di Luciano Lago Mentre il coro servile dei media di regime ci presenta la contro-riforma costituzionale adottata dal governo Renzi, il denominato DDL Boschi , come " la più importante razionalizzazione delle istituzioni mai realizzata nel nostro paese", messa in opera da quella che sarebbe una "classe politica nuova", giovane e risoluta, i più qualificati giuristi indipendenti ci avvisano che, in realtà,  ci troviamo di fronte ad "una delle più grandi mistificazioni politiche e culturali degli ultimi 50 anni di Storia di questa Repubblica". Le argomentazioni utilizzate, per motivare e giustificare questa truffa legalizzata, sono riconducibili all'esigenza di far recuperare efficienza al nostro sistema politico, dopo decenni di politica degenerata e corrotta, sotto la direzione direzione di una "nuova classe politica" efficientista e moderna, ove in realtà i "nuovi" sarebbero gli oligarchi del PD (come Renzi e la Boschi ) ineletti ma cooptati al Governo da un Parlamento giudicato incostituzionale (dalla Corte Costituzionale) ed un Presidente del Consiglio nominato da quel personaggio, che risponde al nome di Giorgio Napolitano, autore delle peggiori violazioni della stessa Costituzione e dimostratosi al totale servizio dei potentati finanziari che hanno diretto e dirigono la politica ed il sistema economico italiano. Si nasconde all'opinione pubblica chi siano i reali "suggeritori" ed ispiratori della riforma costituzionale che possono essere individuati nei centri di potere finanziario che hanno messo la camicia di forza a questo paese condizionando e pilotando le sue scelte in materia di gestione politica e di gestione economica, ad ogni livello.

di Marco Mori Matteo Renzi e la sua vergognosa deforma costituzionale sono da tempo pesantemente criticati da tutti i giuristi che hanno un minimo di competenza in materia. Chi vota si, nonostante una preparazione tecnico-giuridica, può essere solo in malafede, oppure macroscopicamente ignorante. La “deforma” non supera il bicameralismo ma lo rende imperfetto (o incasinato come amo chiamarlo, leggere il nuovo art. 70 per credere…), crea un Senato di amministratori locali che lì svolgeranno solo il loro dopolavoro, svilisce il ruolo del Parlamento in favore dell’esecutivo, così tradendo l’opposto desiderio dei Padri Costituenti. Essi volevano un Parlamento che gestisse l’attività di governo, perché solo esso (il Paralmanto!) era il fulcro della democrazia in quanto diretta espressione della sovranità popolare. La riforma poi rende Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale alle dirette dipendenze del Premier di turno, che a sua volta viene definitivamente asservito all’Unione Europea, concetto scolpito anche nel nuovo art. 117 Cost., che manda anche in pensione ogni autonomia Regionale rispetto al Governo centrale.

Di Marco Della Luna Ricostituire la repubblica rifiutando lo Stato-azienda privatizzato Dopo circa settant’anni, si sono avverate le cupe predizioni del prof. Carl Schmitt: l‘industria finanziaria sposta 15 volte più ricchezza dell’economia reale, il finanziere sostituisce lo statista come decisore politico, sostituisce la politica con il suo business, sostituisce la volontà delle nazioni con la sua propria volontà, sostituisce il diritto costituzionale e pubblico con i suoi regolamenti privati internazionali, sostituisce i parlamenti con i suoi centri di regolamentazione, sostituisce le monete nazionali e i tribunali dello Stato con la sua moneta e con i suoi tribunali, scavalca gli eserciti nazionali con i suoi eserciti privati di contractors. Lascia in essere gli Stati come suoi debitori obbedienti nonché come esecutori e cinghie di trasmissione delle sue decisioni nei confronti dei popoli, per rimescolarli, riformattarli, toglier loro progressivamente risorse, sicurezza, privacy, capacità politica, facendone una massa passiva senza identità, condizionata a pensare, agire e reagire secondo clichés. E questo programma di ingegneria sociale in parte è già realizzato.

di Marco Della Luna Nell’articolo La pseudo costituzione renziana spiegavo come l’Italicum e la riforma costituzionale renziana, combinati tra loro, abbattono i tre pilastri del costituzionalismo, ossia la scelta dei rappresentanti da parte del popolo elettore, la separazione e autonomia dei tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), e la possibilità di una concreta opposizione nel parlamento rispetto all’esecutivo e nelle altre assemblee elettive. Inoltre pone nelle mani del premier il finanziamento, cioè il controllo, dei mass-media e di tutta la spesa pubblica o quasi. La linea editoriale? È che tutto è sotto controllo, sta migliorando, solo che per accorgersene ci vuole più tempo, più riforme, più Europa. Questa demolizione renzifascista dello Stato costituzionale sostituito con un regime autocratico, fa sinistramente il paio, fa manovra a tenaglia, con la struttura altrettanto autocratica dell’Unione Europea, che è caratterizzata anch’essa dalla concentrazione dei poteri, anche legislativi, nelle mani di organi non elettivi e non responsabili, essenzialmente autoreferenziali (o meglio, responsabili solo verso la lobby della grande finanza internazionale), cioè il Consiglio dei Ministri e la Commissione, mentre il parlamento europeo è essenzialmente un organo proforma, privo quasi di potere, che ad esempio vota il Presidente della Commissione ma senza sceglierlo, perché gli viene proposto un candidato unico; e che avrebbe il potere di costringere la Commissione al rendiconto, ma non lo esercita mai, sicché la Commissione agisce e spende senza controllo.

di Eugenio Orso Pizza e Alfano sono due cognomi che, in qualche modo (o in molti modi), s’intrecciano e si completano … Ambedue generati dalla Dc del crepuscolo, ambedue, nel recente passato, legati al traballante carro di Berlusconi. Giuseppe Pizza, della “rinata” Democrazia Cristiana post Tangentopoli – della quale ha sempre rivendicato il simbolo scudocrociato, nonché gli immobili di proprietà – ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, perché si è schierato a suo tempo con Romano Prodi (elezioni politiche del 2006), prima di fare il sottosegretario all’istruzione, fra il 2008 e il 2011, nell’ultimo governo del Cav, dopo un “sofferto” cambio di campo. Angelino Alfano, per non essere da meno, ha mollato Berlusconi al momento giusto (novembre del 2013), in barba alla fedeltà al suo “mentore” politico, scegliendo le appetitose poltrone di governo, con il suo seguito di guitti in offerta speciale … tutti centristi e moderati, naturalmente. Si è ridotto, costui, a fare il collaboratore dei collaborazionisti della troika, partecipando in posizione subordinata ai loro esecutivi. Nelle elezioni ottiene risultati penosi, ma può contare deputati e (soprattutto) senatori a sufficienza per fare l’ago della bilancia … Come si sa, contano i seggi che si occupano in parlamento, non i voti del popolo bue.

Basta giri di parole e commissariamenti, meglio libertà e democrazia. Da Londra a Roma, l’onda del Brexit rischia di travolgere Matteo Renzi: contro la “rottamazionedella Costituzione voterebbe il 54% degli italiani, incluso il 22% degli elettori del Pd. L’“Huffington Post” ha pubblicato il primo sondaggio sul referendum di ottobre dopo il voto che ha sancito l’addio del Regno Unito all’Unione Europea. E le percentuali non lasciano spazio di vittoria per il premier, che ha investito tutto sul buon esito della consultazione sulla riforma costituzionale, scrive il “Giornale”. Secondo il sondaggio di “ScenariPolitici” realizzato in esclusiva per l’“Huffington Post”, la maggioranza degli italiani oggi sarebbe orientata a votare contro la manomissione della Costituzione e lo smantellamento del Senato elettivo. «Il 54% degli intervistati voterebbe contro la riforma, il 46% a favore», si legge sul sito diretto da Lucia Annunziata, pur consapevole che si tratti di dati ancora «suscettibili di sostanziali modifiche, visto che meno di un italiano su due oggi è certo di andare a votare».

di Luciano Lago Le elezioni non servono per detronizzare il ceto dirigente che dispone di tutte le leve di potere (quello mediatico e quello sistemico) e questo lo sosteniamo da molto tempo ma offrono comunque lo spaccato sociale dei nuovi equilibri. Si conferma quello che appare scontato da sempre: il PD, partito al servizio del grande capitale, dimostra con le ultime elezioni dove pesca ancora il suo consenso e lo attesta clamorosamente nella Capitale dove gestiva da tempo immemorabile la rete delle sue mafie e delle sue clientele: la gente delle periferie e delle borgate ha voltato le spalle al PD ed ai suoi "gerarchetti"  (i Giacchetti della situazione) e sceglie il voto di protesta e di dissenso votando 5 Stelle, per la Virginia Raggi, la "fatina" dei 5 Stelle, un volto pulito che si contrappone ai vecchi oligarchi  del "partitone" di Renzi e soci. Al Pd rimane il consenso maggioritario ai Parioli (quartiere iper borghese di Roma) e nel centro storico, luogo residenziale del ceto politico, intellettuale e del potere mediatico.

di Eugenio Orso Come non credo nelle fole che santificano la liberaldemocrazia parlamentare, massima espressione della “civiltà politica” occidentale, così non credo al potere “taumaturgico” della democrazia diretta, le cui vestigia – cioè il referendum (consultivo come il Brexit, ma anche abrogativo di leggi) – sopravvivono nel tempo del parlamentarismo neocapitalista. Nell’era del potere assolutistico dei Mercati & Investitori, la volontà popolare non è da questi cassata solo quando va nella direzione voluta, come ad esempio il Brexin, ossia un voto britannico favorevole alla permanenza nella Ue (“Remain”). Inoltre, il Brexit è un referendum che in caso di vittoria del “Leave” non implica, automaticamente, l’uscita della Gran Bretagna dal cerchio dantesco più esterno della prigione unionista europea, e ciò potrebbe aiutare le élite pro-Ue, nonostante la prevalenza del “Leave”.

di Luciano Lago Anche Roma avrà presto la sua "fatina": una ragazza dal volto pulito, Virginia Raggi, giovane madre, candidata dei 5 Stelle a Sindaco e vincitrice finalista favorita nel prossimo ballottaggio, una figura nuova e senza macchia nè scheletri nell'armadio. Peccato però che la situazione di Roma, dopo anni di gestione mafiosa e deliquenziale, sia del tutto fuori controllo: aziende municipalizzate piene di debiti ed al collasso, strade piene di buche e sommerse di rifiuti e infestate da sbandati, accattoni e delinquenti di ogni razza, emergenza immigrazione e campi rom, emergenza abitativa, insicurezza, trasporti e servizi inesistenti, tasse comunali record sulle famiglie e sui picoli commercianti.

di Eugenio Orso “Un pirla, un voto” dovrebbe essere il modo di dire che accompagna, oggi, le elezioni comunali … e non solo quelle. Si va a votare come soldatini del tutto spendibili, date le controriforme in atto che distruggono il nostro tessuto sociale, credendo aprioristicamente – per fede cieca nella democrazia occidentale! – alla contrapposizione fra cartelli elettorali e liste che non si sogneranno mai di mettere in discussione il Potere Vigente (maiuscole orwelliane), impossibilitate a farlo soprattutto nelle elezioni di natura amministrativa che hanno altri scopi.