In un articolo a firma di Tim Wallace, il quotidiano britannico "The Telegraph" analizza i primi effetti positivi sull'economia Uk dopo il referendum dello scorso 23 giugno che ha sancito l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. La disoccupazione è in calo, i prezzi sono stabili, c'è un clima di ottimismo e di fiducia nei consumatori, il Governo ha perfino registrato un avanzo di bilancio a luglio 2016. Questi sono i primi segnali, anche se minimi, di un effetto positivo  del referendum che ha spaccato il Paese e creato timori ed aspettative negative sul futuro economico di Londra. . Non basta però: l'uscita dall'area Ue si configura come una "nuova nascita" per l'economia inglese, che ora punta la propria attenzione sui mercati asiatici - in joint venture commerciale e monetaria con la Cina - scavalcando veti e freni imposti da un'Unione Europea a trazione tedesca.

Monete sovrane svalutabili, o sarà la fine: dobbiamo uscire immediatamente dall’euro, per salvare la nostra economia e ripristinare la democrazia in Europa. Lo sostiene l’economista italo-danese Bruno Amoroso: l’euro non è che un dogma smentito dai fatti,mentre in realtà rappresenta un fattore devastante di disgregazione. Prima ha spaccato l’Europa in due,opponendo i 17 paesi dell’Eurozona ai 10 rimasti fuori, e ora ha diviso la stessa Eurozona, scavando un solco incolmabile tra nord e sud. La disastrosa monetadella Bce? Con la sua rigidità «è la causa prima dell’attuale situazione di crisi del progetto europeo». Un piano oligarchico, i cui gestori oggi hanno“gettato la maschera”: il rigore promosso dalla Troika formata da Bce, Fmi e Ue non è altro che l’esecuzione, in Europa, dell’ideologia neoliberista imposta dalla globalizzazione, che comprime i diritti del lavoro e mortifica lo Stato sovrano, disabilitandolo come garante dei cittadini. Fiscal Compact, Patto di Stabilità: sono gli strumenticon cui l’oligarchia finanziaria ha deciso di metterci in crisi.

di G. Cirillo Oggi non ci occuperemo delle odierne elezioni amministrative italiane, che magari analizzeremo dopo aver conosciuto i risultati, ma dei quesiti referendari votati in Svizzera, terra che spesso esprime quesiti all’avanguardia che altrettanto spesso vengono bocciati dalla massa del popolo (del resto la democrazia svizzera, pur essendo il top di gamma tra la democrazie avanzate, è comunque una democrazia distorta come le altre dall’eccessiva concentrazione di potere a livello mediatico ed economico). Quello che più ci interessa è il quesito sul reddito di cittadinanza incondizionato dalla nascita di circa 2250 franchi svizzeri per gli adulti e di 625 per i minorenni. Precisiamo che con ogni probabilità ha vinto il no, ma i promotori hanno comunque fatto da battistrada ad un tema molto seguito da questo blog quello della deflazione tecnologica e dell’automazione.

LONDRA - "Il tempo stringe per l'Italia, bloccata in una deflazione da debiti e alle prese con una crisi bancaria che non puo' affrontare con i vincoli dell'unione monetaria", scrive l'autorevole giornalista Ambrose Evans-Pritchard, editorialista del quotidiano britannico The Telegraph. "Dal picco della crisi - prosegue Evans Pritchard - come ha ricordato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il prodotto interno lordo si e' ridotto del 9% e la produzione industriale del 25%. Ogni anno la percentuale del debito rispetto al Pil sale: 121 per cento nel 2011, 123 nel 2012, 129 nel 2013, 132,7 nel 2015. Lo stimolo della Banca centrale europea svanirà prima che l'Italia riuscirà a uscire dalla stagnazione e il Fondo monetario internazionale, infatti, prevede una crescita di appena l'1% quest'anno. La finestra globale si sta chiudendo".

I pescatori  italiani, dal Veneto alla Puglia, protestano contro l'attività' delle trivelle in mare che sta distruggendo l'habitat marino e preclude importanti aree alla pesca. Si sono svolte manifestazioni di protesta contro le trivelle in vazie zone dell'Adriatico ma queste non  sono state riportate dalla stampa e dalle TV poichè potrebbero interferire sull'esito del referendum della prossima Domenica e si sa che ci sono forti interessi dei petrolieri e delle multinazionali nel far fallire la consultazione per mancanza del "quorum". Trivelle, vongole a Venezia. I pescatori per il sì: “Rischiamo in 10.000”

di Pietro De Sarlo Ecco tutto, o quasi, quello che ne’ Tabarelli ne’ Formigli hanno detto nella trasmissione di "Piazza Pulita" (la 7) di ieri sera. La fiscalità sul valore delle estrazioni petrolifere della Val D’Agri è pari al 70% circa (fonte Nomisma … quella di Tabarelli, sigh!). Il 10% va alle istituzioni lucane (regione e comuni) e il resto allo Stato. Sulla base dei dati di produzione del 2014 pubblicati dal MISE questo significa per il solo 2014 circa 1,5 miliardi di euro allo Stato e 150 milioni di euro alla Regione. Chi ci guadagna? Le royalties pagate dall’ENI alla Regione a tutto il 2014 valgono 1,3 miliardi (fonte Local Report ENI 2014). Queste royalties sono state gestite direttamente dal PD che governa la Regione e i comuni della Val D’Agri ininterrottamente da 20 anni. Cosa ne hanno fatto?

Riceviamo e pubblichiamo di G. Cirillo Sono molto interessato agli articoli che trattano di deflazione tecnologica cioè di quel processo grazie al quale, attraverso nuove innovazioni, usufruiamo di più ricchezza con meno costi e meno lavoro. Rischio Calcolato è un sito che segue approfonditamente questo processo ed ho letto con interesse uno degli ultimi articoli a riguardo: Lavorerete per qualcosa di meglio. Voglio però citare una parte dell’articolo con cui non mi trovo d’accordo: Sono ridicole le urla da checche isteriche contro l’automazione industriale, piuttosto bisognerebbe cominciare a pensare a politiche di ricollocamento della forza lavoro in eccesso mentre il periodo di crisi da un passaggio di paradigma industriale non abbia già creato i nuovi mestieri.

COMMISSIONE EUROPEA STA PER GETTARE LA SPUGNA: BANCHE GRECIA ASSICURAZIONI SUI DEPOSITI, TUTTO STA ANDANDO ALLA MALORA BRUXELLES - Negli ambienti della Commissione europea c'è molto allarme. Ormai si parla apertamente di una situazione d'emergenza, per le banche dell'eurozona, bersagliate da massicce vendite nelle Borse, al di là del "rimbalzo" odierno dei titoli. E proprio lo spettro-banche sarà al primo punto dell'ordine del giorno dell'Eurogruppo di oggi a Bruxelles, dove, giusto per chiarirne la rilevanza oltre che la drammaticità, è stato inserito con l'eloquente titolo "segnali destabilizzanti per la crescita". Dopo questo tema bollente, l'eurogruppo approfondirà la situazione in Grecia, dove lo spread e' risalito sopra i 1000 punti, ripresentando un altro spettro, quello del Grexit, che con grande faciloneria tanto la Ue quanto la stampa europea avevano cancellato dopo la "resa" di Tsipras della scorsa estate alla Germania e alle oligarchie di Bruxelles.

di Enrique Montánchez Il crollo del prezzo del petrolio provocherà l'emigrazione di massa verso l'Emisfero nord di mille milioni di rifugiati dai paesi dell'Africa e del Medio Oriente le cui economie si basano sulle entrate del crudo, questo il drammatico avvertimento fatto dal direttore del Foro di Davos che ha riunito in questa città svizzera più di 2.500 leaders politici ed imprenditoriali di oltre 100 paesi, tra loro 40 capi di Stato e di governo. Lo scenario della  maggiore emigrazione di massa dalla Seconda Guerra Mondiale ha occupato l'"agenda segreta" dei leaders globali, assieme a quella "ufficiale" che ha riguardato le basse aspettative di recupero dell'economia globale e la delicata situazione dell'Unione Europea.

Ferrari in Borsa. Una squallida sceneggiata con Renzi e Marchionne, tali e quali li dipinge Crozza. Umiliato il cavallino rampante da Jobs News Di Alessandro Cardulli Lingua in bocca fra Renzi Matteo e Sergio Marchionne. L’uno presidente del Consiglio, pro tempore, l’altro presidente della Ferrari e numero uno di Fca, leggi Fiat-Chrysler e con lui lo stato maggiore del Lingotto l’amministratore delegato Amedeo Felisa, Piero Ferrari, il figlio del fondatore Enzo, il presidente di Fca ed Exor, John Elkann. L’occasione della comparsata, o meglio sceneggiata, il via alla quotazione di Ferrari in Borsa dopo la separazione delle azioni del Cavallino da quelle Fca. Doveva essere una festa, un po’ di retorica non guasta, “piazza Affari si tinge di rosso”, cinguetta Repubblica, il rosso di Maranello, del cavallino rampante nel cuore di tutti noi. Ma festa non c’è stata: il titolo debutta a 43 euro per azione, ma la giornata è di quelle storte per tutti i mercati mondiali. Il titolo va sempre più giù. Alla fine viene sospeso.