di Rotislav Ischenko * Io non so chi esattamente (Turchinov? Poroshenko?) ha ordinato all’esercito ucraino di rompere la tregua, ma sono certo che questa decisione è stata presa a Washington. Non è un caso che questa provocazione suicida è stata preceduta dalla visita di G. Soros a Kiev. Questo vecchio “filantropo”, che insieme al Dipartimento di Stato statunitense ha sponsorizzato tutti i regimi filo nazisti post-sovietici (dalla Georgia di Saakashvili all’Ucraina di Poroshenko), era il più qualificato a valutare lo stato finanziario del regime di Kiev e a decidere se avesse ancora senso continuare a prolungarne l’agonia mediante iniezioni monetarie. La sua dichiarazione pubblica, diffusa dai media il 14 gennaio, non lascia dubbi: il paziente è morto, il cadavere è rigido, non ha senso resuscitarlo.

di Gianni Petrosillo Se ai separatisti fosse stato ordinato di arrivare fino a Kiev, probabilmente, in poche settimane, li avremmo già visti marciare su Majdan Nezaležnosti, Euromajdan per i fabbricatori di falsi miti rivoluzionari ad uso e consumo dell’imperialismo americano. Questo per spiegarvi i reali rapporti di forza sul campo, nonostante la retorica ucraina) assistita da quella Atlantica) che sta raccontando una guerra mediatica rovesciata negli esiti ma che è stata persa militarmente da Kiev ancora prima di essere cominciata, facendo tanti morti civili perché aveva come principale scopo proprio la pulizia etnica dei russofoni dell’est. L’Occidente si è reso complice di questa mattanza razziale, ricorrendo ad schema già visto all’opera in altre aree dei Balcani negli anni passati, in quanto convinto che solo un’Ucraina derussizzata avrebbe potuto essere integrata più facilmente nell’UE e nella Nato. Il piano è ormai miseramente fallito, così come la possibilità di ricacciare la Russia fuori dalla sua orbita egemonica. Ma gli americani hanno dato agli ucraini l’ordine di tenere le posizioni fino all’ultimo uomo.

di Paul Craig Roberts Tutto faceva pensare che i negoziati del regime di Obama con l'Iran, supervisionati dalla Russia, stessero per porre fine all'artificiosa questione nucleare. Ma la fine del confronto è inaccettabile per il governo israeliano sionista e per i suoi agenti neo-con in America. I repubblicani, partito politico posseduto completamente dalla lobby israeliana, hanno in tutta fretta invitato Netanyahu, il folle sovrano d'Israele e d'America, a venire subito a dire al Congresso Repubblicano, messo in piedi dagli indifferenti elettori americani, come proibire qualsiasi accordo con l'Iran. Vedendo che il Congresso Repubblicano controllato da Israele, una raccolta di guerrafondai, stava prendendo misure per prevenire qualsiasi soluzione pacifica di una questione fittizia, il leader iraniano Seyyed Ali Khamenei ha scritto una lettera alla gioventù occidentale per metterla in guardia sulla fuorviante propaganda occidentale contro l'Islam. Vedi: Messaggio dell’Imam Khamenei a tutti i giovani d’Europa e Usa Personalmente rispetto lo sforzo di Khamenei per aiutare la gioventù occidentale a discernere la realtà dell'Islam dall'immagine demonizzata dipinta dai politici e dai media occidentali.

La Storia dimostra che il valore del dollaro aumenta in modo drastico soltanto dopo i conflitti mondiali. Per poter sopravvivere nella situazione attuale, la valuta nordamericana ha necessità di una nuova Guerra Mondiale, lo afferma l'economista esperto ed ex consulente dell'ONU Valentin Katasonov. La posizione del dollaro nell'economia mondiale continua ancora ad essere forte ma si trova in una fase di grave rischio, considera l'economista, professore dell'Istituto Statale delle Relazioni Internazionali di Mosca ed ex consulente dell'ONU, Valentin Katasonov, nel suo ultimo articolo. Varie grandi potenze mondiali possono tutte assieme coordinare i propri sforzi, unire le risorse e iniziare la conversione delle proprie riserve in dollari convertendole in valute nazionali, cosa che determinerebbe il crollo del dollaro. Cosa sarebbe capace di fare il Sistema della Riserva Federale (FED) per prevenire questa situazione?

di Amedeo Maddaluno Il fatto: il cosiddetto “Stato Islamico” (“SI”) Come si finanzia il sedicente “Califfato”? Si può rispondere: in buona parte grazie a traffici illeciti tra cui quello di petrolio. Per simili traffici servono i canali per esportare greggio dalle aree di conflitto ai mercati di sbocco, una rete costituita da contrabbandieri, ricettatori, acquirenti, con la complicità o l’attivo supporto delle forze di sicurezza e di intelligence dei paesi che circondano le aree di conflitto (1). L’intelligence occidentale – inclusa la nostra – ritiene che la fonte dei finanziamenti diretti allo “SI” si trovi in massima parte nel Qatar (con fondi diretti) e in Turchia (attraverso la quale passano i traffici di greggio). L’informazione è controintuitiva: Qatar e Turchia sono gli sponsor storici della Fratellanza Musulmana e delle sue filiazioni. Per quale motivo i due principali concorrenti dell’Arabia Saudita (sospettata di essere l’originario sponsor dello “SI”) per l’egemonia nel mondo sunnita sarebbero tra i principali sostenitori di un gruppo di ispirazione wahabita – e quindi culturalmente affine proprio all’ambito saudita? Il Califfato costituisce per la monarchia saudita una minaccia potenziale ma il motivo è a monte e sta nelle rivalità regionali che contrappongono potenze sciite e sunnite ed in quelle globali.

di Edoardo Beltrame E’ una partita rischiosa: forse bluffano o forse no, ma loro hanno il gas e noi no. Dopo averlo annunciato in dicembre, Gazprom ha confermato al commissario europeo Maros Sefcovic che entro due anni chiuderà i gasdotti ucraini; consiglia quindi l’Europa di avviare i lavori per la costruzione di un gasdotto che unisca la Grecia alla Turchia perché, così ha deciso, in futuro il suo gas passerà dalla Turchia e il nuovo gasdotto intercetterà quello che dovrebbe portarci il gas azero. Per noi europei, che dobbiamo scaldarci con il gas di quelli che abbiamo messo sotto embargo, non è una buona notizia. Se poi non saremo pronti a pagare ai Russi il gas degli Ucraini, potremmo patire il freddo anche quest’inverno e molte industrie potrebbero interrompere la produzione.

di  Igor Siletskij NATO e UE sono alla ricerca di una cooperazione con la Russia. Almeno così risulta dalle dichiarazioni del cancelliere tedesco, del segretario generale della NATO e di alcuni alti funzionari di Bruxelles. Ciononostante finora le parole dei politici europei divergono dalla realtà: le sanzioni contro Mosca continuano a rimanere in vigore e addirittura sono venute fuori proposte per inasprirle. L'Occidente sta trasformando gradualmente l'Ucraina in un avamposto della sua politica antirussa, offrendo forniture di armi e finanziando l'esercito. Chi vincerà la battaglia politica in Europa tra falchi e colombe?

di Manuel Freytas Nella scacchiera strategica di quell'esperto scacchiere russo dallo sguardo gelido, convivono, in forma disuguale e combinata, tre fronti simultanei di guerra. Si tratta di conflitti decisivi per l'edificazione di un nuovo ordine mondiale inter capitalista che andrà a ridisegnare ed a marchiare (come sintesi) il nuovo destino e la nuova era dell'umanità. La guerra finale per il potere mondiale che potrebbe porre fine al pianeta terra nell'incendio nucleare o ridisegnare un nuovo mondo capitalista al di sopra delle rovine. Conflitti strategici, di alta definizione, attivi, per adesso" freddi" ma in in potenziale stato di sviluppo e di deflagrazione.

Pechino, 31 dicembre. Allacciate le cinture: il 2015 sarà un tornado che opporrà Cina, Russia e Iran a quello che ho descritto come l’Impero del Caos. Quindi sì – ruoterà tutto attorno alle prossime mosse verso l’integrazione dell’Eurasia, mentre gli USA ne saranno sempre più spinti fuori. Vedremo una complessa interazione geostrategica che minerà progressivamente l’egemonia del dollaro come valuta di riserva e, soprattutto, del petrodollaro. Con le enormi sfide che i Cinesi hanno davanti, per tutta Pechino è facile vedere indiscutibili segni di una consapevole, autorevole, pienamente esplosa superpotenza economica. Il Presidente Xi Jinping e l’attuale leadership continueranno ad investire massicciamente nell’urbanizzazione e nella lotta alla corruzione, inclusi i più alti livelli del Partito Comunista Cinese (CCP). A livello internazionale, i Cinesi velocizzeranno la possente spinta per nuove “Vie della Seta” – sia terrestri che marittime – che sosterranno la strategia di dominio a lungo termine per l’unificazione dell’Eurasia attraverso affari e commercio.

di Rodolfo Bueno * Come andranno a rispondere i russi alle sanzioni varate dagli Stati Uniti? A questa domanda, che hanno rivolto di recente al Presidente Vladimir Putin, lui ha risposto: "Bisogna essere molto cauti, perchè loro possono fabbricare dollari e noi no". Se fosse stato per me, avrei aggiunto: loro possono fabbricare "finzioni" e noi no. L'ultima finzione del Presidente Obama è stata quella di congratularsi del grave danno che le sanzioni occidentali causano alla Russia, desiderio morboso a cui non si addicono le barzellette e la satira con cui i russi hanno preso questo meschino castigo, la gigantesca celebrazione del Nuovo Anno in tutta la Russia ed il messaggio di fine anno del Presidente Putin, in cui sottolinea che il superamento di tutti i mali si trova nelle mani dello stesso popolo russo. Più in là di queste parole, il fatto stesso che Putin abbia potuto dare questo messaggio implica il fallimento dei sogni da sciacallo fatti da coloro che hanno tentato di rimuoverlo dal potere attraverso un nuovo Maidan nella Piazza Rossa di Mosca, visto che, al contrario di quello che speravano, le così dette sanzioni lo hanno rinforzato. Da questo si intende che i russi non sono così facilmente assoggettabili.