Cresce in Europa l'insofferenza verso le politiche di Bruxelles. Un avvenimento che non è stato riportato in evidenza dalla stampa nazionale è stato  quello degli ultimi risultati delle elezioni in Austria che hanno visto crescere in maniera esponenziale il partito dei nazionalisti di Heinz-Christian Strache, il FPO i cui risultati hanno superato tutti i pronostici. Si era votato Domenica scorsa nella regine austriaca della Stiria (capitale Graz), dove si è registrato il crollo dei partiti tradizionali come il Spoe (socialdemocratici) e l'Oevp (popolari) mentre ha trionfato l’Fpoe, il Partito della Libertà, che ha superato il 30 per cento per la prima volta. Un risultato che pone questo movimento, lo stesso che fu di Joerg Haider, in proiezione per ottenere una maggioranza anche nelle elezioni politiche, visto che questa percentuale è stata raggiunta al di fuori dalla Carinzia, quella che si considera la roccaforte della destra austriaca.

di Mauro Faverzani Nell’Unione Europa, oggi, prevale la legge del più forte ovvero della Germania. Non è solo questione di leadership. È molto di più. E di peggio. Lo afferma in un’intervista, di cui vi anticipiamo alcuni stralci, il prof. Alberto Bagnai, docente associato di Politica economica presso l’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti, specializzato nelle crisi dei Paesi emergenti e dell’Eurozona.

di Luciano Lago Iniziano a manifestarsi le prime voci di dissenso nei paesi dell'Unione Europea sulle politiche della UE che i principali paesi, come Germania e Francia, con codazzo degli altri (Italia, Spagna, Belgio, ecc.) vorrebbero del tutto prone alle direttive della politica di Washington anche quando questa cozza contro i propri interessi. Alcuni esponenti politici europei hanno iniziato finalmente a comprendere che, seguire gli USA nella loro folle politica di provocazioni e mobilitazione NATO contro la Russia, con le sanzioni che si ritorcono come un boomerang contro la zoppicante economia dei paesi europei, non è esattamente negli interessi dell'Europa e tanto meno appoggiare pedissequamente l'impresentabile governo di Kiev, di un stato fallito che è divenuto la testa di ponte degli USA per portare la guerra in Europa.

L’Europa è in caduta libera. Nessuno può più metterlo in dubbio. In effetti, l’Europa è simultaneamente vittima di diversi problemi cruciali ognuno dei quali potrebbe potenzialmente diventare catastrofico. Esaminiamoli individualmente. I 28 membri dell’Unione Europea non hanno, nel loro insieme, una giustificazione logica. Il problema più evidente per l’UE è che non ha assolutamente alcun senso a partire dall’economia.  Inizialmente, nei primi anni 1950, c’era un piccolo gruppo di nazioni non troppo dissimili che decisero di integrare le proprie economie. Erano i cosiddetti Sei Interni che hanno fondato la Comunità europea (CE): Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Nel 1960 a questo “gruppo ristretto” vennero aggiunti altri sette Paesi. I quali non volevano aderire alla CE, ma volevano partecipare a una Associazione europea di libero scambio (AELS). Erano, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Insieme, questi Paesi hanno formato quello che potrebbe vagamente chiamarsi “la maggior parte dell’Europa occidentale”. Pure con i loro difetti, questi trattati riflettevano una realtà – che i Paesi partecipanti avevano molto in comune e che i loro popoli volevano unire le forze.