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guerra economica

di   Dean Baker (*)

C’è un difetto fondamentale nel modo in cui sia Donald Trump che i suoi critici parlano generalmente di commercio. Loro riducono questo ad un problema di paese contro paese, sollevando la questione se Cina, Canada e altri partner commerciali trattano gli Stati Uniti equamente come paese partner.

Trump naturalmente lo fa in modo più esplicito con la sua retorica “America First” e le lamentele su altri paesi che ci imbrogliano perché gestiscono surplus commerciali, ma i suoi critici usano spesso un linguaggio similare. Dopotutto, è normale che persone responsabili nell’ufficio presidenziale facciano affermazioni sul furto della “nostra” proprietà intellettuale da parte della Cina.

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La campagna lanciata dagli USA per usare le sanzioni come un’arma di routine della guerra economica ha persino incluso il blocco dell’accesso ai dollari USA. Stiamo già assistendo a una diminuzione della domanda di dollari, come la risposta naturale di vari paesi per essere più indipendenti possibile dal commercio del dollaro.

In ogni caso c’è un effetto a catena che va oltre il problema della valuta. I paesi stanno anche spostando le loro riserve auree dagli Stati Uniti per paura che possano essere “trattenute” in una futura mossa di guerra economica degli Stati Uniti, che è passata dalla estorsione e ricatto sotto il regime di Trump.

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di  Pepe Escobar

La storia potrebbe aver registrato sconosciuti compagni di letto geoeconomici. Ma nella attuale tendenza del mondo OPEC-plus , le regole del gioco sono ora di fatto controllate dall’OPEC, in accordo con i principali produttori, l’Arabia Saudita e la Russia (paese non OPEC).

La Russia potrebbe persino aderire all’OPEC come membro associato. C’è una clausola chiave nell’accordo bilaterale Riyadh-Mosca che stabilisce che gli interventi congiunti per aumentare o ridurre la produzione petrolifera ora sono la nuova norma.

Alcuni membri importanti dell’OPEC non sono esattamente soddisfatti. Nel recente incontro di Vienna, tre stati membri – Iran, Iraq e Venezuela – hanno provato, ma non sono riusciti a porre il veto alla spinta verso una maggiore produzione.

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di  F. William Engdahl (*)

L’8 novembre il grande gruppo minerario russo Norilsk Nickel ha annunciato di aver iniziato le operazioni in un nuovo impianto di estrazione e lavorazione di Bystrinsky all’avanguardia nella provincia russa di Zabaykalsky Krai. La cosa notevole del progetto è la partecipazione diretta della Cina, così come il fatto che quattro anni fa le enormi riserve di rame, oro e magnetite di Bystrinsky erano inaccessibili a qualsiasi mercato e del tutto non sfruttate.

È un esempio della trasformazione dell’intera geografia economica dell’Eurasia che sta crescendo a seguito della stretta cooperazione della Russia con la Cina e in particolare con la “China Belt Road Initiative”, in precedenza nota come New Economic Silk Road.

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In una certa misura, Aung San Suu Kyi, è come un falso profeta. Elogiata dall’occidente per molti anni, la hanno resa una ‘icona della democrazia’ perché si è opposta alle medesime forze nel suo paese, la Birmania, nel tempo in cui la coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti, aveva isolato Rangoon per la sua alleanza con la Cina.
Aung San Suu Kyi ha svolto il suo ruolo come previsto, ottenendo l’appoggio della Destra e l’ammirazione della Sinistra. Per questo ha ottenuto il Premio Nobel per la Pace nel 1991: è entrata nel gruppo degli ‘Anziani’ ed è stata pubblicizzata da molti giornalisti e da vari governi come una figura eroica che si doveva imitare.
Una volta Hillary l’ha definita “una donna straordinaria.”

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di Alasdair Macleod –

Perlomeno, i cinesi hanno un senso della storia e del destino. Hanno avuto un passato glorioso, che si estende da millenni e ha controllato la maggior parte della terra asiatica nei giorni di Gengis e del Kublai Khan. Ma anche allora la Cina era sostanzialmente intrigante, proteggendo i propri valori culturali. Il commercio con gli europei, nei secoli successivi alla visita di Marco Polo, è stato per la maggior parte su richiesta dei viaggiatori europei non dei cinesi. Ha esportato la sua arte e la sua cultura ai visitatori e non ha importato i valori europei.

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di Thierry Meyssan

La classe dirigente statunitense si sente minacciata dai cambiamenti internazionali sospinti dal Presidente Trump. Si è appena coalizzata per sottoporlo all’autorità del Congresso. In una legge approvata quasi all’unanimità, ha introdotto sanzioni contro la Corea del Nord, l’Iran e la Russia e ha fracassato gli investimenti dell’Unione europea e della Cina. Per essa si tratta di fermare la politica di cooperazione e di sviluppo del presidente e tornare alla dottrina Wolfowitz di contrasto e di signoria sovraordinata.

Rete Voltaire | Beirut (Libano) | 1 agosto 2017

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Il Ministro dell’Economia della Germania, Brigitte Zypries, ha denunciato che le nuove sanzioni contro Mosca proposte dal Congresso USA “violano il diritto internazionale, così in modo palese”, ha dichiarato al giornale “Funke Mediengruppe”.
“Gli statunitensi non possono castigare le imprese tedesche perchè queste intrattengono interessi commerciali in altri paesi.

Certamente non vogliamo una guerra commerciale con gli USA, ha sottolineato il ministro ma ha ricordato che la Germania aveva richiesto ripetutamente a Washington di non deviare da una politica comune sulle sanzioni alla Russia.

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di  Alessandro Lattanzio

“Come sapete, ci stiamo trattenendo, con molta pazienza, ma a un certo punto dovremo rispondere, è impossibile tollerare l’arroganza verso il nostro Paese per sempre“,
Vladimir Putin
Il 20 luglio, il Presidente Vladimir Putin ordinava la riduzione del personale diplomatico statunitense in Russia da 1200 a 455 individui, dopo aver interdetto allo stesso personale l’accesso al magazzino dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca e al complesso diplomatico di Serebrjanj Bor, a nord-ovest di Mosca.

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Secondo il quotidiano tedesco, la Russia ha trovato un modo per aggirare le sanzioni occidentali e attrarre importanti capitali da Europa e USA.
L’essenza del piano di Mosca è emettere obbligazioni per un importo di tre miliardi di dollari con scadenza a dieci anni. Secondo il Die Welt, per fare questo, il Cremlino pianifica di utilizzare i servizi non solo delle banche cinesi, ma anche di quelle europee e americane, in particolare, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e altre.

Le sanzioni non vietano alle banche di realizzare aste sulle obbligazioni, e il governo russo ha il diritto di ottenere da loro il denaro in questo modo. Il Die Welt ricorda che la Russia stessa non ha incluso nella lista delle sanzioni, solo le singole aziende.

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