di  Ilaria Bifarini Sul palco dell’Assemblea del Pd Matteo Renzi arriva con solita sfrontatezza che lo contraddistingue, tanto da lasciar in piedi quello che, a onor di cronaca, dovrebbe essere il nuovo premier. Ma a un’analisi più attenta l’attuale segretario del PD (ma non doveva ritirarsi dalla politica?) qualcosa ha cambiato: il suo vocabolario. Nell’era della post comunicazione, in cui i vocaboli contano molto più dei contenuti, Renzi ha dimostrato di intraprendere una svolta sostanziale: la sua trasformazione da uomo selfie a fustigatore di bufale.

VITTORIA!!! Anche in Italia il popolo dei “fregati”, dei traditi, di chi non crede più nei partiti e nel loro sistema di gestione della cosa pubblica ha vinto. Un popolo è tornato a votare per far capire che è pronto a tornare in campo; è lo stesso popolo che ha mandato in malora tutti i partiti della prima repubblica, che ha cercato di cambiare votando i nuovi partiti, poi, ha capito che era tutto inutile e si è ritirato nel privato. Ora c’è bisogno di idee chiare, di una proposta precisa, di un progetto unico che rimetta insieme gli Italiani qualunque sia stato il loro passato politico per salvare questa stupenda nazione abitata da un popolo che ha sempre trovato la forza di reagire.

Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce. di Stefania Elena Carnemolla Napolitano, ancora tu? Il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex presidente della Repubblica, è sempre fra noi: parla, pontifica, ammonisce. È agitato, Napolitano. Anche quando ha vinto Donald Trump s'è agitato, perché se non vince chi speri possa vincere, allora il suffragio universale fa schifo. Avesse vinto lei, Hillary Clinton, quella che nei Balcani serbi e filoserbi chiamano il "demonio", sarebbe stato il trionfo della democrazia, ma ha vinto il palazzinaro di New York, quello col ciuffo fake, e allora al bando il suffragio universale.

di G. Cirillo Il 4 Dicembre si avvicina e finalmente ci libereremo di tutte queste polemiche su questa pasticciata e inutile riforma costituzionale e probabilmente anche del nostro amato premier. Premesso che voterò NO per due motivi principali: primo, Renzi ha personalizzato il voto in maniera irresponsabile e da semplice elettore non devo essere io a responsabilizzarmi e quindi a depersonalizzare il referendum, perciò dato che Renzi ha posto il referendum come un quesito su se stesso, a me lui e quello che rappresenta non piace e quindi primo motivo per il NO; secondo io da elettore e cittadino con questa riforma perdo potere, dato che viene istituito un Senato che anche se ridotto nelle sue funzioni, detiene comunque un residuo potere legislativo quindi un potere anche su di me. Potere nei miei confronti che io eleggerò in maniera molto indiretta diluendo di conseguenza il mio potere effettivo di elettore e cittadino e penso che se non si hanno tendenze masochiste, nessuno, di sua spontanea volontà, si autoriduce il proprio potere, quindi secondo e chiaro motivo per votare NO, non voglio perdere ulteriormente potere. Se questa riforma aboliva il Senato, sarebbe stato un altro discorso.

di Michele Rallo Diciamolo chiaramente: la “riforma” che porta il nome della fatina dagli occhi turchini è una truffa a ventiquattro carati. Altri l’hanno smontata pezzo per pezzo, compresi i richiamini per i gonzi (tipo: riduzione dei costi della politica). Non starò quindi a ripetere cose che sono note e arcinote. D’altro canto, è il concetto stesso di “riforma” ad essere una truffa. Perché? Perché “riforma” significa soltanto “cambiamento”, mentre Renzi e soci (e prima di lui Amato, Prodi, Monti e onorata compagnia) le hanno attribuito un significato diverso, quello di “cambiamento in meglio”. La verità è che le riforme che ci sono state imposte, i cambiamenti – almeno dal 1990 ad oggi – sono stati tutti rigorosamente “in peggio”. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.

di Vittorio Sasso Ci risiamo: la sinistra perde le elezioni da qualche parte nel mondo e di riflesso si scaglia contro il sistema democratico delle elezioni, perché non essendo “meritocratico” permette a chiunque di esprimersi, a detta loro. Questa volta è toccato all’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano usare duri toni contro il risultato delle elezioni americane: in un commento neanche troppo a caldo a seguito della vittoria di Trump il Senatore a vita propone che gli ignoranti non votino.

di Enrico Galoppini Poveretto, dev’essere proprio allo sbando. Evidentemente i sondaggi per il referendum (quelli veri, quelli che affluiscono al ministero degli Interni) devono essere disastrosi. Disastrosi per lui, s’intende. Non è servita la militarizzazione della RAI (oramai ridotta ad un megafono della propaganda governativa), non è servita la nuova campagna – inventata di sana pianta – sulle tasse che scendono, non è servito lo scandaloso “aiutino” dell’ambasciatore americano, non è servito nemmeno il servizievole impegno del presidente di Confindustria, giunto al punto di sconfessare praticamente le previsioni (realistiche) del proprio Centro Studi a pro di quelle (fantasiose) del Governo.

di Giorgio Cremaschi Il quesito ufficiale del referendum costituzionale è un imbroglio sfacciato e ridicolo. Se avessero scritto: "Volete voi dire SI alla bellissima riforma costituzionale di Renzi e Napolitano e far uscire l'Italia dagli intrighi e dagli sprechi?" Se avessero messo sulla scheda gli slogan di Renzi e Boschi, sarebbero stati più onesti. Invece hanno detto le stesse cose facendo della scheda un manifesto per il SI con linguaggio apparentemente neutro, ma in realtà così pieno di forzature, omissioni, raggiri, che è raro trovare in così poche righe.

di  Luciano Lago Se qualcuno aveva ancora dei dubbi su quali fossero gli sponsor del referendum costituzionale voluto da trio Renzi/Boschi/Napolitano e compagnia cantante, l'ultimo discorso ufficiale fatto dell'ambasciatore USA in Italia, John Phillips, ha dissipato ogni dubbio: "Ambasciatore Usa: No al referendum sarebbe un passo indietro per l’Italia". In precedenza vi era stato il comunicato della JP Morgan riguardo alla necessità di riformare le costituzioni del Sud Europa per "adeguarle alle esigenze dei mercati" (legggi dei potentati finanziari). Avevano scritto quelli della JP Morgan (una delle maggiori banche d'afffari al mondo): “la nostra costituzione è troppo socialista, garantisce la protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori e contempla il diritto della protesta contro i cambiamenti dello status quo politico”. Vedi: Wall Street Italia.