di Paul Craig Roberts Il Memorial Day commemora i soldati uccisi in guerra. Ci dicono che i caduti morirono per noi e per la nostra libertà. Ebbene, il generale di marina statunitense Smedley Butler contestò questa visione. Egli affermò che i nostri soldati morirono per i profitti dei banchieri, di Wall Street, Standard Oil e della United Fruit Company. Il seguente è l'estratto di un discorso da lui tenuto nel 1933: "La guerra è solo un racket. E la migliore definizione di racket, credo, è: qualcosa che non è ciò che sembra alla maggioranza della gente. Solo un piccolo gruppo di insider sa di cosa si tratta. Viene condotto a vantaggio di pochissimi e a spese delle masse. Io credo sia necessaria una difesa adeguata delle coste, e null'altro. Se una nazione viene qui per combattere, allora combatteremo. Il problema dell'America è che quando il dollaro quaggiù guadagna solo il 6%, diventa irrequieto e va all'estero a prendersi il 100%. Allora la bandiera segue il dollaro e i soldati seguono la bandiera. Non tornerei più in guerra come ho fatto per proteggere qualche pulcioso investimento dei banchieri. Ci sono solo due cose per le quali dovremmo combattere: una è la difesa delle nostre case e l'altra è la Carta dei Diritti. La guerra fatta per qualsiasi altro motivo è semplicemente un racket.

Estratto da "La crisi economica globale: la grande depressione del XXI secolo" della prof. Claudia von Werlhof Esiste un'alternativa al saccheggio della Terra? Alla guerra? Alla distruzione del pianeta? Nessuno pone queste domande perché sembrano assurde. D'altra parte però, nessuno le può eludere. Prima che la crisi economica globale colpisse, il motto del cosiddetto "neoliberismo" era: non c'è alternativa! Niente alternativa alla "globalizzazione neoliberista"? Niente alternativa all'economia senza regole del "libero mercato"?

di John V. Walsh "Dobbiamo assicurarci che l'America scriva le regole dell'economia globale, e dovremmo farlo oggi mentre la nostra economia è in una posizione di forza. Se non scriviamo le regole del commercio mondiale, indovinate un po', lo farà la Cina. E le scriverà in modo da far prevalere i lavoratori e le imprese cinesi." (Barack Obama sul Partenariato Trans-Pacifico in un discorso tenuto alla fabbrica Nike dell'Oregon l'8 maggio 2015) Proprio queste poche parole di Obama, lo sforzo più noto delle sue relazioni pubbliche per guadagnare consenso al TPP (Partenariato TransPacifico) e ampiamente rappresentativo del pensiero della nostra elite imperiale, sono così rivelatrici, sbagliate e pericolose su così tanti livelli che non si sa da dove cominciare. Di fatto esse portano i semi della nostra distruzione. E sono incentrate sulla Cina.

di Francesco Gori La direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, ha chiesto lo «stop immediato» degli scontri a Palmira, in Siria. «Sono profondamente preoccupata per la situazione del sito di Palmira. I combattimenti minacciano uno dei siti più significativi del Medio Oriente e la popolazione civile che vi risiede», afferma in una nota diffusa a Parigi Irina Bokova, chiedendo «lo stop immediato delle ostilità».

di Luciano Lago Ancora uno schiaffo al governo italiano , dopo il ministro francese Valls che ha rifiutato il programma delle quote dei migranti e, per giustificare la sua posizione, ha dichiarato, in una intervista al "Journal du Dimanche" - "Con il presidente della Repubblica abbiamo pensato che bisognava alzare molto la voce perché non ci fosse alcuna ambiguità. La questione delle quote (dei migranti) è fonte di una grandissima confusione. Non bisognava lasciar passare la sensazione che avremmo accettato queste quote. Nel dibattito nazionale, bisogna essere chiari". Il piano della UE sarebbe quello che prevede di accettare la richiesta dell'Onu di accogliere fino a ventimila rifugiati presenti in campi situati fuori dal territorio europeo, quali quelli in Turchia e in Libano, garantendo un finanziamento di 50 milioni di euro per il biennio 2015-2016. Entro la fine dell'anno (si prevede nel piano) si dovrebbe quindi arrivare a un sistema obbligatorio e automatico di trasferimento nei Paesi europei dei migranti. Vedi: Quote immigrati, la Francia dice no e la Spagna chiede una revisione.

di Alain de Benoist I secoli non prendono mai immediatamente una caratterizzazione che possa ricompensarli  con una collocazione adeguata nella Storia. Così il secolo XX  non è iniziato realmente  fino all'anno 1914. Sarà il secolo XXI etichettato come "il secolo del 2015"? Senza voler predire il futuro, che rimane per definizione imprevedibile, possiamo cercare di scorgere gli eventi di oggi, che a loro volta possono aiutarci ad abbozzare la cornice generale del prossimo futuro. Una cosa tuttavia  continua ad essere certa: mai il mondo era  stato tanto incerto, mai siamo stati testimoni di tali trambusti in tutti gli ambiti. In ogni settore di dominio le carte sono state mescolate e di nuovo si è tornati a mescolarle. Con le vecchie tematiche  che spariscono, altre nuove  continuano ad apparire all'orizzonte. Quali sono le principali forze motrici degli avvenimenti?

di Rafael Poch * Pochi giorni fa, Eric Bonse, uno dei rari corrispondenti tedeschi a Bruxelles che mantiene un punto di vista critico ed indipendente, ha spiegato come la Germania abbia conquistato tutti i posti chiave nelle strutture e nelle istituzioni dell'Unione Europea, in un articolo pubblicato dalla rivista Blätter," für deutsche und internationale Politik",  il cui contenuto riassumo di seguito. Il lettore comprenderà che la comune alternativa di un'Europa tedesca contro una Germania europea, di cui ancora parlano alcune persone sprovvedute, ha perso ogni senso a beneficio della prima realtà. Per quello non è neppure necessario osservare come il Kapò del lager europeo sta sferrando colpi su una Grecia prostrata e dignitosa, aiutato dai suoi miserabili vassalli spagnoli, italiani e francesi e da  quelli che, speriamo  (nel caso della Spagna)  ancora per poco rimangano  al potere, sempre e quando la schiacciante maggioranza sociale degli spagnoli, truffati dall'Europa, superi la prova di dignità che le prossime elezioni presuppongono.

di  José Javier Esparza Uno scomodo velo  di silenzio è stato calato sulle sorprendenti parole pronunciate di recente da Hilary Clinton. Forse la signora ha parlato più di quanto fosse conveniente. "I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali". Queste parole Hilary Clinton le ha pronunciate pubblicamente e senza sotterfugi, nel corso di un convegno pro abortista ed hanno lasciato più di una persona con la bocca aperta.

Requiem per Minsk-2 E’ abbastanza chiaro che la probabilità di un esito pacifico, che è sempre stata bassa, diminuisce giorno per giorno. Personalmente non ho mai creduto che l’accordo di Minsk-2 (M2A), sarebbe stato attuato dalla junta di Kiev, quindi non sono minimamente sorpreso. Il massimo che la junta potesse fare, era il ritiro di una parte (non di certo la maggior parte) delle sue armi pesanti per poi introdurne di nuove. Per quanto riguarda i passi politici previsti da M2A, sono semplicemente impensabili per la junta. Infatti, se Poroshenko decidesse di aderire a M2A e, per dire, negoziasse una futura Costituzione ucraina con i rappresentanti della Novorussia, sarebbe probabilmente rovesciato in 24 ore, non solo perché i Nazi-freak come Iarosh non lo accetterebbero, ma soprattutto perché neanche lo zio Sam lo accetterebbe mai.

di Mehdi Ebrahim L'avventurismo politico dell'Arabia Saudita era relativamente clandestino fino a quando i sauditi hanno attaccato militarmente il vicino Yemen ed hanno spianato il paese con i bombardamenti nel giro di due settimane . Il mondo arabo non era mai stato testimone di una tale brutalità e le denominate organizzazioni a difesa dei diritti umani, come sempre, hanno fatto finta di non vedere quanto accadeva in quel paese. Si rende evidente che una tale ferocia flagrante della Monarchia Saudita avrebbe potuto essere evitata se i burattini sauditi non fossero stati tanto servizievoli davanti ai loro padroni statunitensi. Guardando indietro nella Storia ed esaminando  la questione, quello che percepiamo è che quelle nazioni che accendono per  prime le fiamme della guerra, sono coscienti delle conseguenze. Tuttavia sembra che l'Arabia Saudita sia una eccezione, già che ha lanciato la sfida senza sapere , come dice il proverbio, "quello che che si da....sempre ti torna indietro". Ovvero, senza sapere che le disastrose conseguenze di questa "karma" politica senza dubbio porteranno grossi problemi a questo feudo di potere del Medio Oriente che ha iniziato la guerra.