I punti deboli nella strategia economica e politica di Vladimir Putin Di James Petras* Nel 2014, l'offensiva occidentale per isolare e circondare la Russia e impedire qualsiasi possibilità di uno stato russo indipendente è entrata nel pieno. Gli USA hanno finanziato il colpo di stato in Ucraina imponendo un governo fantoccio profondamente ostile alla Russia. Il supporto della Russia per i federalisti delle regioni sud-orientali e per la Crimea è servito come pretesto per sanzioni occidentali che mirano ad indebolire il settore petrolifero e bancario russo. Gli strateghi imperiali a Washington e Bruxelles hanno rotto tutti i precedenti accordi con l'amministrazione Putin e cercato di istigare gli oligarchi suoi alleati contro di lui minacciando le loro proprietà in Occidente. Le compagnie petrolifere russe, impegnate in joint ventures con Chevron, Exxon e Total, improvvisamente sono state tagliate fuori dai mercati di capitali occidentali.

Le 26 cose sull' ISIS che non vogliono che tu sappia di A. Fernandez Il problema dei "terroristi islamici", mentre gli USA effettuano una guerra preventiva in tutto il mondo per "proteggere il territorio americano" è usato per giustificare un progetto militare. Lo Stato islamico dell'Iraq e della Siria (ISIS) è una creazione di intelligence degli Stati Uniti. Il "programma di lotta contro il terrorismo" di Washington in Iraq e in Siria consiste nel sostenere sottobanco i terroristi. Le incursioni delle Brigate dello Stato islamico in Iraq dal giugno 2014 facevano parte di un'operazione di intelligence militare attentamente pianificata e segretamente sostenuta dagli Stati Uniti, dalla NATO e da Israele. Il mandato di lotta contro il terrorismo è una finzione. Gli Stati Uniti sono il "primo sponsor del terrorismo". Lo Stato islamico è protetto dagli Stati Uniti e dei suoi alleati. Se avessero voluto davvero eliminare le brigate dell'ISIS, avrebbero potuto benissimo bombardare il loro convoglio di camionette Toyota quando queste hanno attraversato il deserto dalla Siria all' Iraq nel mese di giugno (li sorvegliavano con i satelliti).

Nonostante i recenti accordi militari, la Cina e gli USA si dimostrano ogni volta più diffidenti e si stanno preparando per la guerra, ritiene un consulente del Pentagono. “Gli Stati Uniti e la Cina si stanno preparando per la guerra”, lo afferma Michael Pillsbury, l’esperto militare e consulente del Pentagono,  in un articolo per la rivista Foreign Affairs. La preoccupazione per la possibilità di una guerra tra i due paesi è ambigua. Gli alti comandi militari e politici della Cina credono che gli USA si stiano preparando per un conflitto contro il loro paese, per tale motivo ritengono che anche loro debbano fare lo stesso, secondo l’esperto. La loro  paura  deriva dai  testi pubblicati nelle riviste militari statunitensi che studiano il modo di vincere la futura guerra con la Cina, afferma l’autore.

Segue parte dell’intervista rilasciata dal Presidente Vladimir Putin al canale televisivo tedesco ARD : H.Seipel: Egregio signor Presidente, Lei è finora l’unico Presidente russo che sia intervenuto al Bundestag. Ciò è avvenuto nel 2001. Lei ha detto che era necessario sradicare le idee della guerra fredda. V.Putin: Ho cercato semplicemente di analizzare il precedente periodo di sviluppo della situazione in Europa e nel mondo dopo che l’Unione Sovietica ha cessato di esistere. -Lei dice che i vostri interessi nella sfera della sicurezza non sono stati tenuti in conto in misura sufficiente. Putin- È stato l’accordo di associazione dell’Ucraina con l’Unione Europea a far scattare il grilletto dell’attuale crisi. Il documento si chiama “Accordo di associazione tra l' Unione Europea e l'Ucraina”. Il punto centrale dell’accordo è l’apertura dell’accesso della Ue all’Ucraina e non viceversa.

di Patrick L. Smith In materia di politica estera, le ultime settimane cominciano ad assomigliare a uno di quegli eventi celesti che avvengono una volta tanto, dove tutti dovrebbero andare a guardare il sole, la luna e le stelle allineati. Stanno succedendo molte cose e, se le mettiamo tutte insieme, come gli antichi greci immaginavano le costellazioni, emerge un disegno. E' ora di disegnarlo. In Ucraina la situazione sul terreno è di nuovo caotica. L'economia del paese non è lontana dalla pura estinzione. Non l'avete letto perché non si accorda con la storia ufficiale, ma il cuore dell'Ucraina a malapena batte. Più a est, sentiamo dai mercati finanziari che il calo del rublo sta portando la Russia sull'orlo di un altro collasso finanziario.

di Finian Cunningham * La Russia è forse arrivata al limite della sua tolleranza diplomatica davanti agli Stati Uniti ed ai suoi alleati della NATO? Per lo meno questo è quanto ci suggerisce la notizia divulgata la scorsa settimana che Mosca sia sul punto di iniziare un dispiegamento di bombardieri li lunga gittata nel Golfo del Messico - lo stesso cortile di casa degli USA. Questa misura sembrerebbe come una mossa imprudente nel mezzo di tensioni tra gli antichi rivali della guerra fredda. L'utilizzo di bombardieri strategici russi che dispongono della capacità di utilizzo di missili nucleari per pattugliare il mar dei Caraibi, ha provocato, come era da aspettarsi, una risposta severa di Washington, che ha avvertito Mosca circa le possibili conseguenze della sua decisione. Tuttavia come  primo punto da sottolineare è che la Russia non sta facendo nulla di illegale. Secondo le leggi internazionali, i suoi aerei da guerra, ugualmente che qualsiasi nazione, hanno diritto di sorvolare qualsiasi spazio aereo internazionale che Mosca sceglie per realizzare manovre di addestramento.

di Peter Symonds In una dichiarazione congiunta del 14 novembre, il primo ministro australiano Tony Abbott e la sua controparte britannica, David Cameron, hanno stabilito il tono di scontro per i leader del summit del G20, cominciato il 15 novembre nella città australiana di Brisbane. Entrambi i premier hanno attaccato la Russia, accusando apertamente Mosca di espansionismo e, nel caso di Cameron, minacciando di imporre ulteriori sanzioni per gli eventi in Ucraina. Nell'introduzione al summit, Abbott ha dichiarato che intendeva confrontare fisicamente il presidente russo Putin per l'abbattimento del volo malese MH17. Al summit dell'APEC della settimana scorsa a Pechino, Abbott aveva preteso un incontro con Putin, durante il quale aveva insistito, senza fornire alcuna prova, che la Russia era responsabile della tragedia, e aveva chiesto scuse e risarcimento.

La Gran Bretagna mette i carri armati, la Francia e la Germania le truppe, la Polonia permette il passaggio di tutto  attraverso il suo territorio in viaggio  verso l'Ucraina. La NATO si sta incamminando verso la guerra e trascina in questa mezza Europa, che, tanto per variare, fornisce lo scenario del campo di battaglia. Trascorrono i giorni accusando la Russia di introdurre materiali e truppe nella Novorossia, in quella che viene ad essere più una cortina fumogena di propaganda mediatica  per occultare l'intervento della NATO che sta armando il governo golpista di Kiev. Quello che ufficialmente viene definito un "aiuto" destinato all'OSCE, in pratica, sul terreno non è nient'altro che il coinvolgimento diretto di vari paesi membri della UE e della NATO in un conflitto che loro stessi hanno provocato. La sconfitta delle forze di Poroshenko, dopo il fiasco della loro offensiva dell'estate, non lascia altra opzione che quella dell'intervento diretto delle potenze atlantiste.

di Luciano Lago Obama ha annunciato oggi  un "cambio di rotta" nella politica anti Isis (Esercito Islamico)  attuata dagli americani. Mentre la campagna di interventi  aerei contro le posizioni dell'ISIS si era aperta inizialmente con frequenti attacchi  sul territorio  dell’Iraq, adesso il bersaglio numero 1 è diventato il presidente siriano. Il presidente statunitense ha infatti annunciato un necessario cambio di rotta per il programma, che dovrà avere come punto di partenza la destituzione del "tiranno" di Siria, Bashar al-Assad. Questa dichiarazione arriva dopo che nei giorni precedenti il segretario di Stato USA John Kerry si era riunito a Yeddah con i ministri degli esteri di 10 paesi arabi che fanno parte della coalizione, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Omán, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti (EAU), i quali hanno approvato il piano americano per la lotta all’ISIS. Successivamente il segretario di Stato USA si è riunito a porte chiuse con il principe saudita Saud al-Faisal, ministro degli esteri della Monarchia Saudita, la stessa Monarchia che, secondo prove inoppugnabili, assieme al Qatar, ha sostenuto e finanziato i gruppi terroristi che hanno operato in Siria e dopo in Irak.

di Pepe  Escobar Difficile trovare un'illustrazione che mostri meglio dove sta andando il mondo multipolare, di quanto è successo al summit della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) a Pechino. Osservate molto bene le foto ufficiali. In Cina, paese pregno di significati simbolici, la posizione è tutto. Indovinate chi ha il posto d'onore, a fianco del presidente Xi Jinping. E indovinate dove è stato relegato il leader "anatra zoppa" della "nazione indispensabile". I cinesi possono essere maestri anche nel mandare un messaggio globale. Quando il presidente Xi ha sollecitato l'APEC ad "aggiungere legna al fuoco dell'Asia-Pacifico e all'economia mondiale", questo è ciò che intendeva, indipendentemente dalla decisioni inconcludenti prese dal summit: