di Thierry Meyssan Mentre l’opinione pubblica occidentale viene imbevuta di informazioni sulla costituzione di una presunta coalizione internazionale volta a combattere l’«Emirato islamico», quest’ultimo cambia forma con discrezione. I suoi principali ufficiali non sono già più arabi, bensì georgiani e cinesi. Per Thierry Meyssan, questa mutazione dimostra che la NATO intende utilizzare l’«Emirato islamico» in Russia e in Cina. Pertanto, entrambi questi paesi devono intervenire adesso contro gli jihadisti prima che tornino a seminare il caos nei loro paesi di origine. L'emirato islamico» ha dapprima esibito la sua origine araba. Questa organizzazione è l’esito di «Al-Qa’ida in Iraq», che non combatteva tanto gli invasori statunitensi, quanto gli sciiti iracheni. Divenne l’«Emirato islamico in Iraq» e poi l’«Emirato islamico in Iraq e nel Levante». Nell’ottobre 2007, l’esercito statunitense si impadronì nei pressi di Sinjar di 606 schedature di membri stranieri di questa organizzazione. Esse sono state scrutinate e studiate da esperti dell’Accademia Militare di West Point.

di Luciano Lago Con una grande manifestazione di cinismo e di ingerenza da parte della politica di egemonia portata avanti dall'Amministrazione Obama, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un emendamento che permette di fornire armi ed addestramento ai terroristi e mercenari operanti in Siria che combattono contro il governo legittimo di Assad, "con la finalità di combattere anche contro lo Stato Islamico (EI)".  Il Mercoledì scorso, la Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani, ha votato a favore della proposta per cui dovranno essere le autorità militari USA ad addestrare, armare ed equipaggiare i “ribelli siriani moderati” in appositi campi in Arabia Saudita, visto che il Presidente Obama ha dichiarato nuovamente che le forze statunitensi "non opereranno in missione di combattimento " nella lotta contro gli jihadisti dello Sato Islamico, ha informato la A.P.. Il piano è stato appoggiato dai leaders repubblicani e democratici alcune settimane prima delle elezioni di metà mandato, nonostante  che vari componenti del partito si siano opposti all'emendamento. La disposizione è stata aggiunta al budget di spesa previsto e dovrà essere definitivamente approvata al Senato in questi giorni.

di  Alberto Hutschenreuter* Una delle principali conseguenze che ha avuto l'attuale crisi dell'Ucraina è stata quella di aver rimesso al centro dell'attenzione alcune questioni che si consideravano scomparse e superate nelle relazioni internazionali, ad esempio le questioni di geopolitica. Per quanto prima di questa crisi si erano manifestate altre situazioni importanti che avevano presentato l'attualità di questa disciplina, l'Ucraina è categorica quanto a esposizione di interessi politici di poteri sovrapposti prioritariamente su un'area  geografica con l'obiettivo di ottenere posizioni favorevoli al proprio dominio. Poche situazioni sono tanto decisive come questa crisi per corroborare una impostazione realistica che stabilisce come la geopolitica si riferisca alle intenzioni "non innocenti" degli (o fra) gli Stati, il che significa, per esprimerlo con le parole di Kissinger, " la geopolitica tratta da vicino gli interessi degli Stati, non quelli delle loro buone intenzioni".

Di Paul Craig Roberts Le nuove sanzioni contro la Russia annunciate da Washington e dall'Europa non hanno alcun senso come mere misure economiche. Mi sorprenderebbe se le imprese petrolifere e militari russe dipendessero granché dai mercati di capitali europei. Una tale dipendenza indicherebbe il fallimento del pensiero strategico russo. Le compagnie russe dovrebbero essere capaci di assicurarsi finanziamenti adeguati dalle banche o dal governo del loro paese. Se servono prestiti stranieri, la Russia può chiederli alla Cina. Nel caso le imprese russe di importanza critica dipendano dai mercati di capitali europei, le sanzioni aiuteranno la Russia costringendola a porre fine a questa dipendenza debilitante. Essa non dovrebbe dipendere dall'Occidente in alcun modo.

L'asse della lotta antiterrorista è sempre stata la disponibilità nel combattere tutte le forme di terrorismo, senza dividere i terroristi in "cattivi" ed in "buoni". Per disgrazia questo principio ha iniziato a fallire", afferma il cancelliere russo, Serguei Lavrov. "In numerose occasioni questo principio è stato sacrificato in nome di "aspirazioni congiunturali di rovesciare un regime in un altro paese che l'Occidente considerava indesiderabile", ha assicurato il ministro russo degli esteri questo 15 Settembre nel corso della conferenza di pace e Sicurezza dell'Iraq a Parigi. Il tema centrale della riunione è stato l'avanzamento della milizia jihadista dello Stato Islamico (EI) nel paese.

Nonostante l’età avanzata “il grande vecchio” Kissinger, già consigliere di molti presidenti USA, sforna un nuovo libro, rivelando di essere solo marginalmente preoccupato per l’avanzata dell’ISIL, bensì il suo vero cruccio rimane l’Iran, da bombardare il prima possibile, e la Russia, da controllare strettamente in base a Paesi-ponte come l’Ucraina. In altre interviste si era anche detto frustrato per l’immobilismo militare di Obama, ma a guardare bene lo scacchiere mondiale è notevole la quantità di Paesi destabilizzati e governi sostituiti dallo zio Sam. Senza dimenticare i terroristi del Califfato che sono meramente un’organizzazione “Made in CIA”, per questo Henry non ne è preoccupato. Il pericolo è sempre quello per lo Zio Sam: l’autonomia e la sovranità (politica e spirituale) di Teheran. Non sia mai che a qualche altro popolo venga in mente di percorrere la stessa via.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sul come siano nati e su chi abbia armato e fornito supporto ai gruppi dei miliziani islamici presenti in Siria ed in Iraq, questi dubbi sono stati fugati dalla confessione fatta da Kenneth  O' Keefe, un ex ufficiale delle forze armate USA, il quale conosce il reticolo di trame dove è nato il gruppo jihadista dello Stato Islamico. Lo Stato Islamico è "la creazione di un mostro, di un Frankenstein creato da noi statunitensi". Un ex ufficiale della Marina degli USA, Kenneth O' Keefe, rivela in una intervista questi ed altri fatti scioccanti circa il ruolo degli Stati Uniti nella creazione del gruppo terrorista.

di Luciano Lago Malgrado in questi giorni sui media  occidentali si parli molto delle nuove sanzioni contro la Russia, delle conseguenze che queste avranno per le prevedibili contro sanzioni che adotterà Mosca  nei confronti dell’Europa,  in realtà il fattore più importante della tensione riaccesa nei rapporti tra USA , UE e Russia non è limitato all’aspetto economico ma investe il livello militare e geopolitico del confronto. La vera questione preoccupante sono i preparativi di guerra che la NATO sta predisponendo unilateralmente  alle frontiere della Federazione Russa di cui molto poco trapela ed è questione occultata dai grandi media che tendono ad invertire le parti presentando Putin e la Russia come “aggressore” e la NATO come “difensore” dei paesi minacciati da una possibile aggressione russa. La macchina propagandistica dei media atlantisti ed americani ha lanciato alla grande una campagna di demonizzazione di Putin (il nuovo Hitler lo hanno definito) e della Russia per mascherare i propri preparativi bellici.

La posizione della Russia è molto ferma per quanto riguarda la difesa della sovranità della Siria. Di recente il ministro russo degli Esteri, Serguei  Lavrov, ha segnalato che, se gli Stati Uniti porteranno avanti attacchi contro l’EI senza il consenso di Damasco, questo potrebbe servire come pretesto per attaccare le forze governative siriane.  Esistono elementi tali da farci sospettare circa le intenzioni reali dell’Occidente negli eventuali attacchi contro l’EI. In questo senso, la campagna aerea occidentale potrebbe essere diretta non solo contro le posizioni dell’EI nell’Est della Siria, ma anche contro le forze del governo”, ha detto Lavrov. “Una tale prospettiva susciterebbe la guerra in Medio Oriente e nell’Africa del Nord. In questo senso, la Russia richiama l’Occidente al rispetto del Diritto Internazionale ed a chiedere l’autorizzazione del governo di Damasco” prima di portare avanti qualsiasi azione.

di Ángel Guerra Cabrera Il cessate il fuoco ottenuto nel sud est dell'Ucraina il 5 di Settembre costituisce un'altra sconfitta per i tentativi statunitensi di utilizzare questo Stato come una ariete contro la Russia e saccheggiarne le risorse. In precedenza, il colpo di Stato di Maidan, a Kiev, ha facilitato il brillante gioco geopolitico del presidente russo Vladimir Putin che ha permesso la piena reintegrazione della penisola di Crimea nella Federazione Russa tramite l'importante  pronunciamento sovrano dei suoi cittadini e con essa il ritorno al territorio russo della strategica flotta del Mar Nero. Più di un analista  internazionale ha affermato che, mentre Obama è un giocatore di dama cinese, Putin risulta essere un veloce scacchista, giudizio con il quale mi trovo d'accordo.