COMUNICATO DEL COMITATO NO GUERRA NO NATO La decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare i colloqui di accesso per divenire il 29° membro dell'Alleanza, getta benzina su una situazione già incandescente. Tale decisione conferma che la strategia Usa/Nato mira all'accerchiamento della Russia. Il Montenegro, l'ultimo degli Stati nati dallo smantellamento della Federazione Jugoslava con la guerra Nato del 1999, ha, nonostante le sue piccole dimensioni, un importante ruolo geostrategico nel Balcani. Possiede porti utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo e grandi bunker sotterranei che, ammodernati, permettono alla Nato di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese armi nucleari.

di The Saker La scorsa settimana, Vladimir Putin, assieme ad un gran numero di dignitari e ospiti nazionali e stranieri invitati all'evento, ha inaugurato la più grande moschea d'Europa; la nuova Grande Moschea di Mosca. Questo è stato un grande evento, atteso da migliaia di musulmani russi che vivono a Mosca e che, in passato, non avevano altra scelta, per fare le loro preghiere, che scendere in strada per causa della mancanza di una moschea che fosse abbastanza grande per contenere tutti. La realtà è che la maggioranza dei musulmani in preghiera nel centro di Mosca non volevano soltanto un più ampio spazio, ma cercavano un riconoscimento ufficiale della loro esistenza e della loro importanza per la Russia. Ora, questo riconoscimento tanto atteso è finalmente arrivato e nel centro della famosa città di Mosca, ci saranno minareti d'oro di 240 mt. che, con eleganza , si complementeranno con le cupole tradizionali della Chiesa Ortodossa. Tuttavia, mi piacerebbe manifestare che questo evento rappresenta ancora di più che il semplice riconoscimento del ruolo dell' importanza dell'Islam nella moderna Russia, penso piuttosto che sia l'espressione di una scelta di civiltà profonda.

di Eric Draitser Negli ultimi mesi la natura della guerra in Afganistan è cambiata notevolmente. Mentre USA e NATO restano attivamente coinvolti nel paese, e i loro obiettivi sono cambiati molto poco da quando, una quindicina d'anni fa, l'amministrazione Bush ha lanciato la guerra, la carnagione sul campo di battaglia e la parti attive nella guerra sono significativamente cambiate. La comparsa dell'ISIS in Afganistan, insieme al prossimo ritiro delle truppe USA-NATO dal paese, ha spinto i talebani a un matrimonio di convenienza, se non a una vera e propria alleanza, con l'Iran. Quello che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato uno scenario impensabile, ovvero il supporto dell'Iran sciita agli oltranzisti talebani sunniti, è diventato realtà a causa delle mutate circostanze della guerra. Per quanto difficile sia da credere, una simile alleanza adesso è un elemento cruciale della situazione sul campo in Afganistan. Ma il suo significato va molto aldilà di un mero spostamento nell'equilibrio dei poteri all'interno del paese.

Clinton, Juppé, Erdoğan, Daesh e il PKK di Thierry Meyssan La ripresa della repressione contro i curdi in Turchia è solo la conseguenza dell’impossibilità di realizzare il piano Juppé-Wright del 2011. Mentre è stato facile schierare Daesh (l’ISIS) nel deserto siriano e nelle province di Ninive e al-Anbar (Iraq), a maggioranza sunnita, si è rivelato impossibile prendere il controllo delle popolazioni curde in Siria. Per realizzare il suo sogno di un Kurdistan fuori dalla Turchia, Recep Tayyip Erdoğan non ha altra scelta che la guerra civile. Nel giungere al potere ad Ankara nel 2003, il partito islamista AKP ha cambiato le priorità strategiche della Turchia. Invece di basarsi sui rapporti di forza post-"Desert Storm", Erdoğan aspirava a far uscire il suo paese dall’isolamento in cui si trovava sin dalla caduta dell’Impero Ottomano. Facendo leva sulle analisi del suo consigliere, il professor Ahmet Davutoğlu, preconizzò di risolvere i problemi in sospeso da un secolo con i suoi vicini e diventare via via l’indispensabile mediatore regionale. Aveva bisogno di diventare sia un modello politico sia di costruire relazioni con i propri partner arabi, senza perdere la sua alleanza con Israele.

di Claudio Mutti * L’8 luglio è stata una giornata drammatica per le borse asiatiche: Shanghai ha perso il 5,9% e Shenzen il 2,5%. In due settimane, sui mercati azionari cinesi si è registrata una perdita di più di 3.700 miliardi di dollari. Lo spettro di una gigantesca bolla speculativa in grado di contagiare l’economia cinese ha indotto cinque eminenti professori della Repubblica Popolare a paragonare la situazione attuale con quella di diciotto anni fa, quando “malvagie forze di mercato” agirono contro le valute dell’Asia orientale. Nel documento redatto dai cinque esperti viene espressamente citato il “burattinaio” di Barack Obama, ossia George Soros, già indicato come terrorista finanziario da Qiao Liang e Wang Xiangsui nel loro celebre studio sulla “guerra senza limiti”(1). È vero che lo sviluppo del mercato azionario cinese dovrebbe essere garantito dalla disciplina politica che caratterizza il sistema cinese, nonché dall’impegno del governo a recuperare la stabilità dei listini e la tendenza crescente che ha caratterizzato la borsa negli ultimi mesi. È vero, inoltre, che la Cina ha una partecipazione di oltre 4.000 miliardi di dollari in riserve estere, a fronte dei 121 miliardi di dollari degli Stati Uniti, mentre il risparmio dei cittadini cinesi ammonta a 21.000 miliardi di dollari a fronte dei 614 miliardi statunitensi.

di Pepe Escobar Cominciamo con il big bang geopolitico di cui voi non sapete nulla (ed il pubblico italiano in particolare) , quello successo appena due settimane fa. Eccone i risultati: d'ora in poi, qualsiasi possibile attacco all'Iran venisse minacciato dal Pentagono (assieme alla NATO) sarebbe essenzialmente un assalto ai progetti di un insieme di organizzazioni intrecciate: i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), la EEU (Unione Economica Eurasiatica), l'AIIB (la nuova Banca d'Investimento per le Infrastrutture Asiatiche, fondata dalla Cina), e la NDB (la Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS), di cui probabilmente non riconoscete nemmeno gli acronimi. Eppure, queste organizzazioni rappresentano un nuovo ordine emergente in Eurasia.