di  JESÚS J. SEBASTIÁN La globalizzazione ed il neoliberismo sembra che siano la stessa cosa. Tuttavia, una analisi approfondita permetterebbe di riconoscerli come fenomeni essenzialmente distinti, sebbene paralleli. La globalizzazione risulta essere un fenomeno storico connaturato al capitalismo; mentre quello neoliberista è un profetto politico sospinto da agenti sociali, ideologi, intellettuali e dirigenti politici con una identità molto concreta, appartenenti -o al servizio- delle classi sociali proprietarie del capitale nell sue diverse forme (finanziario ed industriale). La convergenza di entrambi i processi costituisce la modalità sotto cui si sviluppa il capitalismo nella fase attuale. Tuttavia non si possono presentare i fenomeni del capitalismo, dell'imperialismo, della globalizzazione e del neoliberismo come fenomeni indipendenti. Queste quattro forme socioeconomiche non possono esistere indipendentemente la una dall'altra. Il primo è un regime economico, il secondo una tendenza e dottrina del dominio del primo, il terzo è la tendenza dei mercati nell'applicazione del regime economico capitalista e dell'appropriazione delle risorse del pianeta da parte delle grandi multinazionali o corporations globali.

By Jonas E. Alexis Contrariamente a quello che Darwin sosteneva nelle sue teorie, la Storia o l'Universo ed anche gli esseri umani non sono stati creati senza un senso o senza un proposito. Esiste un "logos" (principio o ragione in greco) nella Storia che può essere compreso da coloro che amano la verità. In risposta alla nozione che prevale tra i sostenitori del Nuovo Ordine Mondiale (NWO), secondo i quali Putin sarebbe la reincarnazione di Hitler, un dittatore,un aggressore, una brutta copia di James Bond, e che la Russia avrebbe violato il diritto internazionale, Putin ha brillantemente dichiarato: "Vi invito a pubblicare la mappa del mondo nel vostro giornale e sottolineare tutte le basi militari esistenti degli Stati Uniti in essa. I sommergibili nucleari americani si trovano in allerta permanente di fronte alle coste norvegesi; sono equipaggiati con missili che possono arrivare a Mosca in 17 minuti. Al contrario noi abbiamo smantellato tutte le nostre basi a Cuba già da molto tempo, anche quelle non strategiche. Dunque saremmo noi  quelli denominati aggressori"?

di Adrian Salbuchi In politica fare pronostici è molto rischioso. In particolare nell'epoca confusa, complessa e difficilmente prevedibile in cui stiamo vivendo. Accade che per elaborare dei pronostici seri bisogna tenere in conto di fattori minimamente affidabili che sono molto diversi fra loro, aleatori e, a prima vista, maggiormente caotici. Tuttavia si possono identificare certe pietre miliari e processi chiave ed inserirli nel contesto di un modello analitico che prenda in considerazione le motivazioni, gli interessi e gli obiettivi non sempre visibili come anche l'enorme potere di cui dispongono certi gruppi, entità ed individui per realizzare questi obiettivi. Allora si potranno "unire i punti" o, come dicono i nordamericani " join the dots" ed abbozzare alcuni orientamenti che ci permetteranno di fare una previsione verosimile che ci segnala un futuro possibile ed incluso probabile. Assumendo un atteggiamento ragionevole e cauto - dicendo che "potrebbe accadere" invece di "avverrà" - e applicando metodologie di gestione dei rischi, potremmo prevedere, prevenire e minimizzare i pericoli che andiamo a descrivere. Al tempo stesso si potranno evitare se accerteremo e riusciremo a smascherare gli oscuri movimenti che oggi stesso sono in pieno sviluppo, nonostante che la maggior parte dell'opinione pubblica non li percepisca, non sia in grado di interpretarli e tanto meno di verificarne i processi in corso in modo corretto. (......................................................................................)

di MELISSA DYKES Stiamo vivendo un periodo convulso dovuto ad una serie di avvenimenti che si accavallano e si sovrappongono fra loro, guerre, terrorismo, caos, invasioni. Poca gente si è resa conto di questo ma cè un'altra scadenza importante in arrivo: se guardiamo indietro al 13 Maggio dell'anno scorso, possiamo ricordarci di alcune dichiarazioni che sono state fatte quel giorno e che ci indicano chiaramente a quale livello di manipolazione sia sottoposta l'opinione pubblica mondiale. In quel 13 Maggio del 2014, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, fece una dichiarazione congiunta assieme al segretario di Stato nordamericano, John Kerry, per allertare il mondo che avremmo avuto soltanto 500 giorni fino al momento di inizio del "caos climatico".

di Luciano Lago Non è un mistero che il ruolo svolto dalla NATO in questi ultimi anni, con il suo allargamento verso est e con l'interventismo in varie aree di crisi mondiali (dalla ex Jugoslavia all'Iraq, alla Libia, all'Africa), è stato quello del braccio militare dell'egemonia unipolare statunitense. Se guardiamo alle apparenze, la giustificazione all'esistenza di una organizzazione internazionale come la NATO, era di fatto venuta meno con il crollo dell'URSS e del Patto di Varsavia, ed il suo mantenimento era privo di senso nell'epoca del post comunismo, con la dissoluzione del blocco sovietico in Europa. Nessuno dei motivi che, formalmente, ne avevano originato la sua creazione, esisteva ormai più già all'inizio degli anni '90. Faceva eccezione un solo motivo, il più importante in termini reali: il mantenimento del sistema di egemonia politica e militare degli USA sull'Europa e l'incapacità degli stati europei di crearsi un ruolo autonomo di sovranità e di politica estera (militare e diplomatica) indipendente dalla tutela USA.

di Michele Rallo Storicamente, l’unica struttura statale – specie in àmbito europeo – che è sopravvissuta nei secoli ed è uscita vincitrice dai conflitti con altre strutture, è la “Nazione”: codificata con la Rivoluzione Francese e poi soprattutto con il “Discorso alla Nazione Tedesca” di Fichte, ma in realtà preesistente all’una e all’altro. La Nazione ha scompaginato gli Imperi ma anche una più ampia struttura sovranazionale, cioè la Chiesa, intesa non come fattore religioso, ma come fattore politico, come potere temporale dei Papi o, meglio come superpotere che imponeva il proprio volere a regni ed imperi. Orbene, dovrebbe ormai essere chiaro a tutti – a questo punto della crisi planetaria degli ultimi anni – che l’obiettivo finale della guerra di conquista scatenata dai “poteri forti” sono proprio le Nazioni, anzi il concetto stesso di “Stato Nazionale”.

di Alceste L'utopia ha una forza magica: induce a considerare il futuro con persistente benignità, permette di superare ogni avversità, qualsiasi passo falso; chi ha lo sguardo affissato verso l’utopia non deflette mai dal proprio cammino, incassa i colpi avversi con filosofia stoica, e il suo nord non cambia mai, ogni giorno la bussola dell’ideologia gli consegna inalterata la meta: egli può fare passi indietro, o di lato, può essere costretto ad aggirare passi e ostacoli, ma ritrova sempre la strada principale, magari per sentieri inaspettati, vie secondarie, viottoli sconosciuti ai più. Il potere ha questa utopia e marcia con fiducia verso di essa, uinsensibile ai rovesci, alle battute d’arresto; sa, con certezza immediata, che tali inciampi sono temporanei; può, inoltre, permettersi di aspettare: una breve stasi oggi presagisce una marcia trionfale domani. L’importante è la meta finale, vivida e immutabile come una stella polare.

La nuova fase geopolitica dei "BRICS": un prototipo del futuro ordine mondiale? di Alfredo Jalife Rahame * Quello che più preoccupa i geostrateghi unipolari, battuti in una ritirata globale, come conseguenza della disfunzionalità del bellicoso quanto decadente americanismo centrico, non è tanto la possibile uscita della Grecia dall'eurozona -19 ("Grexit") , e neppure dall'Unione Europea dei 28 ma la sua possibile fuga dalla NATO, cosa che scompiglierebbe la geopolitica degli Stati Uniti nel mar Mediterraneo con il ritorno della Russia nei Balcani, dopo essersi consolidata nel Mar Nero. In mezzo alle tante bravate e prove di guerra nucleare tra gli USA e la Russia, lo storico russo Andre Fursov sostiene che i "nuovi ordini mondiali" si generano  mediante le guerre, quando i loro trionfatori impongono il loro ordine unilaterale al resto del pianeta: "i nuovi ordini mondiali" scaturiscono dalle guerre ed il prossimo nuovo ordine mondiale nascerà sfortunatamente da una guerra".