di Alfredo Jalife Rahme Nel Quinto Congresso Internazionale della "Avanguardia Scientifica" patrocinato dalla UAM e svoltosi a Toluca, (Messico),Konstantin Sivkov, dottore in Scienze Militari e Presidente della Accademia di Questioni Geopolitiche di Russia, ha presentato la trascendentale relazione, "L'Ucraina e la Situazione Geomilitare Globale: l'avviso di Gorbaciov su di un possibile conflitto nucleare globale è realistico?" l geostratega russo ha collocato in primo piano la fattibilità di una terza guerra mondiale termonucleare, come ha avvisato Gorbaciov. In una intervista esclusiva con Ciro Perez della Jornada, KS ha commentato che il "potenziale nucleare russo" costituisce un ostacolo per il dominio globale degli Stati Uniti".

La pressione dell’Occidente ha rafforzato maggiormente la Russia Qualche cosa di notevole si sta verificando in Russia, molto diverso da quanto ci si potrebbe aspettare: invece di sentirsi umiliato  e messo in ginocchio dalle pressioni dell'Occidente, il paese sta vivendo un momento di revival. Questa e' l'opinione del politologo americano Frederich William Engdahl *. "La pressione sulla Russia da parte di Washington e della Nato ha avuto un risultato paradossale: gli abitanti di questo paese hanno ritrovato le forze per ridare alla Russia la gloria passata", ha scritto il politologo sulle pagine di New Eastern Outlook. "In Russia sta accadendo una cosa sorprendente, e non è forse quello che ci stiamo aspettando.  Questo avviene nonostante il fatto che l'Occidente, guidato dai cosiddetti neo-conservatori di Washington, stia tentando di tutto, incluso la guerra alle sua porte in Ucraina, per portare al collasso l'economia russa, per umiliare Putin e dipingere i russi in generale come il male.

di G. Cirillo I jihadisti dell’Isis in Libia, dopo aver conquistato la città di Derna, hanno ora preso possesso della città di Sirte e minacciano di avanzare su Misurata e poi soprattutto su Tripoli. Il ministro degli esteri italiano Gentiloni, dopo la notizia della presa di Sirte, ha dato ordine a tutti gli italiani rimasti, di abbandonare immediatamente il paese, dato che questo è completamente collassato e ci sono notizie di intelligence che danno per imminente un dilagare dei guerriglieri dell’ISIS e inoltre, con parole estremamente bellicose per la diplomazia italiana, ha detto che l’Italia è pronta a combattere e quindi ad intervenire sotto l’egida dell’Onu.

di Luciano Lago Dal Summit in corso a Minsk   è probabile che potrà uscire nelle prossime ore una possibile soluzione provvisoria per fermare la guerra civile in corso in Ucraina. Se questo accadrà, sarà stato un successo delle pressioni diplomatiche fatte dalla Germania e dalla Francia, con la Angela Merkel ed il presidente Hollande che si erano recati di propria iniziativa a Mosca per convincere Putin a cercare un compromesso per fermare le ostilità in Ucraina. Questa iniziativa si sa che era osteggiata da Obama (e dagli esponenti del Congresso USA) il quale ha continuato a soffiare sul fuoco mentre i due paesi europei cercavano faticosamente di arrivare ad un negoziato ed una forma di compromesso. Nelle stesse ore in cui si riunivano la Merkel con Hollande e Putin a Mosca, Obama ed altri esponenti dell'Amministrazione USA parlavano insistentemente della necessità di inviare armamenti e consiglieri militari in Ucraina, un modo abbastanza scoperto di provocare una reazione di Putin ed un suo irrigidimento.

di Immanuel Wallerstein Visitare la Russia, cosa che ho fato di recente, è una strana esperienza per qualcuno che proviene dal "Nord Globale". Come sappiamo, la maggior parte dei russi possiede una lettura della storia recente che è del tutto diversa da quella che hanno la maggior parte delle persone di questo Nord Globale. Inoltre, nonostante questo, i russi si preoccupano per cose diverse da quelle che i visitatori supporrebbero fossero preoccupati. L'unico presupposto comune che trascende queste differenze è il fatto che quanto avvenuto con la brusca caduta dei prezzi del petrolio e del gas, combinata con le sanzioni imposte da alcuni paesi sulla Russia, ha creato uno strangolamento economico sulla spesa pubblica della Russia e sul consumo individuale.

M. K. Bhadrakumar La minaccia del presidente degli Stati Uniti Barack Obama che “tutte le opzioni” sono aperte in Ucraina si sta rivelando una spacconata. Ironia della sorte, gli Stati Uniti sono stati mollati da due stretti alleati, la cancelliera tedesca e il presidente francese, chiamando il bluff di Washington, mentre il Presidente russo Vladimir Putin assiste a cose più importanti, celebrare l’anniversario delle Olimpiadi invernali di Sochi (che Obama aveva boicottato) e preoccuparsi della Casa Bianca che rimugina se armare l’esercito ucraino con armi statunitensi. Merkel ha calmato un po’ le acque parlando ieri a Berlino, al ritorno da Mosca, dove era andata con Hollande per discutere di un piano di pace con Putin, “Sono fermamente convinta che questo conflitto non può essere risolto con mezzi militari. Non riesco a immaginare che la situazione migliori inviando attrezzature avanzate all’esercito ucraino spingendo il Presidente Putin ad impressionarsi tanto da credere di perdere militarmente. Devo dirlo senza mezzi termini“.

di G. Cirillo Dopo la barbara morte del pilota giordano, catturato e bruciato vivo dai guerriglieri dell’Isis, la risposta militare giordana non si è fatta attendere e lo stesso re Abd Allah ha guidato le numerose operazione aeree che hanno bombardato postazioni strategiche dello Stato Islamico. Dalle ultime informazioni sembra che il piccolo regno mediorientale non si voglia ancora fermare ed è probabile un’azione di terra in Iraq, dove confina direttamente con lo Stato Islamico ma non è esclusa un’azione anche in Siria. Un’azione di terra però è qualcosa di sostanzialmente diverso da un’azione aerea e potrebbe essere una trappola ed ora vedremo quali scenari un intervento del genere potrebbe aprire.

di Thierry Meyssan Mentre la guerra contro la Siria era stata decisa nel 2001 per rompere «l'Asse della Resistenza», per fare man bassa delle sue riserve di gas e rimodellare il «Medio Oriente allargato», le priorità di Washington sono state sconvolte. Il nuovo obiettivo è quello di stoppare il contagio terroristico che tutti gli Stati implicati alimentano e che nessuno è più in grado di controllare. Il complesso militare-industriale, i notabili di Washington e dei grandi media ormai sperano nella vittoria della Siria di Bashar al-Assad. La situazione nel Levante rischia di evolversi rapidamente, in parte a causa della crisi di autorità a Washington e in parte a causa dell'ascesa del principe Salman al trono saudita. Questa evoluzione potrebbe essere facilitata da un'alternanza politica in Israele. In primo luogo, la crisi di autorità che paralizza gli Stati Uniti continua a mobilitare la classe dirigente. Dopo l'appello del presidente onorario del Council on Foreign Relations (CFR) affinché il presidente Obama si circondi di personalità sperimentate di entrambe le parti [1], il New York Times ha dedicato un editoriale [2] a un rapporto pubblicato nel mese di ottobre dalla Rand Corporation [3].

di Rotislav Ischenko * Io non so chi esattamente (Turchinov? Poroshenko?) ha ordinato all’esercito ucraino di rompere la tregua, ma sono certo che questa decisione è stata presa a Washington. Non è un caso che questa provocazione suicida è stata preceduta dalla visita di G. Soros a Kiev. Questo vecchio “filantropo”, che insieme al Dipartimento di Stato statunitense ha sponsorizzato tutti i regimi filo nazisti post-sovietici (dalla Georgia di Saakashvili all’Ucraina di Poroshenko), era il più qualificato a valutare lo stato finanziario del regime di Kiev e a decidere se avesse ancora senso continuare a prolungarne l’agonia mediante iniezioni monetarie. La sua dichiarazione pubblica, diffusa dai media il 14 gennaio, non lascia dubbi: il paziente è morto, il cadavere è rigido, non ha senso resuscitarlo.

di Gianni Petrosillo Se ai separatisti fosse stato ordinato di arrivare fino a Kiev, probabilmente, in poche settimane, li avremmo già visti marciare su Majdan Nezaležnosti, Euromajdan per i fabbricatori di falsi miti rivoluzionari ad uso e consumo dell’imperialismo americano. Questo per spiegarvi i reali rapporti di forza sul campo, nonostante la retorica ucraina) assistita da quella Atlantica) che sta raccontando una guerra mediatica rovesciata negli esiti ma che è stata persa militarmente da Kiev ancora prima di essere cominciata, facendo tanti morti civili perché aveva come principale scopo proprio la pulizia etnica dei russofoni dell’est. L’Occidente si è reso complice di questa mattanza razziale, ricorrendo ad schema già visto all’opera in altre aree dei Balcani negli anni passati, in quanto convinto che solo un’Ucraina derussizzata avrebbe potuto essere integrata più facilmente nell’UE e nella Nato. Il piano è ormai miseramente fallito, così come la possibilità di ricacciare la Russia fuori dalla sua orbita egemonica. Ma gli americani hanno dato agli ucraini l’ordine di tenere le posizioni fino all’ultimo uomo.