Colao e la sua equipe si preparano ad affossare il sistema dell’Industria italiana

di Luciano Lago

Come pubblicato da alcuni giornali e siti web in questi giorni è emerso quello che viene definito il “piano Shock di Colao”, il supermanager finanziario Vittorio Colao messo alla testa della task force dei consulenti del Governo Conte.
Non c’erano dubbi che il supemanager avrebbe tirato fuori dalla sua 24 ore ultra moderna un fantomatico piano economico per formattare il sistema economico italiano, uscito profondamente in coma per effetto della crisi del coronavirus.
Tanto meno si poteva dubitare che questo piano
si sarebbe manifestato come un programma ultra liberista concepito per lo smantellamento del sistema industriale italiano e la sua liquidazione a prezzi di saldo alle grandi multinazionali di Berlino e Parigi; un piano peraltro molto simile a quello delle privatizzazioni attuato da Romano Prodi e successori per favorire le grandi corporations finanzarie e industriali.
Allora, da quel programma concepito da Prodi, ne derivò una parziale deindustrializzazione dell’Italia che colpì in particolare alcuni goielli del patrimonio industriale a partecipazione pubblica (l’IRI) e che favorì le grandi corporations di Germania e Francia e che produsse enormi utili per gli organismi finanziari che furono i mediatori e consulenti del piano Prodi.

Prodi e De Benedetti
Prodi e De Benedetti


Non poteva mancare nel Piano Colao la svendita inclusa del patrimonio pubblico, mediante privatizzazioni e procedure d’asta pubblica aperta a tutti i player internazionali che fanno parte del solito giro dei potentati finanziari internazionali.
Questo piano ha la sua finalità nel finanziare, quelle che vengono indicate come le imprese innovative meritevoli di finanziamento, a giudizio del supermanager e della sua equipe di tecnici ben pagati dal Governo Conte. Tutto verrà lasciato alla discrezionalità politica, alle manie dirigiste che faranno leva sulle poche risorse che rimarranno disponibili e sugli appetiti delle consorterie clientelari che saranno beneficiate da questo piano di dismissioni.


Colao spiega che il suo piano è basato essenzialmente su incentivi fiscali per le imprese che svilupperanno programmi innovativi di ricerca e sviluppo, mirato all’accrescimento delle dimensioni delle imprese e alle fusioni tra di esse. Un requiem per il sistema delle piccole imprese che costituisce il vero tessuto produttivo dell’Italia. La regola è uniformarsi alle esigenze dei mercati internazionali, non importa se la globalizzazione come era stata concepita dai neoliberisti sta rapidamente uscendo di scena con i nuovi assetti economici mondiali. I neoliberisti come Colao sono rimasti alla vecchia scuola di Chicago (i Chicago Boys).

Tutta la pianificazione di Colao e soci è prevista per far ridurre il debito pubblico italiano e realizzare con le risorse ottenute un “fondo per lo sviluppo” garantito da partecipazioni statali, dalle riserve auree della Banca d’Italia gestito da Cdp, ma le cui quote saranno piazzate a investitori istituzionali e, forse, anche al retail.
I tecnici assicurano che i fondi finanziari ricavati verranno investiti nell’industria 4.0 e in industrie “innovative”.
Non potrà mancare una dettagliata riforma della legge fallimentare, vista la prospettiva di un enorme numero di fallimenti di piccole e medie imprese, sarà necessario snellire le procedure in modo che si possa procedere in tempi brevi alla cessione delle stesse, alla loro fusione o liquidazione. Sarà questa la riforma della burocrazia prevista a vantaggio delle banche che potranno recuperare più facilmente i debiti delle imprese fallite.

Crisi di Liquidità

Non potrebbe essere altrimenti vista la crisi di liquidità che investirà il sistema delle imprese e l’assenza di interventi statali a fondo perduto. Nessuna previsione quindi di tagli fiscali che sostengano proprio quelle PMI che il super manager di stato vuole liquidare per sostituire con imprese transnazionali che stabiliranno sicuramente la loro sede legale in Olanda o Lussemburgo per non pagare le tasse in Italia.
Facile prevedere quale sarà l’epilogo ella crisi con i piani di Conte, Colao e soci: una buona parte delle piccole e piccolissime imprese non riaprirà o chiuderà presto per mancanza di soldi o di convenienza a lavorare alle condizioni restrittive imposte. Ci saranno milioni di disoccupati in più che saranno in attesa di cassa integrazione o assistenza pubblica.
Il gettito fiscale affonderà, gli oneri sociali schizzeranno, nel 2021 vi sarà una spaventosa crisi finanziaria.
I disoccupati vedranno i capitali stranieri fare shopping delle migliori aziende italiane, aiutati dalle banche e dal governo, come già è ormai la prassi dei governi della sinistra globalista. Quelle aziende sono considerate decotte, non riformabili, mentre in altri paesi europei vengono considerare risorse da tutelare.

Questo avviene mentre in Italia sono considerati “risorse” i migranti che arrivano sulle nostre coste per i quali si destinano centinaia di milioni per l’assistenza e l’alloggio. Quelli si che sono le vere “risorse” per i personaggi come Zingaretti, Bonino, Franceschini, del Rio, con la ministra Bellanova che preparerà nuove sanatorie per regolarizzare e integrare le nuove “risorse”.
Fallimenti liberi e privatizzazioni a iosa sono le parole d’ordine dell’ultimo drappello di liberisti duri e puri nentre in Europa si procede alle nazionalizzazione e interventi a fondo perduto a favore delle imprese nazionali che vengono tutelate e favorite.

Sorge quindi la domanda d’obbligo: per quali interessi lavora la squadra di Colao e soci? La risposta si troverà molto prima di quanto si possa pensare.

11 Commenti

  • antonio
    31 Maggio 2020

    un altro lacchè di Francoforte, se ci vendiamo tutte le imprese economiche, come potremo poi ripagare i debiti, cacciate i Maramaldi, alla Prodi Ciampi Draghi Monti.
    i francesi i tedeschi e gli americani difendono con i denti i loro imprenditori, noi finanziamo quelli che sono scappati all’ estero, Fiat, Mediaset, Ferrero, Vaticano, Benetton, ecc

  • antonio
    31 Maggio 2020

    torneremo come nel ‘500, sotto il dominio di Francia, Germania e Spagna,

  • antonio
    31 Maggio 2020

    un grazie agli idioti economici, sull’ esempio del parmalattoio mortadella medium di Coltano

  • prowall
    1 Giugno 2020

    Purtroppo avevo previsto ed esposto pubblicamente una tale strategia già quattro/5 anni fa. Ciò che proprio mi sconcerta è il silenzio delle piccole imprese e delle PMI che fanno oltre il 95% di tutte le imprese italiane. E il silenzio trinariciuto di chi pensa di poter codecidere meglio nelle grandi imprese senza doversi sobbarcare i costi di una struttura amministrativa a servizio della rappresentanza democratica dei lavoratori nelle piccole imprese. Quando è disponibile che se nelle PMI contano poco, anche per responsabilità loro, nelle grandi conteranno nulla e nel giro di tre cinque anni verranno estromessi anche formalmente .

  • Teoclimeno
    1 Giugno 2020

    Sono ormai 28 anni che il panfilo Britannia sta veleggiando lungo le amate coste della penisola italiana, portando morte e distruzione. Ogni tanto cambia il nocchiero, che adesso è Vittorio Colao, un venduto agli ordini degli anglo-sionisti massonici della peggiore specie. Tutto come da programma e nel più assordante silenzio di tutti i politici. Non potrebbe essere diversamente, visto che sono tutti imbarcati sul panfilo a gozzovigliare e brindare sulla fine dell’Italia. Non c’è peggior disonore del tradire il proprio Paese.

    • atlas
      2 Giugno 2020

      che torni Il Re Borbone nelle Due Sicilie, chissenefrega dell’italia e della maggioranza degli itali ani

  • Skipper
    1 Giugno 2020

    Siamo in guerra e tanti non lo hanno capito

  • Faby
    1 Giugno 2020

    E meno male che la cabala crollava….

  • adalberto
    1 Giugno 2020

    Una delle cose più vergognose di questa triste vicenda e che il piccolo conte e i suoi lacchè (colao e Co) vengono stipendiati e pagati dal popolo italiano, ma dove si é visto ancora che un popolo paghi i suoi distruttori e carnefici, cose da matti, ma non si può dire, i matti stanno crepando dalle risate per la nostra imbecillità.

  • Stefano
    2 Giugno 2020

    Confindustria ( per quello che ha fatto fin’ora ) e tutte le associazioni di pmi dovrebbero commissariare il governo, dettare le leggi, farle approvare , tagliare la metà dei dipendenti pubblici, stampare moneta, sganciarsi dall’euro, fare accordi bilaterali con ciascun Paese che ci interessa commercialmente, Ma è pieno di traditori, di ipocriti, di “tanto a me non tocca” “sto in una una grande azienda”, sono troppi, sono tanti, imbucati e compatti a mangiare alla “mangiatoia” e pensano tutto il giorno a procedure, tecnicismi, come restare arroccati e mangiare ancora di più .

  • Puppanelo
    2 Giugno 2020

    A me sinceramente fa veramente ridere il culo…
    Chi come lui, che nonostante paventi tanta spavalderia con soldi che gli parano il culo da bill Gates, Soros e soci…
    Sono solo dei perdenti e basta..
    Meritano solo di esplodere nel loro mondo di merda

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