Mario Monti e gli altri della sua cricca erano complici e sodali delle grandi banche e versavano nello loro casseforti miliardi di denaro pubblico. Tutti i direttori del Ministero del Tesoro (a partire da Mario Draghi fino a  Domenico Siniscalco) venivano ricompensati con incarichi prestigiosi all'interno delle stesse banche. Tutto viene fuori dal procedimento giudiziario  dei coraggiosi giudici di Trani che hanno messo sotto inchiesta l'agenzia di rating Morgan Stanley.

Per spezzare le catene dell'euro, debito e austerità, l'Europa del sud è di fronte ad un bivio storico. Nel racconto distorto dei media mainstream, la “crisi” in Europa è ormai finita, i paesi hanno iniziato la “ripresa” e le “riforme”, anche in Grecia, hanno funzionato. Per Renzi e tutti i media a lui asserviti, l'economia italiana ha cambiato marcia: uno 0,1% di crescita trimestrale in un contesto di caduta del Pil dello 0,4% su base annua e crollo del 10% dal 2010 ne sarebbero la dimostrazione. La partecipazione alla zona euro ha prodotto per i paesi dell'Europa meridionale – ma questo difficilmente lo leggete sui giornali - una stagnazione-recessione permanente e una trappola debito-deflazione peggiore di quella registrata negli anni '30. Con un giovane su due che non lavora e con la necessità di reprimere i salari all'infinito per compensare i gap di competitività all'interno della trappola euro, l'Europa del sud è di fronte ad un bivio storico.

Le voci che chiedono lo smantellamento dell’euro si levano sempre più alte: il quotidiano francese Le Monde pubblica un lungo articolo in cui Wolfgang Streeck, sociologo e professore di economia presso l’Università di Colonia, spiega che, se si vuole salvare l’Europa, bisogna abbandonare il mostruoso progetto dell’euro. di Wolfgang Streeck Se tutto va bene, stiamo assistendo all’inizio della fine dell’unione monetaria europea. “Se l’euro fallisce, fallisce l’Europa”, ha detto Angela Merkel. Oggi, è esattamente il contrario. L’euro sta distruggendo l’Europa. Se l’euro fallisce, potrebbe ancora accadere che l’Europa finisca per non fallire. Non è infatti una cosa certa: i danni causati dall’unione monetaria sono troppo profondi.

di  Giuseppe PALMA Venerdì 27 febbraio 2015. Su tutti i mezzi di informazione e i social network impazza la notizia che lo spread BTP/BUND è sceso sotto i 100 punti base (98). Non accadeva dal 2010. Giudizi trionfalistici si sprecano nei telegiornali e talk show; politici della maggioranza parlamentare e ministri fanno a gara per complimentarsi con il Presidente del Consiglio; alcuni giornaloni nazionali si spingono addirittura oltre il buon senso affermando che è tutto merito del Jobs Act… e chi più ne ha, più ne metta! Non riesco a capire come si possa giungere a fare una tale cattiva informazione, tanto più che – al di là della totale assenza di qualsiasi nesso di causalità – i decreti attuativi del Jobs Act non erano ancora neppure entrati in vigore. Insomma, tutti acriticamente balzati sul carro del vincitore con un grido comune: “W il Presidente!” (mi sembra di ricordare una scena di Fantozzi mentre lui e Filini apprendono in sala mensa dell’invito a casa del direttore per un torneo di biliardo: “E’ un graaaan direttore!…”.

Gli USA stanno conducendo una "guerra" contro la Russia . Per il momento, non si tratta di una guerra convenzionale con armi e bombe, ma a colpi di sanzioni, ritorsioni e soprattutto cercando di minare la sua economia alla base. La Russia è il principale produttore mondiale di petrolio (con oltre 10 milioni di barili al giorno) per cui – nei propositi degli USA – un crollo del prezzo del petrolio le avrebbe inferto un colpo mortale, come era successo con la ex Unione Sovietica . Gli USA, in alleanza con le monarchie arabe, grandi riserve e grandi produttori di petrolio, hanno fatto crollare i prezzi del petrolio ; contemporaneamente, assieme ai paesi europei hanno imposto sanzioni ed impedito l'esportazione di prodotti agricoli verso la Russia con la scusa della crisi creata ad hoc in Ucraina. Insomma, gli USA ed i suoi alleati contano di stroncare la Russia, attaccandola políticamente, economicamente e mediaticamente.

“Il saccheggio non costituisce un debito legittimo”. Lo afferma Lyndon LaRouche in una dichiarazione in cui chiede il pieno sostegno internazionale della Grecia e della sua richiesta che il debito venga sensibilmente ridotto. Il debito, aggiunge LaRouche, è illegale, è impagabile “ed è il frutto di un’impresa criminale guidata da Londra che va soffocata del tutto, se il mondo vorrà sopravvivere nei prossimi mesi senza l’eruzione di una guerra generale nel centro dell’Europa“.

di Antonio Maria Rinaldi Il caso greco, ma sarebbe più opportuno chiamarla direttamente la tragedia greca, ha definitamente fatto intuire che dall’euro si può uscire solo con una rivoluzione o una guerra come la Storia ha sempre insegnato ci si libera da una dittatura. Nulla poteva il giovane Alexis Tsipras contro il muro di gomma con cui si è confrontato, anche lui abile ma inutile illusionista per poter minimamente cambiare il potere oligarchico che si divide fra Bruxelles, Francoforte e Berlino. I greci hanno creduto in lui ed hanno creduto ancor di più come la forza del proprio voto potesse ancora determinare cambiamenti in un sistema che ancora in troppi credono erroneamente sia fondato su principi democratici.

di Federico Dezzani Si allunga di altri quattro mesi l’agonia della Grecia e dell’eurozona, dopo l’accordo raggiunto venerdì sera tra il ministro delle finanze ellenico Yanis Varoufakis e l’Eurogruppo che proroga degli aiuti finanziari in scadenza a fine febbraio. Che la Grecia sia ancora nell’euro a giugno e che la moneta unica esista ancora per quella data è comunque da vedere: gli accordi tra le due parti devono ancora essere perfezionati e sebbene la Troika sia sparita dietro le quinte, i suoi diktat restano e difficilmente saranno ammorbiditi. Nel club del rigore non si annoverano solo la Germania ed i suoi accolti (Angela Merkel è tra l’altro fresca di una pesante sconfitta elettorale nella città-land di Amburgo dove la CDU è crollata al 16% ed Alternative für Deutschland ha guadagnato il 6% dei consensi) ma pure quei Paesi come la Spagna ed il Portogallo che, dopo una cura da cavallo a base di tagli lineari ed aumenti delle tasse, non vogliono concedere nessuno sconto al neo-premier Tsipras.

di Marco Mori Il ballo della sedia è un gioco molto popolare che probabilmente anche molti di voi facevano da piccoli. Il gioco si svolge in questo modo: i bimbi si trovano seduti su delle sedie, una per ciascuno di loro. Appena si da il via alla musica tutti devono alzarsi, mentre un “arbitro” toglie una delle sedie. Quando la musica si spegne i bimbi devono tornare a sedersi. Ma ovviamente, con una sedia in meno, ad ogni turno un bambino non troverà più posto per sedersi e verrà eliminato dal gioco e ciò fino a che non rimarrà un solo bimbo, il vincitore del gioco. Il criminale sistema economico che ci impone la finanza oggi è identico in tutto e per tutto a questo gioco. Ogni anno la finanza sottrae moneta dal sistema imponendoci avanzi primari. Ovvero imponendoci di vivere al di sotto delle nostre possibilità spendendo meno di quanto tassiamo.

Dal suo blog sul Washington Post, Matt O’ Brien individua l’Italia come il paese che, date le sue dimensioni e la profonda crisi che attraversa, potrebbe far saltare l’eurozona e le sue regole, per noi così letali: gli italiani dovrebbero decidersi ad abbandonare la speranza di poter uscire dalla crisi restando all’interno dell’euro, e nessuno potrebbe biasimarli per questo. di Matt O’Brien Nel lungo periodo, siamo tutti morti, ma che differenza fa se siete dentro l’eurozona? Potreste anche essere già morti. Infatti, sembra quasi impossibile, ma da quando è stato creato l’euro, 16 anni fa, l’Italia è cresciuta solo del 4 per cento, in totale. Peggio della Grecia.