Censurare anche i morti: i social Media al Servizio dell’Impero USA

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Al sistema di potere imperiale anglo USA Sionista anche i morti fanno paura.

di Luciano Lago

Era ormai cosa risaputa che i social media di marca USA sono strumenti della manipolazione e del controllo della elite di potere USA ma questo controllo e questa manipolazione stanno diventando ogni giorno più sfacciati, con buona pace della pretesa “democrazia occidentale” di cui i fautori dell’atlantismo si riempiono la bocca ad ogni piè sospinto per giustificare le aggressioni di Washington ed il saccheggio delle risorse dei popoli sottomessi.
I social network Instagram e Facebook hanno proceduto all’eliminazione di tutte le pubblicazioni che mostrano il supporto per il generale iraniano Soleimani che è stato ucciso dagli Stati Uniti a Baghdad il 3 gennaio per ordine diretto di Donald Trump e che da molti è oggi considerato un eroe ed un patriota.
Questa misura è stata adottata per conformarsi alle sanzioni statunitensi, ha detto un portavoce di Facebook alla CNN. In particolare, è vietato mantenere pubblicazioni sulle loro piattaforme digitali che supportano o cercano di promuovere le azioni delle persone sanzionate dal Paese nordamericano.
Queste misure sono state notate in particolare nel contesto dell’assassinio perpetrato da Washington , poiché una delle conseguenze è stata l’ondata di pubblicazioni che rendevano omaggio al defunto generale iraniano. In effetti, Facebook e Instagram bloccano anche gli account delle persone sanzionate.
Non bastavano le censure attuate dai social media sui contenuti critici e l’oscuramento delle pagine dei media siriani, iraniani, libanesi e venezolani. Tutto fa parte della guerra ibrida di cui sono parte anche Twitter, Facebook e Instagram (anche You tube e Google si associano) che procedono a sospendere gli account e censurano i contenuti che contrastano la narrativa pro-guerra di Washington.

Censura su notizie scomode per l’Impero


Risulta che l’amministrazione di Washington ha intensificato la sua guerra informativa contro la Siria, l’Iran il Venezuela e il Libano degli Hezbollah, tanto da aver arruolato piattaforme di social media come suoi strumenti per la manipolazione ed il cambio di regime in questi paesi.

Nel caso del generale iraniano fatto assassinare da Trump e da Israele, l’account personale dello stesso generale , Qasem Soleimani, è stato bloccato su Instagram dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, guidato dall’alto comando iraniano, come organizzazione terroristica. Tuttavia, Instagram e Facebook non sono gli unici social network che arrivano a queste misure.
Twitter ha bloccato l’account del servizio stampa del presidente siriano Bashar al-Assad, dopo che i tweet sono stati pubblicati sulla visita del suo omologo russo Vladimir Putin a Damasco.
Teheran non ha tenuto gli occhi chiusi su quanto accaduto e ha chiesto ai suoi cittadini di raccogliere prove che le loro pubblicazioni sono state rimosse per intraprendere azioni legali contro questi social network. Da parte sua, il portavoce del governo iraniano Ali Rabiei ha definito le azioni di Instagram e Facebook “non democratiche” ma sarebbe stato opportuno definirle per quello che sono, infami.

Vignetta sui mandanti dell’ISIS


“Con un’azione non democratica, il noto social media Instagram ha bloccato la voce di una nazione innocente che protestava contro l’omicidio del generale Soleimani, mentre i veri terroristi continuano a parlare con la loro voce aperta”, ha detto il politico.
Allo stesso tempo, l’Associazione dei giornalisti iraniani ha denunciato l’eliminazione dei conti di vari media statali persiani e la censura di 15 giornalisti . Tuttavia, l’Iran non è stato l’unico posto in cui le azioni di Instagram e Facebook hanno causato disagio.
Così si è manifestata anche la voce di protesta di alcuni giornalisti indipendenti come il giornalista americano Ben Norton, il quale ha commentato nel suo post su Twitter che le grandi compagnie tecnologiche sono ” gli strumenti utilizzati dagli Stati Uniti per creare uno stato di controllo di polizia”.
Niente di cui meravigliarsi, da che mondo è mondo i sistemi totalitari cercano di soffocare il dissenso da quello che deve essere considerato il “Pensiero Unico” propugnato dalle centrali di potere ed il sistema liberista di stampo occidentale e pro-USA, non fa eccezione, si distingue soltanto da altri sistemi meno evoluto, dato che opera con mezzi tecnologicamente più sofisticati ma la sostanza è la stessa.

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