Stoccolma-PIC. Il ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, martedì ha sollecitato un’indagine seria sugli atti di violenza e omicidi perpetrati dall’esercito di occupazione israeliano contro i Palestinesi. Wallstrom ha chiesto un’inchiesta per stabilire se l’occupazione israeliana sia stata colpevole di omicidi extragiudiziali di Palestinesi durante i recenti fatti di violenza, hanno riferito i media locali. “E’ fondamentale che ci sia un’indagine approfondita e credibile su queste morti, per chiarire e determinare le possibili responsabilità”, ha detto la Wallstrom durante un dibattito parlamentare, secondo l’agenzia di stampa TT.

By  Susan Abulhawa * Nel 1845, il Tenente Colonello George de Gawler, presentò una informativa in cui si dettagliavano le possibilità di una colonizzazione ebraica della Palestina. Gli ostacoli che egli aveva previsto avevano a che vedere con le risorse e la possibilità di convincere gli ebrei ad emigrare in Palestina. Non si prese in consoiderazione il problema dei nativi della popolazione palestinese che vivevano in quella zona da vari secoli. Passarono alcuni decenni. Nel momento in cui fu deciso il destino della Palestina dalle grandi potenze, il mandatario britannico nella regione, Lord Balfour, dichiarò: "che noi non ci proponiamo neppure di passare attraverso una consultazione dei desideri degli attuali abitanti del paese". Tuttavia quando i britannici dovettero affrontare la rivolta della popolazione palestinese, una volta ritiratisi, i britannici realizzarono l'errore di non aver fatto caso alla volontà ed alla umanità della popolazione indigena.  Fu allora quando i sionisti fecero la loro prima conquista della Palestina ed espulsero  oltre  l'80% della popolazione nativa, che David Ben Gurion (nato in Polonia David Grunn) predisse in modo trionfante che la popolazione nativa, seza dubbio, sarebbe scomparsa. " I vecchi moriranno ed i giovani si potranno dimenticare", disse.

By Ramzy Baroud Quando fu pubblicato il mio libro “Searching Jenin” subito dopo il massacro Israeliano nel campo profugo di Jenin nel 2002, fui più volte interrogato dai media e da molti lettori per aver utilizzato la parola “massacro” per raffigurare ciò che Israele aveva descritto come una battaglia legittima contro il campo base dei “terroristi”. Le domande avevano lo scopo di spostare il racconto da una dibattito che riguardasse possibili crimini di guerra ad un conflitto tecnico che andasse oltre l’applicazione del linguaggio. Per loro, le prove della violazione da parte di Israele dei diritti umani poco importava. Questa sorta di semplificazione è spesso servita come preludio ad un qualsiasi dibattito circa il cosiddetto conflitto arabo-israeliano: gli eventi sono descritti e definiti utilizzando una terminologia che estremizza e che tiene poco conto dei fatti e del contesto, concentrandosi principalmente su percezioni ed interpretazioni.

di  Ali Abunimah Negli ultimi tre giorni, i palestinesi sono stati attaccati ferocemente mentre cercavano, a mani nude, con bastoni e pietre, di scoraggiare e prevenire i ripetuti assalti violenti da parte delle forze di occupazione israeliane nella Spianata della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme. La violenza è rappresentata da gruppi supportati da israele, che determinati a sostituire la Moschea con un tempio ebraico, stanno affermando la loro presenza sempre più aggressiva. Ma’an News Agency ha riferito che decine di palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane che hanno sparato granate assordanti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma sui fedeli.

di Jeffrey St. Clair Gli ingranaggi della macchina di Israele continuano a funzionare in totale impunità. Tutto è iniziato in un pomeriggio molto triste in Cisgiordania. Niente fuori del comune. Una volta di più si seppellisce un giovane pieno di avvenire e morto troppo presto. Sotto l'ombra schiacciante del muro e sotto lo sguardo dei soldati israeliani, più di 200 persone in lutto marciano per la strada pavimentata che scende fino al vecchio cimitero nel paese di Beit Ummar. Si odono grida irate che accusano i soldati di una ennesima morte inutile. Le esequie si realizzano in onore di Jafaar Awad, uno studente. Appena due mesi dopo essere stato liberato da un carcere israeliano, in cui si era aggravata la sua malattia per mancanza di assistenza medica, è caduto in coma. Non aveva più di 22 anni al momento della morte, con cui si è trasformato nell'ultimo di una lunga lista di prigionieri palestinesi morti per le negligenti mani dei carcerieri israeliani.

di Luciano Lago L'ultimo atroce episodio avvenuto nella Palestina occupata, con la morte di un bimbo palestinese di 18 mesi bruciato vivo nella sua casa, nelle vicinanze di Nablus ed il fratellino di 4 anni gravemente ustionato, assieme alla madre, per effetto di un attacco incendiario dei coloni israeliani contro la sua casa, avvenuto la scorsa notte, dimostra l'indole criminale e terrorista dei coloni israeliani i quali, protetti dal governo di Netanyahu e non contenti di essersi appropriati di una buona parte delle terre dei palestinesi (occupate illegalmente da Israele dal 1967), adesso cercano di terrorizzare la popolazione palestinese che ancora risiede in Cisgiordania per attuare una pulizia etnica a favore di una completa colonizzazione israeliana di quelle terre. L'episodio ha suscitato sdegno nell'opinione pubblica di molti paesi e non è stato possibile nasconderlo (come altre volte hanno fatto le autorità di Tel Aviv) e questo si va ad aggiungere ad una lunga lista di crimini israeliani contro la popolazione ed i bambini palestinesi. In questo caso non si sa se i media filo sionisti ci vorranno raccontare, anche stavolta come in passato, che i bimbi venivano utilizzati come "scudi umani" dai palestinesi, come già avvenuto in altre occasioni per giustificare i crimini  israeliani.