Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Federico Dezzani (…) Dei funzionari italiani di non dico di quale grande istituzione mi hanno avvicinato per dirmi che sono solidali con noi, ma che non possono dire la verità, perché anche l’Italia è a rischio bancarotta e temono conseguenze da parte della Germania(…)”: parole del ministro delle Finanze greco, rilasciate ai microfoni di Presa Diretta e mandate in onda domenica scorsa. Scatta immediatamente la reazione del ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan che replica su Twitter: “@Presa_Diretta Debito italiano solido e sostenibile. Dichiarazioni @yanisvaroufakis fuori luogo.” Tra i due devono essere intercorse un paio di telefonate al calor bianco dove Padoan ha insultato l’omologo greco ed ha sfogato tutta la tensione accumulata durante il governo Renzi. La crisi infatti volge al peggio e, se dipendesse solo da lui, si sarebbe già risolta chiudendo il dicastero di via XX Settembre e delegando tutto agli organismi sovranazionali di Bruxelles. Finita la furibonda reprimenda, Padoan si è ricomposto, si è aggiustato la cravatta ed ha laconicamente affermato: “Ci siamo chiariti”.

di Charles Hugh Smith Quando muore l'illusione che lo status quo sia in grado di soddisfare tutte le sue promesse per tutti, lo status quo inizia a precipitare definitivamente verso il tracollo reale. Tra le molte lezioni che possiamo imparare dall'arduo cammino della Grecia verso il rifiuto di un debito da schiavi, la più importante è forse la più ovvia: nessun vero cambiamento è possibile prima del momento in cui lo status quo non può più mantenere le sue promesse, ossia quando di fatto implode. Il crollo dello status quo ha due caratteristiche distinte: il processo è molto variabile, il processo colpisce le classi sociali in modi diversi.

BERLINO - Nel dibattito sulla posizione da adottare nei confronti di Atene, Lars Feld, uno dei cinque esperti economici consulenti del governo di Berlino, si e' detto contrario al compromesso con il governo di Atene. "Ci sono situazioni in cui il risultato politico della trattativa non deve essere un compromesso tra due posizioni ma solo la conferma della situazione giuridica vigente", ha dichiarato al quotidiano "Handelsblatt" il membro del Consiglio dei saggi. "Il nuovo governo greco deve riconoscere che la sola via percorribile e' la prosecuzione dell'attuale politica di salvataggio con i partner europei e che diversamente il paese dovrebbe rifinanziarsi da solo, con le sue forze", ha commentato Feld, il quale ha diffidato la Grecia da una possibile uscita dall'euro ("Grexit").

di Max Parisi TRANI - Lo Stato italiano, in caso di condanna degli imputati, non potra' chiedere i danni alle agenzie di rating Standard & Poor's e Fitch, imputate per manipolazione del mercato assieme a sei tra analisti e manager. Questo perche' il ministero dell'Economia, ovvero il ministro dell'Economia Padoan, ha deciso di non partecipare al dibattimento che si e' aperto oggi a Trani. E Consob e Bankitalia, pur potendo costituirsi parte civile, non lo hanno fatto e parteciperanno alle udienze solo come persone offese: ossia come semplici spettatori. Anche in questo caso, una decisione semplicemente allucinante. Una decisione, quella del ministro dell'Economia Padoan,, che ha "sorpreso" il pm Michele Ruggiero.

di Antonio Maria Rinaldi Mentre in tutt’Europa il dibattito sulla permanenza nell’euro o meno sta prendendo sempre più piede, aprendo dibattiti fra le forze politiche e sociali sempre più ampi e articolati, in Italia si inneggia ancora a supporto delle “visioni” che ebbero i vari Prodi, Ciampi, Amato e compagnia cantando quando ci consegnarono legati mani e piedi al Dio euro. La dimostrazione più evidente è stata nell’elezioni europee del maggio scorso, dove il partito più fedele e supino all’euro, e unico esempio fra tutti i paesi interessati, ha conseguito il successo con il 40,8%. Anzi in tutti gli altri è prevalso un forte e diffuso scetticismo mai prima emerso.

di Mitt Dolcino La Cancelliera tedesca, la custode del rigore euroimposto, si scopre nuda di fronte alla piccola Grecia: oggi anche gli USA sostengono – come atteso da chi scrive – gli sforzi del Paese ellenico incentrati su maggiore flessibilità e meno rigore. Non si può non vedere dietro il macigno lanciato dal Presidente USA un forte richiamo alla Germania ad allinearsi agli interessi del villaggio globale occidentale, non tanto in politica economica dell’EU – si, anche in quello… – ma soprattutto in politica estera. Non è un mistero che di far suo negli ultimi due anni la Germania ha sapientemente boicottato i tentativi USA di far male alla Russia di Putin. Il sasso di Tsipras lanciato nello stagno europeo la scorsa settimana quando ha minacciato il veto ellenico nelle sanzioni europee contro Mosca costringerà l’Europa tedesca ad imboccare forzatamente la strada della flessibilità?*

di Antonio Maria Rinaldi Se saranno confermati i dati emersi dagli exit poll, che attribuiscono alla lista Syriza la maggioranza assoluta dei seggi, da domani avremo un governo “monocolore” guidato da suo leader Alexis Tsipras. Infatti la legge elettorale greca di tipo proporzionale, attribuisce un premio di 50 seggi al partito che ottiene il maggior numero di voti e questo potrebbe determinare che il “partito anti-austerity” ellenico superi la soglia di 150 dei 300 seggi che compongono il Parlamento. Ma cosa cambierà nello scenario politico greco e soprattutto cosa succederà nei rapporti con l’Unione Europea e con i sottili equilibri con l’euro? Venerdì scorso la Borsa di Atene ha “festeggiato” con un rialzo del 6,14% e i rendimenti dei decennali con un arretramento dal 9,2 all’8,7%, dando l’impressione di scontare che la certa vittoria di Syriza dovesse essere necessariamente condivisa con altre alleanze per poter governare il paese.

di Luciano Lago Molto si sta parlando e si discute in questi giorni circa l'intervento fatto da Mario Draghi ed il suo programma di massiccio Quantitative Easing per immettere liquidità sul mercato e contrastare la deflazione dell'area euro. A noi interessa rilevare anche un altro aspetto della questione: la straordinaria ascesa a posizioni di potere da parte dei personaggi come Draghi e gli altri governatori delle Banche Centrali. In conformità alla logica dell'ideologia neoliberista dominante, la moneta risulta elevata ad una sorta di icona sacra e di conseguenza bisognosa di un "guardiano" indipendente da ogni potere politico. I governatori delle banche centrali sono quindi divenuti signori assoluti della gestione monetaria e della potenza finanziaria al di fuori del controllo degli Stati e di qualsiasi altra istituzione , senza alcun contropotere che possa bilanciare questa loro funzione. Tanto meno potrebbero essi rispondere ai governi ed ai rappresentanti politici democraticamente eletti. Al contrario questa possibilità viene del tutto esclusa.

"Una soluzione federale è auspicabile solo da chi pensa ad una dittatura tecnocratica imposta alle popolazioni dell'Europa" di Alessandro Bianchi Ambrose Evans-Pritchard. International Business Editor of The Daily Telegraph - Oggi si vota in Grecia e il giudizio si divide tra chi considera Tsipras un nuovo Papandreou o un nuovo Samaras che si piegherà presto ai voleri della Troika e chi, al contrario, la miccia in grado di far implodere la zona euro. Cosa comporterebbe una vittoria di Syriza e, più in generale, cosa rappresentano le elezioni in Grecia per il futuro della crisi europea in corso? Sono un evento fondamentale per il futuro della zona euro. Ma non è ancora chiaro chi vincerà secondo gli ultimi sondaggi e gli scenari sarebbero diversi nel caso in cui Syriza dovesse ottenere una maggioranza assoluta o dovesse, al contrario, essere costretta ad una coalizione di governo, che complicherebbe inevitabilmente l'applicazione del suo programma.

Un interessante approfondimento di Jacques Sapir sottolinea alcuni aspetti della decisione di Mario Draghi che sono passati quasi inosservati e tuttavia rappresentano un passo importante verso un ritorno alle politiche monetarie nazionali, e forse una preparazione allo scioglimento dell’euro. di Jacques Sapir, 22 gennaio 2015 E così, Mario Draghi ha usato il “bazooka”. L’annuncio appena fatto di questo giovedì 22 gennaio resterà agli annali. La Banca Centrale Europea si è infine convertita all”allentamento’, il cosiddetto “quantitative easing” (o QE per gli addetti ai lavori). Ma è una misura disperata. Non vi è alcuna prova che darà i risultati sperati. E invece solleva molte domande. In un certo senso, ci si può anche scorgere, e questo è forse il punto più importante, l’inizio di un riconoscimento che la zona euro non funziona più ed è opportuno prepararne lo scioglimento.