di Eugenio Orso Si consuma lo scontro sulla legge elettorale, recitato come si recita una parte sul set dalla maggioranza e soprattutto dalla minoranza piddì. E’ questa ultima che mi provoca il massimo disgusto, perché i “renziani” – della prima ora o convertiti, per convenienze personali e di cadreghino – li conosciamo purtroppo molto bene. In un certo senso sono trasparenti, in quanto liberisti dichiarati, euroservi patentati, filo-atlantisti senza se e senza ma, coerenti fino in fondo nel veicolare le politiche della troika che stanno strangolando il paese. Anche la legge elettorale – incostituzionale come la precedente e pensata per ridurre all’impotenza la “volontà popolare” – fa parte di queste politiche.

di Giuliano Augusto Si stava meglio quando si stava peggio? La Prima Repubblica era meglio della Seconda? E i suoi personaggi politici di spicco erano migliori di quelli attuali? Certo è che il paragone risulta impietoso. Fino al 1992 i politici italiani erano animati da idee e ideali. Giusti o sbagliati che fossero. Buona parte, certo, pensava soltanto ad arricchirsi, spingendo per creare centri di spesa che alimentassero le proprie clientele locali e gonfiando in tal modo il debito pubblico. Ma nonostante questo, o anche in virtù di questo, l'Italia aveva raggiunto un livello di vita sopra la media europea e una potenza economica che ci collocava al quinto posto nel mondo. Gli scontri in Parlamento e nelle piazze erano accesi. L'estremismo politico e il terrorismo avevano riempito le strade di centinaia di morti e di migliaia di feriti.

di Sebastiano Caputo Nato in funzione anti-grillina e con lo scopo di ricreare un sistema bipolare all’americana o alla francese, l’Italicum, si è ora trasformato in un sistema elettorale che produce uno scenario apocalittico: Matteo Renzi contro tutti. Che in sintesi significa: Matteo Renzi per vent’anni.

di Eugenio Orso Ai suoi tempi, l’osceno libertario Pannella – figlio naturale del fallimento del Sessantotto, spinello libero e deviazioni sessuali a go-go – esordiva rivolgendosi agli italiani come a un “popolo di incoscienti”. Così facevano anche i suoi imitatori mediatici, primo fra tutti il bravo Gigi Sabani, che negli anni ottanta andava a mille. In effetti, all’epoca il popolo italiano era già incosciente, ma non ancora del tutto rimbecillito, per quanto l’apparente futilità di quegli anni – gli ottanta del “riflusso nel privato”, del Ku di Ibiza, dei fighetti yuppies e dell’iper-consumismo – ha contribuito non poco a indebolirlo e ad allontanarlo da un vero impegno politico. L’autocoscienza scemava, la critica al capitalismo si spegneva e la trasformazione economico-sociale in senso neocapitalistico iniziava.

di Piero Laporta Silvio Berlusconi assolto. Piaccia o meno, deve andarsene. L’innocenza non lo immunizza dall’imbecillità e dalla codardia. La parabola politica e umana di Berlusconi è alla fine, inutile che s’illuda. Lo testimoniano la carta di identità, la biacca sulla faccia, la tintura sui radi capelli, cui inutilmente giustappone un ostentato giovanilismo, una oramai inattendibile insegna di capobranco. Quanto egli dice di voler fare, lo fa meglio Renzi, più giovane e più attendibile di un vecchio impotente e ridicolo. Se non vuole lasciare un ricordo più grottesco di quanto già sia alle viste, faccia i bagagli al più presto. Non si preoccupi troppo di lasciare un cattivo ricordo nella storia d’Italia: è in così folta e adeguata compagnia da avere buone probabilità di mimetizzarsi ed essere dimenticato, se non si ostina sulla scena. Pare che la sentenza della Cassazione alimenti le sue speranze per le prossime elezioni regionali: si disilluda, gli italiani non sono imbecilli come lui.

di Luciano Lago Se gli esponenti della sinistra si fossero impegnati nel cercare un nuovo pretesto per distrarre l'opinione pubblica dai problemi pressanti dell'attualità, forse avrebbero potuto trovare qualche cosa di meglio ma l'occasione gli è stata offerta quasi inaspettata dalla manifestazione dello scorso Sabato a Roma di Salvini,  in cui hanno partecipato anche  Casapound  ed altri gruppi dell'estrema destra. Il "pericolo fascista" alle porte è sempre un buon pretesto per ricompattare la sinistra in crisi di consenso e le forze sostenitrici dell'eurosistema di Bruxelles come "credo unico" e della preminenza dei mercati, dal PD, a SEL , oltre   alle nuove destre tecnocratiche dei Passera e degli Alfano.  Un pericolo ed una accusa che serve a screditare gli avversari ma ancora di più  è utile per "creare un diversivo" nell'attenzione del pubblico.  Una vecchia tecnica di comunicazione di massa a cui si ricorre con frequenza.

di Luciano Lago Se la nuova linea politica seguita da Matteo Salvini, il nuovo leader della Lega, ha avuto un effetto dirompente, questo è stato esattamente quello di far ricompattare assieme tutto il blocco unito della sinistra mondialista (dal PD al Sel ai vari movimenti, Centro sociali, ecc.) ed assieme a questo le formazioni del centro destra "moderato" che hanno condannato e preso le dovute distanze dai contenuti del discorso del leader leghista e dalle alleanze con formazioni di estrema destra (Casa Pound ed altri) che Salvini e la sua Lega hanno sottoscritto. Queste le reazioni che si sono avute dopo la manifestazione della Lega a P.zza del Popolo a Roma, vista come un successo dalla parte di chi era in quella piazza per il numero dei presenti e per l'entusiasmo, vista come un mezzo "flop" da alcuni giornalisti di sinistra che hanno dato più spazio alla contromanifestazione indetta in parallelo dalle varie sigle della sinistra. Indubbiamente mai prima di sabato la Lega si sarebbe sognata di tenere una manifestazione del genere a Roma in una delle principali piazze e questo di per se' non può non considerarsi come un successo che ha gratificato la linea politica seguita da Salvini, rafforzando la sua posizione anche all'interno della Lega.

di Marco Mori Qualcosa di mai visto si è consumato nella notte. Un partito ha modificato la Costituzione unilateralmente. Il merito della riforma, che vi anticipo già consegna semplicemente il paese alla sovranità dei mercati speculativi, sarà discusso in un apposito post. Qui voglio esaminare, con linguaggio semplice ed accessibile, le questioni di illegittimità di carattere “preliminare” a questa riforma che sono palesi e davvero clamorose. Non nascondo la speranza che il Presidente della Repubblica intervenga, sarebbe un suo preciso dovere. In sostanza un gruppo di Parlamentari nominati dal PD, pur non avendo avuto la maggioranza alle ultime elezioni, ottenendola solo in forza di una legge elettorale dichiarata incostituzionale, ha modificato da solo la Costituzione cancellando in un colpo la democrazia.

di Marco Della Luna A mali estremi, rimedi estremi. Allearsi con Berlusconi è una mossa indispensabile per tentare di salvare il salvabile, stante la situazione. Ma, nel fare questa mossa, Matteo Salvini, abile comunicatore, vorrà prestare particolare attenzione a un pericolo di immagine nuovo e specifico connesso all’ex Cavaliere. Non mi riferisco al bordello di Arcore descritto dai giudici del processo Ruby bis (queste non sono novità), ma a come Berlusconi e i suoi paladini si sono messi a comunicare su un tema delicatissimo, che niente ha a che vedere col sesso, ma molto con le libertà fondamentali e i diritti politici. Oggi, alle 14:40 circa, in una intervista trasmessa dal Tg3, Renato Brunetta, capogruppo berlusconiano alla camera, ha spiegato che effettivamente il governo Renzi costituisce un pericolo per la democrazia, avendo fatto una svolta autoritaria; e che quindi Forza Italia torna all’opposizione piena.

di Federico Dezzani Appaiono sui media più anticonformisti e scanzonati accostamenti, peraltro non originalissimi, tra il Benito Mussolini ed il premier del Partito Democratico, Matteo Renzi: non troppo originali perché la politica italiana, scritta all’insegna del trasformismo parlamentare e del consociativismo, rigetta per reazione qualsiasi figura dal piglio decisionista, in cui si scorgono immediatamente derive fasciste. Toccò nell’immediato dopoguerra a Enrico Mattei, l’instancabile organizzatore dell’ENI, tacciato da Indro Montanelli[1] e don Luigi Sturzo[2] di essere stato contagiato in gioventù dal virus fascista; venne quindi il turno di Bettino Craxi, che con Mussolini condivideva pure le origini socialiste, raffigurato nelle vignette di Giorgio Forattini con pantaloni alla zuava, stivali e petto gonfio sul balcone di Piazza Venezia; quindi fu la volta di Silvio Berlusconi, la cui inconcludente parabola politica è già venduta come “il Ventennio berlusconiano”, sebbene il numero di anni di governo effettivo si aggiri attorno alla metà.