Alexander Dugin bloccato all'aeroporto di Salonicco. In Europa le porte  sono aperte per tutti:  migranti dal Centro Africa, dal Nord Africa, contrabbandieri, finti profughi, mafiosi turchi, spacciatori albanesi, scafisti libici, terroristi camuffati ma un filosofo russo di tendenza  "filo Putin", come Alexander Dugin, no, non può entrare. Quella è una persona "pericolosa". Il famoso filosofo russo e politologo Alexander Dugin ha visto il suo ingresso rifiutato sul territorio della Grecia. All'aeroporto di Salonicco, è stato informato che gli è proibito entrare nell'Unione europea, su richiesta dell'Ungheria. Non è riuscito ad ottenere maggiori informazioni sulle ragioni per cui è stato bloccato dalle guardie di frontiera greche.

di  GERMÁN GORRAIZ LÓPEZ * Il padre della Costituzione argentina, Juan Bautista Alberdi , nel suo libro “El Crimen de la Guerra ", scritto nel 1872, afferma che "le guerre saranno più rare   nella misura  che la responsabilità dei loro effetti si facciano sentire in tutti quelli che le promuovono e le incitano", con questa prevsione  si anticipa di quasi un secolo il finale della "escalation" nucleare che raggiunse il suo punto di inflessione durante la crisi dei Misili di Cuba e che culminò con la firma da parte di Kennedy e Krushchov dell'Accordo di Sospensione delle Prove Nucleari (1962) e l'implementazione della dottrina della Coesistenza Pacifica, continuando sotto le stigmate della Guerra Fredda fino alla fine del secolo XX, con la caduta del Muro di Berlino. Tuttavia la palindromia della Storia potrebbe fare in modo che che due presidenti del secolo XXI (Putin e Obama) ritorneranno affratellati  per il riemergere  di scenari già scordati della Guerra Fredda dopo quasi mezzo secolo, trovandosi di nuovo una crisi di Missili come occhio palindromico.

di  Gianluca Savoini Lo zar russo è guardato con benevolenza da tutti quei popoli e politici che non si riconoscono nelle lobbies del Nuovo Ordine Mondiale. In principio svettava incontrastato Vladimir Putin. Cattivone per eccellenza, un misto di nazionalismo e di comunismo, un populista all’ennesima potenza che spaventava i benpensanti occidentali, cultori del buonismo politicamente corretto. Dall’inizio dell’anno ha scalato tutte le posizioni e raggiunto lo “zar” russo Mr. Donald Trump. Pur assomigliando poco o nulla al leader russo, il magnate Usa che sfida la signora Clinton per la Casa Bianca è lo spauracchio degli stessi che non perdono occasione di attaccare il Cremlino.

Chi ha messo gli scarponi sul campo e bagnato la terra col proprio sangue ha il diritto di ascoltare la musica, ed in ogni caso non è questo il tema. Il tema è che la tanto demonizzata Russia di Putin ha salvato Palmira dalla furia iconoclasta di coloro che volevano farle fare la fine dei Buddha, distrutti dai Talebani, o per evocare un esempio citato recentemente nel blog, la fine delle croci armene in territorio azero. Un concerto di musica classica per onorare gli eroi e la memoria delle vittime della liberazione di Palmira. Un omaggio alla cultura ed un inno alla vita, da cui noi Italiani, essendo l’Anfiteatro di Palmira un esempio di architettura che un tempo fu nostra, dobbiamo solo prendere esempio e ringraziare. Vedi video: Youtube.com/watch

Il presidente del comitato investigativo della Russia, Alexander Bastrykin, ha esortato a riconsiderare i principi della politica statale della Russia. Il  responsabile di uno dei servizi di sicurezza fondamentali propone di abbandonare "il gioco della  pseudo democrazia e degli  pseudo valori".  I cambiamenti su larga scala nelle legge dovrebbe trasformare il paese in una democrazia non liberale. Le tesi di aprile di Bastrykin sono state  presentate  in un articolo appositamente scritto per il settimanale "Kommersant - Vlast". Alcune  proposte simili sono state ripetutamente espresse dalle varie forze della sicurezza e dai rappresentanti della parte patriottica dell'élite russa, ma il più attivo in questo settore nella sfera pubblica è il capo del comitato. In particolare è stato lui il direttore principale dell'idea di rinunciare ai vantaggi del diritto internazionale sul diritto interno.

di Paolo Borgognone Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, è attualmente il politico più demonizzato (dal “circo mediatico” liberale di sinistra) al mondo. A Putin è infatti riservata la diffamazione a mezzo televisivo e stampa definita, da Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, nel bel libro Governo globale, «trattamento Milosevic», in riferimento alla campagna di satanizzazione mediatica condotta, nel 1999, dalla pubblicistica liberal e radical-chic ai danni dell’allora presidente jugoslavo (impunemente rinominato “Hitlerosevic” della rivista di “sinistra” L’Espresso). La stessa Federazione russa viene descritta, dai media di cui sopra, come “di Putin”, lasciando maliziosamente intendere che il Paese sia trattato quale “proprietà privata” da una sorta di “autocrate-magnate”. Questi media, naturalmente, tralasciano (in maniera deliberatamente volontaria) il fatto che la Russia non sia in alcun modo “di Putin” o di qualsivoglia altro politico, ma dei russi e delle loro tradizioni storiche. Se un politico e uomo di Stato come Putin, con il suo patriottismo, riesce a farsi rappresentante e interprete delle summenzionate tradizioni, politiche e spirituali, del popolo russo, ben venga.

PARIGI 02/04/2016 (PARS TODAY) - Un editorialista del quotidiano francese 'Le Figaro' ha scritto che la vittoria ottenuta da Damasco e Mosca a Palmira, contro l'ISIS, ha svelato la "debolezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati." Il presidente russo Vladimir Putin ha dato una lezione "alle democrazie codardi" dell'Occidente liberando la città siriana di Palmyra dalle mani dello Stato Islamico, ha scritto il giornalista francese Ivan Rioufol in un articolo pubblicato sul quotidiano 'Le Figaro'. "Grazie, Putin", ha esordito nel suo articolo Rioufol, che ha spiegato come l'operazione anti-terrorismo lanciata da Mosca nel paese arabo ha aperto la strada all'esercito siriano per riprendere il controllo di Palmira.

di  Paolo Borgognone Da un quindicennio a questa parte, uno spettro mediatico di chiara matrice “liberal-progressista” si aggira per l’Europa, o meglio, trova ampio spazio e una sovraesposizione su quotidiani e riviste liberal e benpensanti di larga tiratura: il fantasma politico della cosiddetta «opposizione democratica» nella Russia “di Putin”. Si tratta di un composito, eterogeneo, spesso rissoso al proprio interno e, fatto indiscutibile, assolutamente minoritario in termini di consensi pubblici reali, arcipelago di soggettività politiche radical-liberali, social-liberali, anarcoidi e scioviniste. Questo frastagliato arcipelago politico, marginale nell’ambito di un panorama partitico russo attualmente egemonizzato dalle forze patriottiche, conservatrici e popolari, affonda le proprie radici organizzative negli anni bui della presidenza di Boris Eltsin e delle “riforme liberali” attuate dai Chicago Boys di “Corvo Bianco”; “riforme” tese alla transizione dell’economia russa da un sistema pianificato e di comando a una sorta di sterminato bazar anarco-capitalistico a direzione oligarchico-speculatrice.

di JUAN MANUEL DE PRADA Diceva Winston Churchill, lui che era ateo, massone (quello che risulta più insopportabile) scrittore dilettante, che " la Russia è un rebus racchiuso in un mistero all'interno di un enigma". Quello che in verità risulta più enigmatico è il fatto che Churchill si sia trasformato nell'idolo di tutti i conservatori e cattolici zombie, coloro che ci hanno "martellato i timpani" per settanta anni con l' esaltazione agiografica di una tale nefasto personaggio; gli stessi più o meno che tirano fuori dalla sacca un anticomunismo rispolverato per giustificare la loro grottesca russofobia. Chesterton già allora ci avvertiva, cira un secolo fa, che coloro che esecrano le calamità remote del comunismo sono gli stessi che cercano di distrarci dai soprusi del capitalismo. In effetti l'anticomunismo è stato per  molto tempo una sorta di impianto emozionale tra la gente di destra che, fin quando il comunismo sovietico si è mantenuto in piedi, è servito al capitalismo per trasformarci in una colonia scristianizzata; ancora oggi, quando il comunismo sovietico risulta sepolto da più di due decadi, continuano a servirsene in modo di spauracchio paranoide per alimentare tra la stessa gente la russofobia più rabbiosa e truculenta.

Non è facile comprendere una Nazione geograficamente ampia e storicamente ricca come la Russia. Paolo Borgognone, giovane studioso di soli trentacinque anni, sembra avercela fatta. Nel suo Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche(Zambon Editore), Borgognone ripercorre la storia del pensiero filosofico e politico di questo Paese. Dal titolo si comprende già come i destini della Russia e quelli dell’Ucraina siano legati a doppio filo (e non può essere altrimenti dato che la Rus’ – la forma embrionale della Russia – nasce a Kiev). Il 1989 è l’anno zero della Russia. Perché? Cosa cambia nel Paese? Il 1989 è l’anno di quella che l’insigne filosofo Costanzo Preve (1943-2013) definì, assai appropriatamente, “maestosa controrivoluzione dei ceti medi sovietici” che condusse allo smantellamento dell’Urss e alla frammentazione geopolitica dell’immenso (e millenario) impero bicontinentale (eurasiatico) chiamato Russia.