"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Palestina ed occupazione israeliana

Di Shenila Khoja-Moolji

Ahed Tamimi, una sedicenne palestinese, è stata recentemente arrestata nel corso di un’irruzione notturna nella sua abitazione.
Le autorità israeliane la accusano di aver «aggredito» un soldato e un funzionario israeliani. Il giorno prima lei aveva affrontato un militare israeliano che era entrato nel cortile della sua casa di famiglia. L’incidente è avvenuto subito dopo che un suo cugino 14 enne è stato colpito alla testa da un proiettile di gomma sparato da un militare, che ha pure sparato delle bombole di gas irritante sull’abitazione, rompendo le finestre.

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Con la mossa su Gerusalemme, Trump, impopolare, cerca di distrarre l’attenzione dai problemi interni
di Mick Napier:

TEHRAN (FNA) – L’attivista per i diritti umani Mick Napier scrive che l’annuncio di Donald Trump sul riconoscimento degli Stati Uniti di Gerusalemme (al-Quds per gli arabi) come capitale del regime israeliano è destinato a distrarre l’attenzione del pubblico dai suoi fallimenti sul fronte interno.
Mick Napier, in un’intervista esclusiva con FNA, ha affermato che la mossa su al-Quds è destinata a distrarre l’attenzione dai molti problemi di Trump in patria, come il calo degli standard di vita, l’aumento della povertà, la mancanza di assistenza sanitaria, l’aumento dei senzatetto e l’ingiusta distribuzione della ricchezza.

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Le autorità israeliane sono furibonde contro il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel il quale  aveva definito Israele uno stato che pratica l’apartheid nei territori palestinesi occupati, paragonando le politiche di Israele a quelle praticate in Sud Africa.
Il 14 dicembre scorso, il giornale Berliner Zeitung aveva informato che Gabriel aveva fatto questo paragone in un discorso fatto nella ” Iniziativa Kreuzberger” contro l’ Antisemitismo.

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I leaders palestinesi rispondono alla provocazione di Trump: Gerusalemme non è in vendita. Così ha risposto il portavoce del presidente della Palestina, Mahmud Abbas, all’ammonimento  di Donald Trump che aveva minacciato di tagliare i fondi annuali di aiuto ai palestinesi (circa 300 milioni di dollari) per obbligarli a sedersi al tavolo dei negoziati. “Gerusalemme è la eterna capitale della Palestina e non è in vendita per oro o per miliardi”, ha detto Nabil Abu Rudeina.

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Quando Donald Trump, il 13 dicembre scorso alla Casa Bianca, è stato premiato per la sua decisione di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, riconoscendo così di fatto l’annessione dell’intera città allo Stato di Israele, ha ricevuto il premio Friends of Zion da Mike Evans, figura di spicco del mondo evangelical sionista statunitense.

Evans è molto attivo a Gerusalemme, dove ha fondato nel 2015 il museo degli Amici di Sion. «Nessun presidente nella storia – ha dichiarato durante la premiazione – ha costruito una simile alleanza con lo Stato di Israele e il popolo ebraico». Pochi giorni prima il pastore texano John Hagee, leader della maggiore organizzazione pro-Israele degli Stati Uniti, i Christian United for Israel, si era spinto ad affermare che, mantenendo la sua promessa, Trump «è entrato nell’immortalità politica».

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di Hossal Shaker

Ahed è uni dei simboli di una generazione palestinese piena di audacia che si rifiuta di reprimere la propria rabbia. Si tratta di una generazione che sfida l’occupazione ed a cui non importano le bastonate, gli arresti e le esecuzioni che ne derivano costantemente da parte delle forze di occupazione israeliane contro i minori palestinesi dall’ottobre del 2015.
Una ragazzina ha sfidato l’occupazione con un coraggio ineguagliabile. Nel corso degli ultimi anni i media hanno pubblicato video della Ahed mentre affrontava con coraggio i soldati dell’occupazione armata esigendo che questi  si allontonassero dai territori che stavano occupando con la forza, indifferente alle loro minacce ed ai loro attacchi.

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Il portavoce ufficiale del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) algerino, il principale partito politico dell’Algeria, ha dichiarato che la condanna della recente decisione di Washington su Gerusalemme  non era sufficiente per fare fronte a Trump ed ha affermato che i paesi islamici devono prendere misure concrete ed imporre sanzioni diplomatiche ed economiche contro gli USA.
Sadek Bouguetaya , membro del Buró político e portavoce ufficiale del FLN, che ha parlato nel contesto di una manifestazione in appoggio di Al Quds e della Palestina ad Algeri, ha riferito al giornalista della IRNA che i paesi arabi e mussulmani debbano prendere misure concrete contro la decisione del presidente degli USA di riconoscere Gerusalemme (Al Quds in arabo) come la capitale di Israele e di trasferire l’ambasciata degli USA d Tel Aviv a Gerusalemme.

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Nonostante il voto favorevole degli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza, Washington ha bloccato ieri l’approvazione della risoluzione di condanna del riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. I palestinesi si rivolgeranno ora all’Assemblea Generale. Il vice presidente statunitense Pence, intanto, rimanda per la seconda volta la visita in Medio Oriente

di Roberto Prinzi

Roma, 19 dicembre 2017, Nena News – Gli Stati Uniti hanno posto ieri il veto alla risoluzione su Gerusalemme presentata dall’Egitto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dopo il recente riconoscimento americano della Città Santa come capitale d’Israele. Il voto però, più che essere espressione della forza di Washington, rappresenta il suo totale isolamento internazionale.

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di  Jim W. Dean,

.Ripercorro la mia intervista 15 anni fa qui ad Atlanta con il Patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, un uomo splendido di grande equilibrio .

Era stato un grande piacere intervistare Michel Sabbah, il Patriarca latino di Gerusalemme
Fu il primo non italiano a tenere il posto in 500 anni. Avevo  predisposto tutti i media per la sua visita ed ero in prima fila per fare interviste, anche prima della CNN.
Avevo  scelto di usare il materiale informativo di Sabbah sull’eventuale insediamento politico per Gerusalemme sulla falsariga del piano originale delle Nazioni Unite, predisposto per far sì che Gerusalemme rimanesse una città aperta gestita dall’ONU, così che tutte le parti religiose potessero avere accesso permanente ai rispettivi siti religiosi.

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di Luciano Lago

“Anche se ancora non abbiamo un accordo, questo è quello che credo accadrà in futuro: la maggior parte dei Paesi europei sposterà le loro ambasciate a Gerusalemme, riconoscendola come capitale di Israele, e si impegneranno con forza, con noi, per sicurezza, pace e prosperità», così ha dichiarato sicuro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, a Bruxelles, dove si trova per partecipare ad una riunione con i ministri degli esteri Ue.

Forte del riconoscimento del presidente Donald Trump, Netanyahu ritiene che i paesi europei , volenti o neolenti, si dovranno anche loro allineare, visto che chi dispone e decide sono loro, quelli che si sentono “i padroni del mondo”.

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