di Andrea Baranes Nonostante la crisi l’Europa si sta muovendo verso un’ulteriore espansione della sfera finanziaria. Un’analisi del cosiddetto “documento dei cinque presidenti”, presentato a giugno 2015 da Jean-Claude Juncker Se in Italia dopo anni di recessione si è rivisto un segno più davanti al PIL, la modesta crescita sembra dipendere da fattori esogeni: sia l’euro sia le materie prime, e il petrolio in particolare, sono ai minimi storici. Un euro debole favorisce le esportazioni, mentre una bassa quotazione del petrolio rende meno gravose le importazioni, con ripercussioni positive sulla bilancia commerciale e sul PIL. Una situazione che non può nascondere il disastro di una disoccupazione giovanile che nel mezzogiorno si attesta ben oltre il 50%, una produzione industriale crollata di oltre il 25% dal 2007 a oggi, mentre nello stesso periodo i poveri assoluti passano dal 3,1 al 6,8% della popolazione italiana.

VI PRESENTO L’€URO: COME FUNZIONA LA MONETA UNICA - E I SUOI GRAVI ASPETTI DI CRITICITA’  di Giuseppe Palma Questa moneta unica rappresenta una delle questioni di maggiore divisione nel Paese. Il motivo non è tanto la difficoltà dell’argomento, di per sé abbastanza semplice seppur policromatico, ma la persistente mala fede di certa politica (nostrana e sovranazionale) e di certi gruppi di potere che dominano il pianeta (quei gruppi oligarchici che decidono il destino di centinaia di milioni di persone senza alcuna legittimazione democratica). Con questo mio articolo cercherò di rendere l’argomento “Euro” semplice e comprensibile a tutti, evitando – volutamente – eccessivi tecnicismi. In soli 8 punti, e con un linguaggio molto semplice, cercherò di spiegare il perché questa moneta unica rappresenti un vile attentato al benessere diffuso dei popoli europei e all’essenza stessa della democrazia costituzionale, e lo farò come se dovessi spiegarlo a mia figlia di due anni. Oltre alla lettura del testo, consiglio vivamente anche la lettura delle note.

di G. Cirillo In un nostro recente tweet, abbiamo affermato che la manovra di Renzi risulti essere filo-capitalista. Ora vogliamo spiegarne il perché. Innanzitutto una piccola premessa: recentemente ho scritto un trattato politico, in cui tra le tesi principali vi era che lo scopo dello stato debba essere quello di spingere verso la maggiore distribuzione possibile del potere tra gli individui che lo compongono. Il maggiore potere possibile, significa garantire la massima libertà negativa e positiva senza danneggiare quella degli altri. E’ molto diverso dall’uguaglianza tipica di un regime comunista, dove viene imposta con forza dall’alto senza rispettare la diversità individuale; nella democrazia integrata da me sostenuta invece si vuole semplicemente garantire il massimo potere possibile, potere che serve per creare la propria libertà che inevitabilmente sarà diversa da quella degli altri.

di Benedetta Scotti Con questa reazione i lavoratori di quel ferro vecchio che è Air France hanno anche sbottonato la camicia al ministro dell'Economia Emmanuel Macron che di recente ha spiegato perché "il liberalismo è di sinistra". La Francia politicamente corretta che si indigna. Il premier Valls: "violenze inaccettabili". La Francia è una contraddizione estenuante e meravigliosa. Predicatrice d’uguaglianza, ma visceralmente classista. Paladina del progresso, ma profondamente conservatrice. Partigiana del multiculturalismo, ma intrinsecamente campanilista. Difficilmente, però, riuscirà a coniugare la rivoluzione liberale, i cui venti hanno preso a soffiare insistentemente a Parigi, col suo consolidato modello socialista e corporativo. Vada come vada, saranno scintille. La veemente protesta dei tassisti, che nel luglio scorso hanno messo a ferro e fuoco la capitale invocando il bando di UberPop, è stato un antipasto nel pieno rispetto della tradizione transalpina. La tragicomica fuga a torso nudo di Xavier Broseta, direttore del personale di Air France, costretto a scavalcare un’inferriata con la camicia ridotta a brandelli per evitare il linciaggio dei dipendenti a rischio licenziamento, fa sempre parte del menu.

Da una parte il turismo come risorsa economica meridionale e dall'altra lo "Sblocca Italia" che deturpa ampie zone del Mezzogiorno. Insieme al turismo si lega molto spesso l'agricoltura che traina le esportazioni del Mezzogiorno verso l'estero, ma che non è tutelata dai provvedimenti europei che frequentemente difendono altri interessi. Le idee di come rilanciare il Sud sono poche e confuse, l'assenza del Premier alla Fiera del Levante a Bari fa comprendere il disinteresse di chi afferma "basta piagnistei" e nel frattempo gira la faccia. di Attilio Di Sabato

di Salvo Ardizzone In questo scorcio di fine estate, l’economia del mondo scricchiola sinistramente; certo, è dal 2008 che il mondo è sull’otto volante, fra euforici annunci di riprese annunciate e bruschi risvegli alla realtà; la differenza è che adesso economisti e banchieri centrali non riescono a capire che sta accadendo. I fatti, evidenti, sono sotto gli occhi di tutti: la Cina, che negli anni scorsi ha trainato il resto del mondo con i suoi acquisti di materie prime, adesso annaspa sotto il peso di bolle speculative gonfiate all’inverosimile per sostenere a tutti i costi una crescita abnorme. Speculazione immobiliare, debito schizzato al cielo, banche strapiene di crediti spazzatura, aziende di Stato decotte che si mantengono con fiumi di aiuti e da ultima un’enorme bolla speculativa in Borsa, fanno traballare un colosso che non può essere più la fabbrica a basso costo del mondo, ma che è ancora assai lontano dal divenire un’economia stabile ed evoluta.

di William Engdahl La Russia sta per intraprendere un altro grande passo verso la liberazione del rublo dal sistema del dollaro. Il suo ministero delle finanze ha appena rivelato che sta prendendo in considerazione l'idea di emettere titoli di stato russi denominati in yuan. Ciò sarebbe un modo elegante per svincolarsi dalla dipendenza e dalle pressioni ricattatorie del Tesoro USA, rinforzando al contempo i legami tra Cina e Russia: il peggior incubo geopolitico di Washington. Il vice ministro delle finanze russo, Sergei Storchak, ha annunciato che il suo ministero sta compiendo uno studio attento di cosa occorrerebbe per emettere titoli di stato russi denominati in yuan. La notizia rientra in una strategia russo-cinese di lungo termine che mira al cuore dell'egomonia americana: il ruolo del dollaro come principale valuta di riserva delle banche centrali mondiali.

Marco Mori Quelli che abbassare la spesa per abbassare le tasse… Ma lo avete il pallottoliere in casa? Vediamo qualche esempio perché non si possono non comprendere concetti così banali. E il Paese non può più resistere se non si debella l’ignoranza. Lo Stato spende 400 e tassa 400, il saldo è zero, ovvero si applica il pareggio in bilancio. Se si taglia la spesa ad esempio del 50% e si riducono le tasse in egual misura il saldo è sempre zero (200-200). Nulla cambia neppure se lo stato azzera spesa pubblica e tasse. Saldo comunque zero. Molti asini raglianti, nonostante l’evidenza matematica, non capiscono che solo se c’è deficit può esserci crescita. Ovvero non conta il livello di tassazione complessiva ma conta che la spesa pubblica sia maggiore delle entrate fiscali. Così si crea ricchezza per i cittadini. Nessuno di noi può emettere moneta e dunque commerciamo con quella che abbiamo!

di Paul Craig Roberts I Partenariati Transatlantico e Transpacifico per il Commercio e l'Investimento non hanno nulla a che fare con il libero scambio. Il "libero scambio" è il pretesto usato per nascondere il potere che questi accordi conferiscono alle grandi compagnie di non rispettare, tramite cause legali, le leggi nazionali che regolano l'inquinamento, la sicurezza alimentare, gli OGM e il salario minimo. La prima cosa da capire è che questi cosiddetti "partenariati" non sono leggi scritte dal Congresso. La costituzione degli USA attribuisce al Congresso il potere legislativo, ma queste leggi stanno venendo scritte senza la partecipazione del Congresso; esse sono redatte dalle grandi compagnie a esclusivo vantaggio del loro potere e profitto. E' stato istituito l'ufficio del Rappresentante per il Commercio USA proprio per permettere alle compagnie di scrivere leggi che servono solo i loro interessi. La frode così perpetrata verso la costituzione e il popolo viene mascherata definendo queste leggi commerciali "trattati".

di G.Cirillo Normalmente non mi occupo di questioni di politica economica e di lavoro ma il recente caso della chiusura dell’applicazione UberPop è interessante per ragionare sulla deflazione tecnologica. Per chi non lo sapesse UberPop è un’applicazione per mettere in contatto persone che hanno bisogno di un passaggio con autisti privati, pagando attraverso l’applicazione, che si incassa una sua percentuale per il fatto di aver fatto da tramite. E’ un servizio simile a Blablacar ma più sofisticato e con pagamento all’intermediario (con Blablacar invece si paga direttamente l’autista) e diversamente da quest’ultimo, UberPop ha delle tariffe che possono consentire un guadagno e non solo il rimborso spese. Questa applicazione consente ovviamente di ottenere dei passaggi più economici rispetto ai Taxi e questo ha fatto infuriare la lobby dei tassisti che sono ricorsi alla giustizia ed hanno ottenuto la chiusura dell’App. Mi sento di dire con tranquillità che i tassisti hanno ragione e la giustizia ha chiuso un’applicazione che favoriva la concorrenza sleale. Al tempo stesso, però, ci rimettono tutti i consumatori che dovranno continuare a sorbirsi un servizio obsoleto ed eccessivamente costoso.