di Luciano Lago Obama ha annunciato oggi  un "cambio di rotta" nella politica anti Isis (Esercito Islamico)  attuata dagli americani. Mentre la campagna di interventi  aerei contro le posizioni dell'ISIS si era aperta inizialmente con frequenti attacchi  sul territorio  dell’Iraq, adesso il bersaglio numero 1 è diventato il presidente siriano. Il presidente statunitense ha infatti annunciato un necessario cambio di rotta per il programma, che dovrà avere come punto di partenza la destituzione del "tiranno" di Siria, Bashar al-Assad. Questa dichiarazione arriva dopo che nei giorni precedenti il segretario di Stato USA John Kerry si era riunito a Yeddah con i ministri degli esteri di 10 paesi arabi che fanno parte della coalizione, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Omán, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), i quali hanno approvato il piano americano per la lotta all’ISIS. Successivamente il segretario di Stato USA si è riunito a porte chiuse con il principe saudita Saud al-Faisal, ministro degli esteri della Monarchia Saudita, la stessa Monarchia che, secondo prove inoppugnabili, assieme al Qatar, ha sostenuto e finanziato i gruppi terroristi che hanno operato in Siria e dopo in Irak.

di Pepe  Escobar Difficile trovare un'illustrazione che mostri meglio dove sta andando il mondo multipolare, di quanto è successo al summit della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) a Pechino. Osservate molto bene le foto ufficiali. In Cina, paese pregno di significati simbolici, la posizione è tutto. Indovinate chi ha il posto d'onore, a fianco del presidente Xi Jinping. E indovinate dove è stato relegato il leader "anatra zoppa" della "nazione indispensabile". I cinesi possono essere maestri anche nel mandare un messaggio globale. Quando il presidente Xi ha sollecitato l'APEC ad "aggiungere legna al fuoco dell'Asia-Pacifico e all'economia mondiale", questo è ciò che intendeva, indipendentemente dalla decisioni inconcludenti prese dal summit:

di Juan Aguilar Dopo la sconfitta delle forze lanciate dai golpisti di Kiev, sostenute dalla NATO contro le milizie Novorrosia, un disastro militare che ha provocato gli accordi di Minsk, e dopo le elezioni nel Donbass, riconosciute dalla Russia e dai paesi che sostengono Mosca, è il momento di fare il punto della situazione di come il Cremlino ha gestito il pericoloso conflitto geopolitico provocato sui confini della Russia dalle stesse potenze atlantiste. Pochi mesi fa, alcuni analisti hanno disegnato un possibile scenario incentrato su tre punti: - gli USA cercherebbero di acutizzare la crisi in Ucraina, per indebolire la Russia, e portare sotto controllo l'intero mercato europeo prima che siano costretti a interrompere la stampa di dollari e prevenire il collasso della propria economia ; - Il Cremlino cercherà di portare la crisi in Ucraina da una fase acuta ad una fase cronica, sapendo che arriverà l'inverno, con dei lenti negoziati con la prospettiva del crollo economico dell'Ucraina. Allo stesso tempo, il Cremlino userebbe quel tempo per creare condizioni adeguate nel caso si raggiungesse una fase di confronto acuto con gli Stati Uniti: L'abbandono del dollaro, l'alleanza con la Cina e l'Iran, la creazione dell'Unione Eurasiatica, ecc..

di Thierry Meyssan Washington sembra aver abbandonato la sua mappa di rimodellamento del Levante in favore di un’altra. Tuttavia, il fallimento del primo progetto e la resistenza del popolo siriano non sono di buon auspicio per l’attuazione di questo nuovo piano. Thierry Meyssan torna a parlare degli adattamenti ora richiesti da ciò e della divisione che ha determinato all’interno della Coalizione: da una parte gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita, dall’altra Francia e Turchia. Washington non si augura più il rovesciamento della Repubblica araba siriana, perché considera la Coalizione Nazionale incapace di governare e non desidera vedere il paese sprofondare in un’anarchia ingestibile. Infatti, a differenza della Libia e dell’Iraq, la Siria è vicina a Israele e il caos in questa zona potrebbe risultare fatale al suo protetto.

La guerra contro la Russia e la Cina è imminente se Obama non viene destituito, lo afferma l'analista Mike Billington, argomentando che gli oligarchi finanziari occidentali hanno come obiettivo quello di fermare la crescita del gruppo dei BRICS. Si tratta di una guerra che inizierà molto presto, incluso imminente, se Obama non viene destituito immediatamente, è quanto afferma Mike Billington, un analista della rivista settimanale asiatica "Executive Intelligence", in una intervista concessa al canale iraniano Press TV.

Un vecchio militante dell'ISIS (Stato Islamico) ha rivelato nel corso di una intervista con Newsweek fino a che punto la cooperazione con l'Esercito turco ha permesso al gruppo terrorista, che attualmente controlla una buona parte del territorio dell'Iraq e parte della Siria, di viaggiare liberamente per il territorio turco per attaccare alle spalle le forze curde che combattono contro l'ISIS nel nord est della Siria. "Sherko Omer" è lo pseudonimo di un esperto tecnico delle comunicazioni che ha lottato nelle file dello Stato Islamico e che è riuscito a fuggire dal gruppo. Questi ha riferito a Newsweek che egli aveva viaggiato in un convoglio di camions che erano parte di una unità dell'ISIS dalle posizioni del gruppo a Raqqa (nord della Siria) fino in Turchia e dopo è ritornato in territorio siriano attraversando di nuovo la frontiera per attaccare i kurdi siriani nella città di Serekaniye, nel nord della Siria, in Febbraio. Durante il tragitto, i miliziani dell'ISIS hanno alloggiato in varie dimore assicurategli nel territorio turco.

di Vicky Pelaez La verità e l'integrità sono parole  composte da lettere morte . Nessuno sa più  che cosa significhino", lo ha detto Paul Craig  Roberts,  l' ex assistente segretario del Tesoro degli Stati Uniti,  parlando della situazione di vuoto morale dell'Occidente. Tuttavia, la vita è piena di sorprese e quando il mondo era già stato abituato a parole ambigue  e mescolate, tutto il mondo  è rimasto  colpito dal discorso diretto e inequivocabile fatto  dal presidente russo Vladimir Putin alla undicesima riunione della International Discussion Club di Valdai (Sochi, Russia) a cui  hanno partecipato 108 esperti, storici e analisti provenienti da 25 paesi. Senza mezzi termini e preamboli,  il presidente russo ha esposto la verità  pura  e semplice di ciò che sta accadendo nel sistema mondiale attuale che si presenta  sempre di più "indebolito, frammentato e  distorto" e dalle nuova realtà . Ha indicato  gli Stati Uniti che, ritenendosi  vincitori  della guerra fredda, hanno  creato "le condizioni per uno squilibrio internazionale acuto e profondo" .

di Gianni Petrosillo L’Italia è il Paese delle varianti in corso d’opera, dei costi infrastrutturali che schizzano alle stelle, nonostante i contratti stipulati e quasi mai rispettati nel “conquibus”, e degli sprechi gestionali con i quali vengono coperti i costi di accomodamento delle pratiche amministrative, nonché le copiose regalie ai consulenti amici dei politici. Nel Belpaese non c’è investimento che rispetti le aspettative di spesa, in tutti settori dove s’impiega denaro pubblico, eppure ci sentiamo raccontare dall’AD di Eni che l’azienda di San Donato potrebbe uscire dal South Stream per non sforare i bilanci. Dice Descalzi: “Dobbiamo guardare i nostri conti. O l’Eni riesce a mantenere il suo impegno budgetario di 600 milioni o i conti verrebbero ad essere messi in pericolo. Eni non spenderà più di quello messo in budget, abbiamo l’opportunità contrattuale di uscire e la valuteremo”.

La NATO sta intensificando la propria attività presso i confini occidentali della Russia. Ciò non renderà Mosca più arrendevole ma ridurrà l’efficacia della lotta comune contro le minacce reali. di Serghei  Duz A partire dall’inizio della settimana in Lituania si svolgono manovre internazionali su larga scala "Spada di ferro 2014" (Iron Sword), alle quali partecipano più di duemila cinquecento militari da nove paesi della NATO, ossia dalla Repubblica Ceca, Estonia, USA, Gran Bretagna, Canada, Lituania, Lussemburgo, Ungheria e Germania. Le manovre sono chiamate a mettere a punto l’interazione nell’ambito della risposta alla ipotetica “minaccia dall’Est”.

di Lindom LaRouche In un lungo articolo che dovrà apparire il 6 di Novembre nella rivista "The New York Review of Books", intitolato, "Svegliati, Europa", il pioniere dei fondi finanziari speculativi, George Soros, di fatto chiede all'Europa di "mettere in forma" l'Ucraina (fornirle armamenti ed appoggio militare) affinchè possa essere in grado di lanciare una nuova offensiva suicida contro la Federazione Russa nell'Est dell'Ucraina, qualche cosa di abbastanza simile a quello che ha fatto il Presidente Petro Poroshenko in Agosto con la sua offensiva "Endsieg" (Vittoria finale) che è culminata  inaspettatamente con un centinaio di veicoli blindati dell'Esercito ucraino bruciati ed in fiamme  nel momento in cui  sono stati fermati da quelle che, secondo Soros, erano truppe russe.