"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Class Action popolare contro le agenzie di rating

La più grande azione legale collettiva della storia, per contrapporre direttamente il popolo italiano alle oligarchie finanziarie di cui Standard & Poor’s è massima espressione

di Alberto Micalizzi.

Sono trascorsi quasi due mesi dal deposito delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Trani contro Standard & Poor’s accusata di manipolazione di mercato, ed il silenzio del Ministero dell’Economia sui danni erariali acclarati sta diventando assordante (Padoan Indugia..).

Il silenzio complice del Tesoro

A pagina 257 delle motivazioni i Giudici hanno sancito che “Procedendo ad una disamina più approfondita del profilo di falsità oggetto di specifica contestazione nel capo di imputazione …. Il fatto nella sua materialità è acclarato” (sottolineatura del Tribunale) e che “Occorre perciò valutarne la rilevanza e la idoneità ad integrare la condotta materiale del reato di manipolazione di mercato..:”

Scendendo nel dettaglio del danno causato al Paese, il Tribunale cita il Bollettino economico di Banca d’Italia n. 67 del Gennaio 2012 che “ha evidenziato come le tensioni sul debito sovrano dell’area dell’euro si fossero aggravate risentendo non solo del deterioramento del quadro macroeconomico, ma dei ripetuti declassamenti dei titoli sovrani e delle banche di alcuni Paesi europei da parte di talune agenzie di rating”.
Tutto ciò porta il Tribunale alla conclusione che “Il Tribunale ritiene, comunque, di svolgere alcune brevi considerazioni al solo fine di evidenziare che resta confermato il “sospetto” che tutti gli interventi di S&P’s nei confronti dell’Italia – dal taglio dell’outlook del 21 maggio 2011 al doppio declassamento del 13 gennaio 2012 – siano stati connotati da sicuro pregiudizio nei confronti dell’Italia, come riferito da esponenti qualificati del Tesoro e della Consob nel corso del dibattimento….”.

Su questa chiara responsabilità di Standard&Poor’s nell’aver cagionato danni ingenti all’Erario si è pronunciata anche la Corte dei Conti, che nelle parole del Sole24ore ha riportato “Un danno che intanto è stato in qualche modo quantificato: ben 120 miliardi di euro, il costo delle due manovre “salva Italia” dell’estate e dell’autunno del 2011.” Citazione tratta dalle parole dell’allora procuratore generale del Lazio della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis.

Un silenzio assordante, quello di Padoan, che del resto è rivelatore di quegli “intrecci tra azionisti, manager, analisti, dirigenti del Tesoro, banche di affari e Agenzie di rating, che l’istruttoria dibattimentale ha fatto emergere”, per utilizzare le parole dei Giudici di Trani (vedi mio articolo: Conflitti, reticenza e danni all’Italia..)

Ebbene, noi non resteremo a guardare!

Su iniziativa dell’associazione IASSEM e con il supporto di una larga alleanza politica alla quale IASSEM ha aderito (e che presto sarà presentata al pubblico) abbiamo deciso di lanciare la più grande class-action popolare della storia, che contrapponga direttamente il popolo italiano a quelle oligarchie finanziarie di cui Standard&Poor’s è massima espressione.

Il popolo, le famiglie, le aziende italiane che contraccano da sole, senza i servitori della politica, senza paura, con la forza che deriva dal diritto e dalla volontà inossidabile di non retrocedere mai più di un millimetro.

Affinché una tale azione possa essere intrapresa occorre anzitutto evidenziare i soggetti promotori che hanno titolo all’azione. Difatti, come specificato nella Finanziaria del 2008 che ha introdotto questo strumento, hanno titolo ad esercitare una class action tutti coloro, cittadini o associazioni riconducibili nella definizione di “consumatori, investitori e altri soggetti portatori di interessi collettivi legittimati“. Pertanto, si tratta di un tipo di tutela giuridica riservata ai consumatori privati.

In secondo luogo, occorre che i promotori/aderenti identifichino il danno e chiariscano quindi la richiesta di risarcimento, in modo tale da inviare un atto di citazione alla Standard&Poor’s con notifica dell’atto anche al Pubblico Ministero del tribunale competente che dovrà verificare la fondatezza della richiesta di risarcimento.

Il danno per i risparmiatori

Sono ancora le motivazioni dei Giudici di Trani a creare lo spazio affinché la popolazione, nell’immobilismo del Tesoro, eserciti un’azione diretta di risarcimento. Difatti, nelle parole dei Giudici leggiamo che “Riguardo alle ripercussioni a livello sistemico, è appena il caso di anticipare che l’informazione sul settore finanziario non corrispondente alla situazione reale, considerate le molte e rilevantissime funzioni del settore, ha certamente accresciuto la percezione di rischio da parte del mercato, determinando un aumento della volatilità e dello spread”.

Ed ancora più esplicitamente il Tribunale afferma: “Le banche partecipano al mercato borsistico e, quindi, quella affermazione falsa (“high”) si riflette negativamente sul mercato determinandone una alterazione.”

Ed ecco il passaggio chiave: “Va considerato, infatti, che un aumento del rischio sovrano si ripercuote negativamente sul costo e sulla disponibilità di finanziamenti alle banche attraverso molteplici canali, come risulta documentato dai rapporti di Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria e, nello specifico per quanto attiene ai fatti in esame, nel rapporto n.2 del novembre 2011….Come rilevato nel documento “in primo luogo, una caduta dei prezzi dei titoli pubblici provoca perdite sul portafoglio finanziario degli intermediari, indebolendone i bilanci e aumentandone la rischiosità….con un’incidenza negativa sul capitale delle banche….Un secondo canale di trasmissione è rappresentato dalla perdita di valore dei titoli pubblici utilizzati come collaterale per la raccolta bancaria all’ingrosso o presso la banca centrale…”

Ecco, dunque, servitaci su un piatto d’argento l’argomentazione chiave per identificare il danno: il costo e la disponibilità dei finanziamenti sono stati alterati a causa delle azioni intraprese dalla società di rating!

Ad esempio, le famiglie che nel periodo 2011-2012 avevano mutui a tasso variabile hanno sperimentato un aumento della rata di interesse; oppure le imprese che erano indebitate attraverso scoperti di cassa o altri operazione di medio-lungo termine hanno visto innalzarsi il costo della raccolta a causa dell’incremento del tasso interbancario e dello spread.

C’è tutta ed è solida, dunque, la base di partenza per il calcolo del danno che una larga parte dei cittadini e delle imprese italiane hanno subito sulla propria pelle a causa delle notizie false diffuse dalla Standard&Poor’s nel periodo 2011-2012. In conseguenza di questo, procederemo a breve ad una stima del danno, che sarà certamente espresso nell’ordine di miliardi di Euro, ed attiveremo l’intera procedura legale nonché il comitato organizzativo per la raccolta delle adesioni da parte degli aventi diritto (tornerò presto con tutte le indicazioni operative).

Il risarcimento sarà ripartito su ciascun aderente, e con esso sarà condiviso l’onore di aver preso parte al primo grande attacco concreto condotto ai danni delle oligarchie finanziarie, per recuperare il maltolto, per smascherare la menzogna del debito pubblico ed inaugurare una stagione di lotta contro ogni forma manipolazione di mercato.

Un onore, questo, di cui gli italiani, in tante epoche della storia, hanno saputo ricoprirsi.

Noi non ci fermeremo!

Fonte: Alberto Micalizi

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  1. Stefano 2 settimane fa

    Iniziativa encomiabile e da sottoscrivere senza se e ma. Tuttavia ci sono altre due cose da fare oltre che denunciare l’attività di queste società di rating, arbitrariamente e subdolamente erettesi a giudici delle economie degli stati: porre la finanza e l’economia là dove dovrebbero essere sempre state.
    Ovvero ultime tra le cosiddette materie d’interesse sociale. Esse non producono nulla e i loro santoni stanno sugli scranni a giudicare la azioni di chi lavora e produce.
    Infine le grandi banche internazionali vanno poste fuori legge e con esse le grandi multinazionali, che altro non sono che cartelli intesi all’impedimento della libera imprenditoria dei cittadini.

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  2. Stefano Radi 2 settimane fa

    Iniziativa meritoria da sottoscrivere prontamente. A proseguire le agenzia di rating fattesi arbitrario giudice delle economie nazionali, vanno poste al bando per legge. Infine l’economia e la finanza debbono ritornare ad essere ciò che erano: argomenti di servizio. La prima funzionale a considerazioni consuntive, la seconda da abolire, perché ricettacolo di speculatori, ovvero di cialtroni venali ed ignobili.
    Infine le grandi banche internazionali e le aziende multinazionali vanno nazionalizzate in ogni Paese ove abbiano filiali.

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  3. Alessandro 2 settimane fa

    Come si fa ad aderire?

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  4. Walter 2 settimane fa

    In bocca al lupo. Personalmente, non sono affatto ottimista. Questo rischia di diventare un boomerang e a prenderlo in testa quando tornerà indietro potrebbe essere Scope Ratings, la prima agenzia di rating europea. Non mi fa piacere dirlo, sputatemi pure contro, ma gli americani sanno pararsi bene il culo; sono disonesti e marci fino all’osso ma quando si tratta di cavilli legali ci surclassano alla grande. Mi auguro di sbagliarmi. Ci spero ma non ci credo.

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    1. Salvatore Penzone 2 settimane fa

      Si, tutto quello che vuoi, ma questa è un occasione che non possiamo lasciarci sfuggire!

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      1. Walter 2 settimane fa

        Quale occasione? Non caveremo un ragno dal buco. Dovevamo stare più attenti PRIMA, invece di fidarci delle agenzie di rating americane. E dovremmo stare più attenti ORA a non farci inculare anche dai cinesi, perché l’agenzia di rating di riferimento per l’Europa sarà (per non dire che è già) la cinese Dagong Europe. La Scope Ratings sarà sepolta sotto una montagna di figure di merda, dopo che la maggior parte delle Banche italiane saranno fallite. E non solo le Banche. La Bridgewater, il più grande fondo di investimenti nel mondo ha scommesso circa 1,4 miliardi di dollari contro l’Italia, di cui 300 milioni contro Enel e circa altrettanti contro Eni. Traete voi le conclusioni.

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