CREAZIONE MONETARIA FUNZIONALE E INFLAZIONE Sempre più spesso si parla della possibilità od opportunità di una monetazione funzionale, ossia che lo Stato si metta a creare direttamente, o a far creare dalla banca centrale di emissione (assumendone il governo) tutto il denaro necessario a fare gli investimenti pubblici diretti che producano/inducano occupazione, domanda interna, adeguamento infrastrutturale, innovazione scientifico-tecnologica, assicurando al contempo l’impossibilità del default – cioè per fare quelle cose che appaiono indispensabili per uscire dall’attuale recessione-deflazione, dopo il fallimento ormai visibile delle ricette dell’austerità e del quantitative easing, difese oramai soltanto da soggetti in mala fede e per interesse.

La balla degli sgravi fiscali di Marco Della Luna Ieri, 13.10.14, a Bergamo, davanti a un pubblico di Confindustria, Renzi annuncia tagli per 18 miliardi e pari riduzione della pressione fiscale per rilanciare l’economia, vantandosene. Questo annuncio è incompatibile con l’ultimo DEF e con la Nota di Aggiornamento, in cui il governo formalmente si vincola, anche nei confronti dell’UE, ad aumentare la pressione fiscale fino al 2017, pure se continuerà la recessione; inoltre vi sono clausole di salvaguardia che faranno scattare aumenti dell’IVA, se necessario a garantire i saldi obbligati di bilancio. Insomma, il governo non può ridurre la pressione fiscale, anzi necessariamente la aumenterà.

Il prezzo del petrolio Brent ha già perso un 20%, in caduta libera senza freni dalla metà di Giugno fino ad arrivare attualmente a meno di 90 dollari per il barile (79$ al 16.10), fatto questo che provoca forti sospetti tra gli esperti sulla possibilità che questa caduta dei prezzi sia dovuta a determinate azioni sul mercato da parte degli Stati Uniti e dell'Arabia Saudita per indebolire l'economia della Russia. Il crudo nel corso degli ultimi due anni si vendeva in un range di 100-115 dollari per barile. Varie volte il prezzo, per un tempo breve, si protraeva più in là del limite superiore del trend, una volta, in Aprile del 2013, era caduto al di sotto dei 100 dollari.  Tuttavia in quel caso ribassò fino ai 96,75 dollari ed alcuni giorni dopo ritornò al prezzo abituale.

Salari più bassi, meno assistenza sanitaria, tagli alle pensioni. Il programma dei governi nazionali? Lo scrive la Troika, ed è stupefacente che qualcuno ancora ne dubiti, specie “a sinistra”. Così, ad ogni periodico report, sono i pilastri della stessa Troika a ricordarcelo: di recente è toccato al Fmi, che ha rivisto anche al ribasso le previsioni di crescita per l’Italia, ovvero di recessione: -0,1%, secondo l’istituto internazionale guidato da Christine Lagarde. Le previsioni per gli anni successivi (+1,1 nel 2015, + 1,3 nel 2016) «appartengono al “wishful thinking” più che alle stime scientifiche», secondo Claudio Conti, «perché è ormai chiaro che le variabili macro-globali sono fuori dal controllo di qualsiasi ente». Semplicemente, «nessuno sa come andrà: si incrociano le dita e si sparano “ricette” a seconda degli interessi che si rappresentano». Dato che il Fmi è una sorta di braccio armato del capitalismo finanziario multinazionale, con preponderanza anglo-statunitense, «se l’obiettivo è trasferire quote di ricchezza dalle popolazioni alla finanza multinazionale, ecco che i “consigli” del Fondo assumono toni granguignoleschi».

Di fronte alle sanzioni finanziarie ed economiche che l’Occidente sta varando, la Russia e la Cina snelliscono sensibilmente le modalità del loro commercio bilaterale. La Banca Centrale della Russia e la Banca Popolare della Cina hanno convenuto sulla realizzazione di   swap in proprie valute nazionali, ossia sulle transazioni che prevedono l’acquisto e la vendita contemporanei della valuta in un paese in cambio della valuta dell’altro paese. Il progetto di accordo sugli swap valutari è stato concordato, ma la Banca Centrale della Russia e la Banca Popolare della Cina non forniscono ancora commenti sull’eventuale volume del programma degli swap valutari. Per il momento non sono stati annunciati neanche i termini di lancio di questo programma.

di Gianni Pardo La Francia ha dichiarato solennemente che non si atterrà all’obbligo dell’eurozona di non superare il 3% di deficit, e ciò fino al 2017. Quest’anno il deficit sarà del 4,4% (praticamente il 50% in più del consentito) e nel 2015 del 4,3% (sempre un buon 43% più del consentito). Parigi rifiuta inoltre di adottare nuove misure di austerità. Naturalmente – come sempre – si prevede che successivamente tutto comincerà ad andar bene. Il futuro – visto dalle stanze del governo – è sempre “un’aurora dalle dita rosate”. Fino ad ora una sorta di tacita convenzione ha fatto sì che riguardo ai grandi Paesi si parlasse di ripresa per la Spagna, di stagnazione per l’Italia e di “difficoltà” per la Francia. In realtà quest’ultima ha raggiunto un debito pubblico di duemila miliardi – il nostro gli è superiore soltanto dell’11% – corrispondente a oltre il 90% del pil; le misure d’austerità hanno cominciato a produrre addirittura problemi di ordine pubblico, e infine si è avuto un drammatico calo di consensi dell’esecutivo e di François Hollande personalmente.

di Stefano Di Francesco – Questa è una di quelle notizie che non leggerete mai da nessuna parte. Nessun telegiornale, giornale e sito istituzionale italiano la riporterà e se mai dovesse farlo, non ne evidenzierà la reale portata. La notizia è questa, pubblicata sul Wall Street Journal del 19 Agosto: "Germany Set to Issue Bonds at 0% as Investors Seek Refuge". “The German Finance Agency Tuesday set a 0% coupon–or fixed annual interest payment–on the two year Treasury notes, known as Schatz, of which it aims to sell an initial €5 billion ($6.69 billion)”. La Germania ha emesso 5 miliardi di bond ( Schatz) al mirabile tasso dello 0%!!! In altri termini, emettere debito a tasso zero, equivale a “stampare moneta”!!! Questa manovra consentirà alla Germania di ridurre il proprio debito e di conseguenza, l’importo degli interessi passivi sullo stesso. Il che significa lasciare nelle tasche dei cittadini tedeschi una maggior quota di reddito disponibile con cui stimolare la domanda interna.

di  Maurizio Gustinicchi Questa mattina voglio spargere palate di notizie meravigliose. Partiamo dall’analisi semiseria dell’operato (altrettanto semiserio) di un governo di incompetenti e sognatori. Il PIL del terzo trimestre forse supererà (in peggio) quello dei primi 2, forse farà -0,5, e forse la decadenza di questo ultimo periodo registrerà ulteriori grandissimi successi del SALSICCIAIO: - crollo della produzione industriale; - crollo senza fine dei consumi; - caduta illimitata degli investimenti fissi lordi. Eppure il salsicciaio, che non capisce proprio da quale parte del corpo il serpente vada preso (se per la coda o per la testa), continua a voler fare cose senza senso, tipo: - la riforma del senato; - la legge elettorale; - la riforma del lavoro.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, sui giornali esteri più importanti iniziano a dare "avviso" all'Italia, " a buon intenditor............" Dalle colonne del Telegraph Roger Bootle, il vincitore del Wolfson Prize, avverte che l'Italia corre velocemente verso il default - e che le "riforme", anche se venissero fatte, non servirebbe ad evitarlo. L'unica via sarebbe rilanciare velocemente la crescita uscendo dall'euro. di Roger Bootle - SALVO che qualcosa di importante non cominci presto a cambiare, l'Italia è in corsa verso un gran default.

di Marco Della Luna Alla luce dei fallimenti sistematici degli ultimi governi rispetto alle loro promesse, ogni premier dovrebbe pubblicamente svolgere questo compito in classe di economia politica: Dica il premier con quali misure sia possibile mantenere l’equilibrio finanziario di uno Stato avente le seguenti condizioni: -rifinanziamento del debito pubblico sui mercati speculativi; -debito pubblico oltre il 130% e in costante crescita, da rifinanziare sui mercati speculativi; -spesa pubblica oltre il 50% del Pil; -pressione fiscale oltre il 50%; Disoccupazione oltre il 12%; -situazione di declino economico pluriennale in accelerazione; -costo dell’energia e della p.a. superiore ai paesi concorrenti; -impossibilità di aggiustamento del cambio valutario, bloccato a livelli alti. Spieghi il premier: come mai da molti anni lo Stato stringe la cinghia e che da un paio d’anni beneficia di bassi rendimenti sul suo debito pubblico e che per giunta realizza costanti aumenti del gettito tributario, eppure vede il debito pubblico costantemente crescere?