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Lotte contro il Globalismo

di  Lorenzo Maria Pacini

Il 28 agosto qualcosa, a Milano, è successo. A fare rumore, quello vero, non sono stati i pochi manifestanti della sinistra radical chic e i servi sciocchi della tecnocrazia transnazionale riunitisi lungo le strade, armati di cartelli minacciosi, offese fantasiose e da un perenne disprezzo per il gusto dell’abbigliamento; il vero boato è stato quello dell’incontro fra Viktor Orban, premier dell’Ungheria, e il Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini.

A seguire, una conferenza stampa semplice, spontanea, per niente pretenziosa, ma molto significativa. Sul tavolo delle trattative politiche, i temi erano tanti: al centro il problema migratorio, quindi le cooperazioni per i progetti europei, la fratellanza culturale e storica, le prossime manovre sulla scacchiera della UE.

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di Adriano Tilgher

In un rinnovato senso di appartenenza nazionale è possibile tornare a parlare di stato sociale.

Preliminarmente è necessario chiarire cosa sia lo stato sociale: sicuramente non è lo stato assistenziale, utile solo a creare dipendenze economiche e clientele, né è lo stato che cerca di appiattire le differenze tra gli uomini come condizione finale dell’agire politico. Lo stato sociale è quello che crea le pari opportunità per tutti, mettendo tutti i cittadini in condizione di competere in modo paritario a prescindere dalla condizione sociale, dalla razza, dal sesso, dal censo e dai convincimenti politici e religiosi. Pertanto pone la condizione iniziale di parità del punto di partenza.

Solo le capacità individuali nei singoli settori della vita civile possono rappresentare il discrimine meritocratico tra i cittadini. La selezione viene così determinata dalle capacità individuali, dall’impegno e dalla volontà di sacrificio.

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di Luciano Lago

Le Idee non si fermano, tentano di affossarle ma queste risorgono : la risorgenza del nazionalismo nella periferia dell’Europa, in America Latina ed altrove favorisce  la visione di una diversa teoria politica alternativa al liberismo globalista.

La lotta antimperialista, nella contemporaneità politica, ha un carattere radicalmente patriottico, identitario, antisistemico, originato dalle rivolte nei paesi del terzo mondo, e si presenta come multipolare, antagonista rispetto all’ordine mondiale imposto da Washington.

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“Il 9 novembre 1989 segnò la fine del ciclo storico socialdemocratico, il 9 novembre 2016 invece l’elezione di Trump a Presidente USA rappresenta la fine di quello neoliberale”
Intervista allo storico Paolo Borgognone (1981), autore di diversi saggi, tra cui presso Zambon editore una trilogia sulla disinformazione strategica, Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche, L’immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale, Deplorevoli? L’America di Trump e i movimenti sovranisti in Europa, nonché di Generazione Erasmus. I cortigiani della società del capitale e la “guerra di classe” del XXI secolo in corso di pubblicazione presso Oaks Editrice.

A cura di Federico Roberti

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Quello che si è appena concluso è stato probabilmente «l’anno più memorabile degli ultimi decenni, un accumulo incessante di punti di svolta e di eventi significativi». La morte di Fidel Castro, la riconquista di Aleppo in Siria, la Brexit che certifica il “coma profondo” dell’Ue, la sconfitta di Hillary Clinton, la non-colonizzazione definitiva della Libia. Per il blog internazionale “Zero Anthropology”, «abbiamo cominciato ad assistere alla fine del globalismo, all’ascesa della de-globalizzazione e al tramonto dell’imperialismo neoliberale».

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