Cento anni fa il genocidio degli osseti del Sud. Niente e nessuno sarà dimenticato.

Di Eliseo Bertolasi

Nella data odierna, “20 giugno”, ricorre il tragico anniversario del genocidio degli osseti del Sud.
In occasione di questa ricorrenza il Ministero degli Esteri dell’Ossezia del Sud ( http://www.mfa-rso.su/node/3201 ) ha pubblicato un appello:
«Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Ossezia del Sud invita i governi degli Stati stranieri a considerare una data tragica per il popolo dell’Ossezia: il centenario del genocidio osseto commesso dal governo georgiano nel 1918-1920.

Il 20 giugno 2020, ogni famiglia in Ossezia commemorerà questa triste data in ricordo della popolazione pacifica dell’Ossezia del Sud, parenti e amici morti per mano dei militari georgiani.


Sono trascorsi molti anni da allora, ma il dolore della sofferenza non viene meno anche nei nostri giorni. I crimini sanguinosi commessi nel 1920 non hanno un termine e non possono essere dimenticati, così come non può esserci perdono per questi crimini contro l’umanità»…

Cenni storici
Gli osseti (compresi tra l’Ossezia del Nord e l’Ossezia del Sud) possono vantare una ricca tradizione culturale che risale alle loro più lontane origini indoeuropee. Ancora oggi la lingua osseta si caratterizza per costrutti e termini d’origine iranica e viene ritenuta dai linguisti come una delle più antiche lingue viventi.
Gli odierni osseti vengono fatti risalire agli alani, identificati come la più potente tribù proveniente da antiche popolazioni di origine scitico-sarmatica. Gli alani, infatti, sono essenzialmente considerati i discendenti degli sciti e dei successivi sarmati.
Alle origini antichissime degli osseti, è seguita una storia molto travagliata, che li ha visti spesso sottoposti a dominazioni straniere. Fu proprio per assicurarsi una stabile protezione dagli aggressivi popoli confinanti, nonostante il loro lontano passato di potenza regionale, che fin dalla metà del XVIII secolo gli osseti manifestarono, per via diplomatica, il desiderio di unirsi alla Russia. L’Ossezia divenne parte dell’Impero russo nel 1774, dopo la conclusione del trattato di pace di Kuchuk-Kainardzhi tra Russia e Turchia, che rimosse gli ostacoli per formalizzare l’affiliazione, su base volontaria, dell’Ossezia all’interno dell’Impero russo.
A seguito della caduta dell’Impero zarista, nel 1918, i territori dell’Ossezia del Sud vennero a far parte dell’effimera Repubblica Menscevica di Georgia, mentre quelli del Nord andarono a costituire una parte della Repubblica Sovietica del Terek.
Per la prima volta, il popolo osseto tante volte perseguitato e costretto a trovare rifugio tra le alte valli caucasiche, veniva diviso amministrativamente con la creazione di una frattura tuttora permanente. Quel confine, che la stessa aspra conformazione geografica del territorio sul quale vivevano da secoli non era riuscita a imporre, veniva in quel momento introdotto con la politica.
La ribellione degli osseti del sud, sfociata l’8 giugno del 1920 sotto la guida dei bolscevichi nella proclamazione della Repubblica Sovietica dell’Ossezia del Sud, portò a feroci combattimenti e a violente repressioni da parte dell’esercito volontario georgiano del generale bianco Anton Denikin.
Dopo la repressione nel sangue delle rivolte nel dicembre del 1919 e nel giugno del 1920, gli osseti accusarono i georgiani di perseguire una strategia di “genocidio nazionale”. Da parte georgiana, invece, questi episodi furono interpretati come i primi tentativi, da parte osseta di impadronirsi del territorio georgiano. Ancora oggi la memoria di questi conflitti è strumentalizzata dai mass media georgiani per alimentare stereotipi nazionalisti verso gli osseti e per accusare gli stessi, di essere una lunga mano degli interessi russi.
Verso la fine della guerra civile, nel gennaio 1921, con il nome di “regione di Vladikavkaz”, l’Ossezia del Nord fu inclusa nella “Repubblica Socialista Sovietica Autonoma delle Montagne” (Gorskaja ASSR). Il 7 luglio 1924 essa divenne una “Regione Autonoma” della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa  e nel dicembre 1936 fu elevata al rango di “Repubblica Autonoma”, sempre nell’ambito della RSFSR. L’Ossezia del Sud, invece, il 20 aprile 1922, subito dopo l’arrivo e l’annessione della Georgia da parte dell’Armata Rossa veniva riorganizzata come “Regione Autonoma” nella Repubblica Socialista Sovietica di Georgia. Col crollo dell’URSS l’Ossezia del Sud continuò a far parte della Georgia.


Tuttavia già verso la fine degli anni ‘90 questo conflitto sopito ma mai risolto si riaccese. Fin dal 1989 si verificarono scontri etnici tra osseti del sud e georgiani, a seguito dell’accelerazione del processo di “georgianizzazione” dello stato georgiano promossa dal leader nazionalista georgiano Zviad Gamsakhurdia, mediante l’applicazione del programma linguistico di stato, che bandiva l’uso ufficiale della lingua osseta nell’amministrazione e nelle scuole della Regione Autonoma.
All’inizio di settembre del 1990, l’Ossezia del Sud dichiarava la propria sovranità rispetto alla Georgia, dopo che questa, a sua volta, aveva dichiarato la propria rispetto all’URSS. Come risposta l’11 settembre il Soviet Supremo georgiano, non solo annullava la proclamazione d’indipendenza osseta, ma nel dicembre stabiliva addirittura l’abolizione dello status di Regione Autonoma per l’Ossezia del Sud.
Sul finire dell’anno la situazione degenerò in un vero e proprio conflitto armato, al punto di dover proclamare lo stato d’emergenza. L’ordine venne ristabilito dall’intervento, mal visto dai georgiani, delle truppe del Ministero degli Interni russo.

Ministro degli Estri Osezia del sud

Con queste premesse e con uno status politico sempre in sospeso si capisce quindi l’entusiasmo della popolazione dell’Ossezia del Sud quando il 26 agosto del 2008 l’allora presidente russo Dmitrij Medvedev firmò il decreto per il riconoscimento della Repubblica dell’Ossezia del Sud. La risoluzione russa fu la risposta all’attacco georgiano contro l’Ossezia del Sud del 7 e 8 agosto 2008. L’attacco georgiano fu neutralizzato solo dopo qualche giorno, quando Mosca davanti all’immane nuova carneficina di civili osseti rispose con un fulmineo e risolutivo intervento militare. Le truppe georgiane furono sbaragliate e rispedite indietro fino alla capitale Tbilisi.

Il genocidio
Tornando al genocidio, come riportato dal documento pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri dell’Ossezia del Sud:
«L’offensiva generale dei georgiani sull’Ossezia iniziò il 12 giugno 1920. Entro il 20 giugno, la leadership politica dell’Ossezia fu distrutta. La mattina presto dello stesso giorno, i punitori georgiani fucilarono 13 “comunardi” – semplici residenti di Tskhinval, la capitale dell’Ossezia del Sud, la cui colpa era solo quella d’essere osseti. Con la conquista di Tskhinval iniziò il completo sterminio della pacifica popolazione osseta.
La sanguinosa operazione punitiva dell’esercito regolare georgiano portò alla morte di migliaia di civili – sia per mano dei militari georgiani, sia per fame, freddo e malattie quando attraversarono i passi del Grande Caucaso a nord dell’Ossezia. Circa 50 mila persone persero la casa e le loro proprietà, per salvarsi la vita furono costretti ad abbandonare l’Ossezia del Sud.
Centinaia di villaggi furono completamente bruciati, oltre 5 mila le persone che vennero uccise. Le truppe georgiane bruciarono quasi tutti i villaggi osseti da Tskhinval al villaggio settentrionale di Ruk, massacrarono la popolazione, senza risparmiare né bambini, né donne, né anziani»…

«Il computo accurato delle vittime del genocidio del 1920 si è rivelato difficile per tutta una serie di ragioni. La portata del genocidio è evidenziata dai materiali documentali di una commissione speciale nella quale vi lavorarono pure rappresentanti georgiani. In totale, vennero uccise 5.279 persone, tra cui 1.375 donne, 1.844 bambini, in altri termini un morto su tre era un bambino! In totale, il 20% della popolazione osseta dell’Ossezia del Sud fu sterminata!»..

«Nonostante i cambiamenti cardinali avvenuti nel 1921 con l’istituzione del potere bolscevico, la società georgiana continuò a difendere rigidamente i suoi orientamenti socio-politici. Con l’istituzione del potere sovietico in Georgia, il genocidio osseto non solo non fu condannato, ma neanche riconosciuto dal nuovo governo comunista georgiano per la sua intera esistenza»…

Nel documento si legge inoltre:
«Riteniamo necessario affermare che negli ultimi 100 anni la leadership georgiana, con i rispettivi governi che di volta in volta si sono succeduti, non solo non ha fermato la politica di “genocidio culturale” in relazione all’Ossezia del Sud e agli osseti della Georgia, ma ha usato tre volte la forza militare per raggiungere i suoi obiettivi. L’ impunità genera sempre nuovi crimini!
Questi atti sono pienamente conformi agli articoli e alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul “non impiego di scadenze in relazione ai crimini di guerra e ai crimini contro l’umanità”, adottata il 26 novembre 1968.
Il genocidio osseto commesso cento anni fa e le sue successive reiterazioni possono essere qualificate come crimini contro l’umanità. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, nella risoluzione 96 (I) dell’11 dicembre 1946, ha dichiarato che il genocidio è un crimine che viola il diritto internazionale ed è contrario allo spirito e ai propositi delle Nazioni Unite, un atto condannato da tutto il mondo civile.
L’articolo III della Convenzione delle Nazioni Unite del 9 dicembre 1948 “Sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio” ha definito punibili i seguenti atti: “genocidio; cospirazione per commettere genocidio; istigazione diretta e pubblica a commettere genocidio; tentato genocidio; complicità nel genocidio”.
Afferma inoltre che “le persone che commettano un genocidio, o uno qualsiasi degli altri atti elencati nell’Articolo III sono punibili, indipendentemente dal fatto che siano governanti costituzionalmente responsabili, persone pubbliche o private”.
Sulla base di queste ed altre disposizioni del diritto internazionale, il 20 settembre 1990, un organo legittimo dell’Ossezia del Sud, il Consiglio dei Deputati del Popolo, ha qualificato gli eventi del 1920 come genocidio del popolo osseto, adottando un decreto speciale dove si diceva:
• Riconoscere gli eventi del 1918-1920 come lotta di liberazione nazionale del popolo dell’Ossezia del Sud.
• Riconoscere le azioni della leadership della Georgia “democratica” contro il popolo osseto nel 1920 come genocidio.

Rapp.te diplomatico in Italia dell’Ossezia del Sud, Mauro Murgia

Tenendo conto del significato particolare che le vittime del genocidio del 1920 rivestono per la memoria storica del popolo osseto, il presidente della Repubblica dell’Ossezia del Sud Anatolij Bibilov ha firmato un decreto sull’istituzione del “Giorno della memoria” per le vittime del genocidio osseto, da celebrarsi ogni anno il 20 giugno. In tal giorno, eventi commemorativi dedicati alla Giornata della memoria delle vittime del genocidio si tengono in tutto il paese, come pure nelle ambasciate e nelle rappresentanze dell’Ossezia del Sud all’estero»…

«Il riconoscimento da parte della Federazione Russa dell’indipendenza dello stato della Repubblica dell’Ossezia del Sud nell’agosto 2008 ha eliminato le aspirazioni di conquista e le ricadute aggressive da parte della Georgia, ha ripristinato la giustizia storica, ha inoltre permesso di ricreare lo stato degli Alani nel Caucaso e reso irreversibili i processi di costruzione dello Stato.
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Ossezia del Sud a nome del popolo e del governo del suo paese è autorizzato a rivolgersi con un appello a:
• Nazioni Unite,
• Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa,
• Consiglio d’Europa,
• Parlamento europeo,
• ai parlamentari e ai governi degli stati del mondo,
• alla comunità internazionale,
per “Condannare e chiamare alla responsabilità del diritto internazionale l’attuale governo della Georgia in qualità di erede legale del governo georgiano del 1918-1920, che commise un genocidio contro la pacifica popolazione osseta nell’Ossezia del Sud”».

Ossetia del Sud Parata militare

L’Italia è vicina
Il dottor Mauro Murgia rappresentante diplomatico dell’Ossezia del Sud in Italia ha dichiarato: «È importante parlare di questo genocidio del quale nessuno ne parla. È arrivato il momento di farlo conoscere anche in Europa e di presentarlo alla Corte Internazionale dell’Aja affinché questo crimine contro l’umanità venga riconosciuto e condannato. Ho ricevuto il mandato da parte del ministro degli Esteri dell’Ossezia del Sud Dmitrij Medoev per organizzare azioni di sensibilizzazione. Di fatto, oggi 20 città italiane da Milano, alla Sicilia, fino alla Sardegna ricordano questo genocidio».

Fonte: http://www.mfa-rso.su/node/3201
Traduzione dei testi russi di Eliseo Bertolasi

1 commento

  • Teoclimeno
    20 Giugno 2020

    Crimini contro l’umanità ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, perché questa è la natura umana. Così come non vanno dimenticati i crimini del passato, a maggior ragione non dobbiamo dimenticare i crimini del presente. Come lo sterminio tuttora in corso del popolo palestinese, e quello dei fanciulli italiani. Un vero e proprio sterminio degli innocenti, ancora poco avvertito dalla popolazione televisiva, perché viene mascherato da copertura vaccinale. Così pure anche il genocidio dovuto alle invasioni barbariche negroidi, che viene contrabbandato da politici e una Chiesa criminale come una necessità umanitaria.

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