di Gianni Lannes «La difesa della patria è sacro dovere del cittadino» recita l’articolo 52 della Costituzione repubblicana italiana. Bene, dunque mettiamoci all'opera per dare all'Italia libertà e indipendenza. Lamentarsi non serve a niente: basta piagnistei. E allora, perché non insorgiamo contro questa dittatura, perché non abbattiamo questo regime totalitario, perché non realizziamo uno Stato di diritto? Altro che festa della repubblichetta tricolore. Partiamo da uno sciopero generale ad oltranza, pacifico e nonviolento, poi andiamo oltre con un'obiezione fiscale a tappeto. Non è giusto pagare tasse che servono a sostenere le spese di guerra infinita, stabilite da Washington: solo nel 2015 lo Staterello tricolore ha dilapidato in costi bellici, ben 30 miliardi di euro. Altro che Europa: l'Italia è il cuore del Mediterraneo, non una portaerei nucleare dello zio Sam. Ci hanno rifilato ed imposto tre fantocci ineletti, uno dietro l'altro, e nessuno fiata significativamente. Ora basta!

di G. Cirillo La prima metà del 2016 vede il mondo fermo in una stagnazione dolorosa sia a livello economico sia a livello geopolitico. I conflitti in Siria, Iraq e Libia non vertono verso alcuna soluzione e uno stormo di cigni neri sta per arrivare, dall’odierna elezione austriaca, al referendum sul brexit, alle guerre civili prossime in Turchia, Venezuela, Egitto (?). Quelli elencati sono solo alcuni cigni neri, in realtà ve ne sono molti di più. Anche l’Italia ne ha uno, il referendum sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Lo definiamo cigno nero perché in caso di vittoria del no, Renzi, come ribadito di recente, lascerà il suo posto da Presidente del Consiglio (che in sé non è una cosa negativa, è solo che il dopo-Renzi potrebbe essere peggio). Proprio questo ultimo punto mi sembra veramente sospetto: perché un premier con un consenso inferiore al 40% dovrebbe rendere un referendum su una riforma elettorale non perfetta ma comunque facilmente propagandabile, un voto su se stesso? Non ha senso perché anche lui sa di non avere un gran sostegno popolare. Quindi o Renzi è stupido e ignorante di politica oppure vuole andare a casa. Io propendo più per la seconda ipotesi.

di Eugenio Orso In queste ultime settimane i casi giudiziari e mediatici che hanno investito il piddì di governo sembrano moltiplicarsi, da Siracusa a Lodi, dalla Campania alla Sardegna, ampliando lo spettro dei reati commessi (si va dalla detenzione di droga all’evasione fiscale). Sappiamo tutti del rapporto perverso, nonché “familiare”, della ministra Maria Elena Boschi con le banche razziatrici e del legame, addirittura intimo e “sentimentale”, dell’ex ministra e lobbista Federica Guidi con il malaffare petrolifero. Sulla questione del rapporto ormai “simbiotico” fra piddì e malaffare, ho già scritto un post dal titolo eloquente Malaffare e piddì, un binomio inscindibile, pubblicato il 3 di maggio su Pauperclass: Vedi:  Malaffare-piddi-binomio-inscindibile

di Spectator Fa sorridere il provvedimento di espulsione dal Movimento Cinque Stelle di una consigliera del Comune di Ragusa con l’accusa di “inneggiare al fascismo”. Ella avrebbe scritto su Facebook che “il 25 aprile non è una festa, il 25 aprile 1945 è iniziata l’occupazione“. Una cosa chiaramente senza senso, falsa e persino infame, secondo i censori di della compagine pentastellata. Il Cinque Stelle, e con esso gli altri partiti “antifascisti” (cioè tutti quelli rappresentati in parlamento), piuttosto che perdere tempo con simili bagattelle dovrebbero dimostrare piuttosto che, a partire dal 1945, non siamo stati occupati dall’America… Ma siccome ciò è indimostrabile (cosa ci fanno in Italia oltre cento basi ed installazioni militari Usa/Nato, con tanto di ordigni atomici stoccati in condizioni di dubbia sicurezza?), si può tranquillamente affermare che queste misure “draconiane” altro non sono che la foglia di fico con la quale il movimento che dovrebbe rappresentare “il nuovo che avanza” altro non è che l’ennesima riproposizione di un cliché usurato che oramai mostra la corda, dovendosi accusare di “fascismo” persino chi afferma la più lapalissiana delle verità!

di G. Cirillo Dato il referendum odierno (tra parentesi, invito tutti ad andare a votare, ogni voto è un piccolo schiaffo a Renzi, a Napolitano e alle consorterie che li supportano), non potevo esimermi dal parlare di democrazia. Partiamo dal quorum. Esso è il simbolo dello schifo ideologico e politico in cui è immersa l’Italia. Praticamente i politici si appoggiano sugli astensionisti cronici (tra cui ci sono ignoranti, menefreghisti, astensionisti per principio, ma anche persone malate o psicologicamente non interessate al voto) per mantenere e difendere il loro potere (infatti nell’analisi post-voto per sancire il vincitore, al di là del quorum, dobbiamo depurare il dato odierno dall’astensionismo cronico, quantificabile in circa 20%). Inoltre il quorum è sbagliato perché premia il menefreghismo e non riconosce l’impegno di chi almeno ha avuto la volontà di informarsi e alzare il fondoschiena, fare quattro passi e votare. Quindi un’istituzione che va totalmente contro anche alla nostra idea, di premiare l’intensità del voto, già vista in altri articoli e nel libro Libertà Indefinita.

by Federico Dezzani Si è spento a 61 anni, vittima di un tumore, Gianroberto Casaleggio, guru del Movimento 5 Stelle. Definirlo “guida spirituale” o “cofondatore” è riduttivo, perché senza il suo determinante apporto il M5s, vicino secondo un numero crescente di osservatori e sondaggisti alla conquista di Palazzo Chigi, non avrebbe mai visto la luce. Ma chi era Gianroberto Casaleggio? Se al momento della fondazione della Casaleggio Associati srl, incubatrice del M5S, Enrico Sassoon era il rappresentante di Washington, il “guru” era senza dubbio “l’agente inglese” che risponde a Sua Maestà la Regina. La sua maniacale riservatezza nasceva probabilmente dalla volontà di tacere sui 25 anni intercorsi tra l’ingresso in Olivetti e la nomina ad amministratore delegato della Webbegg spa: poco o nulla si sa sul suo ruolo di responsabile italiano della multinazionale britannica Logica plc.

di Alceste Quando il potere parla attraverso figure eminenti, c’inganna sempre circa le sue reali intenzioni. La tecnica è sistematica. Se Obama, Hollande o Renzi dicono qualcosa, essi celano la verità sotto una coltre di distinguo e false piste. I media, di solito, acconsentono a queste diversioni. Per questo occorre dissezionare e, quindi, decrittare le parole e i discorsi dei leader. Spesso è una fatica inutile. Il potere, infatti, ci parla anche direttamente, senza finzioni. Crudamente.

di  Francesco Maria Toscano Quanto sono lontani i tempi in cui Beppe Grillo, in maniera sibillina, spiegava come il governo Letta fosse condizionato fin dalla nascita da “manine straniere” (clicca per leggere). E come sono lontani i tempi in cui il M5S- da bravo scolaretto- si limitava a recitare il ruolo di “sfogatoio” buono per assorbire e paralizzare il dissenso delle tante vittime di un sistema politico tradizionale violento, nazistoide e perverso. Oggi le cose sono cambiate. E come insegna il manuale dell’ipocrita perfetto si può dire la verità e difendere gli interessi dei poveri e dei deboli solo stando volutamente all’opposizione; quando si entra nella stanza dei bottoni, invece, bisogna assorbire concetti come “responsabilità” e “moderazione”, termini orwelliani che indicano la disponibilità a garantire continuità sostanziale con il passato fingendo di cambiare tutto solo in superficie. L’eterno risorgere del Gattopardo insomma. Il Movimento 5 Stelle adesso mostra senza pudori il suo vero volto, passando all’incasso dopo avere per anni fatto diligentemente il “lavoro sporco”.

di Eugenio Orso O ci è o ci fa, si potrebbe pensare del quasi ottuagenario Berlusconi che fa di tutto per perdere le comunali a Roma, affondando il cosiddetto centro-destra. Se uno vuole perdere a tutti i costi, trascinando nella sconfitta anche quelli che dovrebbero essere i suoi alleati, o lo fa perché è “scaturito”, oppure perché sotto c’è dell’altro. Ciò vale anche per Silvio il Cav, che i media dipingono sempre più come un fantasma del passato e sempre meno come un protagonista, di primo piano, della commedia politica all’italiana. Grazie alla candidatura di Guido Bertolaso a Roma, un risultato Berlusconi l’ha già ottenuto, a meno d’imprevisti e sorprese: la rottura del cosiddetto centro-destra, ricostituito in fretta e furia da qualche mese, nonché l’ostilità di Salvini e Meloni, che lui stesso ha messo in difficoltà. Ma siamo sicuri che il Caos scoppiato a Roma sia un esito non scientemente voluto, necessariamente negativo anche per l’ostinato Silvio?

di  Marco Mori Debora Serracchiani, Presidente in carica della Regione Friuli-Venezia Giulia, membro del PD, ha commentato l’esito del voto in Germania con un tweet che ha evidenziato la sua grave inadeguatezza culturale rispetto al ruolo ricoperto. La Serracchiani scrive “avanzata delle destre estreme è favorita da assenza della UE come soggetto unitario. Per questo PD vuole UE più efficace e concreta”.