di Luciano Lago Sulla Grecia, Renzi sostiene la Merkel e conferma la sua posizione subalterna alla Troika. Potevano esserci dei dubbi in proposito? Interessante riportare l'ultima intervista rilasciata da Matteo Renzi al Sole 24 Ore, da cui si capiscono molte cose e lo stesso Renzi chiarisce la sua posizione rispetto alla crisi della Grecia. Ne riportiamo sotto qualche brano tratto da "Il Giornale". "...Una cosa è chiedere flessibilità nel rispetto delle regole. Un'altra è pensare di essere il più furbo di tutti, essere cioè quello che le regole non le rispetta". Matteo Renzi prende le distanze da Alexis Tsipras e si allinea ai euroburocrati di Bruxelles. "I negoziati li ha interrotti Varoufakis, purtroppo...", fa notare il premier in una lunga intervista al direttore del Sole 24Ore Roberto Napoletano durante la quale sposa la linea di Angela Merkel e attacca a testa bassa il primo ministro greco. "Il problema non è su chi ha sbagliato per primo, questo non è l'asilo". Per Renzi il passato è il passato. E tutte le colpe ricadono, quindi, su Tsipras e compagni che hanno deciso di far saltare il tavolo indicendo il referendum.

di Luciano Lago Una svolta in senso nazionale per la Lega Nord, partito tradizionalmente ancorato alle tematiche del Nord, della mitica "Padania" e degli slogans come "prima il Nord". La linea intelligente di Salvini ha trainato il partito come perno della nuova destra anti Europa di Bruxelles, contro le politiche di austerità e di iper tassazione e per la riaffermazione della sovranità italiana. Il discorso di Pontida di Salvini è stato breve e ridotto a pochi concetti essenziali: no all'invasione del paese da parte dell'ondata di migranti clandestini, no all'Europa della moneta unica e del pensiero unico, si alla salvaguardia delle identità regionali ed alla tutele delle imprese italiane, dei piccoli produttori, commercianti ed artigiani.

di (Il Poliscriba) Ho letto recentemente in una bellissima intervista autobiografica di Alain de Benoist una frase di Bergson del 1936 che non conoscevo: “Su dieci errori politici, nove consistono semplicemente nel continuare ancora nel credere vero ciò che ha cessato di esserlo”. Bisognerebbe ricordarlo ai politologi. E’ quindi inutile condannare moralisticamente gli astensionisti oppure coloro che si rifugiano nel grillismo ( o Leghismo ndr). Essi prendono semplicemente atto della radicale inutilità della tensione politica. Il vero problema, tuttavia, sta nell’immaginare come possa continuare nel tempo e riprodursi una società tenuta insieme soltanto dal legame del mercato, in cui la decisione politica comunitaria ha di fatto cessato di esistere.

Il libro “All’armi siam leghisti” del giornalista Antonio Rapisarda è il racconto di un substrato generazionale che con lo strumento della metapolitica difende e proietta gli interessi del popolo italiano. di Sebastiano Caputo Nel terzo millennio riemerge dunque quel conflitto weberiano tra burocrati e partiti di massa, tra funzionario e capo carismatico, tra tecnicismo e populismo. All’agire politico finalizzato ad una causa etica si contrappone l’atteggiamento “sine ira et studio (“senza animosità e simpatia”) del freddo calcolatore. Non è un caso infatti che in Europa, ed in particolare in Italia, da una parte si sono susseguiti ai vertici delle istituzioni “tecnici” (Mario Monti), “saggi” (dieci esperti nominati da Napolitano a marzo del 2013) o “burocrati travestiti da politici” (Enrico Letta e Matteo Renzi), dall’altra sono state demonizzate tutte le forze populiste, carismatiche e profondamente politiche.

di Marco Mori La sovranità, ai sensi dell’art. 1 Cost., appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione stessa. La “forma” ovviamente è il diritto di voto per mezzo del quale il popolo elegge i suoi rappresentanti (anche se sarebbe meglio dire eleggeva, date le leggi elettorali liberticide approvate da dieci anni a questa parte). In merito ai limiti alla sovranità invece occorre leggere l’art. 11 Cost. che dispone: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

di Luciano Lago Non abbiamo perso molto tempo su questo sito a commentare la politica italiana, risulterebbe troppo deprimente visto lo stato di degrado in cui è stato ridotto questo paese: da culla della civiltà romana e rinascimentale a sub colonia delle centrali finanziarie sovranazionali ed del dominio USA sull'Europa. Non vale la pena sprecarsi in disquisizioni di politica nazionale perchè, di fatto, non ha importanza chi eserciti formalmente il potere politico e quale partito abbia la maggioranza di governo a Roma: non sono loro che possono decidere alcunchè, il potere decisionale spetta ad altri, a Bruxelles, come a Francoforte a Washington ed a New York. Si tratta di un potere esercitato da organismi finanziari ed entità anonime che non sono visibili ai più ed operano attraverso loro fiduciari designati. Lo Stato italiano ha perso ogni tipo di sovranità da quella monetaria (non dispone di una sua moneta ma deve chiederla a prestito) a quella militare. Il bilancio dello Stato deve essere approvato preventivamente, le materie più importanti, dall'industria al commercio, alle banche , alle assicurazioni, all'agricoltura, ecc. sono di competenza di Bruxelles e della normativa UE. Di conseguenza abbiamo uno Stato sotto controllo esterno ed un Parlamento, già esautorato da tempo dei suoi principali poteri, che si limita a ratificare le norme elaborate altrove (nella UE) ed a confermare i decreti del governo.

di Marco Mori Nell’indifferenza generale proseguono le sconcertanti dichiarazioni sia da parte dei politici che da parte delle agenzie di rating sulla situazione italiana. Quelle che mi hanno colpito di più in questi giorni in cui, con l’approvazione dell’italicum, si è surrettiziamente modificata la forma di governo del paese sono quattro. La prima certamente è stata quella di Alfredo D’Attorre, deputato PD, il quale in un’intervista trasmessa su LA7 ha candidamente affermato (davanti ad un muto e rassegnato Mario Adinolfi) che Renzi sta facendo interessi stranieri e che la disoccupazione è mantenuta alta volontariamente. Neppure il tempo di rabbrividire per l’ammissione, ampiamente scontata per me e per gli amici di scenari economici, ed ecco arrivare tre dichiarazioni semplicemente incredibili, da parte di Renzi, Moody e del sempre presente (purtroppo) Mario Monti, una calamità perenne per il Paese. Renzi, prima dell’approvazione dell’italicum, è saltato fuori con uno strepitoso “potete mandarci a casa ma non potete fermarci”.

di Eugenio Orso Qual è il significato di impasse? Situazione bloccata, priva di sbocchi prevedibili, vicolo cieco o anche cul de sac. In poche parole, ho la netta sensazione che l’Italia si trovi in una situazione dalla quale non può uscire, in una strada senza uscita, in un vicolo cieco, come se continuasse a camminare meccanicamente, a piccoli passi, andando però verso il muro. L’impasse riguarda un paese e uno stato, non dimentichiamolo, che è soggetto a regole e trattati imposti dall’esterno, così stringenti da imprigionarlo in una camicia di forza, perché tale è l’effetto dell’unionismo europeo per noi italiani. Moneta unica, trattati e sovranità zero, questi sono gli ingredienti dell’impasse. Non si vede l’uscita da questa situazione, almeno per ora. Renzi è apparentemente saldo dove si trova e all’esterno dell’Italia, la troika pare vittoriosa sul popolo greco, grazie al cedimento della locale sinistra, euroserva e collaborazionista. Anzi, l’impasse implica peggioramenti socioeconomici per noi, poiché sono in vista, quest’anno, nuova e maggiore disoccupazione, l’ennesima riforma delle pensioni, punitiva per i pensionati, tagli lineari alla spesa sociale, aumento della pressione fiscale.

di Marco Mori Se qualcuno aveva ancora dubbi sulla fondatezza delle mie denunce contro l’ex Presidente della Repubblica, dopo la dichiarazione di ieri, dovrà ampiamente ricredersi. Specificatamente Napolitano ha dichiarato: “I governi devono avere il coraggio di dire la verità. Mi auguro che voglia farlo anche il governo italiano davanti agli italiani”. L’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto in Parlamento e ha invocato la necessità di riflettere su un nuovo assetto globale: “Siamo arrivati al dunque, ad un momento che mai si era vissuto dal 1989: occorre riflettere sull’assoluta esigenza su cosa possa essere un nuovo, più giusto e sostenibile ordine mondiale”.

di  Federico Dezzani La situazione economica e finanziaria dell’Italia ha raggiunto livelli critici, inducendo Washington a moltiplicare gli sforzi per controllare la politica interna: l’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale conferma la ferrea presa americana sulla penisola. Il PD è ancora in testa ai sondaggi, grazie alla complice passività dei due principali partiti extra governativi, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, ma le riforme costituzionali rendono sempre più difficile la convivenza all’interno del PD tra Renzi e la componente di sinistra. Lo scandalo mediatico che coinvolge Massimo D’Alema è propedeutico all’epurazione degli ex PCI e DS ed alla nascita del Partito della Nazione: la delega per la gestione del Paese sarà così affidata ad un partito plebiscitario costruito attorno al leader. Le incognite sono molte e l’esito imprevedibile.