Dal piano Yinon allo schema  Yaalon: balcanizzazione della Libia, dell'Iraq, della Siria, secondo Israele di  Alfredo Jalife-Rahme Nel corso del suo viaggio di cinque giorni negli Stati Uniti, il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha dichiarato, in una intervista con Steve Inskeep, nella edizione del mattino, del canale NPR , che "le frontiere del Medio Oriente sono instradate verso un cambiamento definitivo" (sic). Yaalon segue alla lettera il piano di balcanizzazione del Medio Oriente elaborato nel 1982  nel "Plan Yinon" (il piano conosciuto come quello della "grande Israele").Vedi: Greater Israel”: The Zionist Plan for the Middle East Yinon era stato un precedente funzionario della cancelleria di Tel Aviv:  "le frontiere sono già in corso di cambiamento, visto che la Siria non può essere riunificata dal suo Presidente Bashar Al Assad, il quale controlla soltanto una parte del territorio, un conflitto nel quale anche Israele dovrà combattere", ha detto Yaalon.

di Natalja Kovalenko I partecipanti alla coalizione internazionale per la lotta contro l'organizzazione Stato Islamico stanno cercando i colpevoli di una diffusione così veloce delle idee oltranziste in Medio Oriente. Il vice-presidente degli USA Joe Biden, intervenendo all'Università di Harvard, ha accusato la Turchia, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di aver sponsorizzato gli islamisti in Siria e in Iraq. Poi però si è scusato, smentendo se stesso.

GINEVRA - Il consigliere politico del presidente siriano Bashar Assad, Bouthaina Shaaban, accusa la Turchia di avere commesso "un'aggressione" contro la Siria permettendo ad un gruppo di ribelli, oltre che ai peshmerga curdi, di passare dal territorio turco per entrare nella città siriana di Kobani, assediata dall'Isis. In un'intervista rilasciata ad Associated Press oggi, Bouthaina Shaaban sostiene che Ankara sta provando a estendere la sua influenza in Siria inviando ribelli anti Assad. Ieri la Turchia ha autorizzato il passaggio dal suo territorio di 50 ribelli del cosidetto Esercito siriano libero (Esl) e di 150 "peshmergha" per andare a Kobani e aiutare i combattenti curdi a respingere l'offensiva dell'Isis.

di Igor Siletskij La Russia resterà in isolamento finché non impara a rispettare la sovranità di altri popoli. E solo una forte alleanza occidentale può insegnarglielo, pertanto la NATO deve essere pronta a usare la forza militare. Chi lo dichiara sono i dirigenti della NATO – Jens Stoltenberg e Alexander Vershbow, i quali però assicurano che non vogliono una “guerra fredda”. Parlando recentemente al German Marshall Fund a Bruxelles, Jens Stoltenberg, da poco entrato nella carica di Segretario generale della NATO, ha dichiarato che la NATO non vuole rivaleggiare con la Russia e nessuno vuole una nuova guerra fredda a distanza di 25 anni dalla caduta del muro di Berlino.  A credergli, la NATO vuole addirittura cooperare con la Russia, ma è Mosca che non vuole venire incontro all’Occidente. Per questo motivo l’alleanza dovrà ampliare la sua presenza in Europa orientale, senza però “dislocare una quantità notevole di truppe”. Secondo Stoltenberg, ciò contiribuirà a “rafforzare la difesa collettiva dei membri della NATO”, il che “ non è in contrasto con la politica mirante a sviluppare i rapporti con la Russia”.

di Tyler Durden Oggi la Polonia ha annunciato che sposterà migliaia di soldati verso i confini orientali, ovvero l'Ucraina, in quello che Associated Press ha definito "un ri-allineamento storico della struttura militare costruita durante la guerra fredda". Perché la Polonia, membro della NATO, sta facendo qualcosa che chiaramente manderà solo segnali di antagonismo a Putin, il quale in passato ha affermato che ogni espansione della NATO attraverso il corridoio polacco sarà affrontata con una risposta appropriata? Prevedibilmente, il ministro della difesa Tomasz Siemoniak ha affermato che le truppe servono all'est a causa del conflitto nella confinante Ucraina. "La situazione geopolitica è cambiata, abbiamo la più grande crisi di sicurezza dai tempi della guerra fredda e dobbiamo trarne delle conclusioni", ha dichiarato Siemoniak.

di Petr Iskenderov La Commissione europea è disposta a concedere all’Ucraina un altro prestito, affinché possa in particolare pagare alla Russia il debito per il gas consumato. Tuttavia si tratta di una cifra molto più piccola di quanto Kiev ha richiesto. Il presidente uscente della Commissione, Jose Manuel Barroso, ha fatto capire che il prestito non potrà superare 1 miliardo di dollari (790 milioni di euro), mentre l’Ucraina in precedenza ha chiesto 2 miliardi di euro. È comunque sicuro che alla fine i soldi si troveranno – nelle tasche dei contribuenti europei. Che l’UE, in un modo o nell’altro, dovrà “mantenere” l’Ucraina, non è un segreto per nessuno. L’insolvenza di Kiev, abbinata alla sua capacità di consumare il gas che dovrebbe solo transitare, fa paura, perché a lungo andare la parte lesa potrebbero essere gli stessi europei che, invece, sperano che le forniture saranno regolari.

Si avvicina una nuova escalation nella guerra in Ucraina: sono trapelate informazioni di una avvicinamento di una flotta USA verso il porto di Mariupol, una città portuale trasformata in una fortezza dagli ucraini. Gli indipendentisti della Novorussia hanno giurato di conquistare Mariupol se arriva la flotta yankee; cosa che implicherebbe uno scontro diretto tra i miliziani della Novorussia e gli USA. Oleg Tsariov, presidente del Parlamento della novorussia, ha avvisato gli americani circa l'invio delle loro navi da guerra: " se i nordamericani invieranno la loro flotta a Mariupol, poco dopo sarà la nostra flotta", ha scritto Tsariov sulla sua pagina di Facebook. Il leader dei Parlamenti uniti della Novorussia (repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk ) ha commentato così le voci mediatiche che circolano circa un virtuale invio di navi da guerra dell'armata statunitense al porto di Mariupol, città occupata, militarizzata e convertita dalle truppe ucraine in una fortezza difensiva.

Di Edward Lozansky e Martin Sieff, della American University di Mosca. I governi nazionali e le alleanze internazionali a volte sono miopi, scontrosi e autolesionisti. I sempre crescenti programmi di sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l'Unione Europea stanno imponendo alla Russia dimostrano di esserne un classico esempio. Ovviamente possono causare un certo danno all'economia russa, e lo stanno già facendo; ma se gli strateghi occidentali credono che ciò fomenterà una rivolta anti-Putin, farebbero meglio ad abbandonare i loro pii desideri. Non solo l'appoggio a Putin continua a crescere ad ogni nuova ondata di sanzioni, ma, lungi dall'isolare la Russia, esse la stanno spingendo ad approfondire sempre più i legami economici e la cooperazione strategica con la Cina, in una nuova dinamica eurasiatica cui anche l'India ha chiarito di voler essere partner a pieno titolo.

Il presidente Russo Vladimir Putin si è scagliato contro gli Stati Uniti e contro l'Occidente, accusandoli di destabilizzare l'ordine mondiale basato su pesi e contrappesi, al fine di trarne i propri vantaggi. Ha anche accusato l'Occidente di infiammare la situazione in Ucraina e ha detto che la Russia non è interessata a costruire un impero. La bordata di Putin contro gli Stati Uniti è avvenuta durante un discorso del presidente russo al Valdai Club di Sochi. Putin ha ricordato come Washington agisca senza tener conto degli interessi del resto del mondo: "Il sistema delle relazioni internazionali aveva bisogno di alcuni cambiamenti, ma gli Stati Uniti, che credono di essere stati i vincitori della guerra fredda, non hanno visto questa necessità".

Ed esorta Ue e Fmi a prestare 20 miliardi di dollari a Kiev Se anche George Soros sembra iniziare a preoccuparsi e si dedica alla scrittura di editoriali, allora Putin sta veramente vincendo, ironizza il blog ZeroHedge. Ecco i punti salienti di ciò che il fondatore di Open Society ha da dire sulla “minaccia esistenziale russa” in un editoriale appena pubblicato sulle le pagine del “New York Review of Books” : “La Russia ha lanciato una sfida all'esistenza stessa dell'Europa. Né i leader europei né i loro cittadini sono pienamente consapevoli di questa sfida o conoscono il modo migliore per fronteggiarla. Attribuisco questo principalmente al fatto che l'Unione europea in generale e la zona euro, in particolare, hanno smarrito la loro strada dopo la crisi finanziaria del 2008. L’Europa non riesce a riconoscere che l'attacco russo in Ucraina è indirettamente un attacco contro l'Unione europea e i suoi principi di governance. Dovrebbe essere evidente che non è opportuno per un paese, o un’associazione dei paesi, in guerra perseguire una politica di austerità fiscale come l'Unione europea continua a fare. Tutte le risorse disponibili dovrebbe essere messo a servizio dello sforzo bellico, anche se ciò comporta correre su deficit di bilancio”.