nazione e lo stato politico serbo.
    Nome Servnia, è l’antico nome romanico che significa servo, anche questo trovato in un’iscrizione scritta nella pietra, dove giurista romano e storico Prisco, deve la patria quando dice: SERVNIA Marcel Matri Optimae FLC.FIL PRISCA = IN OTTIMALE SERVIZIO MILITARE PER ATDHEUN BESNIK BIRTH.

    Lo studioso bulgaro Ivan Duridanov, che sostiene che Servus è un vecchio nome romano dei Balcani, spiega il significato di questo nome, spiegando i nomi di Sarban, serbo, serbo e serbo femminile Serba. Nome medievale Servu, Serva e da RUM serbo (contadino).

    La parola latina “Servi”, che significa, piegata, sottomessa, serviva a servire la società schiava-popolo di quel tempo. Anche nella lingua ufficiale bizantina “Serv” è una parola che significa “schiavo” “tzerboulianous” significa chi indossa abiti poveri. I servi sono quindi chiamati la categoria sociale più bassa perché erano schiavi (servi) dell’Impero bizantino.
    I servi sono così chiamati tutti coloro che sono stati schiavi dell’Impero bizantino, così come un servo è visto come schiavo, servo, schiavo, servo. Il loro stesso nome indica che non sono una nazione, ma una categoria sociale bassa anche durante l’intero periodo medievale.

    Sul territorio della Macedonia occidentale nella Grecia di oggi una delle principali città dell’unità regionale di Kozani si chiama Servia. In Grecia esiste una regione chiamata “Servia”, il cui nome deriva dal latino servi verbo, che significa un luogo subordinato (sorvegliato dal re). Questo è uno dei siti più storici di quella regione, con una fortezza bizantina del VI secolo ricostruita ai tempi di Giustiniano. Come si è visto prima dell’arrivo degli slavi nella penisola illirica, c’era il nome di una regione di una fortezza chiamata Servia.
    Da queste fonti si capisce che il nome stesso “Servia” dimostra che non si tratta con l’etnia dei cittadini che separava la lingua e la cultura di un altro gruppo etnico, ma è un territorio in cui la popolazione ad accettare il dominio straniero rimane bassa categoria servizi sociali al servizio del sovrano. Nel corso del XV secolo nelle aree del Myzisë superiore creato una regione simile quando Gergj Branka tradito tutti i leader della rivolta cristiana contro l’Impero Ottomano, tradendo il Hunyadi, ha ammesso che il suo diventare un vassallo degli Ottomani e vivere in Smederevo . E ‘noto che, mentre queste aree è sceso sotto l’occupazione ottomana erano sotto l’impero bizantino, ma a un certo momento palco dopo il tempo ancora una volta di proprietà di principi locali. Nel Medioevo, nel XIII-XV secolo, la regione di Novi Pazar, compresi alcuni dei territori arboricoli nella regione odierna del Kosovo, era chiamata Rasi. La regione popolata popolata di Nis nel sanxhaku non era inclusa nel territorio di Rasia. Prof Vojislav Nikqeviq simposio internazionale sul tema “Boshnjakizmi e Sangiaccato”, tenutosi a Novi Pazar, nel 1995, parlando del nome serba, ha osservato come, dopo Profirogentit parola serba in lingua romeje significa schiavi, sarà con detto serba una persona dipendente, quindi questo nome fino a poco tempo fa aveva un significato sociale e non etnico. Tra le altre cose Nikqeviq spiega l’etimologia del nome Rasha-Rasa-Rashka, che secondo lui deriva dalla roccia di pietra albanese.
    Analizzando i dati di cui sopra Penso etnia Nemanjidve dovrebbe cercare altre popolazioni indigene della penisola e non slavi per due motivi: in primo luogo di Nemanja carriera non era ortodossa sotto la dipendenza chiesa bizantina, ma di fede cattolica e in secondo luogo il suo nome Neman, Niman, Numan, Naman è l’antico nome biblico che spesso trovano gli antichi popoli mediterranei come: Arbërorë, ebrei, greci, bosniaci, tedeschi, italiani, ecc Nel caso di specie, come logica senso pensare che si tratta di uno stato medievale, il serbo regno medievale, o serbi Slavi Chiesa ortodossa quando non trasportano la tradizione cristiana, ma erano liberi di organizzare e pagano fino a questo periodo ..

    Re Costantino Porfirogenito nella sua opera “De administrando imperio” circa 950, circa l’origine del nome Serv scrive: “service è una parola in lingua bizantina che significa schiavi, e la lingua bizantina di solito con la parola” serbula “significa scarpe schiavi, e la parola “serboulianous” significa coloro che indossano abiti economici e contadini.

    Allo stesso modo descrive l’arcivescovo Giljeljmo Tirski (1139-1186), nel suo documento denominato “Monumenta Montenegrina” ha scritto: “Tutte queste persone provengono da una regione destinata a tagliare il marmo e minerale di scavare, e da questo deriva la parola schiavitù: “servitutis”. Comprensibilmente abbiamo a che fare con la regione e non con l’etnia.

    Nel XVII secolo, Peter Bogdani nei suoi scritti espresse il suo interesse nell’educare i poveri arbërorëve e i servitori che affermano che la maggior parte di loro parla albanese.

    I servitori scrissero anche alcuni storici al tempo della formazione delle nazioni in Europa durante il XIX secolo.
    lo storico ceco Josef Holeček (1853 – 1929) ha scritto che: nome della Serbia, non ha la su etnia serba, che ha formato etnia serba di oggi sono uniti ortodossa dei Balcani. Quindi, il nome serbo era un nome speciale solo per gli ortodossi e non per la definizione di un’etnia, e per questo abbiamo migliaia di documenti storici scritti da Josef Holecek.

    Il diplomatico russo Aleksandar Giljferding, che soggiornò nei Balcani, scrisse: Verso la metà del 19 ° secolo tutte le nazioni che avevano una religione ortodossa erano chiamate serbi.

    Ljubomir Nenadovic dice: Vuk Karadzic nel 1834 Njegos costretto a inventare un etnie serbe, tra cui tutti i cristiani ortodossi che vivono nei Balcani centrali.

    Da quanto detto sopra, la Serbia come uno stato e nazione è un progetto che è stato realizzato pansllavist nel 1878, sono assimilate nord ortodossa e assimilato la tradizione, l’arte e la cultura di cristiana medievale in questa regione.

    molteplici fonti di udhëpërshkruesve stranieri che hanno visitato le zone centrali della penisola illirica, dove ci sono le mappe medievali, Servia dopo l’occupazione da parte dell’Impero Ottomano, hanno testimoniato che la maggior parte degli abitanti della popolazione di queste regioni sono stati Arbërorë (Arnauts) e Valacchi, questo è testimoniato in molte pubblicazioni e mappe di studiosi di alcuni paesi europei.
    La penisola illirica occupa un’importante posizione geografica e geostrategica come area mediterranea tra i tre continenti. In tutte queste aree, molte vie terrestri e marittime sono state collegate a questi tre continenti fin dai tempi antichi. Essendo una regione di particolare importanza, molte guerre intercontinentali e locali sono state sviluppate in queste terre per preservare la supremazia militare e politica degli imperi più potenti del mondo, così in questa regione storicamente si intrecciano interessi e culture diverse mantenendola in continuità come area di confini interculturali e conflitti geostrategici. La diffusione geografica tra i quattro mari nei periodi storici più importanti è stata anche la divisione etnoculturale e religiosa in cui molte civiltà si sono confrontate. Fonti storiche provano che le tribù illiriche vivevano sul lato occidentale e centrale di questa penisola, e proprio queste culture di civiltà creavano confini di interessi nei territori illirici, costringendo la popolazione illirica autoctona ad abbracciare culture e credenze diverse. Questa situazione ha creato numerosi conflitti e guerre per creare nazioni e stati politici a scapito della lingua, della cultura e dell’identità della popolazione illirica nativa. Questi stati politici creati sulla cultura Dardana-Illirica negli ultimi tre secoli si basano su progetti politici e piattaforme per assimilare la popolazione nativa Iro-Dardana cambiando la loro lingua madre, la religione, la creazione di miti, la falsificazione della storia, appropriazione indebita di strutture di culto, torture e omicidi di massa, combustione e colonizzazione di insediamenti e spostamenti di questa popolazione attraverso altri continenti. Da molte pressioni le terre albanesi furono divise in diversi stati, il popolo albanese rimase diviso in territori, religioni e pressioni costanti per assimilarsi e fondersi in altre culture. In tali circostanze di sviluppo politico, il popolo albanese rimase indubbiamente tra le persone più svantaggiate del continente europeo.
    Durante il XIX secolo, secondo i progetti del Pansllavist nella parte centrale della penisola di Smederevo, un gruppo di politici ortodossi si chiamava serbo e aveva un forte sostegno dalla Russia e dal Patriarcato di Istanbul. Da questa piattaforma politica, assimilando la popolazione arborea e Vlach della fede ortodossa e a scapito delle terre albanesi, si formò la nazione e lo stato politico serbo. Dal momento che il nucleo di questo Stato politico è stato istituito nella regione precedentemente chiamato Servi, una regione che aveva ricevuto fedeltà ed era al servizio del sultano a partire dal XV secolo, questo nuovo stato ingiustamente rinominato Serbia.
    Nella prima metà del XIX secolo, nella regione politica e autonoma chiamata Servi, nessun territorio albanese era presente nell’odierna Kosovo, Novi Pazar e Sandžak di Nis. Il coinvolgimento della maggior parte del sanxhaku di Nis nel nuovo stato politico serbo ha avuto luogo durante la crisi orientale del 1877/78, mentre il Kosovo oggi dopo la prima guerra mondiale.
    Queste aree, comprese le città medievali più famose come Artana, Nishi, Skopje, Prizren e il New Bazaar fino alla seconda metà del 19 ° secolo, erano conosciute dagli studiosi occidentali come territori di Illiria, Dardania o addirittura Myzias.
    Il pensiero che Artana (Novo Brdo) è stato serba centro culturale, solo di ciò che si trova nel territorio centrale della penisola illirica è contraria alla realtà storica del tempo e della propria storia Novo. Ciò contraddice la logica della comprensione delle circostanze storiche del tempo perché la città di Artana è stata costituita come una città che era fiorito molto prima del XIV-XV secolo, quindi è stato un importante centro economico del soggetto ininterrottamente dal la tarda antichità era al servizio di Costantinopoli e dopo la conquista ottomana divenne il servizio di questo impero. Come è noto dopo l’occupazione ottomana, tutte le miniere di Artana e di altre miniere della regione, insieme a tutte le proprietà, e la popolazione locale furono messe al servizio dell’Impero Ottomano. In questo periodo completamente non gestito, ma con gli obblighi di pagamento di una certa tassa annuale, solo alcuni villaggi remoti sono rimasti nelle montagne dell’Albania di oggi, che divideva al centro le terre albanesi.

    Come possiamo vedere in questo caso, abbiamo a che fare con l’incomprensione del nome che è emerso in diverse mappe medievali di Servia in Serbia. Molte di queste mappe con questo nome furono lavorate nel XIX secolo anche durante l’influenza di progetti pan-slavi e la storiografia slava.

    Da questi dati capiamo che i serbi dovrebbero cercare la formazione etnica parallela con l’inizio della falsificazione della storiografia balcanica sotto l’influenza del pansllavismo russo e della letteratura serba che inizia con il vocabolario di Vuk Karagjic nel XIX secolo.

    In conclusione possiamo dire che la storiografia mondiale, specialmente quella albanese, non dovrebbe sostenere il pensiero della formazione del Regno serbo e della Chiesa ortodossa serba nei secoli XIII e XIV quando è noto che il XIX secolo è considerato un secolo di formazione delle nazioni in Europa.
    Fig. 11. Mappa del 1844, per l’estensione degli albanesi sul lato settentrionale e occidentale della penisola, dove si nota che la regione della Serbia, che aveva ottenuto l’autonomia dall’impero ottomano, si estendeva a nord di Novi Pazar e Krusevac

  • Lach Wal
    31 Maggio 2019

    Chi erano i serbi? La testimonianza più convincente di chi fossero i serbi era Porfirogenet “SERBIA DI COSTANTINO VII. Porfirogenet-IT ”
    I serbi nella loro lingua madre erano chiamati prigionieri (δοολοι)., Quindi le loro scarpe erano chiamate serbi (σέρβυλα), mentre quelli con quelle scarpe povere erano chiamati serbulan ((τζερβουλιάνοι.) E tutti erano prigionieri del re di Bisanzio Roma.
    “Cosa sono i serbi”?! “A giudicare dalle fonti storiche conosciute finora, si può affermare che i serbi con discendenza” non sono slavi, in quanto non sono autoctoni nei Balcani, tanto meno in Kosovo. Sebbene il mondo sia ampiamente parlato dal mondo, in particolare la scienza non lo riconosce. “Per l’origine di un popolo, siano essi slavi, le scienze ancestrali della storia sono particolarmente importanti: archeologia e ceramica e filigramma, armi e sepoltura gli Illiri, la Paleogenesi Cirillica, gli Slavi, i Diplomatici (in particolare i documenti latini e greci, cronologia, seregoria, araldica, genealogia, bibliografia, archivismo, toponimia, filantropia, ecc. in genere, ecc.
    “I serbi hanno effettivamente origine turca. Provengono dalla tribù turca-Avar. ” Intorno al 7 ° secolo, quelli di molte altre tribù turche attraversarono il fiume Danubio e si stabilirono sul lato destro del distretto di Smederevo. Erano come tutte le tribù turche nomadi e cavalieri. Z. Rizaj sottolinea: “Né il nome serbo ha origine slava.” Poi aggiunge: “I serbi prima di stabilirsi nei Balcani erano mercenari al servizio dei governanti iraniani, e come mercenari vennero alla ribalta. Questo status di cavalieri cavalieri nel nuovo ambiente balcanico era garantito anche dagli imperatori bizantini. ”
    Ripetendo ogni volta (è necessario scrivere la stessa cosa) che la “nazione” serba è nata dopo le cosiddette rivolte serbe dei primi anni del XIX secolo e secondo loro: dopo la prima e la seconda rivolta serba e dopo l’attività diplomatica Knjaz Milos Obrenovic è stato formato principato di Serbia in una piccola zona più ampia rispetto turca Belgrado patriarcato. (Првим и Другим српским устанком, као и дипломатском активношћу кнеза Милоша Обреновића створена је Кнежевина Србија, на територији нешто широј од турског Београдског пашалука.)

    Secondo loro, le province “serbe” del sud erano ancora sotto il dominio dell’Impero ottomano.

    Sì, quali erano quelle province meridionali (a sud del pashalluk di Belgrado, fxh)? Ovviamente tutte le terre albanesi che custodivano i turku, che non volevano né osavano dire il mondo; Basta, queste terre sono albanesi! (Il nemico giurato della Turchia è sempre stata la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa è stata il suo più grande alleato. Le due istituzioni cristiane sono sempre state l’una contro l’altra. Gli albanesi erano per la maggior parte cattolici e consapevoli degli scontri di due chiese ortodosse con quella cattolica, Atene)

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