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Eurasia e suoi sviluppi

di  Luciano Lago

A Vladivostok nei giorni scorsi (11-13 settembre) si è svolto il 4 ° Forum economico orientale e questo è stato principalmente l’occasione per un incontro di alto significato tra il presidente russo Vladimir Putin e i leader di Cina e Giappone, il presidente Xi Jinping e il primo ministro Shinzo Abe, nonché con il presidente della Mongolia e della Corea del Sud. Lo stesso Forum è nato da un’iniziativa del Cremlino volta ad intensificare la cooperazione economica tra la Russia ed i suoi partner asiatici, nelle circostanze in cui la cooperazione con l’Occidente, che era stato per anni il principale partner della Russia dagli anni ’90, è stata ridotta dalle sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti.

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di  Paolo Marcenaro

La Turchia di Recep Erdogan viene sospinta sempre più verso Mosca dalla guerra doganale e dagli attacchi economici americani

In Turchia si diffondono le manifestazioni di antiamericanismo; sui social network più popolari si moltiplicano i post e le condivisioni di foto e video di cittadini che bruciano biglietti verdi, o, addirittura, danneggiano e mettono fuori uso apparecchi considerati iconici del ‘made in Usa’, a partire dagli Iphone e Ipod della Apple.

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Un’altra vittoria di Putin: Russia, Iran, Kazajistán, Turkmenistán, Kazajistán, hanno firmato la Convenzione sul Mar Caspio.

AKTAU, KAZAJISTÁN (Sputnik) I leaders dei paesi rivieraschi del mar Caspio, inclusa la Russia, l’Iran il Kazjistan, hanno sottoscritto ad Aktau il Trattato di Convenzione sullo status del Mar Caspio, dopo molti anni di negoziati.
Come ha informato il corrispondente di Sputnik, i presidenti delle cinque nazioni hanno apposto le loro firme durante una solenne cerimonia che ha segnato la chiusura del vertice sul Caspio.
Il trattato stabilisce anche le regole per la navigazione, la pesca, la ricerca scientifica e la posa degli oleodotti. La Convenzione prevede allo stesso modo che i progetti marini su larga scala debbano tenere conto dell’impatto ambientale.

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Scritto da Martin Sieff

Per quasi 30 anni dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti e i principali alleati dell’Europa occidentale, Regno Unito, Francia e Germania si sono comodamente considerati la punta di diamante invincibile e inarrestabile e l’avanguardia della razza umana. L’assunzione che la democrazia e il libero scambio, lo stile occidentale conquisteranno il mondo, è assiomaticamente mantenuta e ha permeato i sistemi educativi e l’intellighenzia di tutte queste nazioni.

Tuttavia questa presunzione di moralità e superiorità e inevitabilità ideologica da parte dei leader degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, della NATO e del Gruppo dei Sette (G7) non è stata confermata da alcuna prova evidente e verificabile.

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di  Pepe Escobar

Erdogan ha perso la sua maggioranza parlamentare e deve ora stabilire una coalizione con il partito d’azione nazionalista di estrema destra; dato che quest’ultimo è anti-occidentale, la strada da percorrere punta in una sola direzione: l’integrazione eurasiatica
Per l’estrema disperazione degli storici difensori dei “valori occidentali”, l’Europa è ora condannata a subire due autocrazie populiste ai suoi confini orientali: la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan.

Per i leader politici dell’UE, l’unica narrativa accettata è la condanna totale e isterica delle “democrazie illiberali” distorte dal dominio personale, dalla xenofobia e dalla soppressione della libertà di parola. E questo vale anche per gli uomini forti in Ungheria, Austria, Serbia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

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Campagne di disinformazione e menzogne dai “think tank” americani per destabilizzare la costruenda sfera di cooperazione euroasiatica.

di Paolo Marcenaro

Di fronte al consolidarsi di una robusta sfera di cooperazione eurasiatica, in cui Russia e Cina, inevitabilmente, fanno la parte del leone (ma anche paesi intermedi come Turchia, Iran, Kazakhstan, trovano posti di rilievo) al declinante ‘impero’ americano non resta che abbozzare reazioni con dichiarazioni roboanti e quel che in Inglese si dice ‘scaremongering’, cioé la diffusione di timori infondati per provocare reazioni violente e destabilizzanti e cercare di rovinare (o almeno rallentare) l’emersione del nuovo ordine mondiale multipolare.

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di Paul Antonopoulos

RIO DE JANEIRO, Brasile – Ancora una volta abbiamo dimostrato di avere ragione nelle nostre analisi; le elezioni italiane che si sono svolte lo scorso fine settimana hanno dato un’altra chiara indicazione che la principale contraddizione della nostra era è rappresentata da una tensione tra, da un lato, il globalismo liberista e, dall’altro, le identità dei popoli.

Di conseguenza, gli italiani hanno massicciamente rigettato i partiti, sia il Partito Democratico di Matteo Renzi sia Forza Italia di Silvio Berlusconi: i due principali partiti delle élite capitaliste internazionali e difensori dello status quo.

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Le tensioni tra la Turchia e i suoi “alleati” della NATO rimangono più forti che mai. Dopo quelle tra Ankara e Bruxelles, è ora con Washington che le cose si fanno difficili. Nella continua ricomposizione geopolitica nella regione, la Turchia e gli Stati Uniti si trovano faccia a faccia.

Cerchiamo di essere chiari: gli Stati Uniti non sono mai stati popolari con la Turchia. Negli ultimi anni, questa tendenza è stata confermata, sia nella maggioranza che in parte dell’opposizione, inclusa l’obbedienza repubblicana. E pur appartenendo ancora all’Alleanza atlantica non sembra sia più possibile fermare la retorica ostile tra Ankara e Washington. Una cosa è certa: il governo turco non intende arretrare in difesa dei suoi interessi nazionali.

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Fallimento clamoroso di Donal Trump in Asia  (Kommersant )

di  Serguéi Strokán

Il giro di Donald trump in Asia ha dimostrato che la Cina si sta trasformando nel leader assoluto della regione mentre gli USA perdono i loro “assets” e il potenziale per affermare il loro dominio nel continente asiatico.

Donald Trump ha trasorso una settimana e mezzo girando per i paesi asiatici e lui stesso ed il suo enturage, durante l’ampio giro, non hanno mai utilizzato il termine Asia Pacifico preferendo una definizione differente, “Indo Pacifico” che non è quasi mai utilizzata nelle capitali asiatiche.

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L’avvicinamento della Turchia alla Russia e la sua presa di distanza dalla NATO si sta accelerando in modo inaspettato.
Questo processo non è basato sulla ricerca di benefici a breve termine ma piuttosto si basa sul conseguimento di interessi strategici.
Questo è quanto ha dichiarato a Sputnik il presidente dell’influente Partito Vatan (Patria), Dogu Perincek.
Cooperazione strategica

In un prossimo futuro le relazioni tra la Russia e la Turchia si svilupperanno in una forma ogni volta più positiva. La Turchia è entrata in una fase di forte, stabile e costruttiva realzione non soltanto con la Russia, ma anche con l’Iran e con l’Iraq. Presto accadrà la stessa cosa con la Siria.

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