Di Bill Van Auken Obama si è consultato mercoledì al Pentagono con i comandanti militari statunitensi, per fare il punto sullo stato delle operazioni avviate dalla sua amministrazione esattamente due mesi fa in Iraq e quindi estese il mese scorso ai primi attacchi aerei in Siria. L'incontro con gli alti gradi, seguito da una rara sessione al Pentagono del Consiglio di Sicurezza Nazionale, è stato organizzato tra le crescenti critiche secondo cui la campagna attuale è inefficace. Aumentano le richieste per lo schieramento di truppe terrestri. L'incontro ha evidenziato che la politica americana nella regione è in uno stato di caos, a causa delle sue enormi contraddizioni; essa aveva infatti supportato le milizie islamiste nella guerra per il cambio di regime in Siria, e ora sta tentando di frenare il maggiore tra questi gruppi armati settari, l'ISIS, dopo che questo ha invaso circa un terzo del territorio iracheno. La politica americana è ulteriormente intorbidita dai progetti divergenti nell'ambito della cosiddetta "coalizione internazionale" che Obama ha assemblato a supporto della guerra a guida USA.

Con le ultime dichiarazioni rilasciate dal primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, alla CNN, si è scoperto chiaramente il doppio gioco del governo turco che, da una lato afferma di voler combattere il terrorismo dello Stato Islamico (ISIL), mentre dall'altro  ha fornito armamenti e facilitazione logistiche (transito in Siria dalla frontiera turca) ai terroristi con l'obiettivo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad  in Siria. Adesso i turchi lo dicono chiare lettere: "attaccheremo il terroristi dell'ISIL a condizione che gli Stati Uniti ed i loro alleati decidano di attaccare gli obiettivi dell'esercito siriano per rovesciare il regime di Assad". Probabile una dichiarazione concordata con Washington che, il doppio gioco di armare i terroristi e poi gridare al pericolo dello Stato Islamico, lo sta attuando da molto tempo in Siria.

Intervista di  Nicolas Gauthier Se noi vogliamo credere alle notizie dell'attualità che provengono dall'Ucraina, siamo tornati ai "buoni vecchi tempi" della Guerra Fredda, quando tutto era semplice: i "buoni" da un lato, i "cattivi" dall'altro. La storia si ripete? La Storia non si ripete mai, tuttavia ci sono delle costanti storiche. La tensione tra il potere della Terra, rappresentato dal continente euroasiatico, ed il potere del Mare, rappresentato dagli Stati Uniti, è una di quelle. Un ritorno alla guerra fredda?Io direi che non è mai cessata. La prova è quella che la NATO, che avrebbe dovuto scomparire assieme con il Patto di Varsavia, in cambio si è convertita in una macchina da guerra americana accentrata con vocazione planetaria. Dalla caduta del Muro di Berlino, non ha mai cessato di installarsi nell'Est, in flagrante violazione delle garanzie date a suo tempo a Gorbaciov  nel momento della riunificazione della Germania. La crisi ucraina si inserisce in questo contesto.

Il senatore repubblicano  John Mc Cain  viene accusato di  intrattenere collegamenti con i terroristi dello Stato Islamico (ISIS), il gruppo terrorista autore delle decapitazioni di ostaggi occidentali,  gruppo che che il governo USA qualifica come "principale minaccia alla sicurezza nazionale". Secondo quello che si ricava dalle foto che circolano in vari siti web, Mc Cain ha partecipato ad una riunione nel 2013, in una imprecisata località della Siria, con le forze ribelli anti Assad che erano compartecipi di questo gruppo yihadista. Il fatto ha suscitato una valanga di critiche sul senatore dell'Arizona,considerato da sempre  uno dei falchi pro guerra nel Congresso e favorevole all'intervento degli Stati Uniti in Siria con l'obiettivo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad.

di Luciano Lago Mentre gli avvenimenti incalzano con la duplice guerra in Medio Oriente (Iraq e Siria) a cui si potrebbe aggiungere lo stato di caos e guerra civile in Libia ed il conflitto in Palestina (Gaza) che in questo momento sembra oscurato dai media, l'opinione pubblica occidentale chiede a gran voce un intervento contro le barbarie dei tagliatori di teste del Califfato dello Stato Islamico (ISIS) ma pochi hanno compreso che la guerra in Medio Oriente contro l'ISIS è solo una parte di quello che appare come un conflitto ormai generalizzato che sta investendo, con modalità nuove e non convenzionali, un'area che va dal Medio Oriente all'Europa, all'Asia, al Sud America. Molti analisti internazionali  (da Paul C. Roberts, a Thierry Meyssan, Alfredo Jalife, ed altri) definiscono ormai apertamente questo conflitto come la "terza guerra mondiale" già iniziata.

di Thierry Meyssan Se si segue passo passo il discorso anti-terrorismo di Washington e dei suoi alleati del Golfo, chiunque capisce che si tratta soltanto di una giustificazione retorica per una guerra che persegue altri fini. Gli Stati Uniti affermano di voler distruggere l’Emirato Islamico che essi stessi hanno creato, e che esegue per loro la pulizia etnica necessaria al piano di rimodellamento del "Medio Oriente allargato". Ancora più strano, essi affermano di volerlo combattere in Siria con l’opposizione moderata, che è composta dagli stessi jihadisti dell’Emirato. Infine, gli USA hanno distrutto a Rakka degli edifici che erano stati evacuati due giorni prima proprio dall’Emirato Islamico. Per Thierry Meyssan, dietro a queste apparenti contraddizioni prosegue la guerra del gas. La campagna aerea degli Stati Uniti in Iraq e in Siria lascia perplessi: è impossibile distruggere un gruppo terroristico esclusivamente con degli attacchi aerei. In Iraq, gli Stati Uniti e il CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) hanno abbinato le proprie azioni con quelle a terra delle truppe irachene o curde. In Siria, non dispongono di alcuna forza in grado di lottare seriamente contro l’Emirato Islamico.

di Andrew Korybko Con una mossa monumentale, la Russia ha appena chiuso un accordo con i suoi vicini affacciati sul Mar Caspio per delineare i contesi confini marittimi. ( 5 Caspian Sea nations hammer out resources-sharing deal in Russia  ). Questa mossa ha un enorme significato geopolitico, e tra i risultati principali possiamo annoverare: -La leadership russa: la Russia ha dimostrato di saper guidare un gruppo regionale di attori diversi verso un'intesa che nemmeno l'ONU e la sua Convenzione sul Diritto Marittimo era riuscita ad ottenere dopo oltre 20 anni (e per la quale Azerbaijan e Iran erano quasi entrati in guerra nel 2001).

I media di tutto il mondo da qualche settimana riportano costantemente e ingrandiscono smisuratamente gli sforzi multilaterali della diplomazia Usa per montare una colossale coalizione di ben 40 Paesi per battere e annientare il cosiddetto Stato Islamico (l’Isis), sempre più dipinto come uno spauracchio mondiale. Nel frattempo, sempre secondo quanto fanno credere i media occidentali, è grazie ai caccia bombardieri dell’aviazione americana, a cui ora si sono uniti quelli francesi, che forze irachene ed anche I militanti peshmerga curdi riescono a contenere quella che viene dipinta come una possente “armata delle tenebre”. E ancora una volta si vuole far passare l’immagine di un’America super potenza che corre in soccorso delle popolazioni che rischiano di essere massacrate dal cattivo di turno, con accanto i soliti francesi che, quando c’è da buttare bombe dove c’è odore di petrolio, non restano mai indietro. E in effetti gli Usa, nell’area del Golfo, di mezzi per condurre un’offensiva aerea ne hanno in abbondanza.Tutti questi mezzi possono essere diretti sui bersagli con precisione millimetrica da aerei, droni, satelliti e centinaia di elementi delle Forze Speciali che operano sul campo come Fac (Forward Air Controller), vale a dire controllo aereo avanzato. Con questa tecnologia a disposizione, in condizione di allerta continua e costante, di giorno o di notte, in un ambiente piatto e scoperto come quello iracheno, le colonne di mezzi delllo  spauracchio made in Usa, chiamato “califfato” sarebbero un bersaglio ideale quanto indifeso.

In questi giorni, una nave russa con carico di armi per la Siria, è arrivata al porto siriano di Tartous, dove si trova la principale base navale russa nel Mediterraneo. La nave lanciamissili Samum ( hovecraft da guerra lanciamissili) ha attraversato da qualche giorno lo stretto del Bosforo e dei Dardanelli ed è entrata nelle acque del Mar Mediterraneo. Questa nave, che passa per una delle più veloci del mondo, è equipaggiata con missili antinave ed antisommergibile e con altri da crociera. Conta anche con un avanzato sistema antiaereo. Questa unità navale si andrà ad integrare adesso alla flotta russa del Mediterraneo, che viene capeggiata dall'incrociatore lanciamissili Moskva. Questa  porta ad un nuovo incremento del numero delle unità navali al largo della costa siriana (stimato in circa 20 unità).

Il  ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha dichiarato Mercoledì che il governo russo non effettua distinzioni fra "terroristi e buoni" e t. "cattivi" per poi criticare il doppio standard adottato dall’Occidente (USA ed Unione europea) in quanto all’atteggiamento adottato verso i  gruppi terroristi in Iraq ed in Siria. Il capo della diplomazia russa, nel corso di una intervista radiofonica ad un canale radio nella città di San Pietroburgo, ha voluto ricordare che il gruppo takfiro ISIS  (Daesh in arabo) è la stessa banda a che gli USA ed i suoi soci europei utilizzavano per rovesciare il governo legittimo della Siria, tuttavia adesso questo gruppo si è trasformato nel loro principale nemico numero uno.