Da una settimana abbiamo scoperto “sconvolgenti verità” già conosciute, dal probabile golpe al Cavaliere (Geithner) al futuro prelievo dai conti correnti con regia europea: perchè proprio ora? di  Mitt Dolcino Perché proprio ora vengono fuori le verità nascoste da almeno due anni? Allora, riassumiamo: Il Giornale parla oggi di possibile confisca dei risparmi sul conto corrente con regia europea, peccato che la legge UE che regola il processo abbia almeno 6 mesi. Poi, Geithner rivela via FT che ci fu una sorta di intento comune a far cadere Berlusconi con a capo Merkel e Sarkozy e spalle anglosassoni (possiamo dire anche golpe bianco, per altro già apparso in un libro dello stesso Geithner, “Stress Test”, di cui abbiamo avuto notizia all’inizio di quest’anno e anche dal libro dell’ex membro del Board della BCE Lorenzo Bini Smaghi, “Morire di Austerità” che citava lo stesso aneddoto) : ci si riverisce al G20 di Cannes, fine estate/autunno 2011.

«Quando Renzi promette, davanti alle Tv del suo alleato Berlusconi, che, bontà sua, darà 80 euro di bonus-bebè, non dice che ad ogni famiglia ne taglierà 606», scrive “Senza Soste”, citando le cifre fornite da “Wall Street Italia”. «Matteo Renzi è un noto venditore di pentolame di scarsa qualità e a caro prezzo: finché la cosa resta tutto nel giro della circonvenzione di incapace, cioè nel suo partito, si può passare oltre, come è accaduto per quelle elezioni finte che chiamano primarie lo scorso anno». Il problema è che Renzi è diventato premier, continua il blog: non raggira più solo i militanti del Pd, ma gli italiani tutti. «Anche chi investe in Borsa si è accorto che Renzi tira fregature». Gli 80 euro alle famiglie con bebè in arrivo? Prontamente compensati «dall’aumento, previsto nella bozza di finanziaria, di pane, pasta, latte». “Wall Street Italia” definisce infatti “una partita di giro” la legge di stabilità: «Entrate e uscite, ma da dove prende i soldi Renzi? Si parla di bonus-bebé e Tfr in busta paga, ma ricadute negative arrivano a 606 euro sulle famiglie».

Di Michael Snyder Come si mette a posto una superpotenza con livelli di debito esplosivi, una popolazione in rapido invecchiamento, che consuma molta più ricchezza di quanta ne produce, e che ha dozzine di banche zombi che potrebbero collassare da un momento all'altro? Potreste pensare che stia parlando degli Stati Uniti, invece mi riferisco all'Europa. La verità è che l'Unione Europea ha una popolazione maggiore degli Stati Uniti, un'economia anch'essa maggiore ( List of countries by GDP ) e un sistema bancario molto più vasto. Di solito scrivo articoli sugli orribili problemi economici che si trovano a fronteggiare gli USA, ma senza dubbio al momento le condizioni economiche in Europa sono ancora peggiori. Di fatto sono in molti (compreso il Washington Post:  Worse than the 1930s: Europe’s recession is really a depression )  a definire ciò che sta accadendo in Europa una piena "depressione". Purtroppo, probabilmente questo è solo l'inizio. Nei mesi a venire, in Europa le cose molto verosimilmente peggioreranno.

di Luciano Lago Se andiamo ad analizzare la storia degli ultimi 40 anni, possiamo facilmente accorgerci che determinate situazioni , verificatesi in varie parti del mondo, tendono a ripetersi.  Non per nulla un grande storico italiano, Gian Battista Vico, storico e filosofo del XVII secolo, aveva esposto una sua teoria  dei cicli storici o dei "corsi e ricorsi storici", che, a nostro modesto parere, si potrebbe ben applicare anche alla storia economica dell'ultimo secolo. Se consideriamo quello che sta accadendo in Europa in questa fase della sua Storia e paragoniamo questa situazione di grave crisi economica e di forte indebitamento degli Stati europei con quanto accaduto in America Latina nella decade degli anni '80, sembra inevitabile trovare delle impressionanti analogie. Qualora  si volesse  verificare quale sia stata la condotta dei grandi organismi internazionali quali il FMI , la Banca Mondiale, nonchè le grandi banche internazionali, si potrà facilmente comprovare che le strategie, le fasi e persino la terminologia che furono teorizzate in quell'epoca (fine anni '80) nella crisi economica e finanziaria in cui furono coinvolti quasi tutti i paesi dell'America Latina, coincidono esattamente  con quelle  che attualmente vengono utilizzate per le nazioni del Sud Europa.

Di Peter Koenig* La BCE ha appena lanciato (in vigore dal 4 novembre 2014) un nuovo sistema per controllare e regolare il sistema bancario europeo. Si chiama "Meccanismo Unico di Supervisione" (SSM) e dovrebbe monitorare e disciplinare le banche europee che non si "comportano bene" in termini di investimenti troppo rischiosi in confronto al loro capitale di base. Di fatto, il SSM è uno dei tre pilastri del sistema di "sicurezza" posto in essere dalla BCE e dalla Commissione Europea (CE). Il Meccanismo Unico di Soluzione (SRM) è il braccio forte della BCE per salvare o liquidare le banche "nei guai". In altre parole, somministrerà alle banche "troppo grandi per fallire" in difficoltà il cosiddetto "salvataggio dall'interno" (bail-in), il che significa che le banche troppo indebitate si salveranno con il denaro dei correntisti o degli azionisti.

di Natalja Kašo La Cina e Singapore hanno estromesso il dollaro USA dai loro regolamenti reciproci e stanno quotando le loro valute nei tassi di cambio reciproci senza intermediari. Gli scambi diretti nel abbinamento yuan-dollaro di Singapore sono iniziate il 28 ottobre sul Mercato interbancario valutario cinese e culla borsa valutaria di Singapore. Un mese fa yuan ha smesso di orientarsi sul dollaro USA anche nello scambio con l'euro. Yuan ormai è scambiato direttamente con il dollaro americano, australiano e neozelandese, lo yen giapponese, la sterlina britannica, il rublo russo e il ringgit malese. La lista delle otto valute si allungherà molto presto, ritiene Yakov Berger, esperto dell'Istituto dell'Estremo Oriente dell'Accademia Russa delle Scienze: Questa tendenza si sta rafforzando nei confronti di molte valute. Si stanno sviluppando anche gli swap, per i quali la Cina ha accordi con quasi 30 paesi.

di Luciano Lago L'episodio accaduto a Roma il  29 Ottobre, con gli scontri avvenuti tra gli operai delle acciaierie di Terni e la polizia, le manganellate dispensate sulla testa di quanti erano in piazza per protestare contro la perdita del loro posto di lavoro ed il programma di delocalizzazione dell'azienda tedesca, la Thyssen Krupp, sono soltanto l'avvisaglia di quanto si prepara nel corso dei prossimi mesi. Consideriamo che al Ministero del Lavoro presieduto dalla Federica Guidi, ex contitolare di un gruppo industriale "esperto" in delocalizzazioni, ci sono oltre 160 vertenze similari a quella della Thyssen con decine di grandi aziende che chiudono o delocalizzano gli stabilimenti per la difficoltà di continuare a produrre in un paese come l'Italia che ha i costi di produzione più alti degli altri paesi europei, la tassazione record, oltre al peso di tasse e contributi sul lavoro che rendono non conveniente mantenere produzioni industriali nel "bel paese". Le vertenze arrivate sul tavolo della Guidi coinvolgono circa 160.000 lavoratori. Si va dalla chimica alla siderurgia, ai trasporti, all'alluminio, al tessile all'informatica, all'agro alimentare, con casi di aziende il cui destino è segnato come all'Alcoa in Sardegna ed alle miniere del Sulcis, alla Natuzzi in Puglia, alla Guaber di Bologna, da ultimo alla Meridiana, ecc..

di Marco Della Luna Il finanziamento della spesa pubblica moderna attraverso la tassazione non è compatibile col fatto che il grosso delle ricchezze e del reddito ha ormai natura finanziaria e può perciò facilmente sfuggire alla tassazione mediante spostamenti e occultamenti, sicché il peso fiscale ricade sempre più sui patrimoni-redditi redditi medi e medio-bassi, cioè su quelli non abbastanza grandi da potersi muovere per sopra i confini e collocare in posizioni di esenzione o quasi esenzione fiscale. La conseguenza di ciò è che il divario sociale si fa sempre maggiore (nel senso che patrimoni e redditi si concentrano sempre più nelle mani di pochi e vengono sottratti da quelli della quasi totalità della popolazione), e la copertura del fabbisogno pubblico sempre più critica. Celare questo semplice dato di fatto all’opinione pubblica, in modo di evitare resistenze e poter continuare in questo processo di accaparramento della ricchezza, è un bisogno primario delle classi dominanti che lo hanno costruito ne stanno beneficiando. Infatti, si pone il problema di come prevenire ribellioni da parte degli strati impoveriti delle popolazioni, che costituiscono circa il 90% di esse.

Il presidente del Parlamento Ungherese, Laszlo Kover, ha dichiarato che, "se le autorità di Bruxelles continueranno a cercare di imporre la propria volontà all'Ungheria sul come il paese debba essere governato, l'Ungheria non avrà altra strada che considerare la sua uscita dall'Unione Europea". Per quanto lo stesso Kover ha poi limitato la portata della sua dichiarazione, affermando che al momento non è probabile che si arrivi a questa decisione, le affermazioni fatte da Kover sono state appoggiate da alcuni esponenti politici influenti del paese europeo. "Laszlo ha parlato molto chiaramente circa i problemi esistenti sul funzionamento della UE. Comunque sia, riteniamo che i valori di riferimento dell'Unione Europea sono abbastanza distanti dai nostri e pertanto li consideriamo per noi inaccettabili", questo quanto ha detto il deputato Tamas Deutsch, citato dalla stampa locale ed ha aggiunto che il paese dovrà decidere da solo circa il suo futuro di permanenza o meno nella UE.

di Francesca Morandi Molti italiani ancora non lo capiscono: l’euro è il problema, non la soluzione. Lo afferma un’analisi del settimanale britannico The Spectator che, in un articolo intitolato “Il declino terminale dell’Italia e nessuno ha lo stomaco di fermarlo”, dipinge un quadro desolante sulla decadenza economica e politica dell’Italia, definita prigioniera dell’unione monetaria senza un’unione politica e privata dei mezzi per risollevarsi, come la tradizionale medicina valutaria della svalutazione. L’economia italiana è in stagnazione dal 2000 – scrive The Spectator. Inoltre, negli ultimi cinque anni ha subito una contrazione del 9.1%. Peggio ancora, il mese scorso è entrata in deflazione - quello che tutti temevano - che in Giappone ha causato una stagnazione dell’economia per 20 anni. L’esperienza dell’Italia all’interno dell’unione monetaria europea è stata particolarmente dolorosa – continua. Gli italiani sono entrati nell’euro seguendo il gregge (europeista, ndr), senza un serio dibattito, ma con una tale euforia di firmare che hanno accettato un tasso di cambio con la lira troppo alto. I prezzi dei beni essenziali, come sigarette, caffè e vino, sono raddoppiati nel giro di una notte, mentre i salari sono rimasti fermi.