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Storia

di  Roberto Pecchioli

Apocalisse in greco significa rivelazione. Come tutti sappiamo, è il titolo del libro finale della Bibbia. Messo da parte con imbarazzo dalla Chiesa modernista, resta come metafora di qualcosa di terribile. La rivelazione, un’apocalisse davvero, di monsignor Viganò sull’esistenza di una spaventosa rete omosessuale nella Chiesa, in grado non solo di determinare carriere, coprire abusi, ma anche di mutare profondamente la dottrina cattolica, sorprende soltanto chi non segue le vicende della più antica istituzione della terra.

Il problema è devastante, nonostante la sottovalutazione del pontefice argentino, che attribuisce ogni colpa al clericalismo. Insomma, la responsabilità del cancro è degli oncologi. Non si può guardare ai fatti raccontati senza un aspro travaglio interiore per la vastità del male commesso.

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“Non potevamo impedire il massacro dei serbi da parte dei croati, compresi gli anziani e i bambini …” – Luogotenente generale Jean Cot del UNPROFOR

23 anni fa gli Stati Uniti sostenevano una brutale pulizia etnica croata dei serbi

di  Miodrag Novakovic

Certo, se sarebbe irragionevole, per questo evidente e ben documentato crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incolpare solo i croati. Se le loro mani sono intrise di sangue, di innocenti civili serbi, fino alle loro braccia, allora le mani dei loro sponsor occidentali (USA e Germania) sono intrise di sangue almeno fino ai loro gomiti. I croati non sarebbero mai riusciti a scappare con “un crimine così perfetto”, se non fossero stati sostenuti, in ogni modo possibile, dai loro sponsor americani e tedeschi.

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a cura di Enrico Galoppini

Qual è il quadro complessivo della situazione in Italia nella primavera del 1945? Quali le forze in campo e, soprattutto, il loro peso effettivo dal punto vista strettamente militare? Ci potresti parlare in particolare degli italiani in armi nelle fasi finali di quella “guerra civile” inserita nella guerra più generale in corso, per ciò che ci riguardava, dal 10 giugno del 1940?

Al di là delle cifre, spesso diverse a seconda delle fonti, circa le forze belligeranti, nella primavera dell’ultimo anno di guerra il quadro sul piano militare per i fascisti e per i tedeschi era drammatico, a causa di varie ragioni. In aprile gli Alleati avevano dato inizio all’offensiva finale per sfondare la Linea Gotica e dilagare poi dalla Pianura Padana verso tutta l’Italia del nord. Le forze germaniche avevano in qualche misura perso la determinazione a resistere; alcuni dei loro vertici, a cominciare da quelli delle SS, prevedendo la sconfitta, erano da tempo entrati in trattative con il nemico e stavano facendo il possibile per portare a casa la pelle ritirandosi in molti casi prima dei loro alleati della Repubblica sociale. Questi ultimi erano in uno stato di confusione, frammentati in varie forze − dalla Guardia nazionale repubblicana alle divisioni dell’Esercito nazionale repubblicano rientrate in Italia dopo l’addestramento in Germania, dalle Brigate nere alla X MAS, alle varie organizzazioni − comandate da uomini che da tempo mancavano di una visione politica e strategica comune, della volontà e della capacità di coordinamento tra loro, e con i tedeschi, per resistere all’avanzata alleata.

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di Gianni Lannes

Cinque processi e due commissioni parlamentari. Risultato? Ufficialmente, il nulla, nonostante i numerosi riscontri probanti. Nessun colpevole, ovvero: ancora ignoti i mandanti altolocati italiani e d’oltre Atlantico. In compenso è stato propinato il solito copione di Stato, pilotato con sottofondo P2 (società eversiva finanziata e protetta dalla CIA): depistaggi, omissioni, insabbiamenti e strani decessi come per Ustica. Eppure, i fatti sono di per sé eloquenti e sotto i nostri occhi distratti.

Il Governo dell’epoca – Andreotti & Cossiga che ricevette un plauso ufficiale dall’amministrazione presidenziale del democratico Carter per la “buona riuscita dell’operazione” – era perfino a conoscenza del luogo di prigionia di Moro, riferito anzitempo dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Strage, sequestro e omicidio in appalto ai servizi segreti del Governo nord-americano infiltrati nelle brigate rosse. I morti sono sottoterra, dimenticati dai più. Gli assassini invece sono liberi ed impuniti. Mentre l’Italia è sempre sotto il padrone USA.

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AUGURI DONNE
La donna è una Rivoluzione, e nella giornata dedicata alla donna, racconto una giornata di Rivoluzione .

8 MARZO 1963

CRONACA DI UNA RIVOLUZIONE SIRIANA.

Ore 8.40 del mattino, la Radio Televisione Siriana annunciava alla Nazione la fine dei combattimenti, che duravano dal giorno prima, a seguito di un colpo di Stato, che poneva fine ad un governo debole ed incapace di governare lo Stato Siriano.

A condurre il colpo di Stato fu un Comitato Militare, composto da cinque giovani Ufficiali, da tempo congedati dal deposto governo.

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di Andrea Virga

In Italia, la legge n. 92 del 30 marzo 2004, approvata quasi all’unanimità dal Parlamento, ha sancito l’osservanza del 10 febbraio quale “Giornata del Ricordo”, ossia come solennità civile a ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo dalmata-giuliano.

Tuttavia, ciò non è bastato a strappare la memoria di questi eventi luttuosi alle polemiche ideologiche per consegnarla alla memoria condivisa del popolo italiano. Né sarebbe potuto avvenire diversamente, viste le premesse politiche. Infatti, le chiavi di lettura prevalenti, impugnate dalle due fazioni che si sono scontrate sui corpi dei nostri morti, sono entrambe del tutto consustanziali alla retorica dell’anti-totalitarismo proclamata dal liberal-capitalismo trionfante.

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di Elena Quidello

Una sciocca quanto inutile legge (quella proposta da Emanuele Fiano) che potrà solo favorire un revival nostalgico per quella parte di popolazione italiana di cui nonni o bisnonni ne avevano sperimentato gli aspetti positivi. Si, perché, che piaccia o no, il fascismo di cose positive ne aveva fatte tante al punto che il confronto con la decadenza sociale, economica e industriale di oggi , non regge.

Abbiamo tutti sperimentato come l’economia italiana, con l’entrata nell’euro, sia scesa a livelli da terzo mondo e come, al contrario di quanto venne fatto durante il Governo di Mussolini, l’Italia abbia intrapreso una deindustrializzazione programmata privatizzando le più grandi e floride industrie che sono poi passate nelle mani di altri acquirenti europei o addirittura extraeuropei. Mentre Mussolini cercava, sia pure nella sua mania di grandezza, di fare dell’Italia una potenza europea di rispetto, l’Italia di oggi ha solo eseguito ordini impartiti da un altra mascherata dittatura.

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di  Luciano Lago

Se un paragone storico è possibile azzardare, l’epoca in cui viviamo sembra presentare molte similitudini con gli ultimi giorni di Costantinopoli.
Mentre l’Italia subisce l’invasione africana alimentata da organizzazioni straniere con la complicità dei potentati finanziari internazionali (da G. Soros al FMI e soci), il dileggio di tutta l’Europa che chiude i suoi porti e le frontiere per sottrarsi all’ondata migratoria che invade la penisola, la classe politica italiana, dominata da mondialisti e massoni di vario livello, riesce ad occuparsi del “sesso degli angeli” discettando sullo Ius soli, sulla necessità di un nuovo “antifascismo” e sulle alleanze pre elettorali.

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Storia 23 giugno 2017

di Tomaso Giaretti

Il mantra del politicamente corretto e del multiculturalismo senza identità oramai è avvinghiato con le unghie e con i denti alle sue scellerate visioni, non risparmiando nemmeno Roma e il suo Ius Civile. È ormai una costante, infatti, leggere articoli o assistere a dibattiti relativi allo Ius Soli nei quali viene tirata in ballo Roma come patria natia del multiculturalismo e della società multirazziale.

Ovviamente si tratta di una delle più grandi menzogne della Storia; perché, pur essendo stata senz’altro Roma più aperta di altre precedenti esperienze politiche e sociali, come per esempio Atene, la cittadinanza romana, rappresentata da Cicerone con la frase “Civis Romanus sum” non era automatica, ne tanto meno un diritto, ma un privilegio che comportava onori ed oneri.

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In collaborazione con Gabriele Oliviero, siamo orgogliosi di poter offrire al pubblico italiano un’intervista al dott. Jose Javier Esparza, giornalista televisivo e scrittore; autore di una trilogia sulla Reconquista e di una “Storia del Jihad” [RS]

Gent. dott. Esparza,

voglio ringraziarla sentitamente per aver accettato di rilasciare questa intervista a Storia di al-Andalus che è ancora una realtà giovane ma in rapida crescita nel panorama dei blog italiani che si occupano di storia.
L’obiettivo è quello di far conoscere meglio al pubblico italiano vicende e personaggi appartenenti ad un periodo storico da noi poco compreso e conosciuto come quello della Spagna sotto la dominazione musulmana.
La sua trilogia sulla “Reconquista” è un’opera monumentale, ricca di approfondimenti e nella quale si nota una grande passione per gli argomenti trattati oltre ad una ammirabile capacità scrittoria. Volevo farle i miei complimenti.

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