Il principe multimiliardario saudita Al Waleed  Bin Talal, che è anche il nipote diretto del re saudita Abdula’ bin Abdul Aziz, ha riconosciuto il coinvolgimento del regime saudita e di un certo numero di dirigenti del Golfo Persico nella creazione del gruppo terrorista dell’ISIS  (Daesh in arabo) ed  il suo appoggio e finanziamento prestato a tutti questi gruppi terroristi che operano in Siria dall’inizio della crisi in questo paese. Nel corso di una intervista rilasciata al network  televisivo statunitense CNN, il principe ha dichiarato che l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo hanno sostenuto  ed armato  tutti i gruppi terroristi che cercano di rovesciare il governo della Siria e hanno favorito anche la creazione dell’ISIS.

Nella provincia di Hama, l'Esercito siriano ha ottenuto alla fine il completo controllo della città di Morek, che si trova al nord della capitale della provincia, come hanno riconosciuto le milizie e l' Organismo (dell'opposizione) Siriano per i Diritti Umani, con sede a Londra. Secondo quest'ultimo, l'Esercito Siriano, che aveva circondato Morek per alcune settimane, è penetrato nella città da est, da sud e dal sud est dopo l'arrivo di rinforzi, cosa che è servita per guadagnare in essa le posizioni dei gruppi terroristi, incluso il Fronte Al Nusra, collegato ad Al Qaeda. La battaglia di Hama riveste una grande importanza dato che questa ha permesso all'Esercito siriano di restaurare la continuità territoriale tra il nord, il centro ed il sud della Siria e controllare la via dei rifornimenti che si svolge per tutto il paese. La conquista di Morek riveste una importanza in questo senso perchè dalla città si domina una delle principali vie di comunicazione dei gruppi armati. La caduta di Morek significa che l'Esercito Siriano dispone oggi di una amplia zona geografica sotto il proprio controllo e questo gli permette di manovrare con facilità in tutto il centro del paese.

di Andrey Fediašin I ministri degli Esteri dei paesi UE hanno deciso di raccomandare al prossimo vertice europeo (23-24 ottobre) di non revocare le sanzioni varate contro la Russia. Non è una notizia piacevole, ma quella che riguarda l’Ucraina è ancora peggio: l’UE non ha trovato i 2 miliardi di euro che servono a Kiev per ripagare alla Russia il suo debito per il gas già consumato. D’altra parte, che Bruxelles sia incline a giocare su tutti i campi senza però risolvere nessuno dei problemi reali, è un fatto ben noto. In Lussemburgo, dove i ministri hanno parlato delle sanzioni, si è sentita soprattutto la voce dei filoamericani, cioè della “lobby dell’Est” rappresentata da Polonia, Lettonia e Lituania. Proprio loro, a più riprese, hanno spiegato ai giornalisti che la politica della Russia non è sufficientemente collaborativa, pertanto le sanzioni non possono essere revocate.

di Giovanni Giacalone Mentre diverse organizzazioni islamiste e predicatori radicali trovavano rifugio in numerosi paesi europei come la Gran Bretagna, la Finlandia, il Belgio, la Germania e l’Austria, in Russia già nel febbraio 2003 la Corte Suprema dichiarava fuorilegge numerose organizzazioni ritenute terroriste dalle autorità di Mosca; tra di loro al-Qaeda, Gamaa al-Islamiya, Fratelli Musulmani, Hizb u-Tahrir, Lashkar e-Taiba, al-Haramain. La Repubblica Federale di Russia è da anni alle prese con una dura lotta contro gli estremisti islamici nel Caucaso ma al di là dei fatti più eclatanti come la tragedia di Beslan o l’attacco al teatro Dubrovka, se ne sente parlare poco. Nei due casi sopra citati ci furono molte critiche da parte dei media occidentali per come vennero gestite le operazioni di salvataggio ma sorge lecito chiedersi in che modo le autorità dei paesi dell’EU o degli Usa sarebbero riusciti a gestire situazioni così complesse. I terroristi ceceni hanno messo alla prova anche l’amministrazione Obama con l’attentato alla maratona di Boston e l’esito non è certo stato dei migliori. Fatto sta che il teatro ceceno e quello daghestano hanno fatto scuola e la Russia oggi sa come gestire il terrorismo di matrice islamica, lo ha dimostrato di recente ma anche in passato.

Il nuovo segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, in una sua dichiarazione, ha paragonato le azioni dei terroristi del gruppo fondamentalista Stato Islamico (ISIS) e la politica della Russia. Secondo  Stoltenberg, "il neorevisionismo sovietico di Putin e il terrorismo di ISIS hanno le proprie caratteristiche distintive. Ma condividono metodi simili, come l'intimidazione e la violenza, per raggiungere obiettivi simili". Una ennesima provocazione che parte proprio da uno dei massimi responsabili di quella organizzazione militare, la NATO, che è stata negli ultimi anni protagonista di interventi militari diretti a rovesciare governi legittimi (dall'Iraq alla Libia), seminando il caos, la stessa che ha fagocitato colpi di Stato (come in Ucraina) per destituire governi eletti e sostituirli con marionette al servizio degli USA (Poroshenko), fomentando guerra civile e massacri, fornendo appoggio a mercenari e terroristi fanatici per sovvertire un regime ritenuto ostile agli interessi occidentali (la Siria di Bashar al-Assad).

di Diana Rojas Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU è l'unico organismo che può prendere la decisione di creare "zone di sicurezza" all'interno della Siria, questo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevich, lo scorso Giovedì. Lukashevic ha sottolineato che qualsiasi tentativo da parte di un paese o di una coalizione per creare unilateralmente una zona cuscinetto sarebbe illegittimo. Il responsabile russo ha fatto tali dichiarazioni poco dopo che la Turchia aveva richiesto la realizzazione di una cuscinetto in Siria per fare fronte presumibilmente alle minacce dell'ISIS. Il presidente turco, Recep Erdogan, aveva detto il Martedì scorso che Ankara si trova pronta per lanciare una operazione terrestre se si realizza una zona cuscinetto nel nord della Siria, che sarebbe diretta ovviamente contro l'Esercito siriano più che contro l'ISIS.

di Vladimir Pechnikov Il quotidiano britannico Sunday Times il 5 ha comunicato che gli islamisti dell'organizzazione Stato Islamico (ISIS) intendono scatenare una guerra contro l'Iran e impossessarsi dei suoi segreti nucleari. La redazione è entrata in possesso di un documento vistato da uno dei leader dell'ISIS Abdalla Ahmad al-Mashdani, membro del gabinetto di guerra segreto composto di dei leader principali dell'ISIS. Il documento, contenente 70 punti che descrivono gradualmente la strategia volta alla privazione dell'Iran di "tutta la sua potenza", è destinato alla leadership suprema e ai comandanti in campo di quell'organizzazione terroristica. I seguaci che nel documento sono chiamati "fiaccole della luce" sono chiamati a uccidere diplomatici, imprenditori, insegnanti e funzionari iraniani.

L'opinione pubblica degli Stati Uniti viene già condizionata da una propaganda da clima di guerra che stanno incessantemente conducendo i grandi media USA per convincere della necessità di un nuovo intervento militare americano in Medio Oriente. Significativa la propaganda di guerra del Wall Street Journal : un cumulo di menzogne  diffuse dai soliti media  (quelli che lavorano  per le industrie belliche americane); interessanti  le dichiarazioni dei senatori John McCain e Lindsey Graham. Barack Obama (il " premio Nobel" per la Pace, che ha  al suo attivo il maggior numero di guerre rispetto a qualsiasi precedente presidente americano ), a quanto pare ha iniziato una guerra contro il  gruppo terrorista Daesh-ISIL (ISIS), ma in realtà l'obiettivo primario di questa operazione militare è di rovesciare il presidente siriano Bashar Assad, mentre l'obiettivo finale è quello di sconfiggere l'Iran e la Russia.

di Tomas Groh Gli Stati Uniti non hanno alcuna opzione di vincere una guerra in modo "pulito", motivo per cui Washington si vede obbligata a trasformare la guerra economica in una guerra reale, lo scrive il giornale ceko "Svobodne Noviny". Il giornale spiega che, con la creazione del blocco dei paesi Brics, l'Oriente ha dichiarato di fatto una guerra al dollaro, e di conseguenza agli Stati Uniti. Mentre i media occidentali tendono a spaventare l'opinione pubblica con articoli sui presunti piani espansionisti della Russia, la verità, secondo il giornale, è al contrario, e si deduce dal fatto che gli USA vogliono occupare l'Europa e iniziare un conflitto con la Russia, mentre che Vladimir Putin, per esempio, cerca di mantenere la pace e fare la guerra mediante misure economiche.

Il vice ministro degli Esteri dell'Iran, Husein  Amir  Abdolahian, ha messo sull'avviso gli Stati Uniti ed Israele circa la "politica avventurista" di Washington e dei suoi alleati nel territorio della Siria. "La coalizione internazionale, gli USA ed i sionisti, subiranno dure conseguenze se vorranno portare a compimento qualsiasi tipo di "avventurismo" e determinate attività di ingerenza,  con il pretesto di combattere il gruppo terrorista ISIS (Daesh in arabo) che possano provocare un rovesciamento fondamentale in Siria", ha sottolineato il diplomatico iraniano.