Celebrato in Polonia l’80° anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. La Russia – grande assente


di Eliseo Bertolasi

Era il 1° settembre 1939 quando la Germania nazista invadendo la Polonia diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale.
Ieri, 1° settembre, Varsavia ha celebrato l’80° anniversario di tale ricorrenza con una cerimonia volutamente pianificata in maniera incompleta.

All’evento, infatti, come prevedibile sono stati invitati i paesi dell’UE, tra cui Germania, la NATO e i paesi del partenariato orientale: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina), ma, di proposito, non è stata invitata la Federazione Russa (i rappresentanti di Armenia e Bielorussia non sono venuti, motivando il rifiuto, dal fatto che “i loro nonni combatterono nell’esercito sovietico contro il nazismo, la vittoria fu comune, quindi anche la patria era comune”).
Una mancanza non da poco, da parte della Polonia, che ha più il sapore di una rivalsa contro la Russia dettata dal nuovo corso atlantista del paese, piuttosto che da reali basi storiche.
Immediata, il giorno stesso, la reazione della portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova che ha rimproverato di “stupidità” le autorità polacche, osservando che, era da molto che Varsavia ufficialmente non si poneva in una simile situazione.
Tale decisione presa da Varsavia nel marzo di quest’anno è stata ufficialmente motivata in base alla “violazione” da parte di Mosca nel 1939, del diritto internazionale quando in seguito all’attacco tedesco una parte del territorio della Polonia andò alla Germania e l’altra parte all’Unione Sovietica. Nondimeno la Germania, compartecipe agli eventi del 1939, è stata invitata alla commemorazione.
Il servizio stampa dell’amministrazione del presidente polacco osservava: “Questi eventi drammatici saranno celebrati dalla Polonia insieme ai paesi con cui oggi strettamente collaboriamo in nome della pace, sulla base dei principi di osservanza del diritto internazionale. Questi includono paesi membri della NATO, dell’UE e del partenariato orientale”.


Mosca, davanti a tale gesto, non poteva non manifestare il suo rammarico: il primo vicepresidente del Comitato per gli Affari Esteri del Consiglio della Federazione Vladimir Dzhabarov definendo tale scelta “una manifestazione di completa ingratitudine politica”; ha sottolineato (in riferimento ai polacchi ndr.) che “devono solo ricordare grazie a chi la guerra è finita e grazie a quale paese hanno guadagnato la loro libertà e indipendenza”.
Secondo Dmitrij Peskov, segretario stampa del presidente russo, qualsiasi evento commemorativo in qualsiasi paese dedicato all’anniversario della Grande Guerra Patriottica e della Seconda Guerra Mondiale non può essere considerato completo senza la partecipazione della Federazione Russa.
Vitalij Milonov, un deputato della Duma di Stato della Federazione Russa, come riferito su Baltnews, ha messo in evidenza l’ambiguità della scelta polacca: “La coalizione hitleriana, la maggior parte delle quale ha formato poi l’amichevole blocco della NATO, attaccò la Polonia – loro sono stati invitati. E la Russia, che liberò la Polonia dai suoi “alleati” dell’Unione Europea, i quali chissà perché li fecero a pezzi e li buttarono nei campi di sterminio, in qualche modo viola il diritto internazionale”.

In disaccordo con le autorità polacche per non aver invitato il presidente russo Vladimi Putin alle celebrazioni dell’80° anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, anche lo stesso Lech Walesa, primo presidente della Polonia, che in un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita ha criticato tale scelta: “Se ci sono disaccordi, allora dovrebbero essere discussi, non evitati. Non invitando la Russia, aggraveremo solo le nostre già cattive relazioni”. La Polonia, ha continuato Walesa: “è stata attaccata da due parti, una delle quali è stata invitata – l’altra no”.

Il 18 marzo di quest’anno, “i patrioti e i cristiani” polacchi hanno addirittura pubblicato una petizione sul sito web della Casa Bianca chiedendo al presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aiutare Varsavia ad ottenere “riparazioni” da Mosca e da Berlino per gli effetti della Seconda Guerra Mondiale. Secondo i promotori della petizione, la Polonia fu “letteralmente distrutta e soggiogata durante la guerra e dopo la sua occupazione”.

Tuttavia, come riportato da RIA Novosti, il 26 luglio di quest’anno, alla radio polacca, Blazhej Spychalski, segretario dell’ufficio stampa del presidente polacco, ha annunciato l’invito al presidente russo Vladimir Putin a partecipare agli venti commemorativi in ​​occasione del 75° anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz che si terranno all’inizio del 2020: “Alla manifestazione che avrà luogo al Museo di Auschwitz all’inizio del prossimo anno verrà invitato il Presidente Putin, visto che la liberazione di quel lager da parte delle truppe sovietiche è un fatto storico indiscutibile. Qui da parte nostra c’è il desiderio di collaborare”.
I nazisti nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau sterminarono oltre 1 milione di ebrei, decine di migliaia di intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Secondo varie fonti, da 1,5 milioni a 2 milioni di persone vi trovarono la morte.
L’Armata Rossa liberò il complesso del campo di concentramento il 27 gennaio 1945. Nella battaglia per la presa del campo, furono uccisi più di 200 soldati sovietici.

I russi dell’Armata Rossa liberano prigionieri ad Auschwitz

Da parte delle autorità polacche è palese la volontà di negare il fatto che fu l’URSS a liberare la Polonia dall’oppressione nazista e che l’Armata Rossa subì enormi perdite nella lotta contro gli invasori tedeschi.
Questa revisione storica non solo adombra il giusto riconoscimento da tributare all’Armata Rossa, ma anche le azioni e i sacrifici dei soldati polacchi della Prima armata polacca, nota anche come Esercito di Berling (Pierwsza Armia Wojska Polskiego; abbreviazione: 1° AWP) creata in URSS nel ‘43 che con l’Armata Rossa lottò per la liberare la Polonia (si rimanda al libro di Czeslaw Grzelak, Henryk Stanczyk e Stefan Zwolinski, “Armia Berlinga i Zymierskiego”).

La Polonia persegue la sua politica di revisionismo storico riguardante le gesta dei soldati dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale anche mediante una metodica opera di rimozione dei monumenti sovietici sparsi nel paese. Un perdita continua: oltre 420 monumenti negli ultimi anni. Come riferito dall’ambasciatore russo in Polonia Sergej Andreev in un’intervista a Izvestia: “Le autorità polacche ignorano con aria di sfida le proteste della parte russa e non nascondono il calcolo che, una volta completata la demolizione dei monumenti, la questione verrà chiusa e l’argomento gradualmente verrà azzerato”.
È ovvio che mentre i monumenti ai caduti dell’Armata Rossa vengono distrutti, di pari passo anche il contributo dell’URSS alla liberazione della Polonia viene deliberatamente cancellato dalla memoria storica del popolo polacco.
Allo stesso tempo, però, Varsavia preferisce mettere a tacere i fatti legati alla partecipazione di collaboratori polacchi al genocidio degli ebrei durante la guerra. Se è vero che molti cittadini polacchi rischiarono la vita per salvare gli ebrei dalla deportazione, nondimeno, non mancano i documenti che testimoniano la complicità di altri polacchi con le autorità naziste nel piano di sterminio degli ebrei. 

Commento dello storico russo
Mikhail Myagkov, direttore scientifico della Russian Military-Historical Society  (RVIO: Rosijskoe Voenno-Istoriceskoe Obshestvo) in un’intervista a RIA Novosti, ha evidenziato i doppi standard nell’approccio della Polonia alla valutazione degli eventi di quegli anni di guerra, poiché, secondo l’esperto russo, Varsavia, inseguendo la sua linea russofobica, continua ad accusare l’URSS di aver presumibilmente contribuito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: “La liberazione da parte dell’Armata Rossa non solo di Auschwitz, ma dell’intera Polonia è, ovviamente, un fatto che Varsavia semplicemente non può non riconoscere, nonostante la Polonia stia ora cercando di riscrivere la storia, presentando se stessa come bianca e soffice, e l’Unione Sovietica solo come l’aggressore che s’impossessò di quel paese sia nel 1939, che nel 1945”. Aggiungendo: “Tuttavia consiglierei ai polacchi di studiare la loro storia in modo più approfondito. I fatti mostrano che la Polonia come stato, ora, semplicemente non esisterebbe, i polacchi non parlerebbero la loro lingua, non avrebbero la loro cultura se non fosse stato per l’Armata Rossa. Per questo, la Polonia dovrebbe essere estremamente grata al nostro paese. In ultima analisi, dopo la guerra, la Polonia, grazie all’URSS, non solo si riprese, ma si trasformò in uno stato sviluppato. Ma l’Armata Rossa pagò seicentomila vite dei suoi soldati, per liberare la Polonia”.

In relazione alla mancanza dell’invito alle celebrazioni del 1° settembre Myagkov intravede la continuazione delle politiche antisovietiche di Varsavia del periodo pre-bellico: “Se parliamo del periodo pre-bellico, allora la Polonia, molto prima dell’Unione Sovietica, già nel 1934, concluse un patto di non aggressione con la Germania – era una dichiarazione di non uso della forza. Ma i servizi segreti sovietici ricevettero la notizia che c’era anche un ulteriore accordo segreto tra Berlino e Varsavia sul passaggio delle truppe tedesche attraverso il territorio polacco fino ai confini dell’Unione Sovietica. La Polonia, per questo, avrebbe ricevuto terre lituane, ucraine e bielorusse. Vale a dire, nel periodo pre-bellico, la Polonia cercò di cooperare attivamente con la Germania sulla base dell’antisovietismo”.

Il corso anti-russo di Varsavia danneggia non solo le relazioni russo-polacche, ma avvelena anche le relazioni russo-europee.
Questa tendenza continuerà. La retorica russofobica delle autorità polacche sarà uno dei cavalli di battaglia nella prossima campagna elettorale in Polonia, in vista delle prossime elezioni parlamentari che, come annunciato dal presidente polacco Andrzej Duda si terranno il 13 ottobre. Si voterà per rinnovare i seggi della Camera e del Senato, al termine naturale della legislatura in corso, cominciata nel 2015. Secondo i sondaggi il partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), già vincitore delle ultime elezioni, è in largo vantaggio sopra il 40 per cento.

Di Eliseo Bertolasi

Fonti:
https://ria.ru/20190901/1558078478.html
https://ria.ru/20190901/1558134425.html
https://ria.ru/20190726/1556899941.html
https://iz.ru/857656/2019-03-18/rossiia-prokommentirovala-pozitciiu-polshi-po-meropriiatiiam-k-nachalu-vtoroi-mirovoi
https://baltnews.lt/Russia_West/20190729/1019346976/Poland-istoriya-pamyat-standarti-Russia-priglashena.html
https://ria.ru/20190830/1558060740.html
https://iz.ru/857519/2019-03-18/v-polshe-poprosili-trampa-pomoch-vzyskat-reparatcii-s-rf-i-germanii
https://iz.ru/903405/2019-07-26/polsha-priglasit-putina-na-75-letie-osvobozhdeniia-kontclageria-aushvitc-v-osventcime
https://iz.ru/911909/2019-08-20/bolee-420-sovetskikh-monumentov-demontirovali-v-polshe
http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/antisemitismo-polacco-scomoda-storia/
https://ria.ru/20190726/1556903952.html
https://www.politico.eu/article/polands-president-sets-october-13-election-date/

4 Commenti

  • Max Dewa
    3 Settembre 2019

    I Russi hanno ammazzatto in un colpo solo 22000 polacchi inermi digitate ” Eccidio nelle foreste di Katyn” I Russi hanno accusato ingiustamente I tedeschi del massacro per poi ammetere dopo 70 anni grazie A gorbaciov di essere stati loro stessi ad attuarlo ,sono stati i russi guidati dall’ebreo Beria ad ammazzare 22000 polacchi in una esecuzione di Massa , I polacchi se CE l’hanno con I Russi non hanno tutti I torti , I comunisti russi erano e sono tutti Ebrei non mi stupirei se si venisse a scoprire che pure Putin e’ ebreo , Medvedev il presidente lo e’ per via materna

    • atlas
      3 Settembre 2019

      ecco dove poi stai male. Non digerisci bene cani, topi e serpenti ?

  • Max Dewa
    3 Settembre 2019

    Ma vattene affan… Atlas se LA storia LA leggi sui cioccolatini perugina non vuol dire che anche gli altri debbano fare uguale a te

    • atlas
      3 Settembre 2019

      tu che storia leggi, storia americana ? Quindi anche Hitler era ebreo. E Mussolini, e Gheddafi, e Al Sisi, e Abdennasser, e Saddam

      e max dewa, e sed vaste, e alessandro cattanei, e Josey Wales e …

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