Il Leader del partito "Alternative für Deutschland" (AfD) nella regione della Turingia, Bjorn Hocke, si è espresso duramente nel corso di una manifestazione contro il Governo federale tedesco. "La Germania viene governata da un branco di idioti", ha dichiarato Bjorn Hocke nel corso di una manifestazione contro la politica migratoria della Germania che si è svolta nella città di Erfurt, la capitale dello stato della Turingia. Il politico ritiene che "Angela Merkel deve essere sloggiata dalla Cancelleria con una camicia di forza", secondo le dichiarazioni raccolte da "Focus".

Attentato a Nigel Farage. Sabotata la sua auto. (da Francesca Bertarelli ) Il leader dello UKIP, Nigel Farage, racconta al Daily Mail come nell’ottobre scorso sia stato vittima di un terribile incidente stradale, causato da una manomissione ai bulloni di tutte e quattro le ruote della sua Volvo V 70. Incidente volutamente taciuto da Farage fino allo scorso weekend quando, contattato da un giornalista, ha deciso di raccontare l’accaduto: “Stavo rientrando nel Kent da Bruxelles e mi trovavo nei pressi di Dunkirk, sull’autostrada francese…”.

di Thierry Meyssan I migliori segreti hanno uno scopo. Il cartello mafioso che governa la Bulgaria si è fatto beccare mentre forniva, su richiesta della CIA, droga e armi ad Al-Qa’ida e a Daesh, sia in Libia che in Siria. Il caso è tanto più grave in quanto la Bulgaria è un membro della NATO e dell’Unione Europea. Sembra che tutto sia iniziato per caso. Per trent’anni, la fenetillina veniva utilizzata come sostanza dopante presso gli ambienti sportivi della Germania Occidentale. Secondo l’allenatore Peter Neururer, più della metà degli atleti ne faceva uso regolarmente. Dei trafficanti bulgari videro in ciò un’opportunità. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica sino all’ingresso nell’Unione europea, cominciarono a produrla e a esportarla illegalmente in Germania con il nome di Captagon.

VARSAVIA – Mentre il nuovo governo polacco di Beata Szydlo si accinge a deliberare il reddito di cittadinanza per tutte le famiglie che hanno più di un figlio e mette in cantiere la rinazionalizzazione del settore bancario, i rappresentanti dei partiti di centrosinistra sconfitti nelle elezioni di ottobre scendono in piazza ad urlare la loro rabbia contro il partito di maggioranza “Diritto e Giustizia” di Jaroslaw Kaczynski, “colpevole” di voler riformare a tempo di record la Polonia. Ad affiancare la “vecchia politica” nelle piazze del mite autunno polacco, ci sono tutti i rappresentanti delle sconfitte oligarchie che dal 1989 al 2015 sono riuscite a mascherarsi sotto varie etichette “democratiche”, sfuggendo ad una vera e propria decomunizzazione. Tragicomici banchieri, giornalisti, ex ministri e deputati dalle ricche cartoteche di regime, tutti insieme contro “Diritto e Giustizia” per negare alla destra polacca il diritto di governare in antitesi al compromesso storico che negli ultimi 25 anni ha foraggiato una sistema partitocratico di corruzione e di potere.

Parliamo di Paolo Iglesias, il ciarlatano della CIA a Madrid, creato in un primo momento come una forma di "dissidenza controllata" neo progressista per ossigenare il sistema disattivando e neutralizzando le lotte politiche nelle piazze, il personaggio politico che viene mistificato costantemente dalla caverna più reazionaria ed estremista della Spagna come uno "stalinista bolivariano" che minaccerebbe di trascinare la Spagna nel tunnel del più estremo "chavismo" ed in una sorta di  "rivoluzione di Ottobre".

-Nel recente Congresso del Front National si son fatte pubbliche diverse tendenze, alcune delle quali sono uscite rafforzate ed altre.....tutto al contrario. Quale lezione possiamo ricavare da tutto questo? Non mi interessano le questioni personali: soltanto quelle che sono relazionate con i programmi e gli orientamenti. Sembra evidente che nel Front National ci sono diverse sensibilità, le quali mi sembrano, tuttavia, molto sopradimensionate dai media, che sanno quanto alla gente piaccia il gossip.

di Eugenio Orso Breve velina, questa. Come da me predetto il Front National francese non ha potuto conquistare neppure una delle tredici regioni d’oltralpe. Nel ballottaggio di oggi i meccanismi basati sulla paura e sulla menzogna, messi in atto dagli euroservi filo-atlantisti, hanno funzionato fin troppo bene. C’era da aspettarselo (e infatti almeno io me lo aspettavo). Anche queste elezioni, come le precedenti dipartimentali, segnano il ritorno alla grande di Sarkozy, che quando era presidente ha avvicinato la Francia alla Nato e bombardato la Libia, aprendo la strada al caos e al califfato sunnita. I socialistoidi hanno abbassato le orecchie e votato per Sarkozy, che è molto peggio di Chirac, per il quale avevano votato in massa nelle presidenziali del 2002.

di Eugenio Orso Attendendo i ballottaggi di domenica prossima per le regionali in Francia, governo e socialistoidi euroservi fanno di tutto per spaventare i francesi, astenutisi in buon numero al primo turno, in modo che vadano a votare numerosi al secondo contro il Front National. Costoro agitano il pericolo “estrema destra”, non tanto e non soltanto per recuperare terreno e conquistare qualche regione nei ballottaggi, visto il calo di voti (ma purtroppo non il crollo) nel primo turno di domenica scorsa, ma principalmente per sbarrare la strada al Fronte delle Le Pen, partito notoriamente patriottico, anti-unionista e filo russo, l’unico veramente dalla parte del popolo francese, classi subalterne e operai compresi.

di Eugenio Orso Il Front National vince il primo turno delle amministrative francesi di domenica scorsa, però non riesce a strappare neppure una regione e deve andare al ballottaggio. Il 28%, a livello nazionale, non è sufficiente per cambiare il quadro politico, o anche soltanto amministrativo, dato l’isolamento del Fronte e l’elevata astensione. Per tale motivo, scatterà la trappola del sistema, perché i socialistoidi e gli scarti della sinistra voteranno in massa per Sarkozy, come accadde più di un decennio fa, nel ballottaggio per la presidenza, con Jaques Chirac contro il “fascista” Le Pen padre. Chirac vinse e J.M. Le Pen restò con un palmo di naso, ben la di sotto del venti per cento dei consensi.

di Adriano Scianca Per prima cosa godiamoci le "analisi " di Repubblica, de l'Internazionale, di Gad Lerner e, per chi è' poliglotta, i loro omologhi internazionali.   Nel loro rancore, nel loro “rosicare”, nel loro arrampicarsi sugli specchi per cercare di capire qualcosa che non capiscono (il popolo che volta loro le spalle), nei loro appelli all’antifascismo, all’antirazzismo, nella loro paura c’è qualcosa di straordinariamente piacevole.