Frits Bolkestein: l'Euro è fallito, l’Unione Monetaria ha fallito di Cristina Bassi Frederik Bolkestein, detto Frits, è un economista e politico olandese, noto per la direttiva sulla libera circolazione dei servizi che da lui prese il nome (la direttiva Bolkestein), che ha ricoperto il ruolo di commissario per il mercato interno, la tassazione e l’unione doganale nella commissione Prodi. Frits ha goduto sicuramente di un punto di vista privilegiato sul processo di formazione della moneta unica. L’Unione Monetaria ha fallito. L’Unione Monetaria è il risultato di un desiderio francese e di una concessione tedesca. Il desiderio francese era quello di guadagnare potere sul marco tedesco per mezzo di una Banca Centrale Europea aperta alla persuasione della politica; il desiderio tedesco era quello di ottenere un’unione politica europea. Da questo punto di vista, il Cancelliere Helmut Kohl mostrò di essere un romantico: è dalle immagini che i politici traggono inspirazione.

Per la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri): l'esposizione finanziaria di Berlino in Italia da 268 miliardi (2008) a 99,5... di Simone Nastasi Lunedì  scorso sul Der Spiegel è uscito un articolo, ripreso in Italia anche dal sito di Beppe Grillo e da alcuni quotidiani come il Giornale, in cui l'editorialista Wolfang Munchau analizzando la situazione politica dei Paesi dell'Eurozona, presagiva una possibile e prossima uscita dall'euro dell'Italia. Le ragioni che avrebbero spinto Munchau a pensarla in questo modo sarebbero da ricercarsi nell'attuale situazione politica italiana in cui, come rilevato anche dall'Antidiplomatico, i partiti anti-euro sarebbero in forte ascesa. Se infatti si andasse a votare domani mattina, la somma dei voti conquistati dai partiti che nei loro programmi elettorali inseriscono il recupero della sovranità monetaria, a partire proprio dall'abbandono della moneta unica, sarebbe prossima se non addirittura superiore al 50% dell'elettorato.

di Luciano Lago La cortina di chiacchiere e promesse di Matteo Renzi viene inesorabilmente squarciata dall'ultima valutazione negativa fornita da una delle più importanti agenzie di rating. L’agenzia di rating S&P’s , conosciuta per essere abitualmente utilizzata dalle grande banche sovranazionali per la manipolazione del mercato finanziario, boccia decisamente l'Italia e le politiche del governo Renzi valutando il debito dell'Italia a livello di quasi spazzatura (junk). Vedi: S&P’s boccia l’Italia, rating a BBB - Un gradino sopra il livello spazzatura Inoltre la stessa agenzia sostiene quello che tutti gli analisti già da tempo affermavano: il Jobs Act di Renzi non risolve la drammatica situazione del lavoro in Italia e non sarà quello che potrà favorire l'afflusso di investimenti nel paese.

di Luciano Lago I fiduciari della Troika di Bruxelles e Francoforte continuano ad affermare (così come avevano fatto i loro predecessori Monti e Letta) che "l'Italia deve procedere sulla strada delle privatizzazioni poiche' questo avvantaggerà l'economia italiana rendendola più competitiva e riducendo il debito pubblico". A questo scopo il Ministero dello Sviluppo Economico (che sarebbe meglio battezzare come M. del "Sottosviluppo") ha già istituito un gruppo di lavoro per attuare il piano che prevede prima le Ferrovie, poi le Poste, l'Enav e successivamente l'Enel. seguito da ENI e Finmeccanica (i gioielli delle imprese italiane). Vedi: Costituito il gruppo di lavoro per la privatizzazione.

di Antonio Maria Rinaldi La mia posizione di indipendente mi consente di fare alcune libere considerazioni sulla recente sortita del Cavaliere di introdurre in Italia una sorta di doppia circolazione, cioè oltre all’euro anche di una ritrovata lira. Premesso che ancora non sono noti i dettagli della proposta resa nota sabato pomeriggio a Milano in occasione della due giorni “No tax day”, ma è comunque possibile già da ora fare considerazioni in merito. La moneta in generale, e pertanto anche l’euro, non è altro che uno degli strumenti a disposizione di uno Stato per poter mettere in atto la propria politica economica e quest’ultima, da quando abbiamo adottato la moneta unica, è praticamente condizionata dal rispetto delle regole di convergenza.

La seconda fase della globalizzazione. Nuove forme di colonialismo attraverso una lettura politica dei nuovi trattati internazionali TTIP e TPP. Anche l’Italia si ritroverà a veder competere i propri prodotti su un mercato complesso, con Stati, soprattutto quelli asiatici, con valute differenti e incomparabilmente più vantaggiose. di Simone Sauza È nota la sentenza di Karl Marx. La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. C’era una volta la globalizzazione, una narrazione dominante che ha raggiunto l’apice negli anni novanta ed è entrata in crisi intorno al 1999, l’anno di Seattle e delle grandi manifestazioni contro il vertice del WTO. Il suo effetto si è giocato su due binari: da una parte vi è stato un effettivo trasferimento di ricchezza dai paesi cosiddetti ricchi verso paesi poveri; dall’altro, nei paesi ricchi, la ricchezza è stata trasferita violentemente e in maniera verticale dalle classi povere e medie verso una ristretta fetta della popolazione che è andata a costituire i super-ricchi, non solo in termini prettamente economici, ma soprattutto di peso politico: è l’élite di potere che gravita nel mondo delle multinazionali, dei banchieri e dell’alta finanza.

Avanza la nuova valuta cinese in sostituzione del dollaro. Sempre più paesi firmano accordi con la Cina per escludere il dollaro. di Tyler Durden Quasi ogni settimana, la Cina, la Russia o una delle nazioni del gruppo BRICS, stanno definendo accordi che sostituiscono il vecchio sistema del commercio basato sul dollaro e la fiducia nel sistema del petroldollaro. Già oggi molti paesi iniziano a respingere il dollaro per causa dell'inflazione che questo esporta, che si trova in crescita nei paesi che sono tenuti a mantenerlo per gli acquisti di petrolio a livello mondiale, le alternative come lo yuan cinese, si convertiranno presto in una opzione più percorribile, sopratutto adesso che la potenza asiatica occupa il primo posto fra le maggiori economie del mondo.

La trappola dell’oro del Gran Maestro Putin di Dmitrij Kalinichenko Le accuse dell’occidente verso Putin tradizionalmente si basano sul fatto che lavorava nel KGB, e che perciò sia crudele e immorale. Putin è colpevole di tutto, ma nessuno l’ha mai accusato di mancanza d’intelligenza. Tutte le accuse contro quest’uomo ne risaltano solo la capacità di pensiero analitico e come rapidamente prenda decisioni politiche ed economiche chiare ed equilibrate. Spesso i media occidentali confrontano questa capacità con l’abilità di un grande maestro che partecipa a partite di scacchi simultanee. I recenti sviluppi economici di Stati Uniti e occidente in generale, ci permettono di concludere che qui la valutazione dei media occidentali della personalità di Putin è perfetta. Nonostante le numerose segnalazioni dei successi, nello stile di Fox News e CNN, oggi l’economia occidentale, guidata dagli Stati Uniti, è caduta nella trappola di Putin, la cui via d’uscita non viene vista da nessuno in Occidente.

di Marco Della Luna I dati economici per l’Italia e le proiezioni degli organi specializzati non lasciano dubbi: la recessione continuerà, le riforme di Renzi faranno cilecca, la situazione a breve si farà pericolosa. Gli interessi costituiti, la casta europeista e austerofila, si attrezzano per fronteggiare una possibile situazione prerivoluzionaria mediante una riforma del parlamento e della legge elettorale che metta tutto nelle mani dei segretari di pochi grandi partiti politici, e in particolare si consolida l’asse neoliberista Renzi-Berlusconi. Andiamo infatti verso uno scenario di fallimento delle promesse renziane, di forte peggioramento economico, di dirompenti tensioni sociali, con un parlamento ultra-maggioritario neoliberista che assicurerà, sì, la maggioranza a un governo fedele al modello economico in via di costruzione, ma che non rappresenterà la popolazione, anzi sarà in palese contrapposizione agli interessi di questa, e dovrà ricorrere alla repressione, legittimandola con i numeri in aula e con l’appoggio dell’”Europa”, e alla bisogna perfezionandola con l’arrivo della Trojka e dell’Eurogendfor.

di Carlo Cambi Si sapeva sin dall'inizio che l'Euro era una moneta a tempo creata per depredare gli europei della loro ricchezza.... Il piano era di cominciare a spolparsi le nazioni del sud Europa (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo) per poi passare al "boccone del prete" (Francia, Germania e paesi del Nord Europa) .... noi siamo stati distrutti e le nostre ricchezze hanno preso il volo (con la complicità dei nostri "fratelli" europei) .... adesso che toccherebbe anche a loro essere depredati (vedi eurobond con i quali i debiti degli stati del sud Europa vengono spalmati su tutte le altre nazioni europee) .... adesso molto probabilmente faranno saltare la truffa perché i popoli del Centro-Nord Europa NON vogliono morire ed il cerino in mano, vogliono che rimanga a noi Sud Europei!