di Gianluca Savoini Dopo la presa di Slaviansk da parte degli ucraini, la guerra tra Russia e Ucraina è inevitabile. E Vladimir Putin si trova nella fase più critica di tutta la sua storia politica. A seconda di come agirà, ne andrà di mezzo il suo futuro e soprattutto il futuro della Russia e, lasciatemelo ribadire, anche di voi europei”. Parla in maniera pacata e riflessiva, Aleksandr Dugin, ma le sue parole sono pietre. Anzi, proiettili. Il professore dell’Università di Mosca, politologo e scrittore molto influente nei circoli culturali vicini al potere russo, ha trascorso qualche giorno tra Milano e il Trentino, ospite di due convegni organizzati dall’Associazione culturale Lombardia Russia e dal think tank “Il Nodo di Gordio” e all’alba di sabato scorso è stato svegliato da una telefonata proveniente da suoi amici di Donetsk.“Slaviansk è caduta, si tratta di una notizia terribile, una vera catastrofe, soprattutto dal punto di vista simbolico e psicologico”, ci ha detto, mentre la luce del sole alpino illuminava la sala del convegno.

Varie fonti, fra le quali lo stesso ex dipendente della NSA, Edward Snowden, hanno rivelato che Abu Bakr el Bagdadi (nella foto sotto), l’attuale leader del gruppo islamista EIIS (Stato Islamico del Iraq e del Levante), che nelle ultime settimane ha conquistato la città di Mosul ed una vasta zona dell’Iraq centrale, autoproclamatosi lui stesso “il califfo”, sarebbe stato addestrato dalla CIA e dal MOSSAD Israeliano nel periodo in cui fu detenuto (tra il 2004 ed il 2009) a Guantanamo. Questa informazione, oltre che da Snowden è stata filtrata anche dai servizi russi, i quali hanno riferito che Abu Bakr, durante il periodo di detenzione, era divenuto un collaboratore della CIA, appositamente istruito, assieme ad altri elementi della stessa organizzazione terroristica. Questa notizia è stata trasmessa anche da Voice of Russia.

Un documento filtrato attraverso vari media, fra questi RT, rivela che il governo di Kiev contempla un piano segreto di azione- elaborato attraverso la Corporazione militarista statunitense  RAND (consulente del governo di Kiev) - da attuare se non si arriva ad un accordo con le forze di autodifesa dell'Est dell'Ucraina (Donbass). In base a questo documento filtrato, se dovessero fallire i negoziati con le forze di autodifesa dell'Est, l'unica soluzione possibile e seria  sarebbe quella di procedere con "la rapida neutralizzazione dei separatisti senza lesinare spese e senza consultare l'opinione pubblica".

L'ex segretario di Stato americano Hillary Clinton ha invitato i leader occidentali ad inviare al presidente russo Vladimir Putin un "segnale chiaro" a seguito della crisi in corso in Ucraina. "Penso che possa essere pericoloso. Un uomo come Putin è sempre al limite,"- ha affermato la Clinton in un'intervista con i giornalisti tedeschi a Berlino, dove è arrivata per la presentazione di un libro di sue memorie. La risposta per "l'aggressione in corso in Ucraina," è convinta la Clinton, deve essere espressa da una posizione unitaria dei Paesi occidentali. La possibile candidata per la presidenza degli Stati Uniti ritiene che la maggioranza degli ucraini voglia vivere in un Paese indipendente, che svolgerà il ruolo di ponte tra l'Occidente e la Russia.  Italianruv.ru

Di Pablo Jofre Leal L’Iraq si dibatte oggi in un nuovo conflitto che intensifica la distruzione del paese, la morte dei suoi cittadini e soprattutto il cammino verso il precipizio dopo anni dall’intervento statunitense, i cui risultati sono stati soltanto quelli di intensificare le divisioni nell’ambito di questo paese tormentato del Medio Oriente. L’offensiva del gruppo bahatista  takfiro, "Stato Islamico dell’Iraq e del Levante" (EIIL) che nella sua origine era costituito da una forza mercenaria finanziata con denaro saudita ed una strategia politica dettata a Washington e dal regime di Tel Aviv, ha messo sul tappeto l’evidente fallimento della politica estera statunitense e dei suoi interventi militari in Medio Oriente. Fallimento particolarmente visibile in Iraq, paese che dall’esecuzione dell’ex dittatore Saddam Hussein (in precedenza alleato degli USA, Inghilterra e Francia), iniziò l’anno 2003 con una prima fase di occupazione, sotto il pretesto di delle armi di distruzione di massa che mai furono trovate nel territorio iracheno. Dopa il conflitto non si è rinforzata l’economia e soltanto si è favorito il complesso militare industriale statunitense, le imprese multinazionali che hanno preso gli appalti per la ricostruzione di raffinerie, ponti, strade, ed altre opere di infrastrutture per decine di milioni di dollari. Le stesse che furono distrutte dopo l’invasione dell’Iraq. Un paradosso surreale, sanguinoso e cruento per la viabilità dell’Iraq come paese.

di Luciano Lago Le notizie che arrivano dalla martoriata regione del Donbass ed in particolare dalle città di Slaviansk e di Kramatorsk ci raccontano di bombardamenti contro zone residenziali, di combattimenti all’interno di zone abitate e di numerose vittime civili, con famiglie ancora presenti in città rifugiatesi negli scantinati per sfuggire ai bombardamenti dell’”operazione castigo” attuata dal governo di Kiev, rompendo unilateralmente la tregua, con l’appoggio della NATO che fornisce armamenti ed assistenza all’esercito ucraino. Ormai non si può più nascondere il genocidio e la pulizia etnica che stanno avvenendo in quella regione con la complicità dell’Unione Europea che si disinteressa e chiude gli occhi di fronte ad una guerra che è deflagrata anche per precise responsabilità di personaggi come la baronessa Ashton e Mnuel Barroso che si erano recati a Kiev per fare opera di sobillazione ed appoggiare il rovesciamento illegale del governo in carica, promettendo l’inclusione dell’Ucraina all’interno della UE, come gettare benzina sul fuoco in un paese già spaccato a metà nella divisione fra popolazione pro Occidente e pro Russia.

Il presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko ha fatto un errore drammatico, rompendo la tregua nel Paese. Questo errore porterà nuove vittime, su cui dovrà assumersi la propria responsabilità. Ha scritto queste parole il primo ministro russo Dmitry Medvedev sulla sua pagina Facebook. Ha inoltre richiamato l'attenzione sulle decine di migliaia di profughi fuggiti dall'Ucraina in Russia. "La propaganda americana sostiene che vanno “a riposare dalle nonne". E' un cinismo senza limiti, "- ha rilevato Commentando i dati dell'ONU, che ha stimato il numero di rifugiati a 110mila, il Dipartimento di Stato americano aveva suggerito che non si trattava di profughi, ma di semplici turisti che non fuggono dalla guerra, ma vanno a fare visita in Russia alle "proprie nonne".

Trascrizione dell'intervista di RT a Mahdi Darius Nazemroaya RT: Abbiamo con noi da Montreal Mahdi Darius Nazemroaya, analista geopolitico. Innanzi tutto, guardando agli scontri che stanno avvenendo per controllare un punto di transito sul confino iracheno, ci chiediamo qual è l'obiettivo dell'ISIS. Hanno detto di voler creare uno stato islamico, o califfato, come lo definiscono, e vogliono crearlo in Iraq e Siria. Ci parli prima di tutto di questo progetto, di cosa significa per la regione; e anche di quanti affermano che la colpa è dei paesi occidentali, compresi gli USA, anzi in particolare gli USA, che supportano questi gruppi e permettono loro di arrivare a questi punti.

di Massimiliano Greco La situazione nel Donbass è migliorata. Adesso gli aerei e gli elicotteri della Junta atlantista precipitano in fiamme come meteore durante la notte di San Lorenzo. Donesk e Lugansk si sono unite in un’unica repubblica, e hanno promulgato una costituzione. E i mezzi ucraini restano bloccati per la mancanza di carburante. Le diserzioni, nell’esercito di Kiev, hanno ormai assunto carattere endemico, così come le fucilazioni di tutti quei soldati – e sono parecchi – che si rifiutano di sparare sui civili. Tuttavia, la guerra civile continua. I massacri, i bombardamenti indiscriminati, le rappresaglie, gli arresti e le violenze, perpetrate dalle milizie nazialantiste di Right Sektor, su ordine di Washington e di Kiev, non si placano. Nonostante le mistificazioni vergognose della cosiddetta stampa “libera” e dei rappresentanti degli altrettanto “liberi” Paesi occidentali, è ormai evidente a tutti i normodotati che nell’Ucraina orientale si è compiuto un bagno di sangue di proporzioni tali che, in altre circostanze, avrebbe fornito il casus belli per i democratici bombardamenti NATO.

Se vivete in Nord America o in Europa, i media vi stanno riempiendo di notizie sulla destabilizzazione dell'Iraq, e lo fanno per preparare il pubblico a qualche grande annuncio che arriverà presto. La funzione dei media in questo caso è di dipingere l'Iraq come uno stato fallito in disperato bisogno di un intervento militare occidentale, da parte degli USA o della NATO. "ISIS ha preso il controllo e minaccia di stabilire un califfato islamico nella regione", e "La frattura tra sunniti e sciiti non è mai stata così profonda", o cose del genere. Ieri il Dipartimento di Stato USA ci ha detto: "Vogliamo lavorare con il governo di Maliki", domani ci diranno che il primo ministro Maliki deve dimettersi. Ieri ci hanno detto che gli USA invieranno in aiuto 300 "consiglieri speciali", oggi ci dicono che droni stanno volando sopra Baghdad, domani ci diranno che i caccia statunitensi si uniranno al conflitto. Per fortuna, non ci sono dichiarazioni da parte dei burloni dell'ONU e della NATO riguardo a presunte armi di distruzione di massa, almeno non ancora.