"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Politica estera dell’Italia

di Alberto Negri

Henry Kissinger diceva che non riusciva a capire gli uomini politici italiani, ricorda Sergio Romano in un approfondito dossier dell’Ispi dedicato all’incontro Trump-Conte. Ora potremmo dire, all’inverso, che gli italiani non riescono a capire se i politici americani sono nostri amici o avversari.

Barack Obama, insieme a francesi e inglesi, ha distrutto la Libia di Gheddafi obbligandoci poi a bombardare il nostro alleato, altrimenti la Nato avrebbe colpito i terminali dell’Eni.

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Non è passata inosservata l’intervista fatta dal ministro degli Interni Matteo Salvini circa la situazione della Crimea.

Il capogruppo del PD alla Camera, Graziano Del Rio si è scagliato con veemenza contro Salvini sostenendo che questi si è fatto eco delle tesi della peggiore propaganda russa  legittimando “il sopruso” dell’invasione militare russa della Crimea.

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In occasione di una conferenza stampa a Mosca, Matteo Salvini ha parlato ai giornalisti presenti sul tema delle sanzioni alla Russia ed ha confermato la nuova posizione politica del Governo Italiano, critica nei confronti dell’Unione Europea per una serie di questioni e non soltanto quella dei migranti.
La conferenza stampa si è tenuta nella sede dell’agenzia stampa Tass, a Mosca.

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di  Alberto Negri

In Italia tutto cambia perché nulla cambi, si potrebbe dire parafrasando Tomasi di Lampedusa. Cambiano le stagioni e i governi ma la nostra politica estera rimane ancorata alla usuale retorica mai seguita dai fatti e all’acquiescenza alle vecchie e consunte alleanze coltivate dagli esangui governi precedenti. Quello che accade oggi è illuminante sulla marginalità in cui il Paese è precipitato nell’ultimo decennio.

Il caso che ci interessa sono i nostri rapporti con la Russia, l’Iran e Israele. “Saremo fautori di un’apertura verso la Russia e ci faremo promotori di una revisione delle sanzioni”, aveva annunciato con enfasi il neo-premier Giuseppe Conte presentando il suo programma in Senato accolto da appalusi scroscianti della maggioranza, soprattutto della Lega.

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di Antonio Terrenzio

In precedenza avevamo accennato alla necessita’ di una ripresa del ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e di maggior peso nell’area “euro/atlantica”.

L’Unione Europea, il medio oriente e il nord-Africa, sono i poli principali dove la nostra politica estera deve tornare ad evere un ruolo assertivo.

L’UE in particolare, vive un periodo storico di estrema debolezza: la crescita esponenziale dei partiti euroscettici a causa delle dissennate politiche migratorie, la rigidita’ economica e burocratica delle sue Istituzioni, ne hanno fortemente indebolito la struttura. Il Brexit e’ stata la prima importante conseguenza della crisi dell’impianto europeo.

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di Luciano Lago

Dopo 4 settimane di consultazioni inutili, di giravolte di Di Maio, della dirigenza PD, di dichiarazioni a vuoto di Renzi, di manfrine e sceneggiate varie, si torna al punto d’accapo e il presidente Mattarella tira fuori dal cilindro la soluzione del “Governo Neutro” o Governo del Presidente.

La denominazione non incanta le parti politiche e, sia Salvini che Di Maio, si dichiarano contrari.
La Lega di Salvini sembra fiutare la “trappola” del Governo del Presidente e oggi stesso Giancarlo Giorgetti ha dichiarato:
Se Silvio Berlusconi decidera’ di sostenere un governo neutrale, “credo che ci sara’ un grosso problema” all’interno della coalizione di centrodestra. Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, capogruppo della Lega alla Camera, incontrando i cronisti a Montecitorio. A chi gli chiede se in questo caso la Lega considera’ chiusa l’alleanza con Forza Italia, Giorgetti ha risposto “si'”.

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di  Luciano Lago

«L’Italia non può togliere le sanzioni alla Russia senza subire gravi conseguenze». Con queste parole Kurt Volker, inviato speciale dell’amministrazione Trump per l’Ucraina, non intende lanciare un avvertimento, ma sottolineare un dato di fatto: «Sono misure europee, non italiane. Non rispettarle provocherebbe prima di tutto un problema con Bruxelles». Vedi: La Stampa

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di Luciano Lago

Parliamo di Luigino di Maio, l’esponente dei 5 Stelle che si è recato in a viaggio a Washington per farsi accreditare dai dominatori USA, il figlioccio di Grillo e Casaleggio che guida il Partito dei 5 Stelle che sgambetta per farsi designare come prossimo presidente del Consiglio, in caso di vittoria elettorale.
A parte la inconsistenza di un personaggio che non ha mai lavorato veramente e non ha mai completato il suo percorso di studi (lo hanno impietosamente notato anche i giornali USA), anche se questo sarebbe in linea con il curriculum tipo del ministro Fedeli e dei colleghi del PD al governo.

I 5 Stelle sono un movimento oggi divenuto partito che fu creato in un primo momento come una forma di “dissidenza controllata” neo populista e progressista per ossigenare il sistema disattivando e neutralizzando le lotte politiche nelle piazze. Grillo è stato il personaggio politico che veniva mistificato costantemente dai media come il contestatore che minaccerebbe di trascinare l’Italia nel tunnel del più estremo populismo ed sprofondare il paese in una sorta di “rivoluzione di Ottobre della decrescita e sviluppo sostenibile”.

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di Giampiero Venturi

Il primo incontro bilaterale tra il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente Trump finisce zero a zero.

C’era da aspettarselo; in fondo quanto detto da Gentiloni a Washington è parte di un discorso buono per ogni tempo e per ogni presidente. Una chiacchierata all’insegna del “poco tengo, poco dongo” che con ogni probabilità entrambi si sarebbero risparmiati. Le dichiarazioni finali di Gentiloni lasciano intendere che l’asse atlantico fra USA ed Europa si sia rafforzato.

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di Luciano Lago

Tutto si può dire di Matteo Renzi ma non che gli manchi la furbizia e la capacità di mettersi avanti nei giochi della politica con i suoi proclami e le sue mosse a sorpresa.
Una di queste mosse è stata di sicuro l’ultima presa di posizione con cui il “fiorentino” ha aspramante criticato la risoluzione dell’UNESCO di condanna della politica di Israele verso Gerusalemme ed i luoghi santi ed è arrivato persino a criticare l’astensione espressa dal suo Governo, dal suo Ministro degli Esteri, il conte Gentiloni, nel consesso delle Nazioni Unite.

La vicenda potrebbe sembrare incredibile, quella di un presidente del consiglio che smentisce il suo ministro ma in realtà Renzi ha compreso che l’occasione era troppo ghiotta ed importante per lasciarsela scappare e con una sola mossa ha dimostrato 1. di essere totalmente dalla parte di Israele, circa le tante risoluzioni di condanna dell’ONU sulla politica di occupazione e repressione attuata dai governi di Tel Aviv verso la popolazione palestinese, 2. di essere in dissidenza rispetto la stessa posizione comune dell’Unione Europea, 3. di giocarsi un ruolo internazionale che fino ad ora non aveva mai avuto, se non nella parte del vassallo dei poteri transnazionali (Washington, Berlino e Bruxelles).

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