di Marco Mori Abbiamo due tipi di ragionamento da portare avanti quando si analizza la compatibilità tra Trattati UE e Costituzione. Il primo è ovviamente la stessa legittimazione all’ingresso dei Trattati nel nostro ordinamento, il secondo è di puro merito. Ovvero superata la pregiudiziale è da valutare anche se il modello economico codificato nei Trattati sia o meno compatibile con quello previsto nella nostra Costituzione. Entrambe le risposte sono ampiamente negative. I Trattati sono entrati nel nostro ordinamento attraverso le leggi di ratifica. Tali leggi di ratifica sono incostituzionali in quanto costituiscono cessioni non consentite di sovranità e impongono, anche nel merito, un modello economico diametralmente opposto a quello previsto e voluto dai padri costituenti. Per i meno informati blocco sul nascere la più classica delle obiezioni. Ovvero quella che, in base all’art. 10 Cost., i Trattati siano sovraordinati alla nostra Costituzione. Ciò è falso.

di Marco Della Luna Matteo Renzi, il rottamatore che non ha bisogno di chiedere consenso, tanto meno di essere eletto dal popolo (infatti non è mai stato parlamentare, ma dà comandi ai parlamentari), si sceglie e impone in parlamento il presidente della Repubblica, che invece dovrebbe rappresentare e garantire tutti, super partes. Facendolo, tradisce il Patto del Nazareno (che d’ora in poi potrà chiamarsi Patto del Giuda), e forma la sua terza maggiorana parlamentare, in perfetto stile africano. Adesso anche il presidente della Repubblica è un nominato. Un nominato del Primo Ministro, ratificato da un parlamento di nominati, eletto con una legge elettorale già dichiarata incostituzionale una Corte di cui era membro lo stesso Mattarella! Ovviamente non potrà, quindi, svolgere una funzione di controllo e contrappeso rispetto al capo del governo. Questa è la componente sostanziale.

di Piero La Porta Sergio Mattarella: quanti hanno sospirato di sollievo per la sua ascesa al Quirinale, hanno più motivi di quanto possano immaginare. Berlusconi avrebbe voluto al Quirinale Romano Prodi o persino Giuliano Amato. Con queste preferenze ha anche svelato molte cause dell’inconsistenza dei suoi governi. Non bastasse, dietro le quinte era pronto Massimo D’Alema, se gli altri candidati si fossero bruciati. Sergio Mattarella è il presidente migliore possibile in questo momento; d’ora in avanti ha necessità di grinta. Chi lo conosce, assicura che di grinta ne ha tanta, inaspettata tuttavia perché dissimulata da riservatezza e timidezza, qualità che un giorno fecero dire a Ciriaco De Mita che Arnaldo Forlani al confronto di Mattarella “è un movimentista”. Una famiglia protagonista Sergio Mattarella è un siciliano. Se qualcuno s’attende un pedigree a prova di vestali dell’antimafia, meglio lasciar perdere. Andrea Camilleri accusò di mafiosità il padre di Mattarella, Bernardo. Accuse arbitrarie ed esagerate, specialmente nel caso di una famiglia che, nel bene e nel male, appartiene alla storia migliore della Sicilia. Bernardo era eminente nel notabilato borghese siciliano, esplicitamente e fortemente impegnato contro il separatismo, al quale invece aderì la vecchia mafia e la nobiltà siciliana. Quest’ultima nel separatismo vidde l’occasione per saldare due conti: con la Repubblica e col PCI, mettendosi sotto l’ala di chi reputavano vincitore della guerra mondiale, la Gran Bretagna, alle cui mene nel Risorgimento dovevano il loro potere. Continua: Dalla Chiesa e La Torre

di Luciano Lago Rinchiusi nei palazzi della politica, gli esponenti della  politica  italiana  conducono anche stavolta la loro sceneggiata della elezione presidenziale, vivendo immersi in una dimensione del tutto estranea dalla realtà del paese reale. Se non fosse che questa rappresentazione surreale viene proiettata massicciamente all'esterno dalle telecamere delle reti TV, nessuno si accorgerebbe neanche di quanto accade nelle stanze dei palazzi romani ed il tutto sarebbe circondato da una totale indifferenza e dal tanfo insopportabile dei riti della vecchia politica. Lo spettacolo che forzatamente entra nelle case degli italiani attraverso le TV non riesce tuttavia a suscitare interesse più di quanto ne suscitano altre sceneggiate televisive o spot pubblicitari, quanto piuttosto desta una notevole apatia nella gente ed in molti anche disgusto. Il disgusto nasce dal fatto che l'italiano medio, alle prese con gravi problemi economici, di mancanza di lavoro, precarietà, aumento abnorme del costo della vita, imposte da pagare, molte delle quali concentrate a Gennaio, si rende conto ed acquista consapevolezza dell'estraneità di quel mondo che le Tv proiettano, un mondo di personaggi vuoti, estranei ai problemi condivisi dalla gente comune, concentrati nei loro giochi di elezione, sbarramenti, rose di nomi e quant'altro che dimostrano di essere attenti ai loro interessi e totalmente avulsi da qualsiasi sforzo di risolvere i gravi problemi sociali ed economici che attraversa il paese.

Quirinale, da sempre il vero terreno di scontro di quanti vogliono controllare la politica italiana di Piero La Porta * Oggi la situazione appare confusa; in realtà il bandolo di essa è sempre il medesimo criterio: chi possiede il rapporto di forze più rilevante? Gli Stati Uniti d’America, quantunque altri si siano fatti avanti negli anni – la Germania innanzi tutto – e altri siano arretrati, come la Russia. La Gran Bretagna ha funzioni ancillari per Washington; la Francia ha agenti nel mondo della finanza e dell’industria, la cui capacità d’influenza è tuttavia inversamente proporzionale ai guadagni che traggono dai loro tradimenti. L’ingresso di Giorgio Napolitano al Quirinale col plauso del Dipartimento di Stato ha svelato o, meglio, reso più chiara una verità sempre più nitida dalla morte di Aldo Moro in poi: Washington ha scommesso da tempo sullo zoccolo berlingueriano del Partito Comunista Italiano.

di Luciano Lago Se c'era bisogno di ulteriori conferme che Il governo Renzi fosse un governo al servizio del grande capitale finanziario sovranazionale, queste sono venute una dopo l'altra prima con l'emanazione del così detto "Jobs Act", quello della flessibilizzazione selvaggia dei contratti e rimozione delle tutele sul lavoro, poi da ultimo con la riforma bancaria delle banche cooperative, che ha lo scopo di spingere queste banche verso la trasformazione in SPA per essere quotate in borsa e, come sarà inevitabile, successivamente aggregate ad altre grandi concentrazioni bancarie che attuano abitualmente speculazioni finanziarie e riducono il credito alle imprese e famiglie. Quale sia il programma di questo governo s'era capito dall'inizio e non occorre essere degli indovini per intendere che tale programma è stato dettato dalla Troika di Bruxelles e Francoforte, mentre, per quanto concerne la politica estera, questo governo si trova alle dirette dipendenze di Washington e della NATO, come ha dimostrato la posizione italiana nella crisi Ucraina, visto che una squadra di cacciabombardieri dell'aeronautica italiana sono già stati posizionati nelle basi NATO sul Mar Baltico in posizione di attacco verso la Russia (oltre alla nave italiana Elettra inviata nel Mar Nero). Vedi: Typhoon italiani contro i russi sul mar Baltico .

di Marco Cedolin Diciamocelo in tutta franchezza, quanti di noi credevano seriamente che i camerieri posti a dirigere la colonia Italia, per conto delle grandi banche internazionali, della cricca Usraeliana e di un'altra dozzina di entità sovranazionali, avrebbero permesso la cancellazione della riforma Fornero, una delle pietre miliari su cui si regge l'intero progetto UE di riduzione in schiavitù di chi in Italia ci vive? Spero pochi, magari molto giovani e ancora refrattari alla disillusione, oppure scarsamente informati sulle dinamiche attraverso le quali il potere protegge e preserva sè stesso ad ogni costo..... L'istituto del referendum, in Italia, ha cessato di avere un senso (ammesso che l'abbia mai avuto) dopo le consultazioni degli anni 70/80 su divorzio, aborto ed energia nucleare. Consultazioni che (a prescindere da come la si pensi) affrontavano temi di grande peso, pur proponendosi, almeno nei primi due casi, di ratificare un qualcosa che ormai stava prendendo piede a livello internazionale.

di Simone Sauza Su Mafia Capitale si è detto e scritto relativamente tanto. Eppure sembra non averci insegnato nulla. Del resto, l’errore più grande che si possa fare è relegarlo in qualche anfratto della memoria collettiva come uno dei tanti casi di corruzione, tanto per alimentare il misero qualunquismo del “so’ tutti ladri!”. Il procedere caso per caso, scandalo per scandalo, empiricamente, non solo è poco utile, ma è letteralmente dannoso. Come quando si pensa che Mafia Capitale sia un problema di Roma; o quando si tratta la Mafia come una specie di villain dei fumetti. È la visione sistematica di queste vicende (Mafia capitale come il Mose o la Tav) a mancare.

di Marcello Foa Innanzitutto tanti auguri a tutti. E auguri all’Italia, temo ne abbia sempre più bisogno. Come sapete non appartengo alla schiera degli adulatori di Matteo Renzi e più il tempo passa, più la mia diffidenza aumenta. E’ un leader politico che ha una doppia agenda, quella pubblica, retorica, ammiccante e bombastica su cui ha costruito la sua popolarità, e quella reale che si misura in due modi: da un lato analizzando attentamente, in profondità progetti e riforme del suo governo, dall’altro cogliendo attentamente i rapporti che Matteo Renzi ha o tenta di di sviluppare con le élite più alte, che non sono certo italiane e che governano davvero l’Europa e che promuovono i progetti globalisti.

di Maurizio Gustinicchi Oggi voglio essere buono, perché in due giorni ben tre amici mi hanno seguito nella nuova avventura. Questo significa avere un minimo di credibilità, esser sempre stato dalla parte del giusto e dei bisognosi. Così, per una volta, ho deciso di dedicare il pezzo a Renzi esaltandone le doti positive. Egli si gode il suo 40% di voti alle Europee veleggiando in buone acque (personalmente) sebbene il paese abbia qualche problemino; il principale di questi è: 400 miliardi di euro di fabbisogno finanziario lordo da coprire nel 2015!