di  Luciano Lago Come si poteva facimente prevedere le contraddizioni del governo giallo/verde stanno venendo alla luce, anche se i loro leader, con opportuno tatticismo politico, fanno naturalmente di tutto per ridimensionarle e disinnescarle. L'occasione è stata quella della “marcia dei trentamila” a Torino di Sabato 10 Novembre, per cui si è mobilitata buona parte della vecchia borghesia piemontese targata PD (anche se camuffata dietro ad associazioni civiche formalmente apartitiche) che ha fatto la sua prova di forza scendendo in piazza a Torino per manifestare a favore della TAV e delle logiche “sviluppiste” e vetero industrialiste, con l'appoggio anche dalla Lega, alleata di governo del M5S (“I lavori sono già iniziati – ha dichiarato prontamente Salvini – tanto vale completarli”…).

di  Ettore Savini I bene informati dicono che, al massimo, il governo giallo-verde durerà fino al prossimo anno, difficile dire se fino a primavera o se arriverà all’autunno. Insomma, pochi, pochissimi appaiono convinti che l’esecutivo Conte possa portare a termine la legislatura. La motivazione principale starebbe nel fatto che Salvini non vede l’ora di tornare al voto, per incassare quel che dicono i sondaggi: un 33-34 per cento di consensi, che porterebbe la Lega a essere primo partito nel Paese. Eppure, Salvini sta lavorando bene e tutto sembra fuorché intenzionato a scatenare una crisi. E, allora, forse a “tifare” per la caduta del governo non sono solo i salotti radical-chic, quelli in cui si dice, arrotando la “r”, che “questi sono proprio impresentabili”. Escludendo che possano essere i vari Renzi e Berlusconi a voler votare presto – visto che i loro partiti o non esistono praticamente più o sono ridotti all’irrilevanza – viene il sospetto che, sotto sotto, a lavorare per far cadere Conte siano alcuni insospettabili.