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Spagna in crisi

di JESÚS LAÍNZ

La Spagna è l’unico paese europeo con un colpo di stato sul tavolo . E con annunci insistenti sulla sua riattivazione non appena arriva l’autunno e le date molto simboliche dell’11 settembre e del 1 ° ottobre. E se ciò non bastasse, ci godiamo un governo che è ancora più implicato nel colpo di stato separatista del precedente, per quanto impossibile possa sembrare.

Accanto al problema interno, sussiste anche quello esterno. La Spagna è, insieme all’Italia, la prima linea prima per l’inondazione africana che, prima o poi, finirà per sommergere l’Europa nel suo caos finale. E di fronte a circostanze così gravi, il governo spagnolo è presieduto da colui che quotidianamente dimostra di sconfiggere lo stesso governo Zapatero in assurdità .

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di  Luciano Lago

Puigdemont e i suoi 4 ministri sono stati raggiunti oggi da un mandato di arresto europeo richiesto d’ufficio dalla Procura di Madrid e trasmesso per competenza alla giudice della Audiencia Nacional, Carmen Lamela, che ha provveduto a notificare tale mandato ai dirigenti della “Generalitat” catalana.

Il quartetto degli imputati, assieme al loro leader destituito, Carles Puigdemont, oggi non si sono presentati a Madrid, presso la Audiencia Nacional dove dovevano essere interrogati. Lo riferisce l’agenzia Efe.

Puigdemont ed i suoi compari si trovano attualmente tutti in Belgio alla ricerca di “protezione” dalle massime autorità di Bruxelles per sfuggire a quello che loro definiscono un “processo politico” in cui sono imputati per “sedizione”, per sperpero di risorse pubbliche, per tradimento e violazione della Costituzione.

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di  JOSÉ JAVIER ESPARZA

Il Partito Popolare di Rajoy e soci in Spagna non merita altro che essere demolito interamente e ricostruito dalle fondamenta. O forse non ne vale la pena.

“Non c’è controversia o conflitto con l’istruzione in Catalogna” . Ha detto nella tribuna del Cortes don Íñigo Méndez de Vigo e Montojo, IX barone de Claret, ministro dell’istruzione e portavoce del governo. È incredibile. È questo il penultimo tradimento del PP.

Se c’è qualche certezza in Catalogna, è proprio la gravità del conflitto nell’educazione, che negli ultimi quarant’anni è stato utilizzato dal separatismo come strumento di “costruzione nazionale” (catalano).

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Il Parlamento della Catalogna dichiara l’indipendenza e apre il processo costituente. Rajoy: atto criminale, reagiremo

Il Parlamento catalano ha approvato a scrutinio segreto la risoluzione che dichiara l’indipendenza dalla Spagna e la costituzione della Repubblica catalana. L’opposizione unionista non ha partecipato al voto. Il Senato spagnolo poco dopo ha approvato l’attivazione dell’articolo 155 della costituzione che in sostanza destituisce il governo della Catalogna, chiesto dal governo di Madrid.
«Esorto alla calma tutti gli spagnoli. Lo Stato di diritto ripristinerà la legalità in Catalogna». È quanto ha scritto su Twitter il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, appena il parlamento catalano ha proclamato l’indipendenza. Dopo il via libera del Senato all’applicazione dell’articolo 155, il Consiglio dei ministri si riunirà alle 19 per avviare il commissariamento della Catalogna.

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Alla scadenza dell’ultimatum (Lunedì alle 10,00 a.m.)inviato dal Governo spagnolo a Puigdemont, il presidente della giunta catalana, un clima di attesa e di tensione si registra non soltanto a Barcelona ma in tutta la Spagna.
Le minacce proferite dai secessionisti catalani ed in particolare quelle del partito estremista della CUP che ha minacciato di mobiltare le piazze per proclamare l’indipendenza della Cataluña già da questo Lunedì, hanno determinato lo stato di allerta delle unità militari dell’Esercito spagnolo.

La portavoce del partito ultras secessionista, Nuria Gibert, ha parlato in una conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio Politico: “diamo per impossibile il dialogo ed esigiamo una risposta netta ed affermativa di Puigdemont a Rajoy assieme con i risultati del referendum del 1° di Ottobre”, ha dichiarato la Gibert per forzare Puigdemont a proclamare la secessione.

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Dopo avever terminato il suo lungo ” pistolotto” sull’indipendenza, il presidente della giunta catalana, Carles Puigdemont, applaudito ma anche criticato nel Parlamento catalano, si è capito che il leader secessionsita ha avuto la furbizia di utilizzare una formula forzata e codarda con cui sorteggia il suo possibile arresto per sedizione con l’applicazione dell’art.155 della Costituzione che prevede la sospensione della giunta per aver proclamato la indipendenza della Catalunya, cosa che risulta implicita nelle sue argomentazioni. Puigdemont fa capire esplicitamente che se il Governo di Madrid procederà con l’applicazione di quanto previsto dall’artr. 155, lui procederà a proclamare l’indipendenza della Catalunya con la possibilità di appellarsi direttamente ai suoi patrocinatori internazionali.

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Ultimi sviluppi della crisi in Spagna: La Cataluña non considera valida la Indipendenza proclamata e sospesa da Puigdemont.

Il presidente della giunta catalana, Carles Puigdemont, ha pronunciato questa sera il fatidico e molto atteso discorso e, dopo la rievocazione delle sue consuete argomentazioni circa la validità del referendum effettuato il 1° di Ottobre, ha sostanzialmente dichiarato che la Cataluña si è conquistata il diritto di proclamarsi indipendente.

Puigdemont ha stigmatizzato la repressione avvenuta per mano della Guardia Civil e il tentativo di soffocare lo svolgimento del referendum utilizzando, a suo avviso, metodi violenti. Nonostante questo il leader catalano ha sostenuto che loro (la giunta catalana) non hanno nulla contro gli spagnoli e nessuna acredine verso la Spagna (visto che i catalani già non si sentono spagnoli).

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La Cancelleria francese ha messo in allerta sulle conseguenze della dichiarazione di indipendenza della Cataluña e fra queste conseguenze l’uscita dall’Unione Europea di una eventuale Cataluña indipendente.
“Se si dovesse dare luogo ad una dichiarazione di indipendenza questa sarebbe unilaterale e non sarebbe riconosciuta”, ha dichiarato questo lunedì la segretaria di Stato per gli Affari Europei di Francia, Nathalie Loiseau, nel corso di una intervista concessa alla TV francese CNews.

La segretaria di Stato ha inoltre aggiunto che la Cataluña sta attraversando una crisi che si può superare mediante il dialogo di tutte le forze politiche nello stesso tempo, ed ha voluto mettere in chiaro che la prima conseguenza di una indipendenza sarebbe “automaticamente l’uscita dall’Unione Europea”.

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di A. Terrenzio

Il referendum per l’indipendenza della Catalogna ha generato una serie di polemiche contro la decisione di Madrid di inviare migliaia di agenti della Guardia Civil, per impedirne il regolare svolgimento.

L’intervento delle forze di polizia del governo centrale ha dato il via ad una serie di proteste contro la presunta mancanza di liberta’ e richiami al regime franchista.

Tuttavia, la favola dell’indipendentismo catalano trova la sua ragion d’essere in questioni esclusivamente di carattere economico/amministrativo.

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Circa un milione di persone, secondo l’organizzazione, hanno manifestato questa domenica al centro di Barcelona, convocati dalla Società Civile Catalana sotto lo slogan: “basta recuperiamo la ragionavolezza”, in una marcia convocata a difesa dell’unità della Spagna contro la secessione della Cataluña.

La marcia è partita dalla plaza Urquinaona, che si è riempita già una ora e mezza prima, il corteo si è sviluppato poi lungo la Via Laietana fino ad arrivare davanti alla stazione di Francia dove è stato letto un manifesto ed un proclama di ripudio al golpe della giunta catalana e di sostegno alla Unità della Spagna.
La marcia a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone di tutte le età ed estrazione sociale ha percorso le vie gridando slogans come “Puigdemont a prisión”, “Yo soy español” o “Viva España, viva Cataluña y viva la Guardia Civil”.

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